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martedì 7 maggio 2024

PAROLA DI SCRITTORE (2x08): MALEDETTO BIOGRAFO! (Un racconto-spot con L'Uomo Che Fumava, l'antagonista principale di Mister Noir - Versione per Radio Skylab)

 

Salve a tutti, e Benvenuti all’ottava puntata di Parola di Scrittore!... Domenica 28 Aprile, alla Galleria Crocetta di Celle Ligure, durante la prima edizione di Celle che legge-Pestare parole - il cui sottotitolo rende molto bene l’opera di macinazione che sta alla base del lavoro di scrittore -, c’è stata una nuova presentazione del mio libro, Mister Noir (edito da Oakmond Publishing), riproponendo al pubblico presente, e quindi dal vivo, l’intera banda di Parola di Scrittore.

Durante tale presentazione, però, ho potuto solo accennare a Maledetto biografo!, il racconto-spot dove L’Uomo Che Fumava, l’antagonista principale di Mister Noir, pubblicizza, a modo suo, il mio libro.

Quindi ora, insieme a Stefano Pastorino e Martin Zanchetta, ho deciso di proporlo a voi.

E così è uscito. Non bastava il primo libro, Le avventure di Mister Noir, no, ora ne è uscito pure un altro; molto più corposo del precedente, perdìpiù.

Già, uno pensa: E’ uscito un libro, quel rompiscatole dell’autore ha fatto divertire, ha fatto riflettere, ha osato persino deridere me e la mia splendida Organizzazione criminale internazionale fantasma… ma ora la pianterà!

E invece no.

Non ha fatto neanche in tempo a essere messo fuori commercio quel libro, che ne è uscito subito un altro: Mister Noir.

E non un libro qualsiasi, non un semplice seguito o una semplice riedizione di quello precedente. No. Macché. Lui si è inventato addirittura un mix, un cocktail.

Ha preso tutte le storie del primo libro, ormai fuori commercio, ha aggiunto un classico di Mister Noir, che quando era uscito nel 2006 su M-Rivista del mistero aveva ottenuto un grandissimo successo, ha scritto appositamente tre racconti nuovi, mai pubblicati - di cui uno, quello finale, che riguarda direttamente me e la mia Organizzazione -, colmando così i vuoti narrativi, e ha rivisitato tutti i racconti, dal primo all’ultimo, uniformando lo stile e creando un universo narrativo, fatto non solo di storie e personaggi ricorrenti, ma anche di una filosofia di vita che si contrappone drasticamente alla mia - che ambisco al totale assoggettamento delle menti delle persone -, anche quando non sono presente nelle storie.

E così l’autore, che nei racconti mi identifica come L’Uomo Che Fumava, ha realizzato un volume di undici storie, intitolato semplicemente Mister Noir, come il nome del protagonista - affetto da tetraparesi spastica, ironico, e rompiscatole almeno quanto lui -, che sfiora le quattrocento pagine, e che narra le avventure del detective e della sua assistente, Elena Fox, fino a domenica 10 giugno 2007, quando io e la mia Organizzazione criminale, La Spada di Damocle, tentammo di eliminare proprio il suo biografo, assaltando la sede milanese della RAI.

Ma andiamo con ordine.

Il libro si apre col primo incontro tra Mister Noir ed Elena Fox, con la loro prima rissa contro un gruppo di bulli, e col nefasto momento in cui Mister Noir notò, per la prima volta, il suo futuro biografo; si prosegue con la forsennata caccia a un fantasma serial killer, e al conseguente scontro con una setta satanica, che porta alla luce un fatto storico fondamentale per la vita di tutti noi ma poco conosciuto nella sua interezza; nella terza storia, ambientata durante un’anomala rapina palindroma, Mr. Noir interviene per difendere due bambini da un atto di bullismo; nella quarta avventura, l’autore ci parla di folli cure sperimentali per persone con disabilità e di commercio illegale di organi; poi, nella quinta storia, è il turno del misterioso delitto di un educatore, che i due detective sono chiamati a risolvere in una comunità di Monticello Brianza abitata da persone con… diverse particolarità; nella sesta avventura, invece, i due detective sono impegnati a dare la caccia a Serena Bonita, una spietata killer dallo sguardo torvo, che mi piacerebbe molto avere tra le mie fila, perfetta sosia di Elena Fox.

E poi… E poi c’è la narrazione dell’allucinante caso del delitto indotto, e di quando, indagando sul mondo dei call center, quel maledetto investigatore privato intralciò, per la prima volta, i piani miei e della mia Spada di Damocle.

 L’ottava avventura, invece, è ambientata a Porto Azzurro, e, mentre Mister Noir ed Elena Fox sono impegnati a sventare una catastrofica profezia legata a un fatto storico e di cronaca realmente avvenuti in quelle acque, quel rompiscatole dell’autore ci fa vivere la gioiosa atmosfera della 10^ Regata dell’Amicizia - una manifestazione sportiva velica a cui lui stesso ha partecipato, riservata alle persone con disabilità e ai loro accompagnatori -, permettendosi addirittura di far notare com’è un rapporto sano e normale tra persone disabili e normodotate; indipendentemente dai ruoli.

Segue una breve vicenda ambientata in un’altra località marittima, Celle Ligure, in cui il detective, con la sua possente carrozzina elettrica, si mette all’inseguimento di un ragazzino in bicicletta che gli ha mancato di rispetto; mentre, nella storia successiva, Mr. Noir ha solo dodici ore di tempo per trovare l’antidoto che salvi la vita al suo cliente, tentando di decifrare quello che lui dice, che però, a causa del veleno che ha ingerito, col passare del tempo e quindi con l’approssimarsi della propria morte, fa battute sempre più demenziali e incomprensibili.

E infine c’è l’undicesimo racconto, quello col quale il biografo di Mister Noir ha deciso di chiudere l’antologia.

Apposta.

Per farmi uno sberleffo.

Infatti, si tratta del lungo racconto dell’ingegnoso piano che avevamo escogitato per eliminarlo quando sarebbe stato ospite di Luca Crovi nel programma Tutti i colori del giallo di Rai Radio Due. Il suo thriller autobiografico Solo! (CLICCA QUI), purtroppo ancora disponibile sul web con i suoi vari sequel - che aveva scritto sia per reagire a un’eccessiva e ingiustificata omertà di gruppo sia per la voglia di ritrovare la coppia di giovani che lo soccorse al Parco di Monza -, l’aveva reso popolare, dimostrando che anche le persone disabili, se vogliono, possono reagire in modo deciso e funzionale!... E noi, questo, non potevamo certo permetterlo!

Purtroppo l’esistenza stessa di questo libro è la prova inconfutabile che il nostro piano non funzionò.

Non solo, ma nel 2017, complice una presentazione particolarmente riuscita del suo libro precedente, che ora è inglobato in questo, il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, gli conferì la prima Civettina d’Oro della città, per meriti culturali.

Insomma, per me e La Spada di Damocle, un disastro totale!

Ora sicuramente voi vi state chiedendo perché io, che ho tutti i motivi per odiare Mister Noir e il suo maledetto biografo, stia facendo pubblicità a questo libro.

Be’, il motivo è molto semplice: il libro ormai esiste; s’intitola Mister Noir, è edito dalla Oakmond Publishing, e si può comprare facilmente su Amazon (CLICCA QUI)!... E io ci tenevo a farvi conoscere il mio pensiero, il mio punto di vista al riguardo.

Così, anche se non credete alla mia esistenza e pensate che io sia solo un parto della fantasia di Sergio Rilletti - il biografo di Mister Noir -, da ora in poi ogni volta che sentirete una spada di Damocle pendervi sopra la testa o colpirvi a tradimento, be’… saprete a chi pensare!


©Sergio Rilletti, sabato 4 maggio 2024, ore 11.45, Radio Skylab, per "PAROLA DI SCRITTORE-CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino e Martin Zanchetta

 

domenica 10 aprile 2022

SOLO!... UN EDUCATORE DI NOME CARLETTO (Un racconto autobiografico - Il terzo seguito di "SOLO!")

 Premetto: Io non sono un fan dei romanzi autobiografici. Ritengo che nessuna persona, soprattutto se non famosa, possa essere così presuntuosa da pensare di aver avuto una vita tale da poter interessare centinaia, o addirittura migliaia, di persone che non conosce.

Per i vip può essere diverso, ma rimane comunque il dubbio sulla loro totale sincerità. E, in ogni caso, su di loro grava sempre l’incombente ombra dei ghost writer: anonimi scrittori che, sotto cospicuo compenso, scrivono le suddette autobiografie… firmandole col nome del vip in questione.

Ritengo, altresì, che uno scrittore, più o meno conosciuto ma non anonimo, esprimendo ciò che pensa attraverso i propri personaggi, si faccia conoscere benissimo da ciò che scrive.

Tuttavia, a volte, nel corso della vita, si vivono delle esperienze che vale la pena di sviscerare fino in fondo.

Una di queste, per quanto mi riguarda, è la drammatica vicenda che ho vissuto Domenica 9 Aprile 2006 al Parco di Monza, di come - nonostante la mia grave disabilità motoria - sono riuscito a cavarmela, e di quello che ho dovuto subire nei mesi successivi.

Finché ho potuto, finché non hanno esagerato abusando a dismisura della mia pazienza facendomi dire “Ora Basta!”.

Una vicenda talmente lunga e intricata che le ho dovuto dedicare diversi racconti, uno per ogni aspetto, trasformando quello che avrebbe dovuto essere il titolo d’un singolo racconto (Solo!), come sarebbe stato se le cose fossero andate diversamente, in quello di un’intera saga autobiografica di cui sono stato leale ma reattivo protagonista.

Una saga a cui ho dato un certo ordine logico, più che cronologico, permettendo al lettore di seguire ogni singolo aspetto di questa intricata e oscura vicenda, ma che, in realtà, essendo ogni episodio autonomo - seppur correlato con gli altri - e autoconclusivo, si può cominciare a leggere partendo anche da questo stesso capitolo.

Comunque, se volete leggere i primi tre racconti, qui sotto ci sono i relativi link.

Solo! (versione originale del 2006)  -  http://rilletti.blogspot.it/2014/01/solo-versione-originale-2006.html .

Solo!... Come sfondai il muro dell’omertà  -   http://rilletti.blogspot.it/2014/02/solo-come-sfondai-il-muro-dellomerta-un.html .

Solo!... I volontari tra il Bene e il Male  -  http://rilletti.blogspot.it/2014/03/solo-i-volontari-tra-il-bene-e-il-male.html .

Tre testi, tre capitoli della stessa vicenda, un unico modo di intendere la vita, i rapporti umani, la lealtà.

Bene. Ora, se volete, seguitemi nei meandri di questo nuovo capitolo, che ha come co-protagonista Carletto, nome fittizio dell’educatore volpone che quella fatidica domenica mi abbandonò, da solo, in mezzo al Parco di Monza per fare un giro in risciò.

Seguitemi, perché ci sarà un piccolo, inaspettato, colpo di scena finale.

 

Parco di Monza, Domenica 9 Aprile 2006, ore 15 circa

Carletto, educatore volpone, mi aveva riportato, finalmente, a Cascina Costa Alta. Avevo passato le ultime due ore alla disperata ricerca di un modo per raggiungerla, dato che Carletto, insieme a tutti i volontari che erano con lui (con alcune persone disabili come me), mi aveva abbandonato, da solo con la mia piccola carrozzina elettrica, in mezzo al Parco di Monza, per farsi un giro in risciò; dandomi solo delle indicazioni sommarie su come arrivare a destinazione… che poi erano risultate fasulle.

Certo, colpa anche mia che, per troppa generosità, per non far perdere loro quell’esperienza, avevo acconsentito, seppur con aria dubbiosa, a lasciarli andare; ma, ovviamente, credevo che mi tenessero sempre d’occhio.

Invece no.

Per fortuna, dopo quasi due ore ad alta tensione vissute alla ricerca di un percorso alternativo valido e di aiuto, incontrai una coppia di giovani - un lui e una lei - che, vedendomi spaventato e aiutandomi in maniera assolutamente encomiabile, riuscirono a rintracciare Carletto e a fargli capire dove venire a prendermi.

Lui arrivò, mi fece caricare sul pulmino da un volontario, e, senza dire una parola di ringraziamento alla giovane coppia che mi aveva soccorso, mi riportò alla Cascina, dove avevamo alloggiato quel week-end.

Lì,  mi fecero solo un piccolo applauso, ma nessuno mi chiese cosa avessi fatto o come stessi.

Niente di niente. Come se fosse andato tutto secondo i programmi.

Alle 15.30, Carletto telefonò a mia madre per avvertirla che stavamo per tornare a Milano, annunciandole, in tono allegro, “Sentirà cos’ha combinato Sergio!”; illudendola, così, che avessi fatto una bricconata.

 

Quando arrivammo a Milano, Carletto mi accompagnò dai miei genitori; e quando mia madre chiese allegramente cos’era successo, lui, sempre in tono gioviale, rispose: “Eh!... Suo figlio non ha molto il senso dell’orientamento!”… facendosi mandare ripetutamente a ‘fanculo dal sottoscritto.

Una volta a casa, i miei genitori mi chiesero cosa fosse successo, ma io fui evasivo, dicendo semplicemente che era accaduta una cosa grave, che era finita bene, ma che l’avrei raccontata con calma perché era lunga.

 

Passarono tre giorni. Venne Mercoledì. Noi intanto eravamo andati a Celle Ligure, e io decisi che era venuto il momento di raccontare ai miei genitori cosa mi era accaduto, rivelando, alla fine, che Asdrubale e Carletto avevano il numero di cellulare del ragazzo che mi aveva soccorso con Lisa.

Come andò con Asdrubale l’ho già raccontato in Solo!... I volontari tra il Bene e il Male, ma, quella sera, mia madre, me presente, telefonò a Carletto.

Lui rispose che avrebbe provato a cercare quel numero, ma era dubbioso perché il suo cellulare teneva memorizzate solo le ultime 20 telefonate effettuate. Ma, cosa alquanto anomala, lui, col quale in passato avevo condiviso pure un’uscita extra-lavorativa, non chiese minimamente di me, di come stessi. Perché?

 

Passarono i mesi senza ricevere più sue notizie; finché, a Dicembre, otto mesi dopo la vicenda del Parco di Monza, mi scrisse dicendomi che era molto dispiaciuto per quello che era successo, che si scusava di avermi messo in quella situazione, ma che ormai lui mi vedeva più come Mister Noir che come me stesso... e che, quindi, era convinto che me la sarei cavata!

In effetti, alla fine aveva avuto ragione. Ma se anziché Mister Noir avessi creato Superman, che sa volare, cosa mi avrebbe fatto fare?

Nel frattempo, come ho raccontato in Solo!... Come sfondai il muro dell’omertà, avevo già inviato la mia e-mail "NO PARTY, NO OMERTA'" all’Organizzazione, e quindi ora, a Gelsomino, l’educatore-capo, era venuta la smania di accontentarmi, organizzando, finalmente, l’incontro chiarificatore con Carletto che stavo richiedendo da otto mesi.

 

E così venne Venerdì 26 Gennaio 2007, il giorno della riunione con Carletto.

Eravamo nella sede dell’Organizzazione, e, oltre a noi due, c’erano i miei genitori, Gelsomino, l’educatore-capo, e Chiara, l’altra educatrice.

L’incontro iniziò in armonia, con la mamma che ricordò a Carletto la sua e-mail dove mi paragonava a Mister Noir; poi, però, la situazione precipitò.

Appena iniziai a raccontare che mi avevano mollato senza più voltarsi indietro, Carletto negò, dicendo che, comunque, mi avevano ritrovato entro dieci minuti. Io lo corressi su entrambi i punti.

Mi contestò persino che c’era una strada trafficata dalle auto, lasciandomi allibito.

Io rimarcai che quello che era accaduto al Parco di Monza era un fatto gravissimo, e che lui non aveva neanche ringraziato i due giovani che mi avevano soccorso. Lui ribatté che i due ragazzi li aveva ringraziati, ma, soprattutto ripeté, più volte, che quello che era accaduto era grave per noi.

Per noi? Come Per noi?

E mi disse che non mi aveva mai contattato per sentire come stessi perché non era di sua competenza.

Poi, durante la riunione, mia madre sbottò dicendo che non era possibile aver dovuto aspettare nove mesi per avere quel colloquio; lui le diede ragione, specificando, però, che aveva manifestato subito, a Gelsomino e Chiara, la sua disponibilità a incontrarmi. Loro si guardarono, e tacquero.

Ci lasciammo con l’impegno, suo, di inviarmi la corrispondenza che aveva avuto con la Wind riguardo il recupero del numero di cellulare del ragazzo che mi aveva soccorso… e che lui aveva richiamato.

 

Una volta tornato a casa, però, mi accorsi che, nella bagarre generale della riunione, c’erano alcune questioni che erano rimaste irrisolte; e, contrariamente a quanto avrei fatto in seguito coi volontari, decisi di scrivere un’e-mail a Carletto, mettendo in copia Gelsomino e Chiara.

Innanzitutto gli dissi che la sua risposta sulla sua mancata telefonata mi aveva offeso e ferito molto, perché io non mi aspettavo una telefonata da un ruolo o da una competenza, ma da una persona fisica, lui, col quale credevo - quando era un educatore fisso dell’Organizzazione - di aver instaurato un rapporto speciale; e lui invece non l’aveva fatta.

Poi gli spiegai che, anche se lui mi aveva lasciato in un tratto pedonale, nella strada parallela - che stavo considerato di percorrere al posto di quella insistente che mi aveva indicato lui - le auto sfrecciavano, eccome; e che, comunque, un parco non è un luogo affatto sicuro, perché è accessibile a chiunque, ma proprio a chiunque: cretini pericolosi compresi!

Gli comunicai anche il mio smarrimento quando, quella Domenica, alla fine, vedendolo arrivare col pulmino, notai che con lui non c’erano solo dei volontari ma pure delle persone disabili come me, che, inevitabilmente, li avrebbero rallentati nelle ricerche.

Infine gli chiarii che quello che era accaduto non era grave solo per noi, ma anche per tutti quelli a cui l’avevo raccontato. E sottolineai il fatto che, se fosse capitato a un altro ragazzo di nostra comune conoscenza, si sarebbe beccato una querela per abbandono e danni morali. Invece io non l’avevo fatto, andando contro i miei stessi interessi; e quindi almeno un Grazie, da parte sua, me l’aspettavo proprio.

 

Alcuni giorni dopo, lui mi rispose, mettendo in copia Gelsomino, l’educatore-capo, e Chiara.

Iniziò dichiarando che non avrebbe ribattuto punto per punto a tutto quello che avevo scritto, e si concentrò, invece, su un’unica questione, suddividendola in due punti.

Innanzitutto diede ancora ragione a mia madre, dicendo che non era giusto che avessi dovuto aspettare nove mesi per avere un incontro chiarificatore con lui, e ribadì che aveva detto subito a Chiara e Gelsomino che secondo lui bisognava farlo il più presto possibile, confermando la propria disponibilità ogni volta che, nei mesi successivi, l’Organizzazione lo contattava al riguardo.

Anche in questo caso, Gelsomino e Chiara non risposero.

Poi, però, mi disse che si riteneva ancora nel giusto per non avermi contattato personalmente, perché continuava a credere che la faccenda dovesse essere gestita dall’Organizzazione; non accorgendosi, a quanto pare, che la brutta figura l’aveva fatta comunque lui.

Infine, come Grazie, mi assicurò che di questa esperienza ne avrebbe fatto tesoro.

Della sua corrispondenza con la Wind, che mi aveva promesso, purtroppo non mi fornì alcuna prova. E il numero del ragazzo che mi aveva soccorso, assieme a Lisa (il nome di lei me lo ricordo bene), non saltò mai fuori.

 

Ma quella non fu l’ultima volta che ricevetti sue notizie.

Cinque anni dopo, nel 2012, ricevetti una sua lunga e-mail dove si mostrava sinceramente dispiaciuto per quello che era successo, e dove mi invitava ad andare a trovarlo nel suo agriturismo.

Io non risposi mai a quell’e-mail, non sapevo cosa dire, ma mi ripromisi che, quando avessi scritto il capitolo della saga di Solo! dedicato a lui, gli avrei reso giustizia, raccontando anche questo piccolo, gradito, colpo di scena finale.

 

 

©Sergio Rilletti, domenica 10 aprile 2022

giovedì 25 marzo 2021

MyLife - CARO PAPA FRANCESCO (Una lettera vera)

Il 25 marzo 2017, era un sabato mattina, andai con i miei genitori al Parco di Monza, ad assistere alla S. Messa presieduta da Papa Francesco.

Impiegai tutta la notte a scrivere una lettera - con mio padre alzato ad aspettarmi per mettermi a letto -, nella speranza, da autentico sognatore, di potergliela consegnare di persona. Una lettera dove gli parlavo di me, della mia passione per la scrittura, e di come io, a un certo punto della mia vita, abbia capito come rendere onore alla Parabola dei Talenti.

Ovviamente non riuscii a consegnargli la lettera personalmente, ma mia madre, decisa a fargliela avere comunque, incocciò per caso nel nostro amico don Serafino Marazzini - che concelebrava la S. Messa -, che, a sua volta, la diede a un monsignore molto vicino al Santo Padre.

Non so se Papa Francesco abbia mai ricevuto questa mia lettera, ma ora, dopo quattro anni, ho deciso di condividerla con tutti voi.

 

Sergio Rilletti

Milano, giovedì 25 marzo 2021 - ore 01.38

Parco di Monza, sabato 25 marzo 2017

  

Caro Papa Francesco,

                                      mi chiamo Sergio, ho 48 anni, sono affetto da tetraparesi spastica sin dalla nascita, e, soprattutto, sono uno scrittore.

 

Se c’è una cosa per la quale ringrazio Dio ogni giorno, oltre ad avermi fatto conoscere la mia amica Simona, è di avermi donato il Talento della scrittura.

Me l’hanno fatto scoprire tre maestre dell’asilo, facendomi scrivere a macchina.

Da allora ho sempre scritto, e anche disegnato, a macchina.

Poi la scrittura creativa è diventata la mia passione, e, dall’età di 17 anni, mi sono impegnato a fondo per trasformarla nella mia professione.

Ci sono riuscito. Non sono ancora uno scrittore proprio famoso, ma le soddisfazioni sono davvero molte; soprattutto a livello umano. E quando vedo l’entusiasmo di colleghi e lettori, o qualche giornalista si interessa a me, allora capisco che sto facendo qualcosa di buono.

E quando la spossatezza e la pigrizia rischiano di prendere il sopravvento, mi viene in mente la Parabola dei Talenti, e alla fortuna che ho di possederne uno così bello, che mi permette di comunicare i miei pensieri, magari facendo pure divertire con qualche battuta, più persone, dislocate in diverse città, nonostante i miei gravi problemi motòri. E decido di rimettermi subito al lavoro, cercando di dare sempre il mio meglio.

 

Inoltre, per molti anni, ho voluto tenere fortemente separate le problematiche legate alla mia disabilità da ciò che scrivevo, dando così maggior risalto ad altre tematiche a cui tenevo.

Poi, Domenica 9 Aprile 2006, mi accadde un fatto che mi segnò. E accadde proprio qui, al Parco di Monza.

Dopo due ore ad alta tensione vissute da solo in mezzo a questo Parco, incontrai una brillante coppia di giovani, che ho subito definito Due angeli custodi mandati da Dio, che, vedendomi vagare solo e spaventato con la mia piccola carrozzina elettrica, capirono subito che avevo bisogno d’aiuto, e, comportandosi in modo assolutamente encomiabile, riuscirono a rintracciare il gruppo di persone che mi avevano abbandonato per farsi un lungo, lunghissimo giro in risciò.

Di questa vicenda scrissi un racconto autobiografico, intitolato Solo!, tuttora disponibile sul web, con la specifica speranza di riuscire a rintracciare, attraverso il passaparola, quei miei due giovani soccorritori: Lisa, che all’epoca faceva la maestra, e il suo amico.

Purtroppo non funzionò, nonostante gli appelli lanciati dalle radio e da diversi blog, ma il successo di quel racconto fu tale che la mia carriera di scrittore ebbe un’improvvisa impennata. E i lettori, che si erano identificati in me e in ciò che avevo realmente vissuto e pensato in quelle due ore da incubo, si mostrarono pienamente solidali con me, ma mi diedero una grande ed esplicita responsabilità: continuare a parlare delle problematiche e delle ingiustizie riguardanti le persone con disabilità, anche per tutti coloro che non hanno la possibilità, la capacità, o il coraggio di farlo.

Con tutto quello che avevo provocato con quel racconto (ero stato persino ospite a due programmi radiofonici della Rai), capii che non potevo più sottrarmi. E, in cuor mio, accettai.

 

Poi, col tempo, ripensando a tutto ciò che avevo vissuto nella mia vita e facendo i dovuti collegamenti, mi sono convinto che le mie due condizioni principali, ovvero la disabilità e il Talento della scrittura, devono far parte di uno stesso disegno, di una stessa missione: che io parli di disabilità attraverso la narrativa, con racconti autobiografici o di pura fantasia.

E io ora lo faccio. Spesso in modo umoristico.

Pensando sempre alla Parabola dei Talenti.

 

Il breve testo qui allegato l’ho scritto nel 2001 durante un ritiro spirituale a Verona, e descrivo il mio personale rapporto con Dio. E, come leggerà nell’introduzione, l’ho voluto pubblicare qualche giorno fa sul mio blog, proprio per celebrare, come meglio potevo, questo nostro incontro.

 

Bene, Santo Padre, per ora è tutto.

Quando ho cominciato a scriverle questa lettera, non credevo che avrei scritto così tanto, ma ci tenevo a darle un quadro d’insieme di me, perché la stimo tantissimo per come è, e sento, sperando di non essere irriverente, che siamo affini.

 

Sono davvero molto contento di averla incontrata, e, se potrà rispondermi, lo sarò una volta di più!

 

 

Un caro saluto!

Con grande affetto!

Sergio Rilletti

 

lunedì 8 aprile 2019

PAROLA DI SCRITTORE (1x07): MyLife - SOLO!... UNA STORIA DI MOLTEPLICI CAPACITA' (Un racconto autobiografico inedito - Scritto per Radio SkyLab)


Salve a tutti!... Oggi, lunedì 8 aprile 2019, ho deciso di celebrare, con un giorno di anticipo e insieme a voi, il Solo!’s Day, la giornata che ogni anno dedico a ciò che mi capitò Domenica 9 Aprile 2006, al Parco di Monza, e a tutto quello che ne è conseguito.
Fate bene attenzione, perché questa è la storia di come io, partendo da una situazione di svantaggio e psicologicamente devastante, sono riuscito a ottenere tre grandissime vittorie.
Buon Ascolto a tutti! (Sergio Rilletti)
Non so quanto tempo fosse passato e quante strade avessi già provato, da quando mi abbandonarono in mezzo al Parco di Monza per farsi un giro in risciò, ma sicuramente troppo.
Troppo per me, troppo per i miei nervi, troppo per la mia piccola carrozzina elettrica che rischiava di scaricarsi.
E tutto per l’indicazione di un educatore volpone,
(“Tanto, la strada è facile: vai avanti fino all’autodromo e poi giri a sinistra, costeggiandolo”),
che poi risultò fasulla.
Così, non avendo più indicazioni da seguire, iniziai a cercare, più volte, una strada alternativa per raggiungere la mia meta finale, tornando spesso, dopo ogni tentativo fallito, nel punto esatto in cui mi avevano abbandonato, nella vana speranza che tornassero a cercarmi.
Ma, ogni volta, trovavo il Nulla.
Mi risolsi, quindi, a cercare aiuto; anche se, con i miei gravi problemi motòri, uniti a quelli specifici dell’articolazione del linguaggio, sarebbe stata un’impresa alquanto improba.
Per fortuna, dopo alcuni che vedendomi sbracciare mi dicevano “Ciao!” e se ne andavano, ce ne furono quattro che si distinsero.
Il primo era un anziano contadino, e lo incontrai addentrandomi in una cascina, sfidando il terreno accidentato, a rischio di ribaltarmi. Sembrava una città fantasma, con i palazzi fatiscenti, e lui, capendo che avevo bisogno d’aiuto, s’interessò. La sua voce era fessa, ma lui no. E quando, per facilitare la comunicazione, gli dissi semplicemente “Cascina Costa Alta”, che era la mia meta finale, lui mi indicò la strada, avvertendomi però che ero a due chilometri di distanza e che avrei dovuto fare una “salita così!”. Ringraziai e, anche se per nulla tranquillo, mi avviai. Ma anche quella strada, come quelle precedenti, dopo un po’ risultò interrotta.
Il secondo era un giovane pattinatore che incontrai appostandomi di fianco a una mappa del Parco di Monza, attirando l’attenzione. Arrivò, e, dopo qualche giravolta sui suoi rollerblade, si fermò accanto a me. Io gli indicai la Cascina sulla mappa, e lui mi indicò la strada. Lo ringraziai, lui se ne andò, e io mi avviai seguendo le sue indicazioni, svoltando, poco dopo, in un viale a sinistra, che però mi sembrava di aver già percorso un’infinità di tempo prima.
E fu qui, quando ormai ero all’apice dello scoramento e della depressione, che feci il mio terzo e quarto incontro. Si trattava d’una coppia di giovani - lei bionda ed estroversa, lui bruno e un po’ più riservato -, che appena mi videro, solo e spaventato, capirono subito tutto, compreso che ero con un gruppo… che mi aveva perso!
Improvvisamente, mi sentii al sicuro, capendo che loro non mi avrebbero abbandonato, e in cuor mio li definii subito, ma proprio subito, “Due angeli custodi mandati da Dio”. Lei, Lisa - che, vedendomi stupito da come mi capiva bene, mi disse, a mo’ di spiegazione, che faceva la maestra -, e il suo amico, seguendo le mie indicazioni presero l’agenda telefonica dalla mia borsa, e, utilizzando il cellulare di lui, riuscirono a rintracciare il gruppo di volontari, e relativo educatore volpone, che mi avevano perso, facendomi venire a prendere.
E questa fu la mia prima, grandissima vittoria!

Ora qualcuno di voi si chiederà: Chissà quanti complimenti avrà ricevuto, chissà in quanti modi si saranno prodigati in scuse e spiegazioni, chissà come avrà fatto Sergio a ritrovare l’educatore volpone e i relativi volontari tra la montagna di cenere con cui si saranno cosparsi il capo?!
Ebbene no. Non è accaduto nulla di tutto questo. Anzi.
Si scatenò un inferno di omertà che proprio non mi aspettavo, e che non solo mi ha impedito di avere il numero di cellulare dei due giovani, che l’educatore volpone e due volontari possedevano e che mi avevano promesso di darmi, ma costringendomi anche a constatare l’unanime disinteresse di tutti i volontari presenti quel giorno, che, pur conoscendomi da anni e avendo la mia e-mail, in modo assolutamente disciplinato decisero di non farsi più sentire.
L’unica cosa che smosse loro e il loro educatore-capo, altrettanto volpone di quello del Parco, fu un’e-mail che inviai - poco prima di Natale - a molte persone di loro conoscenza, e per correttezza anche a loro stessi, informando tutti di ciò che stava accadendo.
Ovviamente, Volpone II fece di tutto, ma proprio di tutto, per minimizzare l’accaduto, ma la valanga di e-mail che gli piovvero addosso chiedendogli spiegazioni, di cui mi riferì in un maldestro tentativo di rimbrottarmi, lo costrinsero a farmi incontrare Volpone I e i relativi omertosi volontari, come stavo chiedendo da mesi.
E questa fu la mia seconda, grandissima vittoria!

Quello che Volpone I, Volpone II, e compagni non sapevano, era che, proprio in quel periodo, Andrea Carlo Cappi stava preparando un numero di M-Rivista del mistero, con la quale collaboravo stabilmente, intitolato Lezioni di paura. Con tutta la paura che avevo provato ma che ero riuscito comunque a dominare, e con la voglia immane di rintracciare la giovane coppia che mi aveva soccorso, colsi al volo l’occasione per scrivere Solo!, un lungo racconto- che potete scaricare gratuitamente dal web - in cui narro, attimo per attimo,tutto quello che avevo vissuto e realmente pensato in quelle due ore diautentico terrore al Parco di Monza.
Anche in questo caso non mi dilungherò nei dettagli, ma questo fu l’inizio di uno strepitoso successo: giornali e riviste, blog, scrittori e scrittrici, persone che conoscevo poco o che non conoscevo affatto, mi manifestarono, tutti, la loro completa solidarietà, attivandosi per diffondere la mia storia. Persino le radio diffusero il mio appello per ritrovare i miei due giovani ed encomiabili soccorritori. E io partecipai a due programmi radiofonici della Rai, di cui uno addirittura in diretta, al quale andai come ospite parlante in studio, incredibile ma vero, in qualità di scrittore.
Tutto ciò, sia ben chiaro, per un numero di cellulare - quello dei miei due giovani soccorritori -, promesso ma mai dato!
E questa fu la mia terza, grandissima vittoria!... A dispetto della mia disabilità e di tutti coloro che pensano, erroneamente, che una persona disabile non possa reagire!

Ora sono passati tredici anni, da quella fatidica Domenica 9 Aprile 2006 che cambiò radicalmente la mia vita, e io di quella brillante coppia di giovani che mi aiutò, di cui parlo anche nel mio libro Le avventure di Mister Noir, dedicando loro un mio racconto, purtroppo non ho saputo più nulla.
Ma io mi ostinerò sempre a ricordarli, sempre nell’annosa speranza di riuscire a rintracciarli e, finalmente, a ringraziarli!


©Sergio Rilletti, lunedì 8 aprile 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

lunedì 31 dicembre 2018

MyLife - COME DIO MI AIUTO' NELLA MIA VITA (Un mio intervento alla "Parrocchia Sacro Cuore di Gesù alla Cagnola" di Milano)

Buongiorno a tutti!... E’ con viva, e doppia, emozione che stamattina mi trovo qui, in mezzo a voi.
Sì, emozione doppia. Non solo perché ritorno in questa Parrocchia, che per diversi anni mi ha ospitato facendomi partecipare a esperienze meravigliose, ma anche perché, seppur sia ormai abituato a fare incontri pubblici, questa è la prima volta che mi presento come persona e non come scrittore. Anche se, a pensarci bene, non è che quando mi presento come scrittore mi tramuto in un altro essere.
Ma andiamo con ordine, iniziando, appunto, dall’inizio.

Nella vita, c’è chi nasce con niente, chi nasce con la camicia, e chi nasce con la carrozzina.
Io sono nato con la carrozzina.
E nascere con la carrozzina non è un’impresa semplice, perché implica l’accettazione di limiti straordinari, fuori dal comune, che ti differenziano dagli altri bambini; come, per esempio, non poterti iscrivere a una squadra di calcio formata da tuoi amici. E non puoi capirlo subito, perché, secondo le tue idee semplici e lineari da bambino, non ci sarebbe alcun problema dato che, durante il gioco, saresti sorretto in piedi da tuo papà.
Poi i tuoi genitori ti spiegano che non è proprio così, perché, non potendoti muovere come gli altri, potresti creare dei disagi, sia alla tua squadra sia all’Organizzazione.
E tu devi capirlo e accettarlo. Per forza.

Per fortuna, crescendo e credendo, si diventa più consapevoli non solo dei propri limiti ma anche delle proprie capacità, e della presenza che Dio ha nella nostra vita quotidiana. E quella che sto per raccontare è la storia di un disegno divino ben preciso, compiuto con grande pazienza e perizia, che cambiò radicalmente la mia vita.
La mia Rinascita ha una data e un luogo ben precisi: domenica 15 novembre 1987, Villa Radicefossati, ore 21.30 circa.
Fino a quel momento, la mia vita quotidiana si districava principalmente tra casa e scuola. Avevo pochi amici - ovvero un amico e una manciata di amiche -, e uscivo a volte con loro e a volte con mia sorella. Durante le gite scolastiche mi integravo e socializzavo con tutti, ma poi, durante l’anno, i rapporti cambiavano un po’, e non mi interessava uscire con chi non consideravo proprio un amico: la paura di non trovarmi a mio agio era troppo forte!
Poi, una sera del 1986, venne a trovarmi don Serafino, che mi parlò di un libretto di racconti che aveva realizzato con un gruppo di ragazzi dell’oratorio durante un ritiro spirituale in un monastero al Passo del Sempione. Alcuni mesi dopo, quando lui mi parlò di un nuovo libretto di racconti in preparazione, io gli chiesi se potevo partecipare con un racconto sull’argomento del libretto precedente, e lui mi rispose di sì. Nel frattempo, sempre don Serafino, mi fece conoscere due obiettori di coscienza con cui avrei potuto stringere amicizia.
E venne il giorno in cui don Serafino mi invitò alla festa della Parrocchia San Martino e del quartiere Villapizzone, che si celebravano lo stesso giorno, congiuntamente; e io, pur conoscendo solo Enzo, l’obiettore che mi avrebbe accompagnato - che comunque conoscevo ancora poco -, straordinariamente risposi di sì.
E, poco dopo le 15 di quella fatidica domenica 15 novembre 1987, io uscii da casa con Enzo, un ragazzo simpatico ma che conoscevo poco, diretto verso un luogo che non frequentavo più dalla terza media, l’oratorio, dove non conoscevo nessuno.
Eppure ero relativamente tranquillo, deciso, comunque, a tornare a casa per l’ora di cena!
La giornata andò bene, insieme a ragazzi, e soprattutto ragazze, che mi fecero divertire molto, integrandomi tra loro; tuttavia, non era ancora scoccata la scintilla che avrebbe cambiato la  mia vita. Il disegno non era ancora completato!
Don Serafino, sempre lui, mi propose di rimanere a cena, a Villa Radicefossati; e io, pur sapendo che avrei perso la terza puntata di uno sceneggiato che mi interessava, con mio grande stupore accettai.
La serata non cominciò molto bene: un mio compagno di classe delle scuole elementari, con cui da bambino ero proprio amico, non ricambiò l’entusiasmo con cui lo salutai, andandosene via quasi subito, lui e il cane. E io cominciai a maledire di non essermi accontentato della bella giornata ma di essermi voluto fermare anche per la cena.
Ma, verso le 21.30, Dio completò il suo disegno, e si manifestò a me. E lo fece nel migliore dei modi possibile: con le graziose fattezze di Simona.
Lei si presentò a me, e, dopo essersi accertata che fossi proprio io, mi dedicò uno splendido sorriso e mi disse: “Ho letto il tuo racconto: è bellissimo!”.
Il racconto in questione era quello che don Serafino aveva ospitato nel loro secondo libretto, e per me fu l’inizio di una nuova Era.
Non solo perché, ovviamente, cominciai a frequentare l’oratorio e tutte le attività parrocchiali, allargando notevolmente le mie amicizie, ma anche perché Simona diventò la mia migliore amica e una colonna portante della mia vita. Iniziò a venire a trovarmi tutte le settimane trasformandosi nella mia personale mental-coach: seguendomi, consigliandomi, e spronandomi, sia nel campo dei rapporti sociali sia in quello della scrittura creativa (che sapeva essere la mia grande passione); ed esigendo, ogni volta, almeno tre novità.
Pian piano presi sempre più coraggio, allargando a dismisura le mie conoscenze, frequentando anche realtà dove non c’era lei.
E se io, un giorno, ho cominciato a frequentare questa Parrocchia - conoscendo persone splendide, e coltivando nuove amicizie che durano ancora oggi -, è perché, una sera del 1986, Dio cominciò il suo disegno, facendomi ascoltare don Serafino che mi parlava di un certo libretto della Parrocchia San Martino. Se non fosse accaduto questo fatto, e la catena di eventi che ne è conseguita, io, molto probabilmente, sarei un’altra persona e oggi non sarei qui con voi.

Ma c’è un’altra storia che vorrei raccontarvi. Una storia di panico dominato e di riscatto, in cui Dio, vedendo la mia tenacia, decise di darmi una mano, in due modi e periodi diversi.
Una storia che ha, come inizio, una data e un luogo ben precisi: domenica 9 aprile 2006, ore 13.10 circa, Parco di Monza; ma che, come la precedente, necessita di una premessa.
La mia passione per la scrittura creativa sfociò, in modo fruttuoso, nell’assidua collaborazione con M-Rivista del mistero, diretta dallo scrittore Andrea Carlo Cappi. Lui diventò subito il mio affettuoso mentore, e, negli otto anni che collaborai con la sua rivista, dal 2001 al 2008, accettò ogni mia proposta, dandomi la possibilità di realizzarla; compresa la creazione di Mister Noir, il mio alter ego seriale, protagonista di thriller umoristici.
E, durante quegli otto anni, incappai, inevitabilmente, nelle ore 13.10 di quella fatidica domenica 9 aprile 2006, quando mi ritrovai in mezzo al Parco di Monza.
Solo!
Sì, solo. Perché il gruppo di volontari con cui ero, guidati da un educatore volpone, considerando che ero su una carrozzina elettrica - peraltro di modeste dimensioni - decisero di farsi un giro in risciò. E non tornarono più!
Passai quasi due ore di terrore, all’affannosa ricerca di qualcuno che potesse capirmi e aiutarmi, e devo ringraziare proprio Dio di non avermi mai fatto perdere la lucidità. Ci riuscii quindi tre volte; ma le prime due persone mi diedero informazioni che non portarono a nulla. Ero allo stremo delle forze, quando mi apparvero, come un miraggio, una coppia di giovani, un lui e una lei, che capirono subito che avevo bisogno d’aiuto, capirono subito che ero stato abbandonato da un gruppo, e, comportandosi in un modo assolutamente encomiabile, e capendomi, riuscirono a rintracciare l’educatore volpone facendomi venire a riprendere. E io, mentre ero ancora lì con loro, pensai subito, ma proprio subito, che fossero “due angeli custodi mandati da Dio”.
Ovviamente avrei voluto richiamarli per ringraziarli, ma, nonostante che il loro numero di cellulare lo avessero sia l’educatore volpone sia due volontari, uno dei quali me l’aveva proprio promesso, non venne mai fuori, instaurandosi un clima di omertà, che proprio non mi aspettavo. Un fatto che mi ferì nel profondo, ma Dio mi fornì l’intuito e la forza giusta per reagire, decretando l’inizio del mio riscatto.
Infatti, sapendo che Cappi era in procinto di realizzare un numero di M-Rivista del mistero intitolato Lezioni di paura, gli proposi di scrivere un racconto su quella vicenda, con la specifica speranza di riuscire a rintracciare quei miei due giovani e brillanti soccorritori, e lui accettò.
Lo intitolai Solo!, e fu l’inizio di uno strepitoso trionfo: giornali e riviste, blog, scrittori e scrittrici, persone che conoscevo poco o che non conoscevo affatto, mi manifestarono, tutti, la loro completa solidarietà, attivandosi per diffondere la mia storia. Persino le radio, che Simona mi aveva spronato a contattare, diffusero il mio appello. E io partecipai a due programmi radiofonici della Rai, di cui uno in diretta al quale andai come ospite in studio in qualità di scrittore (accompagnato, ovviamente, da Simona che mi fece da “interprete”).
Ma questo secondo disegno, già bellissimo così, non era ancora completato. Nel 2009, il mio racconto Solo!, che potete scaricare gratuitamente dal web, attirò l’attenzione di un certo Elio Marracci, che mi propose di curare, insieme a lui, un’antologia di racconti thriller con protagonisti diversamente abili che se la cavavano da situazioni di pericolo grazie alle proprie capacità; e io accettai. Capacità Nascoste uscì nel 2012, e attirò, da subito, l’attenzione della stampa.
 E tutto questo, sia ben chiaro, per un numero di cellulare promesso ma non dato!

Ora è iniziato un anno di sfide, grandi ed enormi, per me; personali e professionali.
Tra queste, una troneggia su tutte e su di me: andare a vivere da solo… o quasi!
E accadrà, necessariamente, entro l’anno!
Non so ancora bene come mi organizzerò, ma mi auguro che il tipo Lassù, che gli inglesi chiamano Lord, si sia già messo a fare uno dei suoi mirabili disegni!...


©Sergio Rilletti, sabato 24 febbraio 2018

mercoledì 15 novembre 2017

MyLife - IL FIORELLINO CHE CAMBIO' IL MONDO (Una poesia autobiografica inedita)


Si dice che il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Ma io ho conosciuto un fiorellino che è riuscito a stravolgere, a ribaltare completamente, la mia vita e, quindi, quella di molte altre persone.
Un fiorellino dal nome particolare: non si chiama né Margherita né Rosa né Viola.
Non si chiama neanche Mughetto, per fortuna!
Il suo nome è: Simona.
E ha le sembianze di una fanciulla.
Una bella fanciulla a cui è impossibile non dedicare una poesia!...

Ti ho conosciuta tanti anni fa,
in una sera che sembrava primaverile;
era il 15 novembre di trent’anni fa,
quando si incontrarono le nostre vite.
Era una sera bella, da Estate di San Martino,
a Villa Radice Fossati;
e, oltre agli altri, c’erano pure Enzo e don Serafino,
a quella bella Festa della zona
e della Parrocchia San Martino,
a cui mi ero trattenuto solo per puro destino.
Tu per prima mi hai notato,
e, complice un racconto su un libriccino,
subito un complimento mi hai donato.

Così il mio sicuro eremo abbandonai,
e a farmi nuovi amici, e soprattutto amiche, cominciai.
Prima all’Oratorio, poi all’Aias e altrove,
tu mi seguivi sempre, con attenzione;
sul notiziario parrocchiale sempre mi incontravi,
e la Scuola del Fumetto tu mi indicai,
e io, grazie a te e a un gruppo di amici, e soprattutto di amiche,
un corso serale di Sceneggiatura frequentai,
e nuovi rapporti mi creai.
E così, quando andai a lavorare all’Agenzia giornalistica Hpress,
relazionarmi con gli altri era un piacere, e mai uno stress.

Tu, di me, hai letto con passione sempre tutto:
articoli, poesie, racconti, e persino sceneggiature,
di cui, ammettiamolo, a parte dialoghi e didascalie,
o ti metti di buzzo buono o non capisci proprio un tubo.

Tu ti preoccupavi della mia scrittura e dei miei rapporti sociali,
e dei buoni consigli sempre, o quasi, mi davi.
Ogni settimana mi venivi a trovare,
e almeno tre novità ti dovevo dare:
non importava se in ambito lavorativo o amicale,
ma volevi controllare che mi dessi da fare.

Tu mi sei stata vicina anche in un periodo particolarmente oscuro,
e io, con te, mi sentivo sempre al sicuro.
Persino al dottor Cantoni, pur non avendoti conosciuta, eri simpatica,
perché tu, con la tua irruenza, mi davi la giusta carica.

Persino su Facebook mi hai fatto iscrivere,
per ritrovare gli amici che avevo perso di vista;
e anche le radio mi hai fatto contattare,
per i due giovani che al Parco di Monza mi avevano salvato,
e che avrei voluto tanto rintracciare e ringraziare.
A Tutti i colori del giallo, su Rai Radio Due, siamo andati,
e la mia vita è presto cambiata:
uno scrittore abbastanza conosciuto sono diventato,
i falsi amici, anche se non fisicamente, ho eliminato,
e ora pure la prima Civettina d’Oro, per meriti culturali, mi hanno dato.

Orsù, Amica Cara,
la mia poesia finisce qui.
E’ vero, avrei tante altre cose da dire,
ma l’ora del nostro appuntamento
sta per venire al mio cospetto.
Comunque, questa è la verità:
di me, e di ogni persona che ho incontrato,
tu hai cambiato la realtà.
E quando quel dì ti incontrai,
“Che bel fiorellino!” subito come Mister Noir, pensai.
E oggi, come allora, continuo a pensare
che tu sia un bel fiorellino:
un gran bel magico fiorellino
di nome Simona.

©Sergio Rilletti, martedì 14 novembre 2017 – ore 17.47