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martedì 9 aprile 2024

MyLife - SOLO!... UNA STORIA DI MOLTEPLICI CAPACITA' (Un racconto autobiografico - Versione inedita 2024)

Non so quanto tempo fosse passato e quante strade avessi già provato, da quando mi abbandonarono in mezzo al Parco di Monza per farsi un giro in risciò, ma sicuramente troppo.

Troppo per me, troppo per i miei nervi, troppo per la mia piccola carrozzina elettrica che rischiava di scaricarsi.

E tutto per l’indicazione di un educatore volpone,

(“Tanto, la strada è facile: vai avanti fino all’autodromo e poi giri a sinistra, costeggiandolo”),

che poi risultò fasulla.

Così, non avendo più indicazioni da seguire, iniziai a cercare, più volte, una strada alternativa per raggiungere la mia meta finale, tornando spesso, dopo ogni tentativo fallito, nel punto esatto in cui mi avevano abbandonato, nella vana speranza che tornassero a cercarmi.

Ma, ogni volta, trovavo il Nulla.

Mi risolsi, quindi, a cercare aiuto; anche se, con i miei gravi problemi motòri, uniti a quelli specifici dell’articolazione del linguaggio, sarebbe stata un’impresa alquanto improba.

Per fortuna, dopo alcuni soggetti che vedendomi sbracciare mi dicevano “Ciao!” e se ne andavano, ce ne furono quattro che si distinsero.

Il primo fu un anziano contadino, che incontrai addentrandomi in una cascina, sfidando il terreno accidentato, a rischio di ribaltarmi; sembrava una città fantasma, con i palazzi fatiscenti, e lui, capendo che avevo bisogno d’aiuto, s’interessò. La sua voce era fessa, ma lui no. E quando, per facilitare la comunicazione, gli dissi semplicemente “Cascina Costa Alta”, che era la mia meta finale, lui mi indicò la strada, avvertendomi però che ero a due chilometri di distanza e che avrei dovuto fare una “salita così!”. Ringraziai e, anche se per nulla tranquillo, mi avviai. Ma anche quella strada, come quelle precedenti, dopo un po’ risultò interrotta.

Il secondo era un giovane pattinatore che incontrai appostandomi di fianco a una mappa del Parco di Monza, attirando l’attenzione. Arrivò, e, dopo qualche giravolta sui suoi rollerblade, si fermò accanto a me. Io gli indicai la Cascina sulla mappa, e lui mi indicò la strada. Lo ringraziai, lui se ne andò, e io mi avviai seguendo le sue indicazioni, svoltando, poco dopo, in un viale a sinistra, che però mi sembrava di aver già percorso un’infinità di tempo prima.

E fu qui, quando ormai ero all’apice dello scoramento e della depressione, che feci il mio terzo e quarto incontro. Si trattava d’una coppia di giovani - lei bionda ed estroversa, lui bruno e un po’ più riservato -, che appena mi videro, solo e spaventato, capirono subito tutto, compreso che ero con un gruppo… che mi aveva perso!

Improvvisamente, mi sentii al sicuro, capendo che loro non mi avrebbero abbandonato, e in cuor mio li definii subito, ma proprio subito, “Due angeli custodi mandati da Dio”. Lei, Lisa - che, vedendomi stupito da come mi capiva bene, mi disse, a mo’ di spiegazione, che faceva la maestra -, e il suo amico, seguendo le mie indicazioni presero l’agenda telefonica dalla mia borsa, e, utilizzando il cellulare di lui, riuscirono a rintracciare il gruppo di volontari, e relativo educatore volpone, che mi avevano perso, facendomi venire a prendere.

E questa fu la mia prima, grandissima vittoria!

Ora qualcuno di voi si chiederà: Chissà quanti complimenti avrà ricevuto, chissà in quanti modi si saranno prodigati in scuse e spiegazioni, chissà come avrà fatto Sergio a ritrovare l’educatore volpone e i relativi volontari tra la montagna di cenere con cui si saranno cosparsi il capo?!

Ebbene, no. Non è accaduto nulla di tutto questo. Anzi, tutt'altro.

Si scatenò un inferno di omertà che proprio non mi aspettavo, e che non solo mi ha impedito di avere il numero di cellulare dei due giovani, che l’educatore volpone e due volontari possedevano e che mi avevano promesso di darmi, ma costringendomi anche a constatare l’unanime disinteresse di tutti i volontari presenti quel giorno, che, pur conoscendomi da anni e avendo la mia e-mail, in modo assolutamente disciplinato decisero di non farsi più sentire.

L’unica cosa che smosse loro e il loro educatore-capo, altrettanto volpone di quello del Parco, fu un’e-mail che inviai - poco prima di Natale - a molte persone di loro conoscenza, e per correttezza anche a loro stessi, informando tutti di ciò che stava accadendo.

Ovviamente, Volpone II fece di tutto, ma proprio di tutto, per minimizzare l’accaduto, ma la valanga di e-mail che gli piovvero addosso chiedendogli spiegazioni, di cui mi riferì in un maldestro tentativo di rimbrottarmi, lo costrinsero a farmi incontrare Volpone I e i relativi omertosi volontari, come stavo chiedendo da mesi.

E questa fu la mia seconda, grandissima vittoria! 

Quello che Volpone I, Volpone II, e compagni, non sapevano, era che, proprio in quel periodo, Andrea Carlo Cappi stava preparando un numero di M-Rivista del mistero - con la quale collaboravo stabilmente da quattro anni - intitolato Lezioni di paura. Con tutta la paura che avevo provato ma che ero riuscito comunque a dominare, e con la voglia immane di rintracciare la giovane coppia che mi aveva soccorso, colsi al volo l’occasione per scrivere Solo!, un lungo racconto - che potete scaricare gratuitamente dal web (CLICCA QUI) - in cui narro, attimo per attimo, tutto quello che avevo vissuto e realmente pensato in quelle due ore di autentico terrore al Parco di Monza.

Anche in questo caso non mi dilungherò nei dettagli, ma questo fu l’inizio di uno strepitoso successo: giornali e riviste, blog, scrittori e scrittrici, persone che conoscevo poco o che non conoscevo affatto, mi manifestarono, tutti, la loro completa solidarietà, attivandosi per diffondere la mia storia. Persino le radio diffusero il mio appello per ritrovare i miei due giovani ed encomiabili soccorritori. E io partecipai a due programmi radiofonici della RAI, di cui uno addirittura in diretta, al quale andai come ospite parlante in studio, incredibile ma vero, in qualità di scrittore.

Tutto ciò, sia ben chiaro, per un numero di cellulare - quello dei miei due giovani soccorritori -, promesso ma mai dato!

E questa fu la mia terza, grandissima vittoria!... A dispetto della mia disabilità e di tutti coloro che pensano, erroneamente, che una persona disabile non possa reagire! 

Ora sono passati ben diciotto anni da quella fatidica Domenica 9 Aprile 2006 che cambiò radicalmente la mia vita, e io di quella brillante coppia di giovani che mi aiutò, di cui parlo anche nel mio libro Mister Noir (edito da Oakmond Publishing - CLICCA QUI), dedicando loro un mio racconto - il crossover Assalto alla RAI - , purtroppo non ho saputo più nulla.

Ma io mi ostinerò sempre a ricordarli, sempre nell’annosa speranza di riuscire a rintracciarli e, finalmente, ringraziarli!

 ©Sergio Rilletti, martedì 9 aprile 2024


sabato 9 luglio 2022

DIETRO LE QUINTE DI... "MISTER NOIR" DI SERGIO RILLETTI - 4^ Puntata: TRE PRIMI INCONTRI (DI CUI UNO REALE)


 Salve a tutti!... Nelle puntate precedenti vi ho raccontato chi è Mister Noir (CLICCA QUI), com’è nata l’idea della serie di racconti che lo vede protagonista (CLICCA QUI), e che cos’era il telefilm Agente speciale a cui mi sono ispirato per riproporne lo spirito brioso e scanzonato (CLICCA QUI). Ora vi racconterò la genesi di Tre primi incontri, la storia d’apertura del mio libro, Mister Noir (edito da Oakmond Publishing).

Ci sono racconti che nascono da una tua idea, la maggior parte ovviamente, e ci sono racconti che invece nascono da richieste altrui. Tre primi incontri, il racconto che apre il mio libro, appartiene sicuramente a questa seconda categoria.

Scritto dieci anni dopo la pubblicazione della prima avventura di Mister Noir, su specifica richiesta di Andrea Carlo Cappi, costituisce, di fatto, la prima storia che lo vede protagonista.

Ma andiamo con ordine.

Correva - anzi volava - l’anno 2014, e io, d’accordo con Andrea Carlo Cappi, che a quei tempi era Direttore Editoriale della Collana M di Cordero Editore, stavo revisionando alcuni racconti che avrebbero composto l’antologia che avrebbe celebrato il decennale della nascita editoriale di Mister Noir e che si sarebbe intitolata Le avventure di Mister Noir - proprio come la serie di racconti che avevo creato per M-Rivista del mistero -, quando lo stesso Cappi mi invitò caldamente a scrivere una storia di apertura dell’intera saga, che riguardasse, quindi, il primo incontro tra Mister Noir ed Elena Fox.

Logico: un’antologia che vuole proporre i racconti di una serie in rigoroso ordine cronologico, deve iniziare col momento in cui i due protagonisti si incontrano per la prima volta.

Già. Ma io non ero pronto, credendo di avere tutto il tempo del mondo per creare, con tutta calma, nel corso degli anni, una storia in cui poter raccontare, a un certo punto, tramite un flashback, come si erano conosciuti Mister Noir ed Elena Fox.

Invece no, dovevo scriverla subito. E allora presi spunto da un suggerimento che mi aveva dato Cappi, e lo adattai allo stile mio e della serie.

Così scrissi del bizzarro colloquio di lavoro tra Mister Noir ed Elena Fox, delle prove attitudinali con cui il detective testa la sua candidata assistente (per verificare come si comportava con una persona con disabilità come lui), e della loro prima rissa (che, in effetti, è un altro tipo di incontro).

Un bizzarro colloquio di lavoro che però non ho voluto ambientare né in una data precisa - come invece farò in tutti gli altri racconti - né nello studio del detective, ma bensì in una data imprecisata, a Villa Radice Fossati, dove la sera di Domenica 15 Novembre 1987 incontrai per la prima volta la mia amica Simona (che come seppi tempo dopo, oltre a somigliare fisicamente a Elena Fox, quella sera era pure vestita in modo molto simile al suo), che determinò lo straordinario stravolgimento della mia vita, che mi fece da mental coach per i rapporti interpersonali, e che, per quanto vi riguarda, alimentò la mia caparbietà di affermarmi come scrittore.

E quella fatidica sera, dopo essersi accertata che fossi proprio io, Simona mi fece subito, ma proprio subito, i complimenti per un mio racconto. Un fatto che non poteva passare inosservato a Mister Noir, presente a mia insaputa, che infatti tempo dopoo mi contattò per assumermi come suo biografo.

Eh? Come? Non ci state capendo più niente? Vi chiedete dove finisca la fantasia e dove inizi la realtà?

Be’, abituatevi; perché questo è solo l’inizio, e nelle avventure di Mister Noir tutto può accadere; compreso che la fantasia e l’autobiografia dell’autore si fondano tra loro, pur rimanendo ben distinte l’una dall’altra!... Ma, di questo, ne parleremo più diffusamente nelle prossime puntate!

CONTINUA…

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@Sergio Rilletti, sabato 9 luglio 2022

 

venerdì 24 giugno 2022

DIETRO LE QUINTE DI... "MISTER NOIR" DI SERGIO RILLETTI - 2^ Puntata: QUESTIONE DI STILE

Salve a tutti!... Nella prima puntata vi ho parlato di Mister Noir, delle sue caratteristiche principali, e della sua forte propensione all’ironia (CLICCA QUI). Ora vi racconterò com’è nata quest’idea e di come lo stile di Mister Noir, dotato di una fortissima personalità, influisca sullo stile dell’intera serie.

Com’è noto, l’immaginazione non ha limiti, e quindi può capitare che due generi si incontrino determinando ciò che viene definita contaminazione; come il celebre poliziesco fantascientifico Blade Runner di Philip K. Dick o come, estendendone il significato, le trasposizioni di fumetti in film live action (ovvero con attori in carne e ossa), come quelle supernote dei supereroi americani o, più recentemente, quella di Diabolik firmata dai Manetti Bros.

Ma dato che la fantasia non ha confini, come fosse un unico luogo abitato dai personaggi di tutte le storie immaginate e immaginabili da te e da altri, può anche capitare che un’idea ti venga in mente guardando qualcosa che non ha niente a che fare con quello che poi realizzerai.

Infatti verso la fine del 2001, vedendo una scena insolitamente umoristica della soap opera CentoVetrine, l’espressività della protagonista, Serena Bonanno, mi ricordò quella di Diana Rigg, la protagonista femminile di un telefilm molto divertente che vedevo quand’ero bambino, Agente speciale, e mi venne voglia di creare una mia versione letteraria di quel telefilm; ma non trovando alcun attore che somigliasse a Patrick Macnee, la controparte maschile di quella serie, abbandonai subito l’idea.

Tuttavia, in quel periodo collaboravo con M-Rivista del mistero, diretta dal lungimirante Andrea Carlo Cappi, e quando, un anno dopo, alla fine del 2002, fu annunciato che il 2003 sarebbe stato l’Anno Europeo della Disabilità, decisi di celebrarlo creando una serie di racconti con il primo eroe disabile seriale della Storia della letteratura italiana, protagonista di thriller umoristici.

E per farlo decisi di riprendere la mia idea iniziale, riproponendo quindi la briosità del telefilm Agente speciale - con i due arguti protagonisti che non sembravano prendere nulla sul serio -, ma in un contesto completamente diverso.

E così nacque per M-Rivista del mistero la serie di racconti Le avventure di Mister Noir, con Mister Noir ed Elena Fox che, con il loro umorismo garbato, erano destinati a influenzare lo stile dell’intera serie, in cui - nonostante la presenza di cattivi veramente cattivi - non c’è niente di disturbante, né nel linguaggio dei personaggi né nelle descrizioni delle immagini.

Sì, certo, l’umorismo di Mister Noir spesso disturba gli altri personaggi… ma questo è un altro discorso.

Uno stile pulito e scanzonato che, indipendentemente dai temi trattati, rende inevitabilmente omaggio anche alla comicità dei film con Bud Spencer & Terence Hill.

Rimaneva però un punto fondamentale nella creazione di Mister Noir: la sua tipologia di disabilità.

Inizialmente pensai di farlo paraplegico, ovvero paralizzato agli arti inferiori ma con una perfetta padronanza di quelli superiori - come il celebre Robert Ironside interpretato da Raymond Burr -, ma, dopo una ponderata riflessione, decisi che era meglio se fosse stato affetto da tetraparesi spastica, in modo da potermi liberamente ispirare a me stesso.

Un connubio tra me e Mister Noir che, nel corso degli anni, è diventato sempre più forte, con una serie di avventure, che trovate nel mio libro Mister Noir (Oakmond Publishing), in cui, a volte, fantasia e autobiografia si fondono tra loro!... Ma, di questo, ne parleremo più diffusamente nelle prossime puntate!

CONTINUA…

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@Sergio Rilletti, venerdì 24 giugno 2022

 

venerdì 17 giugno 2022

DIETRO LE QUINTE DI... "MISTER NOIR" DI SERGIO RILLETTI - 1^ Puntata: CHI E' MISTER NOIR?

Salve a tutti!... Mi chiamo Sergio Rilletti, e la mia passione per la scrittura creativa - che si snoda tra racconti, opere di non-fiction, e poesie - mi aveva portato per anni a definirmi, autoironicamente, scrittore tuttofare; anche se, in effetti, da un po’ di tempo sono noto soprattutto come “il biografo di Mister Noir”, che ora è protagonista di un’antologia di racconti e romanzi brevi, intitolata proprio Mister Noir, scritta dal sottoscritto ed edita da Oakmond Publishing.

Da quando è uscito questo libro ci sono state diverse recensioni, e io stesso ho rilasciato diverse interviste al riguardo, sia sui giornali sia sui web-magazine, che ho riunito in un apposito articolo di presentazione (CLICCA QUI).

Tuttavia, c’è un aspetto che manca, che neanch’io ho finora affrontato: il Dietro le quinte di questo mio libro, ovvero cosa si cela dietro la creazione di ogni singolo racconto. Eh sì, perché, spesso, la stesura di una storia di fantasia è interconnessa con ciò che capita all’autore nella realtà, che può influire sull’alterazione della trama.

Ma innanzitutto, in questa puntata introduttiva, è giusto partire da una domanda fondamentale: Chi è Mister Noir?

Mister Noir è un geniale investigatore privato, affetto da tetraparesi spastica - e quindi, per pura combinazione, affetto del mio stesso tipo di disabilità -, che vive e opera a Milano, e che è assistito da due donne: Consuelo Gomez, una domestica filippina con cui convive, brontolona ma tuttofare, ed Elena Fox, la sua bella e letale assistente, che lo segue nelle indagini.

Nonostante il suo handicap, che lo costringe sulla carrozzina e gli crea qualche problema di articolazione nei movimenti e nel linguaggio, non è né paralizzato né muto. Anzi, ha un forte senso dell’umorismo, a tutto campo, col quale spiazza i suoi interlocutori e fa spazientire di continuo sia Consuelo Gomez sia il commissario Cordieri, che spesso incontra nel corso delle indagini.

Insomma, Mister Noir ha sì dei problemi ma non se ne fa, gettandosi a capofitto nella vita e nei casi più intricati.

Detesta il bullismo, le ingiustizie, e l’omertà, a qualsiasi livello, contro cui reagisce sempre in maniera piuttosto decisa; in compenso, però, entra in empatia con i bambini, verso i quali si intenerisce.

Guida con disinvoltura una possente carrozzina elettrica e, all’occorrenza, un furgone nero super-attrezzato, che, da autentico uomo d’azione qual è, usa anche in modo improprio.

C’è qualche perplessità sul fatto che Mister Noir possa chiamarsi veramente così, ma, a chiunque osi chiedergli il suo vero nome, con un cipiglio che ne rimarca l’assoluta ovvietà lui risponde: “Mister!”.

Le sue avventure, come vedremo nelle prossime puntate, spaziano in diversi generi e sottogeneri del thriller, partendo sicuramente dall’hard boiled, che ha come protagonisti i detective privati, ma comprendendo, tra gli altri, anche il fantastico e lo spionaggio.

Io mi vanto di essere il suo biografo sin da quel lontano Sabato 16 Ottobre 2004, quando, in una memorabile serata all’Admiral Hotel in compagnia di Andrea G. Pinketts e Andrea Carlo Cappi, presentai la sua prima avventura, La vendetta dell’uomo che non era mai nato, che avevo scritto per un numero di M-Rivista del mistero.

Già, io sostengo di essere il suo biografo, ma, nonostante ciò, alcune persone - riconoscendomi perfettamente nel mio personaggio - sostengono che io sia il suo alter ego. Uno dei tanti misteri che avvolgono me e Mister Noir!... Ma, di questo, ne parleremo più diffusamente nelle prossime puntate!

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@Sergio Rilletti, venerdì 17 giugno 2022


lunedì 8 aprile 2019

PAROLA DI SCRITTORE (1x07): MyLife - SOLO!... UNA STORIA DI MOLTEPLICI CAPACITA' (Un racconto autobiografico inedito - Scritto per Radio SkyLab)


Salve a tutti!... Oggi, lunedì 8 aprile 2019, ho deciso di celebrare, con un giorno di anticipo e insieme a voi, il Solo!’s Day, la giornata che ogni anno dedico a ciò che mi capitò Domenica 9 Aprile 2006, al Parco di Monza, e a tutto quello che ne è conseguito.
Fate bene attenzione, perché questa è la storia di come io, partendo da una situazione di svantaggio e psicologicamente devastante, sono riuscito a ottenere tre grandissime vittorie.
Buon Ascolto a tutti! (Sergio Rilletti)
Non so quanto tempo fosse passato e quante strade avessi già provato, da quando mi abbandonarono in mezzo al Parco di Monza per farsi un giro in risciò, ma sicuramente troppo.
Troppo per me, troppo per i miei nervi, troppo per la mia piccola carrozzina elettrica che rischiava di scaricarsi.
E tutto per l’indicazione di un educatore volpone,
(“Tanto, la strada è facile: vai avanti fino all’autodromo e poi giri a sinistra, costeggiandolo”),
che poi risultò fasulla.
Così, non avendo più indicazioni da seguire, iniziai a cercare, più volte, una strada alternativa per raggiungere la mia meta finale, tornando spesso, dopo ogni tentativo fallito, nel punto esatto in cui mi avevano abbandonato, nella vana speranza che tornassero a cercarmi.
Ma, ogni volta, trovavo il Nulla.
Mi risolsi, quindi, a cercare aiuto; anche se, con i miei gravi problemi motòri, uniti a quelli specifici dell’articolazione del linguaggio, sarebbe stata un’impresa alquanto improba.
Per fortuna, dopo alcuni che vedendomi sbracciare mi dicevano “Ciao!” e se ne andavano, ce ne furono quattro che si distinsero.
Il primo era un anziano contadino, e lo incontrai addentrandomi in una cascina, sfidando il terreno accidentato, a rischio di ribaltarmi. Sembrava una città fantasma, con i palazzi fatiscenti, e lui, capendo che avevo bisogno d’aiuto, s’interessò. La sua voce era fessa, ma lui no. E quando, per facilitare la comunicazione, gli dissi semplicemente “Cascina Costa Alta”, che era la mia meta finale, lui mi indicò la strada, avvertendomi però che ero a due chilometri di distanza e che avrei dovuto fare una “salita così!”. Ringraziai e, anche se per nulla tranquillo, mi avviai. Ma anche quella strada, come quelle precedenti, dopo un po’ risultò interrotta.
Il secondo era un giovane pattinatore che incontrai appostandomi di fianco a una mappa del Parco di Monza, attirando l’attenzione. Arrivò, e, dopo qualche giravolta sui suoi rollerblade, si fermò accanto a me. Io gli indicai la Cascina sulla mappa, e lui mi indicò la strada. Lo ringraziai, lui se ne andò, e io mi avviai seguendo le sue indicazioni, svoltando, poco dopo, in un viale a sinistra, che però mi sembrava di aver già percorso un’infinità di tempo prima.
E fu qui, quando ormai ero all’apice dello scoramento e della depressione, che feci il mio terzo e quarto incontro. Si trattava d’una coppia di giovani - lei bionda ed estroversa, lui bruno e un po’ più riservato -, che appena mi videro, solo e spaventato, capirono subito tutto, compreso che ero con un gruppo… che mi aveva perso!
Improvvisamente, mi sentii al sicuro, capendo che loro non mi avrebbero abbandonato, e in cuor mio li definii subito, ma proprio subito, “Due angeli custodi mandati da Dio”. Lei, Lisa - che, vedendomi stupito da come mi capiva bene, mi disse, a mo’ di spiegazione, che faceva la maestra -, e il suo amico, seguendo le mie indicazioni presero l’agenda telefonica dalla mia borsa, e, utilizzando il cellulare di lui, riuscirono a rintracciare il gruppo di volontari, e relativo educatore volpone, che mi avevano perso, facendomi venire a prendere.
E questa fu la mia prima, grandissima vittoria!

Ora qualcuno di voi si chiederà: Chissà quanti complimenti avrà ricevuto, chissà in quanti modi si saranno prodigati in scuse e spiegazioni, chissà come avrà fatto Sergio a ritrovare l’educatore volpone e i relativi volontari tra la montagna di cenere con cui si saranno cosparsi il capo?!
Ebbene no. Non è accaduto nulla di tutto questo. Anzi.
Si scatenò un inferno di omertà che proprio non mi aspettavo, e che non solo mi ha impedito di avere il numero di cellulare dei due giovani, che l’educatore volpone e due volontari possedevano e che mi avevano promesso di darmi, ma costringendomi anche a constatare l’unanime disinteresse di tutti i volontari presenti quel giorno, che, pur conoscendomi da anni e avendo la mia e-mail, in modo assolutamente disciplinato decisero di non farsi più sentire.
L’unica cosa che smosse loro e il loro educatore-capo, altrettanto volpone di quello del Parco, fu un’e-mail che inviai - poco prima di Natale - a molte persone di loro conoscenza, e per correttezza anche a loro stessi, informando tutti di ciò che stava accadendo.
Ovviamente, Volpone II fece di tutto, ma proprio di tutto, per minimizzare l’accaduto, ma la valanga di e-mail che gli piovvero addosso chiedendogli spiegazioni, di cui mi riferì in un maldestro tentativo di rimbrottarmi, lo costrinsero a farmi incontrare Volpone I e i relativi omertosi volontari, come stavo chiedendo da mesi.
E questa fu la mia seconda, grandissima vittoria!

Quello che Volpone I, Volpone II, e compagni non sapevano, era che, proprio in quel periodo, Andrea Carlo Cappi stava preparando un numero di M-Rivista del mistero, con la quale collaboravo stabilmente, intitolato Lezioni di paura. Con tutta la paura che avevo provato ma che ero riuscito comunque a dominare, e con la voglia immane di rintracciare la giovane coppia che mi aveva soccorso, colsi al volo l’occasione per scrivere Solo!, un lungo racconto- che potete scaricare gratuitamente dal web - in cui narro, attimo per attimo,tutto quello che avevo vissuto e realmente pensato in quelle due ore diautentico terrore al Parco di Monza.
Anche in questo caso non mi dilungherò nei dettagli, ma questo fu l’inizio di uno strepitoso successo: giornali e riviste, blog, scrittori e scrittrici, persone che conoscevo poco o che non conoscevo affatto, mi manifestarono, tutti, la loro completa solidarietà, attivandosi per diffondere la mia storia. Persino le radio diffusero il mio appello per ritrovare i miei due giovani ed encomiabili soccorritori. E io partecipai a due programmi radiofonici della Rai, di cui uno addirittura in diretta, al quale andai come ospite parlante in studio, incredibile ma vero, in qualità di scrittore.
Tutto ciò, sia ben chiaro, per un numero di cellulare - quello dei miei due giovani soccorritori -, promesso ma mai dato!
E questa fu la mia terza, grandissima vittoria!... A dispetto della mia disabilità e di tutti coloro che pensano, erroneamente, che una persona disabile non possa reagire!

Ora sono passati tredici anni, da quella fatidica Domenica 9 Aprile 2006 che cambiò radicalmente la mia vita, e io di quella brillante coppia di giovani che mi aiutò, di cui parlo anche nel mio libro Le avventure di Mister Noir, dedicando loro un mio racconto, purtroppo non ho saputo più nulla.
Ma io mi ostinerò sempre a ricordarli, sempre nell’annosa speranza di riuscire a rintracciarli e, finalmente, a ringraziarli!


©Sergio Rilletti, lunedì 8 aprile 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

giovedì 14 marzo 2019

PAROLA DI SCRITTORE (1x03): MyLife - PESCI ROSSI E PESCICANI (Un racconto autobiografico - Versione per Radio SkyLab)

Salve a tutti!... Lunedì scorso ho voluto tenervi compagnia con un mio ricordo personale di Andrea G. Pinketts (CLICCA QUI).
La storia che ora ascolterete s’intitola Pesci rossi e pescicani, è un mio racconto autobiografico che ho scritto quando collaboravo con l’Agenzia giornalistica Hpress, ed è uno dei primi racconti che feci leggere a Pinketts e ad Andrea Carlo Cappi, il mio futuro mentore. Un mio racconto dallo stile tipicamente pinkettsiano, che scrissi ancora prima di conoscere lo stesso Pinketts, e che ora voglio riproporre per rendergli un ulteriore omaggio.
Buon Ascolto a tutti! (Sergio Rilletti)

Ora posso dirlo! Ieri, domenica 7 febbraio 1999, la morte mi ha sfiorato, e me ne sono accorto soltanto oggi!

Io generalmente sono contrario alla pesca, soprattutto alla pesca sportiva; anche perché non riesco proprio ad immaginarmi una pesca in tuta da ginnastica mentre fa footing. L’unica pesca che pratico è quella di beneficenza, dove migliaia di bigliettini, tutti accatastati in una boccia di vetro sprovvista d’acqua, attendono pazientemente che qualcuno li sottragga da quella casta ammucchiata. Una volta, partecipando ad una pesca di beneficenza, vinsi un pesciolino rosso in un sacchetto pieno d’acqua; ma queste, si sa!, sono le straordinarie coincidenze della vita.
Esattamente come quelle coincidenze che fanno evitare la lenza ad un pesce, per farla abboccare ad un altro.

Ero andato al Casinò De La Valle di Saint-Vincent con l’intenzione di giocare alla roulette (rigorosamente francese, non russa!), sperando ardentemente che, pescando i numeri giusti, potessi fare un po’ di beneficenza a me stesso.
Percorsi con i miei compagni del Servizio Tempo Libero dell’A.I.A.S. Milano il lungo corridoio verde (il colore della speranza), cercando di captare tutte le sensazioni di quell’irreale silenzio.
Arrivammo in fondo, ai due ascensori. Non eravamo soli: con noi c’erano altre dieci persone, tutte in trepida attesa.
L’ascensore di sinistra arrivò. Lucia, una volontaria, salì con un ragazzo in carrozzina, e, considerata la capienza di 8 persone - come dichiarava il grande cartello posto sopra l’ascensore -, invitò a gran voce altre persone ad entrarvi.
Dopo qualche secondo arrivò quello di destra: quattro persone vi si catapultarono dentro, e, nonostante la loro magrezza, decisero di essere abbastanza obese per non aspettare alcun altro.

Giunto al piano superiore, la mia mente di autore di thriller cominciò a funzionare alacremente: sapevo che in quell’ambiente sfarzoso, in quell’acquario, tutto era finto, e che l’eleganza dei pescatori serviva soltanto a nascondere le dilanianti ferite inferte dai pescicani.
Mi guardai intorno: decine di persone, serissime, che non erano più in grado di vedere la morte in faccia perché era già penetrata nei loro occhi.
Voltando lo sguardo a destra e a sinistra, il mio inconscio decise di premiarmi guidandomi verso l’angelica visione di due hostess, due deliziose biondine in tailleur rosso, due bei pesciolini rossi a guardia di una finta slot-machine che permetteva di vincere, gratuitamente, il portachiavi-ricordo del casinò.
Proseguii, e mi accomodai al tavolo della roulette.
Decisi di pescare non con una canna ma con una rete, puntando su intere serie di numeri. Giocavo con estrema caparbietà; tanto, la Fortuna va a Fortuna, è inutile cercarla altrove. Qualcuno, mi pare Edith, disse che ero il Paul Newman della situazione; in realtà, io mi sentivo come James Bond nel primo (e tragicissimo!) romanzo di Ian Fleming, Casinò Royal.
Imbroccai qualche numero giusto, ma evidentemente pescai anche dei piraňa, che mi divorarono voracemente le maglie della rete. Nella mezz’ora che avevo a mia disposizione persi 60.000 lire. La volta, nonché l’anno, precedente ne avevo perse 100. Quindi, praticamente, questa volta era come se ne avessi guadagnate 40… anche se il mio portafogli si ostinava a darmi torto.

Uscendo dal casinò giocai alla finta slot-machine, concentrandomi più sui due pesciolini rossi che sulla macchina in sé.
Vinsi, e il pesciolino alla mia sinistra mi diede il portachiavi, elargendomi uno splendido sorriso.

Salii in ascensore con Mariangela, la mia deliziosa assistente di quella giornata. Entrarono un presunto padre con un altrettanto presunto figlio.
Il padre - alto, capelli tagliati molto corti, baffi castani, e camicia a mezze maniche tra il rosa e l’arancione - ci salutò cordialmente; il figlio, no. Il figlio, un maggiorenne (visto l’ambiente) con la faccia da adolescente, laccato e vestito di tutto punto in un rigoroso abito nero, fissava, serissimo e impassibile, l’aria davanti a sé: nei suoi occhi, sagome di pescicani continuavano a vagare avanti e indietro senza sosta.
La mia perversa mente di autore di thriller stava galoppando, facendomi immaginare padre e figlio sconfitti e debitori di una cospicua somma di denaro che dovevano racimolare (e restituire!) al più presto.

La cronaca di oggi, lunedì 8 febbraio 1999, ha preceduto qualsiasi mia fantasia: ieri sera, poche ore dopo la nostra partenza, il Casinò De La Valle di Saint-Vincent è stato teatro di un altro tipo di pesca. Una pesca brutta, cattiva, violenta.
Una pesca di pescicani.
Una pesca di strozzini.
Una pesca marcia.
Una pesca andata a buon fine, compiuta non con una rete ma con una canna. Una canna calibro 9.


©Sergio Rilletti, lunedì 11 marzo 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

mercoledì 6 marzo 2019

PAROLA DI SCRITTORE (1x02): MyLife - IO E ANDREA G. PINKETTS: 21 ANNI SENZA FOTO (Un mio ricordo personale - Scritto per Radio SkyLab)


Salve a tutti!... Mi sembra incredibile, ma, dopo 21 anni di amicizia con Andrea G. Pinketts, mi sono accorto di non avere una foto da solo con lui.
Ho molte immagini video, tratte dalle presentazioni di libri che abbiamo fatto insieme, e pure alcune foto, dove però siamo ritratti con altri; ma una foto solo con me e lui, no, non ce l’ho proprio.
Eppure la sera in cui ci conoscemmo, il 27 novembre 1997, un fotografo ce la fece subito, appena entrammo al Boulevard Café di Milano; ma poi né io né la mia amica Federica, che fu fondamentale nel tessere i miei primi rapporti con Pinketts, avemmo il coraggio di chiedergliela.
Io lo so che, in questo mio ricordo, tralascerò tantissime cose, ma, pur non essendo un pittore, spero comunque di delineare un quadro vivido di questo bel soggetto.

Innanzitutto, il mio primo incontro con Pinketts lo si deve soprattutto a un mio errore… e alla grande disponibilità di Pinketts verso gli altri.
Infatti, un giorno, leggendo frettolosamente la IV di copertina de Il senso della frase - un autentico ottovolante di giochi di parole con cui Pinketts vinse il Noir in Festival di Courmayeur -, capii che Pinketts avesse fondato una reale Scuola dei Duri a Milano… esattamente come Alessandro Baricco aveva fondato la sua Scuola Holden a Torino. Così, insieme a Federica, telefonai alla Feltrinelli chiedendo informazioni; e loro, spiegandomi che la Scuola dei Duri era in realtà un Movimento letterario, mi diedero subito, senza neanche bisogno di chiederlo, il numero di telefono di Pinketts!... Un fatto sorprendente, impossibile senza la sua diretta autorizzazione, che mi dimostrò subito, ancora prima di conoscerlo, la grande disponibilità di Pinketts verso il prossimo!
E fu così che cominciai a frequentare il suo celeberrimo Seminario tra Giallo e Bar, ovvero delle spassose serate culturali, di presentazioni di libri, che conduceva assieme ad Andrea Carlo Cappi, che poi diventò il mio mentore.

Poi, nel corso degli anni, la nostra amicizia si rafforzò; complice anche la città di Celle Ligure dove Andrea G. Pinketts e Daniele G. Genova fondarono un loro fan club al Charly Max, un locale storico, chiuso solo di notte, ora ben gestito da una coppia di miei amici.
Io andavo a trovarlo lì, da solo con la mia carrozzina elettrica; e, anche se lui non mi capiva quando parlavo, riuscivo comunque a comunicargli la mia stima e la mia vicinanza, che lui, con poche parole da “duro dal cuore di meringa” - come l’aveva definito Fernanda Pivano -, ricambiava.

Pinketts non era solo un pirotecnico autore di noir, vincitore tra il 1984 e il 2006 di una marea di premi, e insignito di un’alta onorificenza per meriti letterari in Francia, ma è stato anche un modello, un coraggioso giornalista investigativo (contribuendo, tra l’altro, all’incriminazione della Setta dei Bambini di Satana), un finto disabile e un finto barbone (sempre per fini giornalistici), un attore, un poeta (introducendo tutti i suoi romanzi con una poesia), e un conduttore televisivo (Videoparade, di Joe Denti, è il programma in cui lo notai).
Inoltre ha curato L’Enciclopedia dei Serial Killers, ha scritto una canzone per il libro/cd Liscio assassino della Banda Putiferio, dal suo romanzo Fuggevole turchese ha tratto il musical teatrale Orco Loco, interpretato da Francesco Baccini… col quale poi ha interpretato il film Zoe di Giuseppe Varlotta; la canzone L’acchiappanani di Baccini è ispirata all’omonimo racconto di Pinketts, mentre Claude Chabrol avrebbe voluto trasformare il suo romanzo Il conto dell’ultima cena in un film.
E infine, Pinketts, scrisse un racconto per me; per Capacità Nascoste – La prima antologia diversamente thriller che curai con Elio Marracci, in cui affrontò il tema della disabilità con grande umiltà, attraverso un thriller paradossale intitolato Lalalalala Làlàlàlàlà, chiedendomi più volte, anche per telefono, se andasse bene. E dedicandomelo ufficialmente, tempo dopo, quando lo ripubblicò nel suo libro Ho una tresca con la tipa nella vasca.

Io, Pinketts, e l’inossidabile Andrea Carlo Cappi, facemmo molte presentazioni insieme, sia di Capacità Nascoste sia del mio libro Le avventure di Mister Noir, sfidando, con discreto successo, persino una serata del Festival di Sanremo!... E quando invece ero semplicemente tra il pubblico… Pinketts trovava il modo di coinvolgermi comunque!

Ora Pinketts non c’è più, il 22 dicembre scorso l’enorme Chiesa di Sant’Eustorgio a Milano era gremita di affetto e gratitudine. E domenica 17 febbraio, a Ispria, gli è stato conferito, purtroppo postumo, il Premio Mario Berrino alla Carriera; e ora è in corso una petizione on-line, sostenuta a furor di popolo, per iscrivere Pinketts al Famedio di Milano, dove riposano i Grandi.
E, a proposito della sua Grandezza di spirito, non posso concludere questo mio ricordo senza citare una sua fulminante battuta, che lui stesso amava ricordare spesso. Infatti, una sera, durante un’intervista che gli feci al Boulevard Café per conto dell’Agenzia giornalistica Hpress - assieme a Federica -, a proposito della disabilità lui mi disse: “Tra me e te, il vero disabile sono io; perché tu capisci tutto quello che dico io, mentre io ho bisogno della tua amica per capire quello che dici tu!”.
Che dire? Davvero un Grande!

©Sergio Rilletti, lunedì 4 marzo 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

lunedì 31 dicembre 2018

MyLife - COME DIO MI AIUTO' NELLA MIA VITA (Un mio intervento alla "Parrocchia Sacro Cuore di Gesù alla Cagnola" di Milano)

Buongiorno a tutti!... E’ con viva, e doppia, emozione che stamattina mi trovo qui, in mezzo a voi.
Sì, emozione doppia. Non solo perché ritorno in questa Parrocchia, che per diversi anni mi ha ospitato facendomi partecipare a esperienze meravigliose, ma anche perché, seppur sia ormai abituato a fare incontri pubblici, questa è la prima volta che mi presento come persona e non come scrittore. Anche se, a pensarci bene, non è che quando mi presento come scrittore mi tramuto in un altro essere.
Ma andiamo con ordine, iniziando, appunto, dall’inizio.

Nella vita, c’è chi nasce con niente, chi nasce con la camicia, e chi nasce con la carrozzina.
Io sono nato con la carrozzina.
E nascere con la carrozzina non è un’impresa semplice, perché implica l’accettazione di limiti straordinari, fuori dal comune, che ti differenziano dagli altri bambini; come, per esempio, non poterti iscrivere a una squadra di calcio formata da tuoi amici. E non puoi capirlo subito, perché, secondo le tue idee semplici e lineari da bambino, non ci sarebbe alcun problema dato che, durante il gioco, saresti sorretto in piedi da tuo papà.
Poi i tuoi genitori ti spiegano che non è proprio così, perché, non potendoti muovere come gli altri, potresti creare dei disagi, sia alla tua squadra sia all’Organizzazione.
E tu devi capirlo e accettarlo. Per forza.

Per fortuna, crescendo e credendo, si diventa più consapevoli non solo dei propri limiti ma anche delle proprie capacità, e della presenza che Dio ha nella nostra vita quotidiana. E quella che sto per raccontare è la storia di un disegno divino ben preciso, compiuto con grande pazienza e perizia, che cambiò radicalmente la mia vita.
La mia Rinascita ha una data e un luogo ben precisi: domenica 15 novembre 1987, Villa Radicefossati, ore 21.30 circa.
Fino a quel momento, la mia vita quotidiana si districava principalmente tra casa e scuola. Avevo pochi amici - ovvero un amico e una manciata di amiche -, e uscivo a volte con loro e a volte con mia sorella. Durante le gite scolastiche mi integravo e socializzavo con tutti, ma poi, durante l’anno, i rapporti cambiavano un po’, e non mi interessava uscire con chi non consideravo proprio un amico: la paura di non trovarmi a mio agio era troppo forte!
Poi, una sera del 1986, venne a trovarmi don Serafino, che mi parlò di un libretto di racconti che aveva realizzato con un gruppo di ragazzi dell’oratorio durante un ritiro spirituale in un monastero al Passo del Sempione. Alcuni mesi dopo, quando lui mi parlò di un nuovo libretto di racconti in preparazione, io gli chiesi se potevo partecipare con un racconto sull’argomento del libretto precedente, e lui mi rispose di sì. Nel frattempo, sempre don Serafino, mi fece conoscere due obiettori di coscienza con cui avrei potuto stringere amicizia.
E venne il giorno in cui don Serafino mi invitò alla festa della Parrocchia San Martino e del quartiere Villapizzone, che si celebravano lo stesso giorno, congiuntamente; e io, pur conoscendo solo Enzo, l’obiettore che mi avrebbe accompagnato - che comunque conoscevo ancora poco -, straordinariamente risposi di sì.
E, poco dopo le 15 di quella fatidica domenica 15 novembre 1987, io uscii da casa con Enzo, un ragazzo simpatico ma che conoscevo poco, diretto verso un luogo che non frequentavo più dalla terza media, l’oratorio, dove non conoscevo nessuno.
Eppure ero relativamente tranquillo, deciso, comunque, a tornare a casa per l’ora di cena!
La giornata andò bene, insieme a ragazzi, e soprattutto ragazze, che mi fecero divertire molto, integrandomi tra loro; tuttavia, non era ancora scoccata la scintilla che avrebbe cambiato la  mia vita. Il disegno non era ancora completato!
Don Serafino, sempre lui, mi propose di rimanere a cena, a Villa Radicefossati; e io, pur sapendo che avrei perso la terza puntata di uno sceneggiato che mi interessava, con mio grande stupore accettai.
La serata non cominciò molto bene: un mio compagno di classe delle scuole elementari, con cui da bambino ero proprio amico, non ricambiò l’entusiasmo con cui lo salutai, andandosene via quasi subito, lui e il cane. E io cominciai a maledire di non essermi accontentato della bella giornata ma di essermi voluto fermare anche per la cena.
Ma, verso le 21.30, Dio completò il suo disegno, e si manifestò a me. E lo fece nel migliore dei modi possibile: con le graziose fattezze di Simona.
Lei si presentò a me, e, dopo essersi accertata che fossi proprio io, mi dedicò uno splendido sorriso e mi disse: “Ho letto il tuo racconto: è bellissimo!”.
Il racconto in questione era quello che don Serafino aveva ospitato nel loro secondo libretto, e per me fu l’inizio di una nuova Era.
Non solo perché, ovviamente, cominciai a frequentare l’oratorio e tutte le attività parrocchiali, allargando notevolmente le mie amicizie, ma anche perché Simona diventò la mia migliore amica e una colonna portante della mia vita. Iniziò a venire a trovarmi tutte le settimane trasformandosi nella mia personale mental-coach: seguendomi, consigliandomi, e spronandomi, sia nel campo dei rapporti sociali sia in quello della scrittura creativa (che sapeva essere la mia grande passione); ed esigendo, ogni volta, almeno tre novità.
Pian piano presi sempre più coraggio, allargando a dismisura le mie conoscenze, frequentando anche realtà dove non c’era lei.
E se io, un giorno, ho cominciato a frequentare questa Parrocchia - conoscendo persone splendide, e coltivando nuove amicizie che durano ancora oggi -, è perché, una sera del 1986, Dio cominciò il suo disegno, facendomi ascoltare don Serafino che mi parlava di un certo libretto della Parrocchia San Martino. Se non fosse accaduto questo fatto, e la catena di eventi che ne è conseguita, io, molto probabilmente, sarei un’altra persona e oggi non sarei qui con voi.

Ma c’è un’altra storia che vorrei raccontarvi. Una storia di panico dominato e di riscatto, in cui Dio, vedendo la mia tenacia, decise di darmi una mano, in due modi e periodi diversi.
Una storia che ha, come inizio, una data e un luogo ben precisi: domenica 9 aprile 2006, ore 13.10 circa, Parco di Monza; ma che, come la precedente, necessita di una premessa.
La mia passione per la scrittura creativa sfociò, in modo fruttuoso, nell’assidua collaborazione con M-Rivista del mistero, diretta dallo scrittore Andrea Carlo Cappi. Lui diventò subito il mio affettuoso mentore, e, negli otto anni che collaborai con la sua rivista, dal 2001 al 2008, accettò ogni mia proposta, dandomi la possibilità di realizzarla; compresa la creazione di Mister Noir, il mio alter ego seriale, protagonista di thriller umoristici.
E, durante quegli otto anni, incappai, inevitabilmente, nelle ore 13.10 di quella fatidica domenica 9 aprile 2006, quando mi ritrovai in mezzo al Parco di Monza.
Solo!
Sì, solo. Perché il gruppo di volontari con cui ero, guidati da un educatore volpone, considerando che ero su una carrozzina elettrica - peraltro di modeste dimensioni - decisero di farsi un giro in risciò. E non tornarono più!
Passai quasi due ore di terrore, all’affannosa ricerca di qualcuno che potesse capirmi e aiutarmi, e devo ringraziare proprio Dio di non avermi mai fatto perdere la lucidità. Ci riuscii quindi tre volte; ma le prime due persone mi diedero informazioni che non portarono a nulla. Ero allo stremo delle forze, quando mi apparvero, come un miraggio, una coppia di giovani, un lui e una lei, che capirono subito che avevo bisogno d’aiuto, capirono subito che ero stato abbandonato da un gruppo, e, comportandosi in un modo assolutamente encomiabile, e capendomi, riuscirono a rintracciare l’educatore volpone facendomi venire a riprendere. E io, mentre ero ancora lì con loro, pensai subito, ma proprio subito, che fossero “due angeli custodi mandati da Dio”.
Ovviamente avrei voluto richiamarli per ringraziarli, ma, nonostante che il loro numero di cellulare lo avessero sia l’educatore volpone sia due volontari, uno dei quali me l’aveva proprio promesso, non venne mai fuori, instaurandosi un clima di omertà, che proprio non mi aspettavo. Un fatto che mi ferì nel profondo, ma Dio mi fornì l’intuito e la forza giusta per reagire, decretando l’inizio del mio riscatto.
Infatti, sapendo che Cappi era in procinto di realizzare un numero di M-Rivista del mistero intitolato Lezioni di paura, gli proposi di scrivere un racconto su quella vicenda, con la specifica speranza di riuscire a rintracciare quei miei due giovani e brillanti soccorritori, e lui accettò.
Lo intitolai Solo!, e fu l’inizio di uno strepitoso trionfo: giornali e riviste, blog, scrittori e scrittrici, persone che conoscevo poco o che non conoscevo affatto, mi manifestarono, tutti, la loro completa solidarietà, attivandosi per diffondere la mia storia. Persino le radio, che Simona mi aveva spronato a contattare, diffusero il mio appello. E io partecipai a due programmi radiofonici della Rai, di cui uno in diretta al quale andai come ospite in studio in qualità di scrittore (accompagnato, ovviamente, da Simona che mi fece da “interprete”).
Ma questo secondo disegno, già bellissimo così, non era ancora completato. Nel 2009, il mio racconto Solo!, che potete scaricare gratuitamente dal web, attirò l’attenzione di un certo Elio Marracci, che mi propose di curare, insieme a lui, un’antologia di racconti thriller con protagonisti diversamente abili che se la cavavano da situazioni di pericolo grazie alle proprie capacità; e io accettai. Capacità Nascoste uscì nel 2012, e attirò, da subito, l’attenzione della stampa.
 E tutto questo, sia ben chiaro, per un numero di cellulare promesso ma non dato!

Ora è iniziato un anno di sfide, grandi ed enormi, per me; personali e professionali.
Tra queste, una troneggia su tutte e su di me: andare a vivere da solo… o quasi!
E accadrà, necessariamente, entro l’anno!
Non so ancora bene come mi organizzerò, ma mi auguro che il tipo Lassù, che gli inglesi chiamano Lord, si sia già messo a fare uno dei suoi mirabili disegni!...


©Sergio Rilletti, sabato 24 febbraio 2018