Innanzitutto, devo precisare che, anche se ufficialmente appartengo alla categoria delle persone fragili, io non mi sento affatto fragile. Tant’è che, quando in televisione sento nominare la categoria delle persone fragili, devo subito appuntarmi di farne parte e prestare attenzione.
In effetti, è un po’ difficile considerarsi una persona fragile quando si ha una famiglia che ti fa vivere una vita normale (viaggi in camper compresi), pienamente integrata, e che ti aiuta a coltivare le tue passioni (tra cui la lettura e, soprattutto, la scrittura creativa) e i tuoi sogni.
Poi, la sera di domenica 15 novembre 1987, a causa di una lunga concatenazione di eventi fortuiti, o di un accurato disegno divino (come mi piace sostenere), durante l’annuale festa di quartiere - che quell’anno coincideva con quella parrocchiale -, a Villa Radice Fossati conobbi Simona.
E, da quel momento in poi, la mia vita cambiò. Anzi, si rivoluzionò completamente.
Non so quanto lei avesse già capito l’importanza che aveva la scrittura creativa per me (lei riesce a leggermi nel pensiero, anche quando parliamo al telefono), ma le sue prime parole furono: “Sei tu Sergio?... Ho letto il tuo racconto: è bellissimo!”.
Il racconto in questione era Il labirinto magico, che avevo scritto, con il benestare di don Serafino Marazzini, per un libretto della Parrocchia San Martino in Villapizzone.
Io cominciai improvvisamente a interessarmi alle attività parrocchiali e a frequentare l’oratorio. Simona iniziò a venire a trovarmi a casa, tutte le settimane, e ogni settimana pretendeva, ma proprio pretendeva, almeno tre novità… che potevano essere in campo artistico e/o relazionale.
In campo artistico, sapendo e condividendo la mia passione per la scrittura creativa, voleva sempre leggere qualche mio racconto. Ed era un’esperienza fantastica, inimmaginabile, sentirla leggere i miei racconti; perché, durante i dialoghi, lei riusciva sempre a indovinare e interpretare il tono che adoperavano i vari personaggi, ben prima di leggerlo alla fine del virgolettato.
Simona, evidentemente, non leggeva solo nella mia mente ma pure in quella dei miei personaggi.
In campo
relazionale, invece, Simona non solo mi stimolava a uscire, affrontando anche
realtà in cui non c’era lei, ma, da autentica mental coach, mi dava preziosi consigli su come comportarmi con le
ragazze che mi erano simpatiche, e, con la sua ironia, mi demoliva dei problemi che in effetti non erano tali. E
se quando
andavo in vacanza con l’AIAS Milano mi trovavo in difficoltà con qualche
persona, telefonavo a lei.
Insomma, un autentico
fiorellino… come la soprannomini in
un resoconto d’un pellegrinaggio che avevamo fatto a Lourdes.
Ma quel 15
novembre 1987 non conobbi solo la fondamentale Simona, ma anche uno stuolo di
ragazzi, e soprattutto di ragazze, dell’oratorio, che avrebbero costituito la
rete più importante delle mie amicizie, consolidandosi non solo nei ritiri
spirituali in una baita a Saint-Nicolas - dove Simona mi trascinò, a forza di
braccia, a vedere uno splendido panorama chiamato il presepe - o in un monastero al Passo del Sempione, ma anche in
vacanze a Celle Ligure (senza familiari) e persino nel mio primo Capodanno
fuori casa e leggermente fuori porta.
A Cannes.
E l’interesse
di Simona per la mia attività di scrittore e per la mia passione dei fumetti l’ha
indotta a invitarmi a iscrivermi a un corso serale di sceneggiatura alla Scuola
del Fumetto. Una proposta che all’inizio fece annichilire mia madre; ma che
poi, grazie ai miei genitori, a Simona e a una compagine di amiche - che si
alternavano ad assistermi durante le lezioni -, e a don Serafino e a una
compagine di amici - che si alternavano invece come autisti per l’andata o il
ritorno -, sono riuscito a concretizzare in un’esperienza memorabile; anche con
i docenti e i compagni di classe.
Non solo. Ma
un’altra amica di quella compagnia, Francesca, anni dopo mi accompagnò a un
corso di scrittura mystery dove conobbi Mario Gombòli, direttore editoriale di Diabolik, che negli anni portò i suoi
frutti; mentre Federica, sorella di Simona, vinse la sua proverbiale timidezza
per accompagnarmi agli incontri letterari di Andrea G. Pinketts & Andrea
Carlo Cappi, che mi presero sotto la loro ala introducendomi nel magico mondo
del noir.
E tutto questo,
e molto altro ancora, è accaduto perché domenica 15 novembre 1987 ho conosciuto
Simona… e per tutta la serie di eventi che ne è conseguita.
Quindi,
considerando tutta la tenacia che mi ci è voluta per affermarmi come scrittore,
no, non mi sento affatto una persona fragile.
Tuttavia, nella mia vita, ci sono stati anche due
momenti particolarmente bui: un innamoramento non corrisposto, che mi impediva
letteralmente di vivere, e un aberrante caso di omertà di gruppo, che però,
grazie anche a Simona, riuscii a ribaltare a mio vantaggio.
Nel primo caso,
lei, Francesca, e Michela, si sono mostrate tre amiche vere, le uniche che
hanno avuto il coraggio e la tenacia di non abbandonarmi in quel periodo nero in
cui ero poco socievole, standomi
sempre vicino con costanza. E Simona, in modo particolare, mi aiutava sì a
organizzare delle serate in cui invitava anche lei, Pinuccia (chiamiamola così), ma ammonendomi allo stesso tempo, in
modo abbastanza rude, che avrei dovuto uscire comunque, che lei avesse
accettato l’invito oppure no.
Il secondo
caso, invece, ha una data e un luogo di inizio ben precisi: domenica 9 aprile 2006, Parco di Monza, ore
13.10 circa.
Fu lì che ebbe
inizio la vicenda, un vero e proprio thriller psicologico che nei mesi
successivi si tramutò in un noir, che intitolai Solo!, con tanto di S
maiuscola e punto esclamativo finale. Fu lì, al Parco di Monza, che un gruppo
di volontari guidati da un educatore volpone mi abbandonò sulla mia piccola
carrozzina elettrica per farsi un giro in risciò… dandomi solo un’indicazione
sommaria per raggiungerli, che poi risultò impraticabile. Dopo due ore di
assidui tentativi per cercare una strada alternativa e per chiedere aiuto incontrai
una splendida coppia di giovani - un lui e una lei -, che capì tutto, ma
proprio tutto, e, attraverso un
piccolo giro di telefonate - suggerito da me - riuscirono a rintracciare l’educatore
volpone e a farmi venire a prendere.
Una coppia come
quella, che oltretutto aveva avuto un comportamento assolutamente encomiabile, meritava di essere ringraziata come si
deve, ma non mi fu possibile, perché le persone che erano entrate in possesso
del loro numero di cellulare non me lo diedero mai. Non solo, ma tutte le
persone coinvolte fecero finta, da subito, che non era accaduto nulla.
Ora non
scenderò nei dettagli, che potrete leggere nel libro che uscirà tra qualche
mese in occasione del ventennale, ma questa odiosa cappa di omertà, che proprio
non mi aspettavo, mi provocò un forte senso di ribellione.
E la potenza della fragilità, sottovalutata proprio perché celata dalla mia disabilità, si manifestò in tutta la sua maestosità.
Approfittando
della mia assidua collaborazione con M-Rivista del Mistero - fondata e
diretta da Pinketts e Cappi -, scrissi Solo!, sia per tentare di
rintracciare i miei due giovani soccorritori, sia per far conoscere questa
vicenda che qualcuno voleva insabbiare, generando un’immaginabile serie di
reazioni a catena che mi consacrarono come scrittore. E Simona, indignata per
il silenzio omertoso di chi mi aveva abbandonato e dei loro responsabili, mi
fece mandare un appello alle radio… che lo diffusero, mostrandomi anche
solidarietà con le loro e-mail. Un’iniziativa, quella della mia super-amica,
che oltretutto mi permise di partecipare a due programmi radiofonici della RAI:
Tutti
i colori del giallo, di Luca Crovi, e Diversi da chi?, di
Ilaria Maria Sotis.
Ma la realtà
può fondersi con la fantasia, e la vicenda di Solo! e di Tutti
i colori del giallo diventarono il tema del romanzo breve Assalto
alla RAI, dove Mister Noir ed Elena Fox, i due detective privati
protagonisti dei miei thriller umoristici, si trovano a dover salvare la vita a
me, Simona, e Luca Crovi, combattendo contro un’organizzazione criminale
chiamata La Spada di Damocle che vuole l’assoggettamento delle menti e l’annientamento
di chi osa ribellarsi e di coloro che li aiutano.
La fusione tra
fantasia e mia autobiografia avviene anche in altri racconti, tra cui Tre
primi incontri, dove Mister Noir, dopo aver incontrato per la prima
volta Elena Fox alla Villa Radice Fossati, nota il primo incontro tra me e
Simona, decidendo di prendermi come suo biografo personale; e la somiglianza e
il parallelismo tra le due coppie è inevitabile, tanto che, spesso, veniamo
confusi con i nostri due alter ego.
Ebbene sì.
Perché quando si tratta di me e Simona, o di Mister Noir ed Elena Fox, tutto può accadere.
Anche una serata come questa!
©Sergio Rilletti, lunedì 18 maggio 2026 - Letto da Simona Pirola
.jpg)
.jpeg)
Nessun commento:
Posta un commento