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martedì 27 febbraio 2024

PAROLA DI SCRITTORE (2x06): MISTER NOIR OSPITE A RADIO SKYLAB (Un intervento inedito - Scritto per Radio Skylab)

 

Salve a tutti, e Benvenuti alla sesta puntata di Parola di Scrittore-Cinque minuti con Sergio Rilletti!... Se avete seguito la puntata precedente, sapete che, verso la fine, Stefano Pastorino e Martin Zanchetta mi avevano invitato a venire in studio… insieme a Mister Noir. E così ho fatto.

O, almeno, ci ho provato.

Ho girato la richiesta a Mister Noir, che, ovviamente, ha declinato l’invito; in compenso, però, mi ha inviato un intervento, che io ora consegno a loro, e che sicuramente vi leggeranno.

Buongiorno a tutti!... Vi ringrazio molto per questo invito, ma, come al solito, preferisco incaricare il mio biografo, Sergio Rilletti, di farmi da portavoce.

D’altronde, non potevo certo ignorare completamente l’invito di due persone che hanno sempre mostrato pubblicamente stima e simpatia nei miei confronti.

La prima volta che Stefano Pastorino si occupò di me fu nel 2019, quando mi prestò la voce, che ovviamente gli restituii subito, per la prima puntata di Parola di Scrittore, dando origine a un vero e proprio audioracconto, il cui titolo, Portatore di pazienza, non ha nulla a che fare con la mia professione di detective privato, né con chi ha a che fare con me, ma con la mia condizione di persona con disabilità (CLICCA QUI). E so che Pastorino, originariamente, avrebbe voluto intitolare questa rubrica Cinque minuti con Mister Noir, ma il mio insostituibile biografo si è opposto e optò per un titolo molto più modesto.

La prima volta che Martin Zanchetta si occupò di me fu, invece, nell’estate 2011, quando a Celle Ligure, durante la 9^ Mostra Internazionale del Cinema Indipendente, organizzò un incontro dedicato a me, il primo in assoluto. Una circostanza che poi si rivelò particolarmente fortunata, dato che mi ritrovai a risolvere un caso salvando la vita a lui, al mio biografo, alla deliziosa Noemi Pinna, che conduceva la manifestazione, e a un altro centinaio di persone. Un caso che il mio biografo ha saputo narrare seduta stante nell’istant-novel Attentato al Cineindipendente, presentandolo in anteprima all’incontro che mi riguardava (CLICCA QUI).

Ma queste non sono le uniche volte che la mia vita incrociò quella del mio biografo. E ora vi farò alcuni esempi.

Innanzitutto, se avete letto il volume di romanzi brevi e racconti che mi riguarda, Mister Noir (edito da Oakmond Publishing - CLICCA QUI), sapete che la prima volta che notai il mio futuro biografo fu la sera in cui io conobbi Elena Fox, che poi diventò la mia perspicace e indomabile assistente, e lui conobbe una sua fan, un gran bel fiorellino di nome Simona, che poi diventò la sua scrupolosa e implacabile assistente nella revisione dei testi delle mie avventure (e non solo).

Nel 2009 scrissi, per il volume Te la ricordi la Libreria del Giallo?, un messaggio di saluto a Tecla Dozio, libraia ed editor di grande cultura e generosità che, oltre a ripubblicare a puntate la mia prima avventura sul suo sito Giallo & Co., trasformava sempre, a proprie spese, le presentazioni dei libri in momenti di autentica convivialità tra scrittori e lettori.

Poi, una volta, nel 2013, affrontai un caso degno di 007 all’Admiral Hotel di Milano, in cui, alla fine, incontrai lo scrittore Andrea Carlo Cappi, che, essendo stato il primo a voler pubblicare le mie avventure, su M-Rivista del mistero, si considera, giustamente, mio zio (CLICCA QUI).

Ma la mia vita professionale incrociò quella del mio biografo, che d’ora in poi chiamerò Egli, almeno altre tre volte, raccolte nel volume intitolato, letteralmente, a me. Nel 2004, infatti, fui coinvolto a risolvere un caso d’omicidio in una comunità di persone con diverse abilità a Villa Greppi a Monticello Brianza, dove, poco distante, Egli stava assistendo alla prima giornata del festival letterario internazionale La passione per il delitto; nel 2006, a Porto Azzurro, affrontai una profezia, ovviamente terribile, partecipando alla Regata dell’Amicizia, una manifestazione sportiva a cui Egli partecipò diverse volte; e, volendo citare un’altra avventura presente nel mio libro, nel 2010 salvai Egli, la sua amica Simona, e lo scrittore Luca Crovi - conduttore del programma Tutti i colori del giallo su Rai Radio Due -, da un attentato ordito dalla famigerata Spada di Damocle, per eliminarli e impedire loro di andare in onda parlando di me, di Solo! - il racconto autobiografico per eccellenza di Egli -, e della magnifica coppia di giovani che quella fatidica Domenica 9 Aprile 2006 lo soccorsero al Parco di Monza (CLICCA QUI).

Io so che Stefano Pastorino e Martin Zanchetta hanno continuato a occuparsi di me, anche insieme, ma io voglio concludere ricordando due fatti degni di nota.

Il primo fatto è molto eclatante per il mio biografo, che, dopo una presentazione cellese della mia antologia precedente, il sindaco, Renato Zunino, nel 2017 gli conferì la prima, e per ora unica, Civettina d’Oro della città; per meriti culturali.

Il secondo è molto eclatante per me, che, nel 2010, poco dopo un caso strettamente collegato al Festival di Sanremo di quell’anno, che ho dovuto risolvere proprio durante tale festival (CLICCA QUI), la giornalista Silvia Gelmini del webzine EducazioneSostenibile.it, in un’intervista chiese a Egli cosa pensassi dei problemi ambientali; lui mi girò la domanda, e io risposi così: “L’educazione ambientale è davvero un problema annoso, perché l’ambiente non vuole affatto essere educato. Protesta su tutto!… Lo smog gli rende poco gradevole l’aria, gli abusi edilizi deturpano la sua immagine, non vuole permettere ai cacciatori di fare liberamente quello che vogliono, e ogni volta che qualcuno abbatte una parte di foresta gli cresce il buco nell'ozono!… E’ pieno di esigenze, questo ambiente!… E, di contralto, ci sono terremoti, alluvioni, esondazioni, pareti di montagna che sembrano sciogliersi come panetti di burro franando, tsunami, eruzioni vulcaniche, e onde anomale, che si abbattono su tutto ciò che l’uomo ha creato per garantirsi il possesso dell’ambiente; e, a chiosa di tutto ciò, orche rinchiuse in parchi acquatici che affogano le proprie istruttrici!… Ecco: io non so se questi fatti siano un chiaro messaggio dell’ambiente, ma, se fosse per me, lo tratterei con molto più rispetto… magari dandogli del Lei!”.

Bene, con questo è tutto. E, dato che presumo che il mio biografo non abbia più tempo per parlare, vi saluto anche da parte sua! 

©Sergio Rilletti, sabato 17 febbraio 2024, ore 11.45, Radio Skylab, per "PAROLA DI SCRITTORE-CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino e Martin Zanchetta

 

sabato 22 giugno 2019

PAROLA DI SCRITTORE (1x14): MyLife - RICORDANDO LA MIA CIVETTINA D'ORO-4^ Parte: MISTER NOIR E LA CIVETTINA D'ORO (Un mio articolo inedito - Scritto per Radio SkyLab)

Salve a tutti, e Benvenuti alla quarta e ultima puntata di Ricordando la mia Civettina d’Oro, ovvero i quattro speciali appuntamenti che ho voluto dedicare all’onorificenza che il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, mi ha conferito Sabato 20 Maggio 2017, per meriti culturali, e a tutto quello che vi gravita attorno.
Chi mi ha seguito nelle puntate precedenti sa del mio rapporto con Celle Ligure, del mio livello diintegrazione in questa città priva di barriere architettoniche, e di come MisterNoir è stato favorevolmente accolto dal pubblico cellese, nelle varie manifestazioni che lo riguardavano.
Oggi invece, come vi ho anticipato nella puntata precedente, vi racconterò di come una presentazione particolarmente felice del mio libro, Le avventure di Mister Noir, abbia indotto il sindaco a conferirmi la prima Civettina d’Oro della città. Un libro, ormai fuori commercio, la cui gestazione ha avuto molto a che fare con la mia vita cellese.
Un libro di thriller rigorosamente umoristici dove, tra le altre vicende, nel bel mezzo di un’anomala rapina palindroma, Mister Noir interviene, un po’ alla Bud Spencer, in difesa di due bambini, vittime di un atto di bullismo.
Un libro grazie al quale, a causa di una sagace battuta di Mister Noir sulle barriere architettoniche, un reale negoziante cellese - di cui sono un assiduo cliente da svariati anni -, si è accorto che il suo locale non è accessibile alle carrozzine, inducendolo a promettermi che si sarebbe adoperato a risolvere il problema.
Un’antologia di racconti che, secondo diversi docenti, sarebbe da far leggere nelle scuole… e che, a ogni presentazione, ha sempre attirato una marea di pubblico, per la gioia, e lo stupore, dei diversi organizzatori.
Un libro dove una felice presentazione, avvenuta Mercoledì 24 Agosto 2016 allo Spazio SMS Messaggi d’Arte con il patrocinio del Comune di Celle Ligure, era stata annunciata dall’intera città, rendendo quasi impossibile trovare un luogo dove non fosse esposta la locandina di quell’evento. Un calore smisurato che ho riscontrato anche durante l’incontro, quando, vedendo persino persone in piedi assieparsi fin fuori dal locale, per un attimo ho avuto una crisi d’identità, pensando di essere Vasco Rossi.
E poi, durante quell’incontro, domande a raffica fioccavano da tutte le parti, e, nell’entusiasmo generale, un certo Marco Minuto si alzò e propose di nominare Mister Noir cittadino onorario di Celle Ligure, provocando un’ovazione generale.
E infine, dopo qualche giorno da quella magica presentazione condotta da Martin Zanchetta e Daniele G. Genova, ricevetti pure una proposta di trasportare Mister Noir in un film.
Ora, mentre mi avvio verso il rush finale di questo mio lungo percorso, non posso non ricordare ino dei miei primi racconti, La Grande Truffa (Un giallo tutto d’oro), un thriller umoristico a puntate che scrissi nel lontano 1988 per Notizie Da, il notiziario della Parrocchia San Martino in Villapizzone a Milano che, in cuor mio, ho sempre considerato, e trattato, come una rampa di lancio per il mio sogno di diventare uno scrittore famoso.
Un racconto, ambientato qui a Celle Ligure, che aveva come protagonisti me e un gruppo di miei amici.
Un racconto che, per via dello stile e di certe idee - ed essendo io convinto, anche allora, di quello che stavo facendo -, oggi posso considerare, a tutti gli effetti, l’antesignano delle avventure di Mister Noir. Un transfert talmente ben riuscito, che, ormai, tutti considerano me l’alter ego di Mister Noir (anziché viceversa).

Bene. Ora è veramente giunto il momento del rush finale.
Quindi, ringraziando ancora di tutto cuore il sindaco Renato Zunino per la lungimiranza e il coraggio con cui ha voluto conferire la prima Civettina d’Oro al sottoscritto, voglio dedicare il mio ultimo pensiero ai miei genitori, a mia sorella, alla mia amica Simona, e a tutti coloro che hanno sempre concretamente sostenuto il mio sogno di affermarmi come scrittore; ma, soprattutto, a mia nipote e a tutti i miei giovani e piccoli amici.
Eh sì. Perché, come dico sempre quando vado a incontrare gli studenti nelle scuole - citando la canzone Uno su mille (ce la fa) di Gianni Morandi, che ha fatto da colonna sonora al mio sogno, soprattutto nei momenti più bui -, impegnandosi sempre al meglio, approfittando di ogni opportunità (e magari andandole pure a cercare), e non mollando mai, ma proprio mai, prima o poi i propri sogni si realizzano.
E la Civettina d’Oro che mi è stata conferita, e a cui ho dedicato queste quattro speciali puntate di Parola di Scrittore, ne è la prova!
©Sergio Rilletti, lunedì 17 giugno 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

F  I  N  E


sabato 15 giugno 2019

PAROLA DI SCRITTORE (1x13): MyLife - RICORDANDO LA MIA CIVETTINA D'ORO-3^ Parte: MISTER NOIR A CELLE LIGURE (Un mio articolo inedito - Scritto per Radio SkyLab)


Salve a tutti, e Benvenuti alla terza puntata di Ricordando la mia Civettina d’Oro, ovvero i quattro speciali appuntamenti che ho deciso di dedicare all’onorificenza che il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, ha deciso di attribuirmi due anni fa per meriti culturali.
Nelle due puntate precedenti ho parlato del mio rapporto con Celle Ligure e del mio livello di integrazione, in questa città priva di barriere architettoniche.
Oggi, invece, vi racconterò di come interagisco con questa città, non solo come persona, ma, ovviamente, anche come scrittore.

Ora, mentre mi guardavo attorno, mi domandavo se, almeno quel giorno, erano fuori servizio; se, almeno per quel giorno di festa, il telefono avrebbe potuto non squillare.
Una conoscenza di vecchia data mi distolse dai miei pensieri. Parlammo un po’, poi io e i miei genitori andammo a fare un giro per i locali della nuova sede; e, quando tornammo nel salone, due bionde si stavano esibendo al karaoke.
Dopodiché, qualcuno cominciò a ballare.
Una sorta di garbata discoteca senza luci psichedeliche. E senza, soprattutto, il lampeggiante azzurro, che illumina le sere e le notti estive quando l’ambulanza è ferma a soccorrere qualcuno.
Già. Chissà se, almeno per quel giorno, il telefono avrebbe potuto non squillare!

Il brano che avete appena sentito è tratto da La festa degli angeli, un mio racconto autobiografico, in cui però ho il semplice ruolo di testimonial della realtà, che scrissi dopo aver partecipato alla festa d’inaugurazione della nuova sede della Croce Rosa di Celle Ligure. Un sentito omaggio, spero gradito, che ho voluto ufficialmente dedicare, in qualità di scrittore, a tutti i suoi volontari, immedesimandomi in loro.
Un racconto che, assieme alla versione “restyling” di Solo!, il mio racconto autobiografico per eccellenza - tuttora scaricabile gratuitamente dal web -, e a quattro avventure di Mister Noir, è stato poi pubblicato ne I Misteri di Mister Noir, un’antologia, ormai introvabile, che l’Associazione Progetto Cine Indipendente Onlus, di Celle Ligure, ha voluto pubblicare in occasione dell’omonimo storico incontro, da lei stessa organizzato nell’Agosto 2011, che mi ha visto, per la prima volta, protagonista assoluto.
Ed è proprio in una di queste avventure, Attentato al Cineindipendente, scritta appositamente per quell’occasione, e ambientata in diverse zone di Celle Ligure, che, in una miscela di fantasia e realtà, ho messo in evidenza il percorso alternativo, munito di rampa e ascensore, che collega la Chiesa San Michele al mondo esterno.
I Misteri di Mister Noir, inteso come incontro letterario, fu un successo, e l’omonima antologia, stampata in tiratura limitata di 100 copie, andò esaurita, pur chiedendo un contributo, in meno di 36 ore (ore di sonno comprese).
Ma il connubio tra Mister Noir e Celle Ligure non si limita a questo. Il successo, infatti, si replicò l’estate successiva, quando, nella Sala Consiliare del Comune, presentai, in anteprima assoluta, Capacità Nascoste, un’antologia di racconti thriller con protagonisti diversamente abili e le loro reali capacità, che curai con Elio Marracci, e che vide la partecipazione anche di Andrea G. Pinketts, Andrea Carlo Cappi, e Mister Noir.
L’accoglienza fu talmente strepitosa che una libraia mi confessò che, quell’estate, lì a Celle Ligure, quel mio libro aveva venduto più copie di 50 sfumature di grigio, il bestseller del momento, facendomi sentire vittorioso e tronfio come Asterix contro l’Impero Romano!

Mr. Noir affrontò le prime due rampe della giornata, salendo e scendendo da un marciapiede, che gli consentivano di proseguire su quel lato della strada [di Via Colla] e di attraversare, più avanti, sulle strisce pedonali.
Era rassicurante per Mister Noir constatare che il Comune si era adoperato per abolire quella barriera, permettendo a tutti di andare ad attraversare la strada sulle strisce pedonali, in perfetta sicurezza… e legalità.
Arrivò alle strisce.
Guardò a sinistra e a destra.
Non arrivavano macchine.
Guardò meglio.
Non c’erano nemmeno gatti neri.
Attraversò.
A sua insaputa, l’ora di terrore del ragazzino si stava avvicinando. A pari passo con la sua carrozzina.
Giunto in Via Boagno, che tutti conoscono come Piazza del Municipio, la piazza principale del paese, salì sul Lungomare Ponente, che costeggia e corteggia il centro storico, mostrando le case colorate, che danno sollievo solo a guardarle, i locali, e alcuni negozi.

Inseguimento a ruota, da cui è stato tratto questo brano, è un racconto che ho  scritto nell’Agosto 2006 per il sito della LEDHA - Lega per i diritti e la dignità delle persone con disabilità -, che ha sempre manifestato il proprio entusiasmo per Mister Noir - il primo eroe disabile seriale della Storia della letteratura italiana, protagonista oltretutto di thriller umoristici -, sin dalla sua prima avventura.
Un racconto in cui ho voluto attribuire al mio personaggio seriale un’esperienza che ho realmente vissuto all’età di vent’anni, a Celle Ligure, e che ho riprodotto fedelmente, intenzioni e deduzioni comprese, aggiungendovi alcune situazioni-tipo, che mi capitano abitualmente quando passeggio in questa località, suggellando il tutto con l’aplomb tipico di Mister Noir.
Un racconto che, assieme ad altri sei, compone il mio libro Le avventure di Mister Noir (Cordero Editore).
Un libro, ormai fuori commercio, accolto con un tale fervore dal pubblico da indurre il sindaco, Renato Zunino, a conferirmi la Civettina d’Oro.
Ma, di questo, ne parlerò la prossima volta!...

©Sergio Rilletti, lunedì 10 giugno 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

lunedì 3 giugno 2019

PAROLA DI SCRITTORE (1x12): MyLife - RICORDANDO LA MIA CIVETTINA D'ORO-2^ Parte: LIBERTA', AUTONOMIA, INTEGRAZIONE (Un mio articolo inedito - Scritto per Radio SkyLab)

Salve a tutti!... La scorsa settimana, per celebrare la Civettina d’Oro per meriti culturali che il sindaco Renato Zunino mi conferì due anni fa, ho cominciato a parlare del mio rapporto con la città di CelleLigure e, quindi, con chi la popola.
Ora, riprendendo quel discorso, porrò particolare attenzione su due concetti di cui ho già parlato la volta scorsa: libertà e autonomia. Due termini che, magicamente, confluiscono in un terzo: integrazione.
Già, integrazione.
Integrazione, per una persona con difficoltà motorie, nella vita sociale di una città priva di barriere architettoniche, avendo quindi la concreta possibilità di partecipare, autonomamente, ai suoi eventi, tessendo così nuove relazioni.
Tra tutti gli eventi a cui ho partecipato (a volte anche come protagonista), di cui si potrebbe fare un volume piuttosto corposo stilandone semplicemente l’elenco, oltre ai concerti della Banda G. L. Mordeglia - che seguo puntualmente da tempi immemorabili -, e a quelli dei Mezzosotto - un formidabile ed elettrizzante quintetto di cantori a cappella -, ne voglio ricordare due che sono stati proprio fondamentali per me.
La Mostra Internazionale del Cinema Indipendente, che per 12 anni ha ravvivato le estati cellesi, invitando anche ospiti prestigiosi - tra cui Alessio Boni,  Enzo Iacchetti, e la partecipazione virtuale di Andrea G. Pinketts -, e che tutti speriamo possa ritornare presto; e Libri al sole, il prezioso festival letterario, organizzato dall’omonima Associazione Culturale, dedicato all’editoria di piccola e media grandezza, che speriamo possa continuare ancora a lungo. Due belle manifestazioni che non mi sono limitato a seguire solo come spettatore, ma in cui, avendo dei sogni da scrittore e degli obiettivi ben precisi da raggiungere, e munendomi di una certa dose di coraggio, mi sono messo direttamente in contatto con gli organizzatori, riuscendo sempre nei i miei intenti.
E Celle Ligure, accessibile anche alle carrozzine dei bambini, mi permette di tessere un rapporto speciale anche con loro: quelli che mi conoscono bene, e che considero dei piccoli amici, mi accolgono sempre con un’esplosione di felicità, correndomi pure incontro; gli altri, quelli che magari mi notano per strada, si fermano, mi scrutano, e, giustamente incuriositi, mi parlano, cercando pure di capirmi; e alcuni ci riescono. Anzi: qualcuno mi capisce talmente bene, che, sin da quando andava all’asilo, mi fa da interprete ai propri genitori!
Ma il rapporto con la città di Celle Ligure si è consolidato definitivamente quando, circa dieci anni fa, una signora, vedendo che ero dispiaciuto di non poter andare in chiesa (causa scalinata all’ingresso), informò mia mamma che c’era un percorso alternativo dotato di una rampa e di un ascensore.
Lì, don Piero Giacosa, il parroco della Parrocchia San Michele, mi accolse subito con grande entusiasmo, facendomi partecipare, in modo eclatante, alla Veglia Pasquale, che cominciava pure con un falò all’esterno, avendo cura di farmi vivere assolutamente tutto, sin dal principio, al meglio; immettendomi, di fatto, in quella comunità parrocchiale, e riempiendomi di esuberante affetto ogni volta che mi vedeva.
Una comunità che ho trovato subito festosa e accogliente, e in cui ho voluto proprio integrarmi, ampliando pure le mie conoscenze; complice anche una bimba piccolina che, scrutandomi e venendo a farmi le carezze ogni volta che mi vedeva a Messa, mi ha permesso di conoscere i suoi genitori.
Integrazione che si è consolidata qualche estate dopo, quando, assieme a mia madre, partecipai a una serie di incontri di preghiera, in stile Taizè, che si tenevano nella cappella della Casa di Riposo della città. Un’esperienza molto emozionante, di aggregazione, organizzata da don Pietro Pinetto, che in quel periodo guidava la Parrocchia San Michele: una persona di garbo, gioiosa e mite al tempo stesso, di cui ho un bellissimo ricordo che niente e nessuno potrà mai dissipare.
La stessa Casa di Riposo fuori dalla quale, fino a poco tempo prima, un terzetto di anziani, capeggiati da una certa signora Rosa, ogni volta che mi vedevano passare, mi fermavano per un veloce, e ben augurale, scambio di battute. Un doppio-appuntamento giornaliero a cui aderivo molto volentieri, sapendo che, a loro volta, attendevano con gioia il mio passaggio.
Ma il mio livello di integrazione ha travalicato tutti i confini dell’immaginario  quando ho voluto conoscere Stefano Pastorino, in un’edizione di Giovani senza confini, grazie anche alla collaborazione di Marcello Mannuzza, noto ceramista ligure di fama internazionale, che ha saputo supportarmi pur senza sapere in anticipo le mie intenzioni.

Lui mi presentò, gli mostrò il mio libro, e Stefano mi disse che l’avrebbe letto e che ne avrebbe parlato su una rivista con cui collaborava. Benissimo!... Ma non avrei mai immaginato, date le mie evidenti difficoltà di locuzione, che, un giorno, potesse venirgli in mente di affidarmi una rubrica radiofonica settimanale. Oltretutto, a mio nome!
Be’, che dire?... Più integrazione di così!


©Sergio Rilletti, lunedì 3 giugno 2019, ore 16.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

martedì 28 maggio 2019

PAROLA DI SCRITTORE (1x11): MyLife - RICORDANDO LA MIA CIVETTINA D'ORO-1^ Parte: IO E CELLE LIGURE (Un mio articolo inedito - Scritto per Radio SkyLab)

Salve a tutti!... Il 20 Maggio di due anni fa era un sabato, e il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, alle ore 10.30 del mattino, decise di conferirmi la prima Civettina d’Oro della città; e me la conferì per due motivi: sia per meriti letterari, come scrittore, sia per il forte rapporto che ho, da sempre, con questa città.
Oggi ricorrono esattamente due anni da quel magico evento, e io, ringraziando ancora il sindaco Renato Zunino per la sua lungimiranza e il suo coraggio, ho deciso di ricordarlo in quattro appuntamenti, qui con voi.
La puntata di oggi, il primo di questi quattro speciali appuntamenti, è dedicato al mio rapporto con Celle Ligure; un rapporto iniziato ancora prima che io venissi al mondo, dato che i miei genitori ci andavano già in vacanza, da diversi anni.
Un rapporto che, a volte, mi ha visto anche come unico rappresentante della mia famiglia, palesandomi qui con un nutrito gruppo di amici, senza genitori.
Un rapporto che si è talmente consolidato negli anni, che ormai considero Celle Ligure la mia seconda casa: con le strade come corridoi, la passeggiata lungomare come mansarda, e una moltitudine di persone affettuose e simpatiche come coinquilini.
Un rapporto che non può essere scisso dalla mia attività di scrittore, dato che io inspiro relazioni ed espiro racconti.

Una delle cose più piacevoli della vita è proprio questa. Fermarmi a rimirar il mare.
Lo faccio spesso, quando vengo a Celle Ligure.
Mi piazzo qui, dove il mare arriva fin sotto la passeggiata, e lo contemplo; lo osservo allungarsi fino all’orizzonte, e oltre.
Il mio sguardo fluttua sulle acque, veleggia, e, sospinto dai ricordi, mi riporta al passato.

Quello che avete appena sentito è l’incipit di Una vacanza formativa, un mio racconto autobiografico che ho scritto per la rivista SuperAbile Inail, dove parlo di una vacanza particolarmente significativa per me come persona disabile e che ho voluto far iniziare e finire proprio qui, a Celle Ligure, in un affettuoso abbraccio a questa città.
Potrei fare l’intera cronistoria della mia vita vacanziera cellese, scandita dai miei vari mezzi di locomozione: prima il passeggino, poi la carrozzina manuale, e, infine, da circa trent’anni, le diverse carrozzine elettriche, sempre più moderne e sofisticate, ma non avrebbe molto senso.
Parlerò, invece, di autonomia e di libertà, e dei rapporti che ho potuto tessere, da solo, grazie a questa città priva di barriere architettoniche. Comincerò, quindi, con una prima e schematica carrellata tra le persone che ho potuto conoscere scorrazzando liberamente tra la mansarda e i corridoi di questa mia seconda casa.
I diversi gruppi di amici, che, negli anni, ho scelto di frequentare, cambiando anche compagnie e selezionando solo alcuni elementi.
E poi, i proprietari dei negozi (bancarelle comprese) e dei vari locali, che mi manifestano la loro simpatia in modi diversi, e che, all’occorrenza, a un segnale implicitamente convenuto,
(le quattro frecce della mia carrozzina che lampeggiano simultaneamente),
capiscono che devono prestarmi aiuto.
Le cameriere, simpatiche e disponibili come i suddetti proprietari, ma con le quali… mi soffermo un po’ di più!
Gli educatori, i volontari, e gli ospiti di Villa Maria Teresa, di stanza ai Piani di Celle - una splendida comunità per le persone con disabilità, un autentico fiore all’occhiello di questa città -, che non solo mi salutano con grande entusiasmo ogni volta che mi incontrano, ma vengono pure alle presentazioni dei miei libri.
I giovani e mitici scout nautici di Celle Ligure, e i relativi capi, che, dall’estate 2015 - quando, impossibilitato a guidare, decisero di allietarmi le serate uscendo con me -, non perdono occasione per salutarmi e, a volte, per chiacchierare un po’.
Le autorità e le Forze dell’Ordine cellesi, con cui ho sempre avuto un buon rapporto, anche di dialogo.
Il personale del Comune, per il quale, ormai, credo di essere diventato una sorta di cugino adottivo, che mi guarda con simpatia, aiutandomi, ogni volta che entro.
E, per concludere questa rapida carrellata con una nota un po’ folkloristica, l’abituale e fortuito incontro con “Ciao, Freccia!”, il confidenziale saluto che, da anni, un gruppo di ragazzi mi riserva ogni volta che mi incontra, per poi dileguarsi, l’istante immediatamente successivo, tra la folla e nell’ambiente.
E poi tantissime persone, di tutti i tipi, che è proprio impossibile elencare in modo esaustivo, provenienti dalle diverse realtà cellesi (turisti compresi), che mi fermano - alcuni dichiarandosi pure miei lettori - o che fermo io, per un reciproco scambio di relazioni; facendo mie le suggestive note e parole di Hey man, una delle canzoni più belle, anche se meno conosciute, di Zucchero.

©Sergio Rilletti, lunedì 27 maggio 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

CONTINUA...

mercoledì 15 novembre 2017

MyLife - IL FIORELLINO CHE CAMBIO' IL MONDO (Una poesia autobiografica inedita)


Si dice che il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Ma io ho conosciuto un fiorellino che è riuscito a stravolgere, a ribaltare completamente, la mia vita e, quindi, quella di molte altre persone.
Un fiorellino dal nome particolare: non si chiama né Margherita né Rosa né Viola.
Non si chiama neanche Mughetto, per fortuna!
Il suo nome è: Simona.
E ha le sembianze di una fanciulla.
Una bella fanciulla a cui è impossibile non dedicare una poesia!...

Ti ho conosciuta tanti anni fa,
in una sera che sembrava primaverile;
era il 15 novembre di trent’anni fa,
quando si incontrarono le nostre vite.
Era una sera bella, da Estate di San Martino,
a Villa Radice Fossati;
e, oltre agli altri, c’erano pure Enzo e don Serafino,
a quella bella Festa della zona
e della Parrocchia San Martino,
a cui mi ero trattenuto solo per puro destino.
Tu per prima mi hai notato,
e, complice un racconto su un libriccino,
subito un complimento mi hai donato.

Così il mio sicuro eremo abbandonai,
e a farmi nuovi amici, e soprattutto amiche, cominciai.
Prima all’Oratorio, poi all’Aias e altrove,
tu mi seguivi sempre, con attenzione;
sul notiziario parrocchiale sempre mi incontravi,
e la Scuola del Fumetto tu mi indicai,
e io, grazie a te e a un gruppo di amici, e soprattutto di amiche,
un corso serale di Sceneggiatura frequentai,
e nuovi rapporti mi creai.
E così, quando andai a lavorare all’Agenzia giornalistica Hpress,
relazionarmi con gli altri era un piacere, e mai uno stress.

Tu, di me, hai letto con passione sempre tutto:
articoli, poesie, racconti, e persino sceneggiature,
di cui, ammettiamolo, a parte dialoghi e didascalie,
o ti metti di buzzo buono o non capisci proprio un tubo.

Tu ti preoccupavi della mia scrittura e dei miei rapporti sociali,
e dei buoni consigli sempre, o quasi, mi davi.
Ogni settimana mi venivi a trovare,
e almeno tre novità ti dovevo dare:
non importava se in ambito lavorativo o amicale,
ma volevi controllare che mi dessi da fare.

Tu mi sei stata vicina anche in un periodo particolarmente oscuro,
e io, con te, mi sentivo sempre al sicuro.
Persino al dottor Cantoni, pur non avendoti conosciuta, eri simpatica,
perché tu, con la tua irruenza, mi davi la giusta carica.

Persino su Facebook mi hai fatto iscrivere,
per ritrovare gli amici che avevo perso di vista;
e anche le radio mi hai fatto contattare,
per i due giovani che al Parco di Monza mi avevano salvato,
e che avrei voluto tanto rintracciare e ringraziare.
A Tutti i colori del giallo, su Rai Radio Due, siamo andati,
e la mia vita è presto cambiata:
uno scrittore abbastanza conosciuto sono diventato,
i falsi amici, anche se non fisicamente, ho eliminato,
e ora pure la prima Civettina d’Oro, per meriti culturali, mi hanno dato.

Orsù, Amica Cara,
la mia poesia finisce qui.
E’ vero, avrei tante altre cose da dire,
ma l’ora del nostro appuntamento
sta per venire al mio cospetto.
Comunque, questa è la verità:
di me, e di ogni persona che ho incontrato,
tu hai cambiato la realtà.
E quando quel dì ti incontrai,
“Che bel fiorellino!” subito come Mister Noir, pensai.
E oggi, come allora, continuo a pensare
che tu sia un bel fiorellino:
un gran bel magico fiorellino
di nome Simona.

©Sergio Rilletti, martedì 14 novembre 2017 – ore 17.47


martedì 13 giugno 2017

MyLife - IL MIO INTERVENTO PER LA CIVETTINA D'ORO (Celle Ligure, Sabato 20 Maggio 2017)


 
Buongiorno a tutti, e Grazie per essere qui, in questo giorno così importante per me, per la Città di Celle Ligure, e, data la vostra presenza, anche per voi!
Ringrazio subito, senza alcun indugio, il Sindaco, Renato Zunino, per aver deciso di conferirmi questa preziosa onorificenza, la Civettina d’Oro, sia per meriti letterari e culturali, come scrittore, sia per il forte rapporto che ho da sempre con questa città.
Un prestigioso riconoscimento di cui sono molto grato e orgoglioso, e che io, non essendo Bob Dylan, ho subito accettato con grande entusiasmo!

In effetti, il mio rapporto con Celle Ligure è iniziato ben oltre 49 anni fa, da ancora prima di nascere, dato che i miei genitori venivano già qui, in vacanza, da diversi anni.
Un rapporto che, a volte, mi ha visto anche come unico rappresentante della mia famiglia, palesandomi qui con un nutrito gruppo di amici, senza genitori.
Un rapporto che si è talmente consolidato negli anni, che ormai considero Celle Ligure la mia seconda casa: con le strade come corridoi, la passeggiata lungomare come mansarda, e una moltitudine di persone affettuose e simpatiche come coinquilini.
Un rapporto che non può essere scisso dalla mia attività di scrittore, dato che io inspiro relazioni ed espiro racconti.

Una delle cose più piacevoli della vita è proprio questa. Fermarmi a rimirar il mare.
Lo faccio spesso, quando vengo a Celle Ligure.
Mi piazzo qui, dove il mare arriva fin sotto la passeggiata, e lo contemplo; lo osservo allungarsi fino all’orizzonte, e oltre.
Il mio sguardo fluttua sulle acque, veleggia, e, sospinto dai ricordi, mi riporta al passato.

Quello che avete appena sentito è l’incipit di Una vacanza formativa, un mio recente racconto autobiografico che ho scritto per la rivista SuperAbile Inail, dove parlo di una vacanza particolarmente significativa per me come persona disabile e che ho voluto far iniziare e finire proprio qui, a Celle Ligure, in un affettuoso abbraccio a questa città.
Potrei fare l’intera cronistoria della mia vita vacanziera cellese, scandita dai miei vari mezzi di locomozione: prima il passeggino, poi la carrozzina manuale, e, infine, da circa trent’anni, le diverse carrozzine elettriche, sempre più moderne e sofisticate.
Già, potrei. Invece farò altro.
Parlerò, invece, di autonomia e di libertà, e dei rapporti che ho potuto tessere, da solo, grazie a questa città, priva di barriere architettoniche. Comincerò, quindi, con una rapida e schematica carrellata tra le persone che ho potuto conoscere scorrazzando liberamente tra la mansarda e i corridoi di questa mia seconda casa.
I diversi gruppi di amici, che, dall’età di vent’anni, ho scelto di frequentare, cambiando anche compagnie o tenendomi stretti solo alcuni loro elementi, passando da un luogo all’altro, da una spiaggia all’altra, sempre ben accolto, devo dirlo, dai proprietari degli stabilimenti balneari e dai loro solleciti bagnini.
E poi, i proprietari dei negozi (bancarelle comprese), dei ristoranti, e dei locali, che mi salutano, scambiano quattro chiacchiere con me, mi manifestano la loro simpatia in modi diversi, e, all’occorrenza, a un segnale implicitamente convenuto
(le quattro frecce della mia carrozzina che lampeggiano simultaneamente),
capiscono che devono prestarmi aiuto.
Le cameriere e le dipendenti dei suddetti esercizi commerciali, simpatiche e disponibili come i suddetti proprietari, ma con le quali… mi soffermo un po’ di più!
Gli educatori, i volontari, e gli ospiti di Villa Maria Teresa, di stanza ai Piani di Celle - una splendida comunità per le persone con disabilità, un autentico fiore all’occhiello di questa città -, che non solo mi salutano con grande entusiasmo ogni volta che mi incontrano, ma vengono pure alle presentazioni dei miei libri.
I giovani e mitici scout nautici di Celle Ligure, e i relativi capi, che, dall’estate 2015 - quando, impossibilitato a guidare, decisero di allietarmi le serate uscendo con me -, non perdono occasione per salutarmi e, a volte, per chiacchierare un po’.
Le autorità e le Forze dell’Ordine cellesi, con cui ho sempre avuto un buon rapporto, anche di dialogo.
Il personale del Comune, per il quale, ormai, credo di essere diventato una sorta di cugino adottivo, che mi guarda con simpatia, aiutandomi, ogni volta che entro.
E, per concludere questa rapida carrellata con una nota un po’ folkloristica, l’abituale e fortuito incontro con “Ciao, Freccia!”, il confidenziale saluto che, da anni, un gruppo di ragazzi mi riserva ogni volta che mi incontra, per poi dileguarsi, l’istante immediatamente successivo, tra la folla e nell’ambiente.
E poi tantissime persone, di tutti i tipi, che è proprio impossibile elencare in modo esaustivo, provenienti dalle diverse realtà cellesi (turisti compresi), che mi fermano - alcuni dichiarandosi pure miei lettori - o che fermo io, per un reciproco scambio di relazioni; facendo mie le suggestive note e parole di Hey man, una delle canzoni più belle, anche se meno conosciute, di Zucchero.

Ma non è tutto qui, ovviamente: perché libertà e autonomia vogliono dire anche integrazione. Integrazione nella vita sociale della città, avendo, quindi, la concreta possibilità di partecipare, autonomamente, alle sue iniziative, tessendo così nuove relazioni. E io credo di poter asserire, con relativa certezza, che si potrebbe fare un volume piuttosto corposo, stilando semplicemente l’elenco di tutte le iniziative a cui ho partecipato (a volte anche come protagonista).
Tra tutti questi eventi, oltre ai concerti della Banda G. L. Mordeglia, che seguo puntualmente da tempi immemorabili, e a quelli dei Mezzosotto, un formidabile ed elettrizzante quintetto di cantori a cappella, ne voglio ricordare due che sono stati proprio fondamentali per me.
La Mostra Internazionale del Cinema Indipendente, che per 12 anni ha ravvivato le estati cellesi, invitando anche ospiti prestigiosi - tra cui Alessio Boni,  Enzo Iacchetti, e la partecipazione virtuale di Andrea G. Pinketts -, e che speriamo
(plurale d’obbligo, perché speranza collettiva)
possa ritornare presto; e Libri al sole, il prezioso festival letterario organizzato dall’omonima Associazione Culturale, e dedicato all’editoria di piccola e media grandezza, che speriamo
(plurale sempre d’obbligo)
possa continuare ancora a lungo.
Due belle manifestazioni che non mi sono limitato a seguire solo come spettatore, ma dove, avendo dei sogni da scrittore, e degli obiettivi ben precisi da raggiungere, munendomi di una certa dose di coraggio mi sono messo direttamente in contatto con gli organizzatori. Riuscendo sempre a raggiungere i miei scopi.
E tutto ciò perché Celle Ligure è una località accessibile a tutti!... Neonati (in carrozzina) compresi.

Già, i bambini. Con loro ho un rapporto speciale: quelli che mi conoscono, e che considero dei piccoli amici, mi accolgono sempre con un’esplosione di felicità, correndomi pure incontro; gli altri, quelli che magari mi notano per strada, si fermano, mi scrutano, e, giustamente incuriositi, mi parlano, cercando pure di capirmi; e alcuni ci riescono. Anzi: qualcuno, che mi conosce da quando andava all’asilo, ci riesce talmente bene che mi fa persino da traduttore ai propri genitori!
Ma il rapporto con la città di Celle Ligure si è consolidato definitivamente quando, circa dieci anni fa, una signora, vedendo che ero dispiaciuto di non poter andare in chiesa (causa scalinata all’ingresso), informò mia mamma che c’era un percorso alternativo dotato di una rampa e un ascensore.
Lì, don Piero Giacosa, il parroco della Parrocchia San Michele, mi accolse subito con grande entusiasmo, facendomi partecipare, in modo eclatante, alla Veglia Pasquale, che cominciava pure con un falò all’esterno, avendo cura di farmi vivere assolutamente tutto, sin dal principio, al meglio; immettendomi, di fatto, in quella comunità parrocchiale, e riempiendomi di esuberante affetto ogni volta che mi vedeva.
Una comunità che ho trovato subito festosa e accogliente, e in cui ho voluto proprio integrarmi, ampliando pure le mie conoscenze. Complice anche una bimba piccolina che, scrutandomi e venendo a farmi le carezze ogni volta che mi vedeva a Messa, mi ha permesso di conoscere i suoi genitori.
Integrazione che si è consolidata qualche estate dopo, quando, assieme a mia madre, partecipai a una serie di incontri di preghiera, in stile Taizè, che si tenevano nella cappella della Casa di Riposo di questa città. Un’esperienza molto emozionante, di aggregazione, organizzata da don Pietro Pinetto, che in quel periodo guidava la Parrocchia San Michele: una persona di garbo, gioiosa e mite al tempo stesso, di cui ho un bellissimo ricordo che niente e nessuno potrà mai dissipare.
La stessa Casa di Riposo fuori dalla quale, fino a poco tempo prima, un terzetto di anziani, capeggiati da una certa signora Rosa, ogni volta che mi vedevano passare, mi fermavano per un veloce, e ben augurale, scambio di battute. Un doppio-appuntamento giornaliero a cui aderivo molto volentieri, sapendo che, a loro volta, attendevano con gioia il mio passaggio.
Una realtà, quella cellese, che ho sempre cercato di rappresentare nei miei racconti.

Ora, mentre mi guardavo attorno, mi domandavo se, almeno quel giorno, erano fuori servizio; se, almeno per quel giorno di festa, il telefono avrebbe potuto non squillare.
Una conoscenza di vecchia data mi distolse dai miei pensieri. Parlammo un po’, poi io e i miei genitori andammo a fare un giro per i locali della nuova sede; e, quando tornammo nel salone, due bionde si stavano esibendo al karaoke.
Dopodiché, qualcuno cominciò a ballare.
Una sorta di garbata discoteca senza luci psichedeliche. E senza, soprattutto, il lampeggiante azzurro, che illumina le sere e le notti estive quando l’ambulanza è ferma a soccorrere qualcuno.
Già. Chissà se, almeno per quel giorno, il telefono avrebbe potuto non squillare!

Il brano che avete appena sentito è tratto da La festa degli angeli, un altro mio racconto autobiografico, in cui però ho il semplice ruolo di “testimonial della realtà”, che ho scritto dopo aver partecipato alla festa d’inaugurazione della nuova sede della Croce Rosa cellese. Un sentito omaggio, spero gradito, che ho voluto ufficialmente dedicare, in qualità di scrittore, a tutti i suoi volontari, immedesimandomi in loro.
Un racconto che, assieme a Solo!, il mio racconto autobiografico per eccellenza - tuttora scaricabile gratuitamente dal web -, e a quattro avventure di Mister Noir, è stato poi pubblicato ne I Misteri di Mister Noir, un’antologia, ormai introvabile, che l’Associazione Progetto Cine Indipendente Onlus, di Celle Ligure, ha voluto pubblicare in occasione dell’omonimo storico incontro, da lei stessa organizzato nell’Agosto 2011, che mi ha visto, per la prima volta, protagonista assoluto.
Ed è proprio in una di queste avventure, Attentato al Cineindipendente, ambientata in diverse zone di Celle Ligure, che, in una miscela di fantasia e realtà, ho messo in evidenza il percorso alternativo, munito appunto di rampa e ascensore, che collega la Chiesa San Michele al mondo esterno.
Quell’incontro fu un successo, e l’omonima antologia, stampata in tiratura limitata di 100 copie, andò esaurita in meno di 36 ore (ore di sonno comprese).
Ma il connubio tra Mister Noir e Celle Ligure non si limita solo a questo. Il successo si replicò l’estate successiva, quando proprio qui, nella Sala Consiliare del Comune, presentai, in anteprima assoluta, Capacità Nascoste, un’antologia di racconti thriller con protagonisti diversamente abili e le loro reali capacità, che curai con Elio Marracci, e che vide la partecipazione anche di Andrea G. Pinketts, Andrea Carlo Cappi, e Mister Noir. L’accoglienza fu talmente strepitosa che una libraia mi confessò che, quell’estate, qui a Celle Ligure, quel mio libro aveva venduto più copie di 50 sfumature di grigio, il bestseller del momento, facendomi sentire vittorioso e tronfio: un po’ come Asterix contro l’Impero Romano!

Mr. Noir affrontò le prime due rampe della giornata, salendo e scendendo da un marciapiede, che gli consentivano di proseguire su quel lato della strada [di Via Colla] e di attraversare, più avanti, sulle strisce pedonali.
Era rassicurante per Mister Noir constatare che il Comune si era adoperato per abolire quella barriera, permettendo a tutti di andare ad attraversare la strada sulle strisce pedonali, in perfetta sicurezza… e legalità.
Arrivò alle strisce.
Guardò a sinistra e a destra.
Non arrivavano macchine.
Guardò meglio.
Non c’erano nemmeno gatti neri.
Attraversò.
A sua insaputa, l’ora di terrore del ragazzino si stava avvicinando. A pari passo con la sua carrozzina.
Giunto in Via Boagno, che tutti conoscono come Piazza del Municipio, la piazza principale del paese, salì sul Lungomare Ponente, che costeggia e corteggia il centro storico, mostrando le case colorate, che danno sollievo solo a guardarle, i locali, e alcuni negozi.

Inseguimento a ruota, da cui è stato tratto questo brano, è un racconto che ho  scritto nell’Agosto 2006 per il sito della LEDHA - Lega per i diritti e la dignità delle persone con disabilità -, che ha sempre manifestato il proprio entusiasmo per Mister Noir - il primo eroe disabile seriale della Storia della letteratura italiana, protagonista oltretutto di thriller umoristici -, sin dalla sua prima avventura.
Un racconto in cui ho voluto attribuire al mio personaggio seriale un’esperienza che ho realmente vissuto all’età di vent’anni proprio qui, a Celle Ligure, e che ho riprodotto fedelmente, intenzioni e deduzioni comprese, aggiungendovi alcune situazioni-tipo, che mi capitano abitualmente quando passeggio in questa città, suggellando il tutto con l’aplomb tipico di Mister Noir.
Un racconto che, assieme ad altri sei, compone il mio libro Le avventure di Mister Noir (Cordero Editore). Un libro, nato per celebrare la nascita editoriale di Mister Noir, la cui gestazione ha avuto molto a che fare con la mia vita cellese, come narro in alcuni aneddoti, alla fine del libro stesso.
Un libro dove, tra le altre cose, nel bel mezzo di un’anomala rapina palindroma, Mister Noir interviene, un po’ alla Bud Spencer, in difesa di due bambini, vittime di un atto di bullismo.
Un’antologia di racconti che, secondo diversi docenti, bisognerebbe far leggere nelle scuole.
Un libro grazie al quale, a causa di una sagace battuta di Mister Noir sulle barriere architettoniche, un negoziante reale, di cui sono un assiduo cliente da svariati anni, si è accorto che il suo locale non è accessibile alle carrozzine, inducendolo a promettermi che si sarebbe adoperato a risolvere il problema.
Un libro che a ogni presentazione ha attirato una marea di pubblico, per la gioia, e lo stupore, dei diversi organizzatori.
Un libro la cui ultima presentazione qui a Celle Ligure, svoltasi allo Spazio SMS Messaggi d’Arte con il patrocinio del Comune, ha visto coinvolta l’intera città, rendendo quasi impossibile trovare un luogo dove non fosse esposta la locandina dell’evento. Un calore smisurato che ho riscontrato anche durante l’incontro, quando, vedendo persino persone in piedi assieparsi fin fuori dal locale, per un attimo ho avuto una crisi d’identità, pensando di essere Vasco Rossi.
E poi domande a raffica, che fioccavano da tutte le parti; e, nell’entusiasmo generale, qualcuno si alzò e propose di nominare Mister Noir “cittadino onorario di Celle Ligure”.
E infine, dopo qualche giorno, ricevetti la proposta di fare un film.

Oggi noi siamo tutti qui grazie al Sindaco Renato Zunino, che ha voluto inaugurare questa magnifica onorificenza, dopo otto anni dalla sua istituzione, attribuendola proprio a me.
Ora, prima di avviarmi al finale di questo mio lungo intervento, spero degno di tanta Civettina d’Oro, devo, anzi voglio, ringraziare tre persone che ho proprio voluto qui con me, oggi, in questa speciale occasione.
Tre illustri colleghi e, soprattutto, tre veri amici.
Daniele G. Genova, con cui ho condiviso diverse serate cellesi, e che, assieme a Martin Zanchetta, ha condotto l’eccezionale presentazione, indipendentemente dal sottoscritto, che vi ho appena raccontato, caricandola di simpatia e umanità, sorprendendo veramente tutti, compreso me.
Andrea G. Pinketts, che, con la sua roboante ironia, è riuscito subito a stabilire una bella intesa con me, accogliendomi nel suo gruppo a braccia talmente aperte da portarmi lui stesso su e giù dalle scale del Boulevard Café di Milano. Un’intesa predestinata a manifestarsi in modo ottimale, dato che, anni prima, a nostra reciproca insaputa, collaboravamo entrambi ad Achab-Il  corriere dell’avventura.
E, infine, Andrea Carlo Cappi, doppiatore ufficiale dei miei pensieri - come sta facendo, anche in questo preciso momento, qui davanti a tutti voi - e, soprattutto, mio mentore. E’ stato lui che, quando era alla guida di M-Rivista del mistero, ha cominciato a darmi visibilità, pubblicando assiduamente i miei articoli e i miei racconti, tra cui Solo!, a cui ho accennato poco fa, e la serie di racconti Le avventure di Mister Noir, che ora, in qualità di Direttore Editoriale della Collana M di Cordero Editore, ha voluto ripubblicare, aggiungendovi qualche inedito, nell’omonima antologia; rendendosi quindi corresponsabile, in automatico, di tutto quello che vi ho raccontato finora.

Ora, mentre mi avvio verso il rush finale, non posso non ricordare La Grande Truffa (Un giallo tutto d’oro), un thriller umoristico a puntate che scrissi nel lontano 1988 per Notizie Da, il notiziario della Parrocchia San Martino in Villapizzone di Milano che, in cuor mio, ho sempre considerato e trattato come una rampa di lancio per il mio sogno di diventare uno scrittore famoso.
Un racconto che, ambientato qui a Celle Ligure, aveva come protagonisti me e un gruppo di miei amici.
Un racconto che, per via dello stile e di certe idee - ed essendo io convinto, anche allora, di quello che stavo facendo -, oggi posso tranquillamente considerare l’antesignano delle avventure di Mister Noir. Un transfert riuscito talmente bene, che, ormai, tutti considerano me l’alter ego di Mister Noir (anziché viceversa).

Bene. Ora sono veramente giunto al rush finale.
Quindi, ringraziando ancora di tutto cuore il Sindaco Renato Zunino per la lungimiranza e il coraggio con cui ha voluto conferire la prima Civettina d’Oro di questa città proprio a me, che, come avrete intuito all’inizio, per me equivale a un Premio Nobel, voglio dedicare il mio ultimo pensiero ai miei genitori, a mia sorella, alla mia amica Simona, e a tutti coloro che hanno sempre concretamente sostenuto il mio sogno di affermarmi come scrittore; ma, soprattutto, a mia nipote e a tutti i miei giovani e piccoli amici.
Eh sì. Perché, come dico sempre quando vado a incontrare gli studenti nelle scuole, citando la canzone Uno su mille (ce la fa) di Gianni Morandi - che ha fatto da colonna sonora e da sprone al mio sogno, soprattutto nei momenti più bui -, impegnandosi sempre al meglio, approfittando di ogni opportunità (magari andandole pure a cercare), e non mollando mai, ma proprio mai, prima o poi i propri sogni si realizzano.
E questa Civettina d’Oro ne è la prova!


©Sergio Rilletti, 2017