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giovedì 21 novembre 2024

MISTER NOIR: HATE & LOVE (Il "trailer letterario" del primo romanzo di Sergio Rilletti)

 

Un ragazzo scompare misteriosamente. Un altro compie una rapina, e poi se ne dimentica. Un terzo sparisce pure lui. E una ragazza coraggiosa, e di solito razionale, che per amore decide di ficcarsi nei guai.

E tutti i loro genitori assumono Mister Noir per capire cosa stia succedendo e ritrovarli.

Partendo da un gioco di ruolo virtuale fantasy, Hate & Love, dove i giocatori sono immersi in scenari ispirati ai luoghi della Liguria e, al tempo stesso, impegnati in prove reali pericolose e senza senso, Mister Noir ed Elena Fox si impegnano a fondo per riannodare i fili evanescenti di un’intricata vicenda che unisce i quattro giovani protagonisti, ma che sembra sfuggire a ogni tipo di logica.

 Una vicenda che si dipana tra Milano, Albisola Superiore, ed Ellera, dove i due detective, più temerari e sfrontati che mai, dovranno vedersela non solo con nemici reali e dannatamente ben organizzati, ma pure con poteri occulti, storie e miti liguri, e molto altro… compiendo scoperte assolutamente inimmaginabili.

Mister Noir: Hate & Love.

Il primo romanzo della serie di Mister Noir - il primo eroe disabile seriale della Storia della letteratura italiana, protagonista di thriller umoristici -, la sua avventura più sorprendente e colossale - nata per essere un film -, il volume che celebra il ventennale della sua nascita editoriale, è ora in vendita - in cartaceo e in e-book - su Amazon da Oakmond Publishing (CLICCA QUI).

ANCHE SE SIETE DA 20 ANNI ACCANITI FAN DI MISTER NOIR, QUESTO ROMANZO VI SORPRENDERA’!


©Sergio Rilletti, giovedì 21 novembre 2024


lunedì 10 luglio 2023

DIETRO LE QUINTE DI... "MISTER NOIR" DI SERGIO RILLETTI - 7^ Puntata: FISIOTERAPIA (E STORIA) D'URTO

Salve a tutti!... Nella puntata precedente vi ho parlato di Palindromite acuta e di come, ispirandomi a un’accidentale data palindroma, il 20-02-2002, che era stata ampiamente propagandata dai mass media come evento, sia riuscito a ideare, letterariamente parlando, una folle rapina palindroma rendendo omaggio a quella data in sé (CLICCA QUI). Ora vi racconterò invece di come un altro anno, il 2003, abbia influenzato l’ispirazione del racconto protagonista di questa puntata.

Fisioterapia d'urto, infatti, è un romanzo breve che appartiene al genere medical-thriller, ovviamente rivisitato da me. Qui, Mister Noir indaga su un caso, affidatogli da un ex-vivo, dove le vittime sono proprio… le persone con disabilità.

Ma in che modo il 2003 ha influenzato la creazione di questo racconto?

Come vi ho accennato nella seconda puntata, la serie di racconti Le avventure di Mister Noir avrebbe dovuto fare la sua iniziare, sulle pagine di M-Rivista del mistero, nel 2003, per celebrare in modo letterario, e quindi culturale, l’Anno Europeo della Disabilità; ma, proprio quell’anno, M uscì con un solo numero, Police Story, che oltretutto avrebbe dovuto uscire alla fine dell’anno precedente (e che, tra parentesi, appunto, conteneva un racconto, Il Salvatore, e due articoli miei).

Quindi, sapendo che ogni numero della rivista era intitolato a un argomento ben preciso ma non avendo ancora il quadro delle future uscite, alla fine del 2002 calcolai che, non essendo ancora uscito alcun numero dedicato al medical-thriller, era molto probabile che questo sarebbe stato il tema del prossimo numero della rivista, che sarebbe dovuto uscire nel Ma; e, d’altronde, l’idea di cominciare a pubblicare una serie di racconti thriller con un protagonista disabile altamente ironico, dove le vittime della prima storia sarebbero state disabili, proprio nell’Anno Europeo della Disabilità, mi sembrava, appunto, altamente ironico, e quindi un perfetto inizio per il mio progetto.

Le cose però andarono in modo molto diverso, come ho raccontato nella puntata dedicata a La vendetta dell’uomo che non era mai nato https://rilletti.blogspot.com/2023/06/dietro-le-quinte-di-mister-noir-5.html, e Mister Noir fece la sua prima apparizione solo nell’Ottobre 2004, in un  numero dedicato al giallo spagnolo.

Dieci anni dopo, in occasione dell’uscita del volume che avrebbe celebrato il decennale della nascita di Mister Noir - che ovviamente avrebbe avuto lo stesso titolo della serie -, ripresi quel racconto, Fisioterapia d’urto, che nella mia mente avrebbe dovuto costituire l’inizio della serie ma di cui avevo scritto solo poche righe, e lo portai a termine.

Una storia di pura fantasia per la quale mi sono documentato sul commercio illegale di organi, su alcuni fatti di cronaca, e basato su alcune mie esperienze ospedaliere (non necessariamente negative). Tra queste, quella in una clinica ospedaliera a Oberammergau, che cito nella Nota dell’Autore finale del mio libro, dove ero andato coi miei genitori all’età di 6 anni e dove avevo conosciuto una bellissima bambina di nome Marzia - bionda, con i capelli lunghi e ricci, e gli occhi azzurri -, che abitava a La Spezia, che andai anche a trovare a casa sua, e di cui conservo ancora un tenero ricordo.

Una storia che, quindi, ho scritto per il volume dedicato al decennale della nascita di Mister Noir, dove ho rappresentato la disabilità da diversi punti di vista, dove per la prima volta appare l’Associazione Amici Diversi Onlus - che incontreremo successivamente in altre avventure di Mister Noir -, e dove, per la prima volta in dieci anni, ho deciso di far entrare veramente in azione il commissario Cordieri e i suoi agenti del Commissariato Sempione, di solito relegati al ruolo di simpatici comprimari.

Una storia in cui, com’è caratteristico di questa serie e di questo volume in sé, prende esperienze e ambienti della mia vita reale per trasferirli, sotto diversa forma, nella vita rocambolesca di Mister Noir!... Ma, di questo aspetto, ne parleremo più diffusamente nelle prossime puntate!

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@Sergio Rilletti, lunedì 10 luglio 2023


giovedì 6 luglio 2023

DIETRO LE QUINTE DI... "MISTER NOIR" DI SERGIO RILLETTI - 6^ Puntata: DATA PALINDROMA, RAPINA PALINDROMA

 

Salve a tutti!... Nella puntata precedente vi ho parlato de La vendetta dell’uomo che non era mai nato e di come - dalla lettura di un breve articolo sulla riforma che portò all’istituzione del calendario gregoriano, dalla voglia di scrivere un racconto particolarmente originale (il primo di una nuova serie!), e da un contrattempo - sia potuto nascere un racconto come questo (CLICCA QUI). Ora vi racconterò di come l’esigenza di ambientare un racconto in un determinato anno per poter dare un rigoroso ordine cronologico alla serie e quindi al libro stesso - com’era accaduto con la stesura di Tre primi incontri (CLICCA QUI) -, mi abbia fatto tornare alla mente un giorno un po’ particolare per tutti noi, invogliandomi a restituirlo alla memoria collettiva tramite un racconto costruito ad hoc.

Palindromite acuta, infatti, è una short-story che avevo scritto per il mio libro precedente, Le avventure di Mister Noir (Cordero Editore), per colmare un vuoto narrativo, e ora ripubblicata in questo volume, Mister Noir (Oakmond Publishing).

Ambientata il 20-02-2002, una data palindroma che i mass media avevano trasformato in un giorno quasi di festa, dove Mister Noir ed  Elena Fox, andando fuori a cena per puro diletto, si ritrovano ad affrontare una rapina. Ma non una rapina tradizionale, come può capitare a un qualsiasi investigatore privato, bensì un’inconsueta, e alquanto folle, rapina palindroma, perpetrata da un giovane rapinatore!… E Mister Noir, profondamente irritato soprattutto da un atto di bullismo - che il giovane rapinatore commette nei confronti di due bambini - più che dalla rapina in sé, decide di intervenire, a modo suo, un po’ alla Bud Spencer, in difesa dei due piccoli.

Un racconto, Palindromite acuta, che appartiene a un filone parallelo alla serie tradizionale, inaugurato nel Luglio 2006 sul sito divulgativo della LEDHA-Lega per i diritti e la dignità delle persone con disabilità, con la short-story Inseguimento a ruota - di cui vi parlerò in una prossima puntata -, dove, trattando Mister Noir come un personaggio reale, narro alcune sue giornate slegate dalla sua professione (o almeno che iniziano così), evidenziando alcuni lati del suo carattere che altrimenti rimarrebbero celati.

Una storia ambientata in una data palindroma ben precisa, in cui non solo ho cercato di riprodurre il clima di unicità che si respirava quel giorno, ma dove ho voluto ricordare anche l’iniziativa del Corriere della sera, a cui avevo aderito anch’io scrivendo un racconto autobiografico breve, come richiesto, e alquanto anomalo, riguardante quella giornata, intitolato Anna-Una storia palindroma (CLICCA QUI).

Infine, una curiosità. Il racconto, non citato esplicitamente, di cui parlo in Anna-Una storia palindroma è Delitto impossibile, quello che poi, come vi ho raccontato nella puntata precedente, è stato pubblicato, per uno strano gioco di specchi, nel Marzo 2005, sul numero di M-Rivista del mistero intitolato Finestra sull’ignoto, dove sarebbe stata destinata la prima avventura di Mister Noir.

Uno strano gioco di specchi, quello tra la mia vita e le avventure di Mister Noir, che si riflette in modo diverso in diversi racconti. Ma, di questo, ne parleremo più diffusamente nelle prossime puntate!

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@Sergio Rilletti, mercoledì 5 luglio 2023

 

giovedì 29 giugno 2023

DIETRO LE QUINTE DI... "MISTER NOIR" DI SERGIO RILLETTI - 5^ Puntata: LA VENDETTA CHE VENNE DALLA STORIA

Salve a tutti!... Nella puntata precedente vi ho parlato di Tre primi incontri, il racconto che apre la mia antologia, Mister Noir (Oakmond Publishing), e di come la mia vita reale e la mia fantasia possano intrecciarsi tra loro in queste storie (CLICCA QUI). Ora vi racconterò la genesi de La vendetta dell’uomo che non era mai nato, il romanzo breve che, nell’Ottobre 2004, diede inizio alla serie Le avventure di Mister Noir sulle pagine di M-Rivista del mistero.

In quest’avventura, Mister Noir si ritrova a muoversi tra chiese cattoliche, presunti maghi, sette sataniche, e cacciatori di libri senza scrupoli, per dare la caccia a un fantasma serial killer che fa strage di preti. Suo cliente, un prete dal nome singolare, don Gianni Boncompagni, perseguitato da un terribile incubo accompagnato da una frase minatoria in latino (che feci tradurre dall'italiano al latino, appunto, da mio padre).

Ma come mi venne quest’idea?

Quando, nel 1999, scoppiò la diatriba culturale tra la comune ma errata convinzione che il Capodanno del 2000 avrebbe celebrato l’inizio del secondo millennio e la giusta e ponderata deduzione che invece avrebbe celebrato il compimento, e quindi la fine, di tale millennio, mio padre, che come me sosteneva questa seconda tesi, mi fece leggere un breve articolo sulla riforma del cosiddetto calendario gregoriano (ovvero quello che usiamo ancora oggi).

L’articolo non risolveva la diatriba, ma enunciava quali provvedimenti fossero stati adottati per adeguare il calendario terrestre a quello astronomico… dandomi subito lo spunto per scrivere un thriller di genere fantastico.

Tuttavia, al momento, dovetti rinunciare a questo progetto e dedicarmi ad altro (erano gli anni in cui collaboravo assiduamente con l’Agenzia giornalistica Hpress), anche se l’idea continuava a ronzarmi per la mente.

Quando poi, nel 2003, iniziai a scrivere la prima avventura di Mister Noir per un numero di M-Rivista del mistero intitolato Finestra sull’ignoto, dedicato appunto ai thriller surreali, decisi di riprendere quest’idea adattandola al mio nuovo progetto.

Pertanto mi documentai a fondo sulla riforma che portò alla nascita del nostro calendario… a partire da una drastica decisione, assolutamente inimmaginabile, che ora non vi rivelerò per non rovinarvi l’effetto sorpresa nella storia ma che mi diede l’idea per la trama e per il titolo di questo racconto. Era la prima storia di una nuova serie (o almeno questa era la mia intenzione!), la prima con un eroe disabile (seriale) protagonista di thriller umoristici. E quindi doveva essere proprio dirompente!

Tuttavia, in corso d’opera, agli inizi del 2004, appresi che questo racconto non avrei più potuto pubblicarlo su quel numero di M-Rivista del mistero, ma su un altro, intitolato Sangue spagnolo.

Infatti, Andrea Carlo Cappi, Direttore Editoriale della rivista, era venuto a sapere che quell’Ottobre, La passione per il delitto - un importante festival letterario internazionale che si svolgeva a Monticello Brianza -, sarebbe stato dedicato al giallo spagnolo; quindi scambiò l’uscita dei due numeri, in modo da poter presentare, giustamente, Sangue spagnolo in anteprima a quel festival, ma anticipando di tre mesi l’uscita di Finestra sull’ignoto (anche se poi, in effetti, uscì l’anno dopo, nel Marzo 2005).

Ritrovandomi a ridosso di una scadenza fuori programma, che mi impediva di finire in tempo La vendetta dell’uomo che non era mai nato, mi affrettai a inviare a Cappi un altro mio racconto, Delitto impossibile, adatto per quel numero (non sia mai che perdessi un’opportunità!), e, essendomi prefissato che ogni avventura di Mister Noir dovesse essere in tema col numero della rivista che l’avrebbe ospitata, cercai un appiglio per agganciare il mio racconto al giallo spagnolo.

Così decisi di citare, all’interno del mio racconto, il bel romanzo Il Club Dumas di Arturo Pérez-Reverte, che, su consiglio dello stesso Cappi, avevo letto per poter scrivere quella prima avventura di Mister Noir. Inoltre, essendo un tenace inseguitore del paradosso e della perfezione, mi cimentai pure nella recensione di quel libro (CLICCA QUI), creando in questo modo, su quel numero, una sorta di crossover tra un mio racconto e una mia recensione di un romanzo spagnolo.

Inoltre, essendo consapevole che se ero arrivato a quel punto lo dovevo soprattutto alla mia amica Federica, che per quattro anni mi aveva tenacemente accompagnato agli incontri letterari condotti da Andrea G. Pinketts & Andrea Carlo Cappi, volli inserirla, col suo nome e la sua descrizione, in quel mio racconto, importantissimo per me, riservandole un piccolo cameo… e trasformandola, nel tempo, in un personaggio ricorrente della serie: Federica Sirleto.

Anche don Fausto Giglio, immaginario discendente di Luigi Giglio - famoso medico, astronomo, e matematico del xvi secolo, nonché principale artefice della riforma che portò all’istituzione del calendario gregoriano -, nel corso del tempo è diventato un personaggio ricorrente!... Ma, di questo e di altri personaggi ricorrenti delle avventure di Mister Noir, ne parleremo più diffusamente nelle prossime puntate!

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@Sergio Rilletti, mercoledì 28 giugno 2023

martedì 28 febbraio 2023

MISTER NOIR: UNA PRESENTAZIONE-RECITAL (Venerdì 03-03-2023)


Salve a tutti!... Sono lieto di annunciarvi che VENERDI’ 3 MARZO, alle Ore 19, vi aspetto, assieme a un nugolo di attori, alla Scuola di Teatro Laboratorio56 (Via Baldo degli Ubaldi, 9 - MILANO), per un’atipica presentazione di Mister Noir (Oakmond Publishing - CLICCA QUI), la mia antologia di racconti e romanzi brevi con protagonista il primo eroe disabile seriale della Storia della letteratura italiana, protagonista di thriller umoristici.

Una presentazione speciale che, per celebrare degnamente il 18° Anniversario della nascita di Mister Noir, unirà l’incontro letterario al recital.

Condurrà l’evento, Gianna Pisani.

 

L’evento sarà anche trasmesso in diretta streaming, sul mio Canale YouTube, a questo indirizzo:  https://www.youtube.com/watch?v=28ZzLLF108g .

 

Mi Raccomando: NON MANCATE!



sabato 9 luglio 2022

DIETRO LE QUINTE DI... "MISTER NOIR" DI SERGIO RILLETTI - 4^ Puntata: TRE PRIMI INCONTRI (DI CUI UNO REALE)


 Salve a tutti!... Nelle puntate precedenti vi ho raccontato chi è Mister Noir (CLICCA QUI), com’è nata l’idea della serie di racconti che lo vede protagonista (CLICCA QUI), e che cos’era il telefilm Agente speciale a cui mi sono ispirato per riproporne lo spirito brioso e scanzonato (CLICCA QUI). Ora vi racconterò la genesi di Tre primi incontri, la storia d’apertura del mio libro, Mister Noir (edito da Oakmond Publishing).

Ci sono racconti che nascono da una tua idea, la maggior parte ovviamente, e ci sono racconti che invece nascono da richieste altrui. Tre primi incontri, il racconto che apre il mio libro, appartiene sicuramente a questa seconda categoria.

Scritto dieci anni dopo la pubblicazione della prima avventura di Mister Noir, su specifica richiesta di Andrea Carlo Cappi, costituisce, di fatto, la prima storia che lo vede protagonista.

Ma andiamo con ordine.

Correva - anzi volava - l’anno 2014, e io, d’accordo con Andrea Carlo Cappi, che a quei tempi era Direttore Editoriale della Collana M di Cordero Editore, stavo revisionando alcuni racconti che avrebbero composto l’antologia che avrebbe celebrato il decennale della nascita editoriale di Mister Noir e che si sarebbe intitolata Le avventure di Mister Noir - proprio come la serie di racconti che avevo creato per M-Rivista del mistero -, quando lo stesso Cappi mi invitò caldamente a scrivere una storia di apertura dell’intera saga, che riguardasse, quindi, il primo incontro tra Mister Noir ed Elena Fox.

Logico: un’antologia che vuole proporre i racconti di una serie in rigoroso ordine cronologico, deve iniziare col momento in cui i due protagonisti si incontrano per la prima volta.

Già. Ma io non ero pronto, credendo di avere tutto il tempo del mondo per creare, con tutta calma, nel corso degli anni, una storia in cui poter raccontare, a un certo punto, tramite un flashback, come si erano conosciuti Mister Noir ed Elena Fox.

Invece no, dovevo scriverla subito. E allora presi spunto da un suggerimento che mi aveva dato Cappi, e lo adattai allo stile mio e della serie.

Così scrissi del bizzarro colloquio di lavoro tra Mister Noir ed Elena Fox, delle prove attitudinali con cui il detective testa la sua candidata assistente (per verificare come si comportava con una persona con disabilità come lui), e della loro prima rissa (che, in effetti, è un altro tipo di incontro).

Un bizzarro colloquio di lavoro che però non ho voluto ambientare né in una data precisa - come invece farò in tutti gli altri racconti - né nello studio del detective, ma bensì in una data imprecisata, a Villa Radice Fossati, dove la sera di Domenica 15 Novembre 1987 incontrai per la prima volta la mia amica Simona (che come seppi tempo dopo, oltre a somigliare fisicamente a Elena Fox, quella sera era pure vestita in modo molto simile al suo), che determinò lo straordinario stravolgimento della mia vita, che mi fece da mental coach per i rapporti interpersonali, e che, per quanto vi riguarda, alimentò la mia caparbietà di affermarmi come scrittore.

E quella fatidica sera, dopo essersi accertata che fossi proprio io, Simona mi fece subito, ma proprio subito, i complimenti per un mio racconto. Un fatto che non poteva passare inosservato a Mister Noir, presente a mia insaputa, che infatti tempo dopoo mi contattò per assumermi come suo biografo.

Eh? Come? Non ci state capendo più niente? Vi chiedete dove finisca la fantasia e dove inizi la realtà?

Be’, abituatevi; perché questo è solo l’inizio, e nelle avventure di Mister Noir tutto può accadere; compreso che la fantasia e l’autobiografia dell’autore si fondano tra loro, pur rimanendo ben distinte l’una dall’altra!... Ma, di questo, ne parleremo più diffusamente nelle prossime puntate!

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@Sergio Rilletti, sabato 9 luglio 2022

 

giovedì 8 luglio 2021

MISTER NOIR: MALEDETTO BIOGRAFO! (Un racconto-spot con L'Uomo Che Fumava, l'antagonista principale di Mister Noir)

E così è uscito. Non bastava il primo libro, Le avventure di Mister Noir, no, ora ne è uscito pure un altro; molto più corposo del precedente, perdìpiù.

Già, uno pensa: E’ uscito un libro, quel rompiscatole dell’autore ha fatto divertire, ha fatto riflettere, ha osato persino deridere me e la mia splendida Organizzazione criminale internazionale fantasma… ma ora la pianterà!

E invece no.

Non ha fatto neanche in tempo a essere messo fuori commercio quel libro, che ne è uscito subito un altro: Mister Noir.

E non un libro qualsiasi, non un semplice seguito o una semplice riedizione di quello precedente. No. Macché. Lui si è inventato addirittura un mix, un cocktail.

Ha preso tutte le storie del primo libro, ormai fuori commercio, ha aggiunto un classico di Mister Noir, che quando era uscito nel 2006 su M-Rivista del mistero aveva ottenuto un grandissimo successo, ha scritto appositamente tre racconti nuovi, mai pubblicati - di cui uno, quello finale, che riguarda direttamente me e la mia Organizzazione -, colmando così i vuoti narrativi, e ha rivisitato tutti i racconti, dal primo all’ultimo, uniformando lo stile e creando un universo narrativo, fatto non solo di storie e personaggi ricorrenti, ma anche di una filosofia di vita che si contrappone drasticamente alla mia - che ambisco al totale assoggettamento delle menti delle persone -, anche quando non sono presente nelle storie.

E così l’autore, che nei racconti mi identifica come L’Uomo Che Fumava, ha realizzato un volume di undici storie, intitolato semplicemente Mister Noir, come il nome del protagonista - affetto da tetraparesi spastica, ironico, e rompiscatole almeno quanto lui -, che sfiora le quattrocento pagine, e che narra le avventure del detective e della sua assistente, Elena Fox, fino a domenica 10 giugno 2007, quando io e la mia Organizzazione criminale, La Spada di Damocle, tentammo di eliminare proprio il suo biografo, assaltando la sede milanese della RAI.

Ma andiamo con ordine.

Il libro si apre col primo incontro tra Mister Noir ed Elena Fox, con la loro prima rissa contro un gruppo di bulli, e col nefasto momento in cui Mister Noir notò, per la prima volta, il suo futuro biografo; si prosegue con la forsennata caccia a un fantasma serial killer, e al conseguente scontro con una setta satanica, che porta alla luce un fatto storico fondamentale per la vita di tutti noi ma poco conosciuto nella sua interezza; nella terza storia, ambientata durante un’anomala rapina palindroma, Mr. Noir interviene per difendere due bambini da un atto di bullismo; nella quarta avventura, l’autore ci parla di folli cure sperimentali per persone con disabilità e di commercio illegale di organi; poi, nella quinta storia, è il turno del misterioso delitto

 

 di un educatore, che i due detective sono chiamati a risolvere in una comunità di Monticello Brianza abitata da persone con… diverse particolarità; nella sesta avventura, invece, i due detective sono impegnati a dare la caccia a Serena Bonita, una spietata killer dallo sguardo torvo, che mi piacerebbe molto avere tra le mie fila, perfetta sosia di Elena Fox.

E poi… E poi c’è la narrazione dell’allucinante caso del delitto indotto, e di quando, indagando sul mondo dei call center, quel maledetto investigatore privato intralciò, per la prima volta, i piani miei e della mia Spada di Damocle.

 L’ottava avventura, invece, è ambientata a Porto Azzurro, e, mentre Mister Noir ed Elena Fox sono impegnati a sventare una catastrofica profezia legata a un fatto storico e di cronaca realmente avvenuti in quelle acque, quel rompiscatole dell’autore ci fa vivere la gioiosa atmosfera della 10^ Regata dell’Amicizia - una manifestazione sportiva velica a cui lui stesso ha partecipato, riservata alle persone con disabilità e ai loro accompagnatori -, permettendosi addirittura di far notare com’è un rapporto sano e normale tra persone disabili e normodotate; indipendentemente dai ruoli.

Segue una breve vicenda ambientata in un’altra località marittima, Celle Ligure, in cui il detective, con la sua possente carrozzina elettrica, si mette all’inseguimento di un ragazzino in bicicletta che gli ha mancato di rispetto; mentre, nella storia successiva, Mr. Noir ha solo dodici ore di tempo per trovare l’antidoto che salvi la vita al suo cliente, tentando di decifrare quello che lui dice, che però, a causa del veleno che ha ingerito, col passare del tempo e quindi con l’approssimarsi della propria morte, fa battute sempre più demenziali e incomprensibili.

E infine c’è l’undicesimo racconto, quello col quale il biografo di Mister Noir ha deciso di chiudere l’antologia.

Apposta.

Per farmi uno sberleffo.

Infatti, si tratta del lungo racconto dell’ingegnoso piano che avevamo escogitato per eliminarlo quando sarebbe stato ospite di Luca Crovi nel programma Tutti i colori del giallo di Rai Radio Due. Il suo thriller autobiografico Solo!, purtroppo ancora disponibile sul web con i suoi vari sequel -, che aveva scritto sia per reagire a un’eccessiva e ingiustificata omertà di gruppo sia per la voglia di ritrovare la coppia di giovani che lo soccorse al Parco di Monza -, l’aveva reso popolare, dimostrando che anche le persone disabili, se vogliono, possono reagire in modo deciso e funzionale!... E noi, questo, non potevamo certo permetterlo!

Purtroppo l’esistenza stessa di questo libro è la prova inconfutabile che il nostro piano non funzionò.

Non solo, ma nel 2017, complice una presentazione particolarmente riuscita del suo libro precedente, che ora è inglobato in questo, il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, gli conferì la prima Civettina d’Oro della città, per meriti culturali.

Insomma, per me e La Spada di Damocle, un disastro totale!

Ora sicuramente voi vi state chiedendo perché io, che ho tutti i motivi per odiare Mister Noir e il suo maledetto biografo, stia facendo pubblicità a questo libro.

Be’, il motivo è molto semplice: il libro ormai esiste; s’intitola Mister Noir, è edito dalla Oakmond Publishing, e si può comprare facilmente su Amazon!... E io ci tenevo a farvi conoscere il mio pensiero, il mio punto di vista al riguardo.

Così, anche se non credete alla mia esistenza e pensate che io sia solo un parto della fantasia di Sergio Rilletti - il biografo di Mister Noir -, da ora in poi ogni volta che sentirete una spada di Damocle pendervi sopra la testa o colpirvi a tradimento, be’… saprete a chi pensare!  

©Sergio Rilletti, venerdì 2 luglio 2021


sabato 5 dicembre 2020

LIBRI - E' USCITO "MISTER NOIR" DI SERGIO RILLETTI (Oakmond Publishing)


Salve a tutti!... Sono lieto di comunicarvi che è uscito il mio nuovo libro, Mister Noir (edito da Oakmond Publishing).

Ebbene sì. Torna Mister Noir, il primo eroe disabile seriale della narrativa italiana, affetto da tetraparesi spastica e protagonista di thriller umoristici, con una nuova antologia di racconti e romanzi brevi, sia classici, opportunamente rivisti, sia inediti, scritti appositamente per questo volume.

Undici storie che esplorano diversi generi e sottogeneri, fondendosi a volte proprio con la Storia, più o meno recente, del nostro Paese, e con la vita reale dello stesso autore.

Se volete acquistare questo libro, in cartaceo o e-book, il link diretto è:  https://www.amazon.it/dp/3962072160/ref=as_li_ss_tl?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=mister+noir+rilletti&qid=1601891535&s=books&sr=1-1&linkCode=sl1&tag=oakmondit-21&linkId=4f340e5a1e17296be8a6e68f09e8d441&language=it_IT .

Se volete leggere la IV di copertina e un’anteprima del libro, gratis, il link diretto è:  https://www.oakmond-publishing.com/it/mister-noir/ .

Se volete leggere un bell’articolo di Andrea Carlo Cappi riguardante me e Mister Noir, il link diretto è:  https://borderfictionzone.blogspot.com/2020/10/il-suo-nome-e-mister-noir.html?fbclid=IwAR0OesREukX6d5zFAJM3Wo3apZMxs4LF5DW2-z72LIQ9Sb4GUhkAmJfk7bg .

Se volete sapere qualcosa di più su di me, e leggere l’ironica biografia del sottoscritto scritta dal mio personaggio, il link diretto è:  https://www.oakmond-publishing.com/it/rilletti-sergio-rilletti/ .

Se siete giornalisti o blogger, e volete recensire il mio libro, contattatemi pure.

Se avete una libreria, e volete acquistare il mio libro come libreria, contattatemi pure.

GRAZIE A TUTTI PER L’ATTENZIONE!

Sergio Rilletti

venerdì 14 febbraio 2014

REGALO DI SAN VALENTINO (Un racconto)

Valentino camminava spedito per le vie della città diretto a casa di Valentina; ed era incazzato nero! Era il suo onomastico, e nessuno gli aveva fatto gli auguri! Di solito glieli faceva Valentina, e lui li faceva a lei. Valentina era la sua ragazza. Già, era! Perché lei l'aveva lasciato due giorni prima.

Ma come cazzo si fa a lasciare il proprio ragazzo due giorni prima di San Valentino?

Stronza!

Già, San Valentino, proprio una bella festa! Tutti i fidanzati andavano in giro a festeggiare, come se avessero tutti come secondo nome Valentino, donne comprese. D'altronde, se il secondo nome di un uomo può essere Maria, non vedo perché il secondo nome di una donna non possa essere Valentino! Con il risultato che tutti i fidanzatini ricevono auguri, regali, e pensieri da parte di chiunque, mentre i legittimi proprietari di questo nome non se li fila mai nessuno!
Guardò dentro le vetrine di alcuni negozi: vari Valentino di sesso maschile facevano gli acquisti dell'ultimo momento.
Lui no! Lui il regalo ce l'aveva già, e ora sarebbe andato a darglielo!
Si infilò una mano nella tasca del cappotto, e ne tastò il contenuto.
Accelerò. Non vedeva l'ora di arrivare a casa di Valentina!
Era solo, e nessuno si era ricordato di fargli gli auguri per il suo onomastico!
La pubblicità comincia a ricordarlo quindici giorni prima. Ma come cazzo si fa a dimenticarsi di un simile onomastico? Dopo il Natale è la festa più rinomata dell'anno, ancora più della Pasqua!
Sì, certo, dopo avrebbero detto che non volevano disturbarlo, che non gli sembrava il caso…
Ma non era vero!
Tutte palle!
La verità era che tutti si dimenticavano di lui, punto e basta!
Tutti avevano in mente solo Fulvio, suo fratello. Lui non era umano, era un genio! All'università prendeva voti migliori; durante le discussioni Valentino elaborava un ragionamento ordinato, e Fulvio lo sovrastava con un guizzo d'ingegno; e anche con le ragazze, Che palle!, mentre Valentino era timido e impacciato, Fulvio risultava simpatico e socievole.
Fulvio saturava l'aria, anche quando non c'era. Valentino a casa raccontava quello che gli era accaduto, ma l'aria era permeata della presenza di Fulvio, che ne fagocitava le parole; e ogni volta che i suoi genitori si mostravano stupiti, magari anche piacevolmente stupiti, di una notizia che lui aveva già dato, una grossa pietra gli frantumava il cuore.
Solo con Valentina gli era andata bene. Lei lo capiva e lo apprezzava, lei riusciva a sondargli l'anima penetrando nei suoi occhi; e quando lui parlava, le sue parole le si avviluppavano attorno alla mente e al cuore.
Sì, Valentina non era come le altre! Era più stronza, ecco la verità! Almeno le altre non l'avevano illuso, non erano Bestie travestite da angeli!
Valentina era il suo universo, e lei lo sapeva! Come aveva potuto fargli questo? Come aveva potuto mollarlo due giorni prima di San Valentino, due giorni prima della loro festa?
Eppure l'aveva fatto, mandando il suo mondo in frantumi.
La rabbia divampò in lui mentre si dirigeva verso la casa di Valentina. Ma aveva un regalo da consegnarle!
Lo strinse con forza, all'interno della tasca del cappotto, mentre i suoi occhi scintillavano di follia.
Proseguì tra tutti quei Valentino in festa.
Si bloccò.
Davanti a lui si ergeva un palazzo, il palazzo dove abitava lei. Citofonò, si annunciò, salì.
Valentina lo aspettava sulla soglia, con un'espressione di sopportazione. “Cosa vuoi?” gli chiese.
“Ho un regalo per te!” rispose, muovendo la mano nella tasca del cappotto.
Lei sbuffò, alzando gli occhi al cielo. Lui la guardò, le sorrise in modo glaciale, e…
Le sparò.



domenica 9 febbraio 2014

MISTER NOIR: FESTIVAL O MORTE (Un racconto ambientato e scritto durante il Festival di Sanremo 2010)


PREMESSA

Il racconto che state per leggere l'ho scritto "in tempo reale", giorno per giorno, ispirandomi a ciò a cui assistevo durante ogni singola serata del 60° Festival di Sanremo, condizionando la trama della storia agli eventi che si presentavano, di volta in volta, davanti ai miei occhi di telespettatore.
Nel successivo lavoro di revisione mi sono limitato a dare più solidità alla trama, senza però mai intaccare, in alcun modo, quello che avevo già scritto "in tempo reale" durante il Festival.
Il risultato è una fusione di fantasia e realtà, dove la realtà è caratterizzata da tutto ciò a cui milioni di telespettatori sono stati diretti testimoni, e la fantasia… è tutto il resto!
Desidero infine specificare che il locale Il Gatto e la Volpe, a Milano, e il ristorante Morgana, a Sanremo, esistono realmente, così come il teatro Ariston; la palestra Il Bellimbusto e l'azienda Bellamìa, invece, che io sappia, no. In ogni caso, tutti i luoghi citati fanno parte della sfera fantasiosa di questo racconto, quindi ogni riferimento a persone o fatti reali è da considerarsi puramente casuale.
Ah, dimenticavo!... Il tempo meteorologico descritto nel racconto, con i relativi orari, è quello che vedevo dalla finestra della mia stanza nel momento in cui mi mettevo a scrivere.


Prologo


L'uomo alto moro e con la coda di cavallo era davanti al monitor luminoso, unica fonte di luce in tutta la stanza. Aprì un'e-mail: il volto di una donna sulla quarantina comparve sullo schermo.
Bionda, carina, e sorridente.
Sarebbe stato un piacere eliminarla!… L'avrebbe fatto anche solo per la propria soddisfazione personale; ma se poteva esaudire le richieste di un committente, guadagnandoci, tanto meglio.
Lesse tutte le condizioni del contratto, e sembrò divertirsi sempre di più.
Ma solo quando focalizzò bene il nome del bersaglio, il suo sorriso si allargò a dismisura.
Avrebbe accettato l'incarico.
Confermò.


1. La filastrocca minatoria

Martedì 16 febbraio 2010, ore 10. Il cielo era una coltre di nubi, non prometteva nulla di buono.
Mister Noir, seduto sulla propria possente carrozzina elettrica, era dietro la scrivania del suo studio, nella propria casa, ad aspettare Elena Fox.
Il campanello trillò. Il detective sentì i passi affrettati di Consuelo Gomez, che, dopo aver aperto la porta, esultò: “Buongiorno, seňorita Elena!”
“Buongiorno, Consuelo!”
“Vada subito di là. Ogi è cupo. Come il tempo.”
Elena si recò a passo spedito nello studio di Mr. Noir. “Accigliato?”
“No, perché? Dovrei radermi le sopracciglia, forse?” rispose lui con la sua consueta, spiazzante ironia.
“Secondo Consuelo, sì” rispose allegramente lei.
Il detective elargì un sardonico sorriso. “Saranno almeno dieci giorni che tutti si chiedono se Morgan salirà o no sul palco dell'Ariston; stasera comincerà il Festival di Sanremo, e nessuno ha pensato di rivolgersi a me per risolvere questo angustiante mistero.”
“E tu cosa avresti risposto?”
“Be', è ovvio: di andare a chiederlo all'Auditel!”
In quel momento il campanello trillò di nuovo.
“Un pacco per Mister Noir” disse una voce maschile.
Consuelo fece appena in tempo a portare il pacco al diretto interessato, che il campanello trillò per la terza volta.
Ogi mi sembra di esere una portinaia!” esclamò Consuelo, alzando gli occhi al cielo e allargando le braccia.
Tornò pochi istanti dopo con un bel mazzo di fiori per Elena, e se ne andò.
La detective inspirò il profumo a pieni polmoni. “Che belli!… Chissà chi me li manda?!”
Guardò subito il biglietto. “Alla più graziosa e audace detective del mondo!” lesse illuminandosi d'orgoglio. Girò e rigirò più volte il biglietto, ma… “Manca la firma!… Non me lo posso neppure sposare!”
Mister Noir la guardò in tralice, e le indicò di aprire il suo pacco. L'indirizzo del mittente era quello di una pasticceria di Sanremo.
All'interno, un involto che sembrava contenere una torta e, alla sua destra, una busta bianca da lettera. Lei la prese, l'aprì, e lesse. “Brutto pasticcio, Mister Noir, / oggi l'Italia comincerà a cantar, / ma se il Festival lei non seguirà  / entro sabato qualcuno morirà!
“Come serenata non è male!” commentò il detective.
Elena svolse l'involto, e…
Forse originariamente era una torta al cioccolato, ma ormai era un monte semovente di formiche.
“Brutto pasticcio, Mister Noir!” ripeté, in tono canzonatorio, la ragazza. E, mentre con un colpo deciso strappò la parte dove era indicato l'indirizzo del mittente, chiamò Consuelo per portare via il formicaio gaudente.
Chiamò subito il numero impresso sotto il logo della pasticceria, ma risultò inesistente. Fece una veloce ricerca in Internet, ma quella pasticceria, dal nome un po' anomalo, non risultò neppure lì.
Molto bene!… Ora avevano un mazzo di fiori da un ammiratore anonimo, e una ex-torta da una pasticceria, Il Bellimbusto, che, oltre ad avere un nome non conforme ad una pasticceria, era pure inesistente.
E la sessantesima edizione del Festival della Canzone Italiana che incombeva sulla testa di qualcuno!


2. Il falsario, la vittima, e la graziosa energumena

I due investigatori continuarono a guardare il logo, finché formularono lo stesso pensiero: doveva essere opera di un falsario, di un artista del falso del calibro di Antonio Castri detto Toni, che i due investigatori avevano già incontrato sulla loro strada qualche anno prima, quando davano la caccia a Serena Bonita, spietata killer a pagamento, amante di Castri, nonché perfetta sosia di Elena Fox. All'epoca, però, la polizia arrivò troppo tardi da lui, e l'uomo riuscì a far sparire tutte le prove che lo incriminavano.
I due detective si scambiarono uno sguardo d'intesa. Decisero silenziosamente di andare a trovarlo.

Toni era a casa sua, a fischiettare allegramente. Gli affari stavano andando bene. Non solo quelli ‘ufficiali’ del ristorante, ma anche quelli sottobanco, che realizzava come falsario.
Il campanello della porta trillò, e lui andò ad aprire, trovandosi davanti una bella ragazza dai capelli lunghi e castani.
Lo sguardo stupito e ammirato con cui Toni la guardò fece capire ad Elena che l'aveva scambiata per Serena Bonita, e gli rifilò un destro sul naso che lo spedì contro la parete alle sue spalle; lei prese per un bracciolo la carrozzina manuale del suo capo, che aveva accostato alla porta per non privarsi del piacere di vedere l'espressione con cui Toni l'avrebbe accolta scambiandola per la propria amante, e la sospinse all'interno.
“Spiacente per te, ma sono Elena Fox; la tua amante è ancora in galera!”
Gli sferrò una ginocchiata al basso ventre e un destro in faccia che lo fecero crollare a terra, bocconi; Elena gli si mise a cavalcioni sulla schiena, gli storse il braccio all'indietro, ma, prima che potesse parlare, Mister Noir disse: “Elena, non abbiamo tempo!… Passa direttamente alla seconda domanda!”.
“Sentito?!… Sappiamo già che è un'opera tua, quindi la domanda è: Chi ti ha commissionato l'etichetta con il logo e l'indirizzo della finta pasticceria?”
L'uomo urlò. “Una donna.”
“Fammi capire: Il Bellimbusto è una donna?” domandò Elena, storcendo sempre di più il braccio del falsario.
“Non lo so” gemette l'uomo. “Mi ha telefonato una donna. Si chiamava Michelle. E mi ha chiesto di preparare questa etichetta.”
“E poi?”
“Una notte sono andato al Gatto e la Volpe, in Piazza Massari, e ho incontrato questa Michelle; io le diedi la busta con l'etichetta, e lei mi diede i soldi.”
“Descrivila!” ordinò la detective.
Lui obbedì, e lei lo ripagò ringraziandolo e calandogli il calcio della pistola sulla nuca. Il Gatto e la Volpe era noto soprattutto come locale serale, dove, dalle 6 del pomeriggio alle 2 del mattino, si trasformava in uno straordinario ritrovo di varie umanità provenienti da più Paesi e da più realtà. E così quella sera, mentre Mr. Noir avrebbe osservato attentamente la prima serata del Festival della Canzone Italiana, Elena si sarebbe recata in quel locale con l'intenzione di scoprire chi era questa Michelle e, soprattutto, perché li aveva coinvolti in quella vicenda.

Erano circa le 10.30 quando, a molti chilometri di distanza, in una ridente località ligure, una vivace quarantenne, bionda e prosperosa, entrò nel bar in cui, ormai, era diventata un'affezionata cliente.
“Salve, signora, come sta?” chiese il barista.
La donna si mise per qualche istante le mani sugli occhi, prima di rispondere. “E' una settimana piuttosto intensa, ma sto bene, grazie!”
“Ha qualcosa di importante per le mani, se non sbaglio.”
“Ah! Le voci corrono, a quanto pare!” esclamò la donna in tono spavaldo. “Non vedo l'ora che arrivi sabato e che questa settimana finisca!”
“Il solito?”
“Sì. Un bel caffè, grazie!”
La donna non lo sapeva, ma c'era qualcuno che si stava premurando che la sua settimana finisse proprio quel sabato. E anche la sua vita.

Toni, disteso nel corridoio di casa sua, si riprese dal colpo alla nuca, e si alzò, stirandosi un po' il collo. Forse avrebbe dovuto cambiare indirizzo. O addirittura città.
Comunque, una piccola soddisfazione se l'era presa: avendo semplicemente risposto alle domande della graziosa energumena, aveva potuto omettere il piccolo particolare che non aveva realizzato solo il logo della finta pasticceria, ma anche carte d'identità e passaporti falsi.


3. Il terrore viene dall'Argentina

Mercoledì 17 febbraio 2010, ore 9,40. Era un'altra giornata uggiosa: il cielo, coperto, era indeciso se far piovere o no.
Mister Noir stava ripensando alla prima serata del Festival, che aveva seguito con estrema attenzione, con la mente rivolta ad una possibile cospirazione da sventare. Certo: era anche possibile che si trattasse solo di uno scherzo di pessimo gusto, come la torta di formiche vive d'altronde, ma ne dubitava.
Se doveva ipotizzare una possibile vittima tra i concorrenti, Simone Cristicchi, che con la sua ironica canzone sulle apparenze aveva quasi provocato un incidente diplomatico con la Francia, era sicuramente il primo candidato all'obitorio.
Ma era una soluzione troppo ovvia, chiunque avrebbe potuto arrivarci!
Allora decise di concentrarsi sull'omaggio, mortalmente inutile come una dose di eroina, che la bionda e prosperosa conduttrice aveva voluto tributare a Morgan - il cantante squalificato dalla gara per aver dichiarato, durante un'intervista, di usare la cocaina come antidepressivo -, ma anche lì non trovò nulla di strano; a parte un Gente come te finale che strideva un po' con il messaggio solidale, seppur lugubre come un epitaffio, che la Clerici aveva voluto dare all'artista.
Tuttavia c'era qualcosa che non andava, qualcosa che non riusciva a focalizzare ma che aveva visto durante l'esibizione di Arisa, conclusasi con la presentazione delle tre "sorelle Martinetti" che le facevano da coriste: Andrea, Nicola, e Marco.
Mister Noir si collegò al sito che la Rai aveva dedicato al Festival di Sanremo, e riguardò l'esibizione di Arisa. La canzone era molto divertente e orecchiabile, assolutamente innocua, ma fu qualcosa nella grafica che lo colpì: il titolo, tutto in maiuscolo, MALAMORENO', si ingrandiva sempre più fino a far scomparire l'accento nel bordo superiore della cornice che lo conteneva.
E così MALAMORENO' diventava MALAMORENO.
Mala Moreno.
Moreno.
La sua mente lo riportò a qualche anno prima, quando, in Argentina, un certo Andrea Moreno uccise la madre e le sue sette sorelle a calci con scarpe coi tacchi a spillo, per poi strangolare ognuna con una calza di nylon. L'uomo si dissolse subito nel nulla, ma c'erano molti indizi che portavano a lui. Da allora, ogni volta che qualcuno veniva trovato cadavere con una calza di nylon intorno al collo, si pensava subito all'argentino.
Ora che ci pensava, anche il commissario Cordieri, qualche mese prima, si era interessato a lui.
Mister Noir ripensò al proprio titolo che aveva dato alla canzone di Arisa.
Mala Moreno.
Andrea Moreno.
Se la sua ipotesi era esatta, doveva essere quello il senso del messaggio.
Già. Ma perché comunicarlo?
E a chi?
L'arrivo energetico di Elena Fox lo distolse dai suoi pensieri.
“Scoperto qualcosa?”
“Sì. So il  nome del probabile mandante della torta.” Pausa. “Ora però abbiamo un problema.”
“Stanarlo?”
“No, più grosso. Convincere il commissario Cordieri di ciò che sta succedendo.”

A parecchi chilometri di distanza, in un appartamento nelle vicinanze di Sanremo, il killer con la coda di cavallo - nel suo metro e novanta di altezza -, andò in bagno, si piazzò davanti allo specchio, brandì il rasoio elettrico, e cominciò a radersi i capelli; non proprio a zero, ma comunque belli corti.
Sogghignò.
Sabato mattina, grazie a lui, la graziosa biondina sarebbe passata nel regno dei morti.

Il commissario Cordieri, nell'udire il racconto dei due detective, continuava a muovere la testa di scatto dall'uno all'altra: non riusciva a capire come mai, quei due, riuscivano a trovarsi sempre in casi che non avevano mai nulla di normale.
“Fatemi capire” esordì, accomodandosi meglio sulla sedia. “Voi volete avere notizie su Andrea Moreno, malavitoso di origine argentina, perché lo sospettate di stare architettando un attentato durante il Festival di Sanremo, per via di una pseudo-torta di formiche vive che avreste ricevuto da una pasticceria sanremese che oltretutto non esiste?”
“Esatto!” rispose laconico Mister Noir.
“Sentite,” disse Cordieri spazientito, “io vi rispondo a condizione che poi ve ne andiate via subito.” Un attimo di pausa, per fissare le proprie pupille negli occhi di lei e di lui, poi riprese. “Andrea Moreno è un killer a pagamento che odia le donne, che gode particolarmente nell'ucciderle; la strage che ha fatto nella propria famiglia ne è la prova. Io mi sono interessato a lui sei mesi fa, per via dell'omicidio dell'ingegner Stamberghi; il modus operandi, ovvero l'omicidio a colpi di calci con scarpe coi tacchi a spillo seguito dallo strangolamento con una calza di nylon, sembrava portare la sua firma, ma poi abbiamo scoperto che era stata l'amante.”
“Perché continuava a tradirla con la moglie, immagino!” concluse, in tono beffardo, Mister Noir.
“Esatto” rispose Cordieri, stoccandogli un'occhiata di fuoco. “Comunque, si sospetta che dopo il massacro della sua famiglia, Moreno sia diventato un killer free lance, un assassino a pagamento che si vende al miglior offerente. A meno che non decida di agire per proprio conto; allora, in questo caso, le vittime sono solo donne.”
I due detective si guardarono. Non sapevano se Andrea Moreno avrebbe agito per conto proprio o su commissione, ma sicuramente avrebbe avuto bisogno di una nuova identità per la fuga.
Tornarono subito a casa di Antonio Castri e al suo ristorante, ma, com'era facilmente prevedibile, era sparito… e nessuno sapeva dove!
A Mister Noir ed Elena Fox non restava che aspettare quella sera, mettersi sulle tracce della misteriosa Michelle, e iniziare a correre una personale Milano-Sanremo contro il tempo e la morte.


4. Alla ricerca di Michelle

Alle 23.10 circa, mentre la Clerici stava intervistando simpaticamente Michelle Rodriguez (interrompendosi, misteriosamente in imbarazzo, sul termine "ragazzo in carrozzina", che stava per pronunciare e che comunque continuò a mimare), Elena Fox, pantaloni di tela neri e maglione leggermente scollato dello stesso colore, entrò nel locale, e, senza degnare d'uno sguardo la varia umanità che popolava il piccolo saloon, andò direttamente verso il lungo bancone che andava "coast to coast" da una sala all'altra.
Silvestro, al di là del bancone, si avvicinò. “Cuosa puosso suervirti?” domandò come se avesse un'arancia in bocca.
“Michelle.”
“Mui dispiace, mua stasera non c'è” disse, tappandosi subito la bocca con entrambe le mani.
Silvestro, il proprietario del locale, non aveva esattamente la fama del volpone, ed Elena sapeva che, se l'uomo conosceva Michelle, si sarebbe subito tradito.
“Chiamala, devo parlarle!”
“Ehi, bellezza, di cosa devi parlare con Michelle?” chiese una voce roca alle sue spalle.
Lei si girò, trovandosi di fronte una calva montagna di carne pelosa con pizzo e canottiera nera; accanto a lui un giovane castano, dall'aspetto più umano, stava sorridendo, in perfetta solidarietà con l'uomo. La detective si mise le mani sui fianchi, fronteggiando il ciccione calvo che la sovrastava. “Cosmesi” rispose.
L'ampio gancio che sferrò la gigantesca montagna di lardo peloso fu troppo lento; Elena lo schivò senza alcun problema, abbassandosi, e colpì il gigante con un calcio allo sterno, facendolo rovinare sul tavolino rotondo alle sue spalle.
E quello fu solo l'inizio!

Giovedì, 18 febbraio 2010, ore 10. Il cielo era ancora coperto.
La seconda serata del Festival era andata meglio, almeno per Antonella Clerici. Non che la prima fosse andata male, ma, forse perché appena uscita dall'ospedale, la conduttrice sembrava ingessata; mentre, nella seconda, era solo fasciata in mini abiti lunghi che la ostacolavano un po' nelle camminate, ma era stata molto più disinvolta. Sublime con la regina Rania di Giordania, che aveva intervistato con grande umiltà e professionalità, coronando quel momento con I Tre Tenorini e la loro esecuzione di O' sole mio. Disinvoltura che, forse, era anche merito delle sue amiche-colleghe che, come aveva dichiarato subito dopo l'intervista alla regina, l'avevano sostenuta e incoraggiata dopo la prima serata.
Tuttavia, quel lungo momento con la regina Rania di Giordania, la divertente intervista a Michelle Rodriguez - regina dei film d'azione -, e l'anomala richiesta della conduttrice al direttore d'orchestra Marco Sabiu di ipotizzare un "podio" al femminile, poteva formare un trittico micidiale nella mente di Andrea Moreno.
Appena arrivò Elena, Mr. Noir le mostrò i tre filmati in questione.
Lei lo guardò in tralice. Era incredibile ma Mister Noir, che come tutti i detective privati non era affatto immune al fascino femminile, nonostante l'avvenenza dell'attrice ispano-americana riusciva a rimanere concentrato sull'indagine.
Riguardarono il momento del ringraziamento: Milly, Simona, Maria, Laura, Luciana, Paola, Lorella, Alessia, Michelle. Erano queste le amiche-colleghe che la conduttrice aveva ringraziato per l'affetto che le avevano dimostrato.
Poi, passarono all'intervista con Michelle Rodriguez, per la prima volta in abiti consoni alla sua femminilità, che dichiarava bellamente che lei interpretava sempre le parti da dura perché si divertiva di più.
Infine, l'anomala richiesta della Clerici a Marco Sabiu di fare i nomi di tre donne, specificatamente donne, che avrebbero potuto vincere il Festival.
Se Andrea Moreno odiava le donne, aveva validi motivi per fare una strage!
Il detective si rivolse alla sua assistente. “E tu, hai scoperto qualcosa ieri sera?”
Sapeva già che era così, dato che gli aveva telefonato per dirgli che era andato tutto bene, ma ora voleva conoscere i dettagli.
“Be', ti risparmio i preamboli -- disse Elena, con estrema nonchalanche, per arrivare prima al punto.
“Rissa da saloon? --
“Esatto!” rispose lei con un elusivo movimento del capo. “Comunque, la cosa interessante è che Michelle, che lavorava lì, è sparita da qualche giorno.”
“Avrai interrogato anche il proprietario del locale, immagino!”
“Certo. E, vedendo come avevo conciato il ciccione e il suo amico, non ha avuto alcun problema a confidarsi con me.” Si fermò un momento. “Michelle ha pure un cognome: Pifferi. E mi ha dato persino il suo indirizzo.”
“Brava, Elena, ottimo lavoro!… Andiamo subito a controllare!”

Parcheggiare in Corso Sempione, dove abitava Michelle Pifferi, non era mai un'impresa semplice. I posti auto erano sempre occupati, e nei tratti di strada che sembravano liberi… era vietato sostare!
Elena Fox eseguì l'unica operazione possibile: sterzò e salì su un ampio marciapiede costeggiato da alberi e terra battuta, incanalandosi tra altre due auto che vi avevano trovato rifugio.
Appena si accinse a prendere il suo capo per metterlo in carrozzina, la portinaia dello stabile di fronte uscì di corsa chiedendo se poteva essere d'aiuto. Elena inizialmente rispose di no, ma poi, ripensandoci, chiese: “E' in casa Michelle Pifferi?”
“No, signorina, mi dispiace, è partita.” Poi, assecondando la propria natura, continuò: “Penso che sia andata al mare, ad Imperia o giù di lì, dove ha il ragazzo. Io vivo qui, al pian terreno, e qualche notte fa ho sentito Michelle, mentre rientrava dal lavoro, parlare con lui e dirgli che era tutto pronto e che l'avrebbe raggiunto subito.”
“E quand'è avvenuta questa conversazione?” intervenne Mister Noir, "tradotto" simultaneamente da Elena.
“Quattro sere fa.”
Domenica notte. Poco prima dell'inizio del Festival!
“Speriamo che le vada tutto bene!” continuò la donna. “E' un fiore di ragazza!… E il suo Nicola è pure un bel ragazzo, sapete?, un tipo atletico. Una volta mi ha mostrato una sua foto!”
“Sa se questo Nicola ha una palestra?” chiese Elena, sospettando già una risposta affermativa.
“Sì, sì. Il Bellimbusto.”
“Grazie mille, signora, c'è stata di grande aiuto!” esclamò Elena, prima di rimettere la carrozzina in auto e ripartire.
Il Bellimbusto non era il nome di una gelateria ma di una palestra.
In effetti, tornava di più!
Il detective rifletté ad alta voce. “Ricapitoliamo. Tu ricevi un bel mazzo di fiori da un ammiratore sconosciuto, io una torta di formiche vive e un'allegra filastrocca minatoria da una pasticceria inesistente che, in realtà, ha il nome di una palestra, Il Bellimbusto, il cui proprietario, un certo Nicola, è il fidanzato di Michelle Pifferi, che ha contattato Antonio Castri commissionandogli, per conto di Andrea Moreno, killer sudamericano, il logo della finta pasticceria...”
“…Domenica notte Michelle chiama questo Nicola,” continuò Elena, “e parte per raggiungerlo; probabilmente con documenti falsi da consegnare ad Andrea Moreno…”
“…Già. E tutto questo l'abbiamo scoperto grazie alla presentazione grafica della canzone di Arisa, Malamorenò” concluse il detective.
“E ora che facciamo?”
“Dobbiamo capire cosa sta succedendo, e vedere se, come parrebbe dalla filastrocca minatoria, anche nelle prossime serate ci saranno degli indizi al riguardo.”
“E a chi sono rivolti!” rimarcò Elena, fermandosi ad un semaforo rosso.
“Già.” rispose Mr. Noir, meditabondo. Poi, con tono risoluto, annunciò: “Partiamo subito per Sanremo, e tu andrai in quella palestra.”
“Che bello!” esultò lei, battendo due volte le mani. “il nome di quella palestra promette proprio bene!”
E lo riaccompagnò a casa.


5. Contatti liguri

A pochi chilometri da quella palestra, il killer - capelli neri tagliati corti, un volto anonimo in mezzo a tanti altri - camminava per una via affollata di Imperia, o giù di lì.
Individuò subito il suo contatto: una splendida ragazza alta, capelli neri a caschetto, occhi azzurri. Stava avvicinandosi verso di lui guardando fisso davanti, come se non lo vedesse.
Il contatto fu rapido e senza soste: lei gli consegnò al volo una busta, e proseguì, senza voltarsi, verso una nuova meta.

Intanto, a Milano, posizionato davanti al suo computer, Mister Noir aveva trovato l'indirizzo della palestra ligure, e stava ripensando alla simpatica idea della conduttrice di intervistare, sotto forma di Avatar, l'attrice ispano-americana, co-protagonista dell'omonimo film di fantascienza.
Un effetto speciale, come le creature che popolavano quel film. Un'illusione ottica, come l'ascensore che, mimetizzato da disco volante, trasportava gli ospiti sul palco dell'Ariston.
Un'ora dopo, quando Elena tornò con una sacca da viaggio, e Consuelo ebbe terminato di preparare le valigie per sé e per Mister Noir, partirono tutti alla volta di Sanremo, sia con l'auto della detective sia col pulmino nero di Mr. Noir, decisi a sventare il più grande attacco (non verbale) della Storia del Festival della Canzone Italiana.

Il killer, tornato nel proprio appartamento, aprì la busta che gli aveva consegnato la ragazza mora, e trovò quello che si aspettava: una carta d'identità e un passaporto falsi, con una foto che lo ritraeva biondo e coi baffi, e metà del compenso pattuito, come d'accordo.
L'altra metà l'avrebbe ricevuta dopo aver eliminato la bionda.

Appena giunti nei pressi della palestra, Elena parcheggiò, salutò il detective e la domestica, e, raccogliendosi i capelli sulla nuca, si diresse verso l'edificio.
“Allora, da dove cominciamo?” domandò con uno splendido sorriso al giovane bellimbusto dietro la scrivania, dopo essersi sfilata in un lampo pantaloni e maglione, sfoggiando un body nero che metteva in evidenza le sue armoniose curve.

Mentre Elena era impegnata ad ammaliare il giovane bellimbusto proprietario dell'omonima palestra, Mr. Noir e Consuelo si recarono al più vicino ristorante.
Mentre pranzava, imboccato dalla sua domestica, il detective pensò a quel caso, fatto di coincidenze, omonimie, e giochi di parole.
Il nome del malavitoso Andrea Moreno era saltato fuori scomponendo il titolo d'una canzone. Michelle Pifferi, il cui cognome era quasi l'anagramma di quello di Michelle Pfeiffer, aveva lo stesso nome di Michelle Rodriguez, che a sua volta aveva lo stesso cognome di Belén Rodriguez, che quella sera avrebbe cantato al Festival con Toto Cutugno.
“Mangia con la boca o con gli ochi, ogi, seňor?” domandò Consuelo, distogliendolo dai suoi pensieri.
“Come?”
“Ho visto che le stava seguendo” disse, alludendo a due donne alte e di bell'aspetto, una bionda e l'altra mora, che li avevano appena superati sedendosi al tavolo subito dopo.
“A dire la verità, stavo seguendo i miei pensieri, Consuelo” rispose l'investigatore, dando prova di profonda pazienza.
“Sì, sì. Ma i suoi pensieri stavano seguendo loro!”
Era fatta, addio concentrazione! Ormai, anche volendo, il detective non poteva più evitare di prestare loro attenzione: il cameriere porse un menù a ciascuna, e le due donne scelsero entrambe la medesima insalata. Dopodiché, cominciarono a parlare con orgoglio d'una loro amica manager che avrebbero festeggiato sabato sera da Morgana; ma, proprio in quel momento, il cellulare di Consuelo suonò: era Elena, e voleva sapere dove fossero.

Andrea Moreno, con gli occhi che brillavano di concentrazione, ripassò mentalmente quello che avrebbe dovuto fare sabato mattina.
Controllò ancora una volta i documenti. Meticolosamente.
Era da tempo che stava lavorando a quel contratto, e non vedeva l'ora di concluderlo!

Elena, col suo maglione a girocollo nero, irruppe nel ristorante a passo spedito. “Allora: la mia lezione di ginnastica è andata benissimo!… Nicola, il proprietario, si è subito offerto di seguirmi ai pesi; abbiamo parlato un po', e mi ha invitato stasera a cena.”
“Dove?”
“Al Morgana, un ristorante di Sanremo.”
I due detective non poterono evitare di scambiarsi uno sguardo d'intesa: in un modo o nell'altro il nome di Morgan doveva comparire in quella vicenda!… Magari mimetizzato nel nome femminile d'un ristorante sanremese, ma doveva comparire!

Quando il giovane bellimbusto entrò in casa, la splendida ragazza mora con gli occhi azzurri gli buttò le braccia attorno al collo e iniziò a baciarlo appassionatamente. L'uomo ricambiò con ardore la passione della donna fino a sussurrare il suo nome. Michelle!
Lei si fermò e, guardandolo fisso negli occhi tenendogli il volto tra le mani, gli disse: “Missione compiuta: ho consegnato i documenti all'argentino.”
“Benissimo!… Ora parti, vai subito a Parigi; io ti raggiungerò appena possibile! Voglio essere qui quando l'argentino adempierà al nostro contratto!”
E, detto ciò, tornarono a baciarsi. Con rinnovata passione.


6. Questioni di contratto

Venerdì 19 febbraio 2010, ore 9,50. Il cielo aveva rotto gli indugi, facendo piovere a dirotto.
Mister Noir, in trepida attesa dell'arrivo di Elena Fox, ripassò quel che aveva notato come telespettatore la sera precedente.
La terza serata del Festival era stata soprattutto all'insegna della festa, con un lungo tributo dedicato ai successi "sanremesi" del passato, relegando la gara dei possibili esclusi dei "big" e quella degli esordienti rispettivamente in secondo e terzo piano. Non c'erano state "sfasature", a parte il lungo intervento di Riccardo Cocciante, che, parzialmente fuori contesto rispetto alle esibizioni degli altri ospiti, aveva contribuito a far iniziare la gara dei giovani dopo la mezzanotte, impedendo ad una concorrente (minorenne) di esibirsi dal vivo.
Un fatto che, con ogni probabilità, aveva reso felice Andrea Moreno… ma che successivamente doveva avergli inferto un duro colpo, quando la ragazza, di cui si era visto solo la registrazione di una prova, inaspettatamente aveva passato il turno.
Elena Fox si presentò di buon passo, come sempre. “Novità?”
Mister Noir cominciò a riflettere. “Andrea Moreno è un killer che nutre un odio particolare verso le donne, e vuole uccidere una persona durante il Festival. Ma a Rania, regina di Giordania, e a Michelle Rodriguez, regina dei film d'azione, è andato tutto bene.” Si fermò un momento. “E pure a Nilla Pizzi!”
“Che c'entra Nilla Pizzi?”
“La regina della musica leggera italiana, vincitrice della prima edizione del Festival, ieri è salita sul palco dell'Ariston e ha cantato Grazie dei fior.”
“E l'ha dedicata al tuo biografo?” cinguettò Elena, perfettamente consapevole di aver detto un'assurdità.
“No, non penso che qualcuno l'abbia mai avvertita che l'anno scorso il mio biografo, per rendere omaggio al Festival di Sanremo, ha scritto un mini-noir sardonico ispirato alla sua canzone” rispose asciutto Mister Noir.
“E quindi?” domandò Elena, riportando il discorso sull'indagine.
“E quindi penso che neanche Jennifer Lopez, regina del pop, e qualsiasi altro ospite, rischi qualcosa. Moreno vuole puntare proprio ad Antonella Clerici, la regina degli ascolti. Ma, da buon sadico, lo farà solo domani: dopo una settimana di trionfi e ovazioni, la eliminerà subito prima dell'ultima serata, subito prima della sua incoronazione finale!” Mister Noir inarcò le sopracciglia. “E a te com'è andata?”
“Bene!” esclamò Elena con un'alzata di spalle. La sera prima, mentre lui stava osservando il Festival nella hall dell'albergo in cui avevano trovato alloggio, Elena era andata a cena con Nicola DeMarco (così si era presentato), che era riuscita ad ammaliare in palestra. L'aveva portata al ristorante Morgana, dimostrando di saper essere galante ed elegante, un vero bellimbusto in piena regola; e lei, facendo sfoggio di tutto il suo campionario di fascino ed espressività, lo intrattenne amabilmente. E così, tra un bicchiere di vino e l'altro, scoprì che c'era una donna che l'uomo non sopportava: una manager che avrebbe costruito, all'interno della propria azienda, una palestra, rubandogli gran parte della clientela, che andava da lui nella pausa pranzo. L'indomani, questa donna, avrebbe firmato il contratto, e per lui sarebbe stata la fine.
Qualcosa, veloce come un lampo, spinse Mister Noir a chiedere a Elena di tornare in quella palestra all'ora di pranzo e di scoprire qualcosa di più. Non c'entrava niente col Festival, ma non si poteva mai dire!

Erano appena passate le 13 quando Elena, inguainata nel suo body nero, andò ad una cyclette, e cominciò a pedalare. Accanto a lei c'era una deliziosa biondina con trecce e gli occhi azzurri; sembrava una bambola. La bambola parlò. “Salve!… Sei nuova di qui, vero? Ti ho vista soltanto ieri!”
“Sì!… E tu, vieni qui spesso?”
“Lavoro alla Bellamìa, un'industria di cosmesi molto importante in provincia; vengo qui tutti i giorni, durante la pausa pranzo; la nostra dirigente ci tiene molto che il proprio personale si tenga in forma.” Si fermò un momento, anche con le gambe. “Ci tiene così tanto che domani firmerà un contratto per la costruzione d'una palestra in azienda.”
“Domani?”
“Sì, domani; dopo il caffè di mezza mattina. Dice che firmare i contratti il sabato porti bene per la settimana successiva.” Controllò l'ora, salutò sorridendo, e se ne andò.
Bella mia, se avessi partecipato alla Milano-Sanremo ti saresti affaticata di meno! pensò Elena rivolgendosi a se stessa.
L'arrivo di quel bellimbusto di Nicola la ristorò un po'.

A pochi chilometri da lì, il killer aprì la propria valigia. Il bagaglio sembrava diviso in due: a sinistra, un abito lungo e rosso, scarpe coi tacchi a spillo dello stesso colore, una parrucca riccia e bionda, e un paio di calze di nylon; a destra, abiti decisamente più maschili, una parrucca bionda dal taglio sobrio, e un paio di baffi finti dello stesso colore.
L'uomo rimase in contemplazione dei due vestiti, quello con cui avrebbe ucciso e quello con cui sarebbe fuggito, carezzandoli con le dita della mano destra, come se fossero due parti della stessa entità, della stessa personalità.
Poi, prese quello che l'indomani avrebbe indossato per primo: l'abito rosso.


7. La soluzione della filastrocca minatoria

Sabato 20 febbraio 2010, ore 9,30. Il cielo, il giorno prima, si era sfogato, e, finalmente, aveva dato spazio ad un sole splendente.
La quarta nonché penultima serata del Festival della Canzone Italiana si era conclusa con la vittoria di Tony Maiello nella categoria Nuova Generazione.
Una serata che in realtà, purtroppo, era stata caratterizzata dall'arroganza degli Avanti Savoia - come Mister Noir aveva ribattezzato il trio composto da Pupo, dal tenore Luca Canonici, e dal principe Emanuele Filiberto - e del loro ospite Marcello Lippi, allenatore della nazionale di calcio campione del mondo nel 2006, che, non sapendo cantare, aveva preteso di fare un comizio iniziale, procedendo come un bulldozer persino sulla voce della bella conduttrice che, dotata di un notevole aplomb, voleva semplicemente fargli rispettare il regolamento. Un'esibizione, quella di Lippi, che, a giudicare dalle immagini della diretta televisiva, era stata concordata insieme al direttore artistico, Gianmarco Mazzi, all'insaputa della stessa Clerici. Un'esibizione per la quale Lippi e Pupo, che aveva, coadiuvato l'allenatore a procedere come un bulldozer, avrebbero dovuto essere arrestati immediatamente per "atti osceni in luogo pubblico".
Una scena che, come se non bastasse a far venire qualche dubbio nei telespettatori, aveva avuto il suo apogeo nella "brillante" iniziativa della Rai di ricordare, a gara e televoto ancora aperti, che in Italia ci sono i raccomandati… trasmettendo lo spot dell'omonimo programma condotto da Pupo.
L'unica nota piacevole in tutto ciò era stata la partecipazione delle Divas, che, come la sera precedente, erano riuscite a dare ancora maggior enfasi alla parte del brano che sembrava direttamente tratta dall'inconfondibile e struggente melodia di Somewhere over the rainbow.
Il Festival, quest'anno, era presentato da una donna, e, soprattutto, era prevalentemente incentrato sulle donne. Antonella Clerici aveva voluto realizzarlo così.
Un fatto che, ad Andrea Moreno, sicuramente non piaceva!
Già. Ma Andrea Moreno, fino a quel momento, non aveva fatto niente. Certo: c'era la possibilità che volesse aspettare la serata finale, e magari agire in diretta televisiva; ma, quell'ipotesi, non lo convinceva neanche un po'.
Sentiva che c'era qualcosa che non andava, che si stava invischiando in una ragnatela di ovvietà.
Aveva dato per scontato, ragionando come un qualsiasi investigatore "normodotato", che la potenziale vittima fosse legata al Festival di Sanremo.
Ma se non fosse stato così?
Se il pericolo, in realtà, fosse stato da tutt'altra parte?
Mister Noir decise di riconsiderare quella vicenda tutta da capo, a cominciare dal biglietto con la filastrocca minatoria. Infilò la mano sinistra nella tasca della giacca, e, movendo le dita con cura, lo tirò fuori e lo lesse.

Brutto pasticcio, Mister Noir,
oggi l'Italia comincerà a cantar,
ma se il Festival lei non seguirà
entro sabato qualcuno morirà!

In effetti, la filastrocca era ambivalente: parlava del Festival, avvertiva che solo seguendo il Festival poteva sventare un omicidio, ma non diceva affatto che l'omicidio sarebbe avvenuto all'interno del Festival!
Il detective decise di seguire quest'ipotesi. In fondo, si trattava di una sfida che qualcuno aveva lanciato proprio a lui!
Già. Ma chi?
La sua mente captò un simbolo nell'angolo in basso a sinistra, un piccolo stemma, quasi invisibile, che né lui né Elena avevano notato prima: una spada, con la lama rivolta all'ingiù, sostenuta idealmente da un crine di cavallo. L’Organizzazione criminale dedita al dominio del mondo attraverso la diffusione delle apparenze, agendo quindi sempre nell'ombra, che Mister Noir aveva soprannominato La Spada di Damocle, era tornata a sfidarlo!
Decise di accantonare, almeno per il momento, quel pensiero, e di concentrarsi invece sugli indizi.
Il titolo della canzone di Arisa…
E la strana concatenazione di nomi e cognomi… Michelle. Pifferi. Rodriguez. Belén. Rodriguez. Michelle.
Nomi e cognomi che si intersecavano tra loro, formando un molteplice caso di omonimia…
Rania, regina di Giordania, e Jennifer Lopez, regina del pop, Michelle Rodriguez, regina dei film d'azione, e Nilla Pizzi, regina della canzone italiana…
E, tra tutte queste regine, Cristiana Capotondi, che proprio la sera prima aveva fatto la sua regale apparizione sul palco dell'Ariston come La principessa Sissi, protagonista dell'omonima miniserie della Rai…
Quante congetture, quante similitudini!… Forse troppe!
L'investigatore però si sentì di essere sulla pista giusta!
Nomi, cognomi, e regine.
Già, regine. Regine di tutti i tipi.
Strano, però, che Antonella Clerici, la regina degli ascolti, non avesse invitato anche una regina del marketing, una manager.
Questa considerazione lo indusse a riflettere su ciò che, lui ed Elena, avevano scoperto lì, a Sanremo e dintorni. E al contratto che la proprietaria dell'azienda Bellamìa avrebbe dovuto stipulare quella mattina stessa.
La canzone Meno male di Simone Cristicchi fece capolino nella sua mente. Non che Carla Bruni c'entrasse qualcosa, ma quella canzone sulla lotta alle apparenze, unita a tutte le considerazioni che aveva fatto in precedenza, sembrava volerlo guidare in quella direzione.
In quel momento arrivò Elena, che lo accompagnò sul suo pulmino ben attrezzato e munito persino di postazione informatica con connessione wireless: senza fili.
Elena, digitando velocemente, cercò informazioni sull'azienda Bellamìa. E trovò quello che cercavano.
Il nome della proprietaria.
Andrea Moreno.
Con tanto di foto.
Era lei l'amica manager che le due donne al ristorante avrebbero voluto festeggiare quella sera!
Mr. Noir si piazzò subito al posto guida, mentre Elena si sedette a fianco.
Partì.
Dovevano agire in fretta. Se le loro informazioni erano esatte, quella mattina, alle 11, il killer Andrea Moreno avrebbe ucciso l'imprenditrice Andrea Moreno, regina del mercato della cosmesi in provincia; Elena prese il cellulare, e avvertì la polizia che la manager stava per essere uccisa.
La Clerici non c'entrava nulla, e il Festival aveva solo la duplice funzione di baluardo forviante e di inconsapevole informatore.
Una diabolica sfida che solo la perversa mente di chi maneggiava La Spada di Damocle, che vantava agenti ovunque, poteva concepire!

Andrea Moreno killer non aveva potuto agire prima perché il suo cliente, Nicola DeMarco, aveva voluto che aspettasse fino all'ultimo momento; per dare un senso di ineluttabilità alla propria decisione. L'imprenditrice Andrea Moreno, proprietaria della ditta di cosmesi Bellamìa, era una donna molto metodica e pragmatica, che ogni mattina, alle 10.30, andava a concedersi un caffè al bar sul marciapiede di fronte; e, superstiziosa com'era, non avrebbe certo cambiato abitudini proprio quel giorno, in previsione di un importante contratto da firmare!
Lui ora, travestito da donna, si era piazzato all'angolo dell'edificio della ditta, lo sguardo fisso sull'ingresso del bar, pronto ad eliminare, con un particolare brivido di piacere, quella donna che si chiamava come lui.
Appena la vide uscire, si diresse verso di lei deciso, armato di pistola, a portarla in un luogo isolato per poi massacrarla a calci e strangolarla con una calza di nylon, com'era nel suo stile.

Fu questione di un attimo.
Mister Noir vide una donna bionda, prosperosa, sulla quarantina, uscire da un bar, attraversare la strada, e dirigersi verso un portone; di fronte a lei un'altra donna, alta bionda e riccia, coi tacchi a spillo ma dal portamento decisamente più mascolino, le si stava avvicinando a passo spedito. Dalla cintola della sottana, la bionda mascolina cominciò ad estrarre una pistola. Mister Noir abbassò il proprio finestrino, accelerò, e sterzò bruscamente a sinistra sfondando una barriera di auto parcheggiate e frapponendosi tra le due bionde; quando quella alla sua sinistra spianò la pistola anche contro di loro, Mr. Noir si appiattì contro lo schienale, permettendo a Elena Fox di fulminarla sparandole tre colpi in rapida successione. La donna cadde all'indietro, supina, perdendo la parrucca e scoprendo i capelli corti e neri di Andrea Moreno killer.
Mister Noir abbassò il finestrino del passeggero, e, rivolgendosi alla prosperosa donna bionda, disse: “Lei, per caso, è l'imprenditrice Andrea Moreno? Ci offre un caffè, vero?”
In effetti, guardandola bene, assomigliava molto ad Antonella Clerici.
Un istante dopo arrivò anche la polizia.

Dopo che i due detective privati finirono di spiegare agli attoniti poliziotti cos'era accaduto, e la conseguente implicazione di Nicola DeMarco come mandante del tentato omicidio, Andrea "Clerici" Moreno li invitò nel suo ufficio.
Loro presero un caffè, e lei, invece, una bella tazza di camomilla; aveva le mani che tremavano. “Stavo lavorando da tanto tempo a questo progetto, a questo contratto. Sarebbe stato un bene per me e per i miei dipendenti” disse, alludendo alla palestra che avrebbe voluto costruire in azienda. “Non pensavo che qualcuno, per questo, potesse volere la mia morte!… Non so davvero come ringraziarvi!”
“Io sì!” rispose Mister Noir in tono beffardo. “Che ne dice di pagare tutti i danni che abbiamo provocato per salvare la sua vita?!”


Epilogo

Mister Noir, nella hall dell'albergo, stava assistendo, in diretta televisiva, all'eccidio della musica italiana.
La conduttrice del Festival stava cercando di calmare l'allegra sommossa dei professori d'orchestra, che, tra il serio e il faceto, sentendosi apostrofare al ritmo di "Venduti! Venduti! Venduti!" dal pubblico in sala, decisero di buttare all'aria gli spartiti in segno di protesta, dissociandosi dal risultato e chiedendo a gran voce, tramite il maestro Marco Sabiu, di rendere pubblici i propri voti, che, com'era noto, valevano il 50% del giudizio complessivo. L'altro 50%, com’era altrettanto noto, era invece determinato dal televoto dei telespettatori.
Era inevitabile che la maggior parte degli artisti in gara venisse esclusa dalla sfida finale, ma che tutti i favoriti - tra cui Simone Cristicchi, Noemi, Malika Ayane, e Arisa - fossero stati decimati, era assolutamente inconcepibile!
Ora restavano in lizza, Valerio Scanu, gli Avanti Savoia, e Marco Mengoni, che sembrava essere l'unico ad avere i favori di tutta l'orchestra.
Secondo Mr. Noir, considerata la vocalità e la presenza scenica di quest'ultimo, a quel punto Marco Mengoni avrebbe dovuto vincere il Festival con estrema facilità. Ma, data la sua professione, e quel caso in particolare, il detective sapeva che bisognava aspettarsi sempre di tutto.
Soprattutto l'imprevedibile!