lunedì 29 aprile 2019

UN OMETTO DI NOME OMERTO (Una poesia inedita - Scritta per Radio SkyLab)

Oggi, ho deciso di riprendere il discorso dell’omertà di gruppo, che ho subìto diverse volte e che considero un atto di vigliaccheria assoluto - ancora più infame se praticato verso una persona con disabilità -, attraverso una poesia sardonica inedita che ho scritto appositamente per questo nostro appuntamento radiofonico, intitolata Un ometto di nome Omerto.
Non sono sicuro che questo tipo di nome Omerto risulterà particolarmente intelligente amabile e simpatico, ma vi assicuro che è il sunto di una moltitudine di cervelli che ho realmente conosciuto e provato, in diverse occasioni.
Buon Ascolto a tutti! (Sergio Rilletti)


Salve a tutti, mi presento:
potete chiamarmi Asdrubale, Filomena, Gelsomino, o Carletto,
o anche con nomi più consueti, più di vostro gradimento;
ma, in verità, uomo o donna che io sia,
io sono sempre, e soltanto, un ometto:
un ometto di nome Omerto.
Io mi trucco, rido, faccio l’amico,
ma quel che conta, poi, non lo dico:
la verità io la so,
ma non per questo la dirò.
E che m’importa se tradisco qualcuno che mi considerava un amico:
lui è uno; io, invece, sono un gruppo.
Ah, il gruppo, che bella invenzione:
ti protegge dallo sguardo, stupito, da gufo
e dalle figure da sveglione.
E se faccio una brutta figura, io me ne infischio,
perché tanto non corro alcun rischio;
né a me né a nessun altro importa di fare la figura dei bovini o del gregge,
perché, tanto, c’è Il Gruppo che ci protegge.
In nome del Gruppo, noi non pensiamo, agiamo,
e quel che ci viene consigliato, noi eseguiamo;
e nessuno di noi ha mai la minima responsabilità,
perché nessuno di noi pensa: fa.
A coprirci a vicenda, bene noi facciam,
perché, quello che per i pensanti si chiama omertà,
noi, semplicemente, la chiamiamo solidarietà,
e tutto un altro effetto, subito, ci fa;
sì, perché Il Gruppo non pensa, Il Gruppo fa.
Non è detto che poi, tra noi, tutti ben ci si conosca,
ma, in nome del Gruppo, noi tradiamo
chi più spesso frequentiamo e con cui, magari, ci confidiamo.
Nessuno di noi, in effetti, mente,
perché, qui, nessuno adopera la propria mente;
c’è qualcuno che ci unisce, prestandoci la propria,
e ci dice di usare sempre quella, che cosi non ci accade niente;
ma il fatto che, alla fine, ciascuno di noi faccia la figura del mascalzone
è una cosa che, a nessuno di noi, minimamente sfiora.
Ora c’è qualcuno che, con modi poetici oppure più spicci,
di questo continua ad avvertirci;
ma a me, come a chiunque altro, ormai piace fare la figura da frescone,
che mi fa sentire parte integrante di un gruppone.
Shhht! Ma ora basta, ho detto sin troppo:
non esiste alcun pericolo reale,
ma le regole del gruppo vanno rispettate.
Di molti nostri presunti protetti mi sono già guadagnato l’affetto,
e potrei comportarmi sicuramente meglio, lo ammetto;
ma attenzione, perché, uomo o donna che io sia,
io rimango sempre, e soltanto, un ometto:
un ometto di nome Omerto.


©Sergio Rilletti, lunedì 29 aprile 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

lunedì 8 aprile 2019

MyLife - SOLO!... UNA STORIA DI MOLTEPLICI CAPACITA' (Un racconto autobiografico inedito - Scritto per Radio SkyLab)


Salve a tutti!... Oggi, lunedì 8 aprile 2019, ho deciso di celebrare, con un giorno di anticipo e insieme a voi, il Solo!’s Day, la giornata che ogni anno dedico a ciò che mi capitò Domenica 9 Aprile 2006, al Parco di Monza, e a tutto quello che ne è conseguito.
Fate bene attenzione, perché questa è la storia di come io, partendo da una situazione di svantaggio e psicologicamente devastante, sono riuscito a ottenere tre grandissime vittorie.
Buon Ascolto a tutti! (Sergio Rilletti)
Non so quanto tempo fosse passato e quante strade avessi già provato, da quando mi abbandonarono in mezzo al Parco di Monza per farsi un giro in risciò, ma sicuramente troppo.
Troppo per me, troppo per i miei nervi, troppo per la mia piccola carrozzina elettrica che rischiava di scaricarsi.
E tutto per l’indicazione di un educatore volpone,
(“Tanto, la strada è facile: vai avanti fino all’autodromo e poi giri a sinistra, costeggiandolo”),
che poi risultò fasulla.
Così, non avendo più indicazioni da seguire, iniziai a cercare, più volte, una strada alternativa per raggiungere la mia meta finale, tornando spesso, dopo ogni tentativo fallito, nel punto esatto in cui mi avevano abbandonato, nella vana speranza che tornassero a cercarmi.
Ma, ogni volta, trovavo il Nulla.
Mi risolsi, quindi, a cercare aiuto; anche se, con i miei gravi problemi motòri, uniti a quelli specifici dell’articolazione del linguaggio, sarebbe stata un’impresa alquanto improba.
Per fortuna, dopo alcuni che vedendomi sbracciare mi dicevano “Ciao!” e se ne andavano, ce ne furono quattro che si distinsero.
Il primo era un anziano contadino, e lo incontrai addentrandomi in una cascina, sfidando il terreno accidentato, a rischio di ribaltarmi. Sembrava una città fantasma, con i palazzi fatiscenti, e lui, capendo che avevo bisogno d’aiuto, s’interessò. La sua voce era fessa, ma lui no. E quando, per facilitare la comunicazione, gli dissi semplicemente “Cascina Costa Alta”, che era la mia meta finale, lui mi indicò la strada, avvertendomi però che ero a due chilometri di distanza e che avrei dovuto fare una “salita così!”. Ringraziai e, anche se per nulla tranquillo, mi avviai. Ma anche quella strada, come quelle precedenti, dopo un po’ risultò interrotta.
Il secondo era un giovane pattinatore che incontrai appostandomi di fianco a una mappa del Parco di Monza, attirando l’attenzione. Arrivò, e, dopo qualche giravolta sui suoi rollerblade, si fermò accanto a me. Io gli indicai la Cascina sulla mappa, e lui mi indicò la strada. Lo ringraziai, lui se ne andò, e io mi avviai seguendo le sue indicazioni, svoltando, poco dopo, in un viale a sinistra, che però mi sembrava di aver già percorso un’infinità di tempo prima.
E fu qui, quando ormai ero all’apice dello scoramento e della depressione, che feci il mio terzo e quarto incontro. Si trattava d’una coppia di giovani - lei bionda ed estroversa, lui bruno e un po’ più riservato -, che appena mi videro, solo e spaventato, capirono subito tutto, compreso che ero con un gruppo… che mi aveva perso!
Improvvisamente, mi sentii al sicuro, capendo che loro non mi avrebbero abbandonato, e in cuor mio li definii subito, ma proprio subito, “Due angeli custodi mandati da Dio”. Lei, Lisa - che, vedendomi stupito da come mi capiva bene, mi disse, a mo’ di spiegazione, che faceva la maestra -, e il suo amico, seguendo le mie indicazioni presero l’agenda telefonica dalla mia borsa, e, utilizzando il cellulare di lui, riuscirono a rintracciare il gruppo di volontari, e relativo educatore volpone, che mi avevano perso, facendomi venire a prendere.
E questa fu la mia prima, grandissima vittoria!

Ora qualcuno di voi si chiederà: Chissà quanti complimenti avrà ricevuto, chissà in quanti modi si saranno prodigati in scuse e spiegazioni, chissà come avrà fatto Sergio a ritrovare l’educatore volpone e i relativi volontari tra la montagna di cenere con cui si saranno cosparsi il capo?!
Ebbene no. Non è accaduto nulla di tutto questo. Anzi.
Si scatenò un inferno di omertà che proprio non mi aspettavo, e che non solo mi ha impedito di avere il numero di cellulare dei due giovani, che l’educatore volpone e due volontari possedevano e che mi avevano promesso di darmi, ma costringendomi anche a constatare l’unanime disinteresse di tutti i volontari presenti quel giorno, che, pur conoscendomi da anni e avendo la mia e-mail, in modo assolutamente disciplinato decisero di non farsi più sentire.
L’unica cosa che smosse loro e il loro educatore-capo, altrettanto volpone di quello del Parco, fu un’e-mail che inviai - poco prima di Natale - a molte persone di loro conoscenza, e per correttezza anche a loro stessi, informando tutti di ciò che stava accadendo.
Ovviamente, Volpone II fece di tutto, ma proprio di tutto, per minimizzare l’accaduto, ma la valanga di e-mail che gli piovvero addosso chiedendogli spiegazioni, di cui mi riferì in un maldestro tentativo di rimbrottarmi, lo costrinsero a farmi incontrare Volpone I e i relativi omertosi volontari, come stavo chiedendo da mesi.
E questa fu la mia seconda, grandissima vittoria!

Quello che Volpone I, Volpone II, e compagni non sapevano, era che, proprio in quel periodo, Andrea Carlo Cappi stava preparando un numero di M-Rivista del mistero, con la quale collaboravo stabilmente, intitolato Lezioni di paura. Con tutta la paura che avevo provato ma che ero riuscito comunque a dominare, e con la voglia immane di rintracciare la giovane coppia che mi aveva soccorso, colsi al volo l’occasione per scrivere Solo!, un lungo racconto- che potete scaricare gratuitamente dal web - in cui narro, attimo per attimo,tutto quello che avevo vissuto e realmente pensato in quelle due ore diautentico terrore al Parco di Monza.
Anche in questo caso non mi dilungherò nei dettagli, ma questo fu l’inizio di uno strepitoso successo: giornali e riviste, blog, scrittori e scrittrici, persone che conoscevo poco o che non conoscevo affatto, mi manifestarono, tutti, la loro completa solidarietà, attivandosi per diffondere la mia storia. Persino le radio diffusero il mio appello per ritrovare i miei due giovani ed encomiabili soccorritori. E io partecipai a due programmi radiofonici della Rai, di cui uno addirittura in diretta, al quale andai come ospite parlante in studio, incredibile ma vero, in qualità di scrittore.
Tutto ciò, sia ben chiaro, per un numero di cellulare - quello dei miei due giovani soccorritori -, promesso ma mai dato!
E questa fu la mia terza, grandissima vittoria!... A dispetto della mia disabilità e di tutti coloro che pensano, erroneamente, che una persona disabile non possa reagire!

Ora sono passati tredici anni, da quella fatidica Domenica 9 Aprile 2006 che cambiò radicalmente la mia vita, e io di quella brillante coppia di giovani che mi aiutò, di cui parlo anche nel mio libro Le avventure di Mister Noir, dedicando loro un mio racconto, purtroppo non ho saputo più nulla.
Ma io mi ostinerò sempre a ricordarli, sempre nell’annosa speranza di riuscire a rintracciarli e, finalmente, a ringraziarli!


©Sergio Rilletti, lunedì 8 aprile 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

lunedì 1 aprile 2019

FutuRAI - CRONACA DI UN COMUNICATO STAMPA PROVENIENTE DAL FUTURO (Un testo inedito - Scritto per Radio SkyLab)

Salve a tutti!... Quello che state per ascoltare è il primo scoop preistorico del Quarto Millennio.
Sembrerà incredibile, ma proprio oggi, Lunedì 1° Aprile 2019, ho ritrovato un Comunicato Stampa che avevamo ricevuto all’Agenzia giornalistica Hpress nel maggio 2001, ma datato, pensate un po’, 1° Aprile 3001. Ebbene sì, avete capito bene: noi, in redazione, avevamo ricevuto un Comunicato Stampa scritto ben mille anni dopo.
L’ipotesi dello scherzo era stata subito vagliata e scartata: i computer, appena usciti vincitori dal titanico scontro col famigerato Millennium Bug, che avrebbe dovuto compromettere l’intero sistema informatico internazionale, non erano stati programmati per arrivare a datare fino al 3001.
Avevamo subito verificato, ma le altre agenzie stampa non ne sapevano assolutamente niente; eppure l’e-mail era lì, proprio davanti ai nostri occhi, e, data la sua indiscutibile originalità, ora ve lo ripropongo nella sua versione integrale!
                               
Oggi, dopo una riunione svoltasi ai vertici di Viale Mazzini, la Rai ha assunto dieci giornalisti disabili, cinque uomini e cinque donne, a cui affidare la conduzione dei telegiornali delle tre emittenti di Stato.
“E’ ora di finirla!” ha esordito il presidente Zappinga. “Per troppi secoli la nostra azienda ha badato a tutelare i suoi abbonati normodotati dalla visione dei nostri connazionali disabili. Lasciamo la paura del diverso agli autori di fantascienza, noi ci occupiamo di pari opportunità!” Il presidente Zappinga ha poi rincarato: “La Storia parla chiaro. La vicenda accaduta mille anni fa, nei lontani 10 e 17 maggio 2001, in cui Adriano Celentano, un noto showman di quel tempo, ha dovuto - dopo un infortunio avvenuto in diretta televisiva - condurre il suo spettacolo [125 milioni di caz..te, ndr] su una sedia a rotelle, dimostra, in maniera assolutamente inconfutabile, che le persone disabili non solo possono condurre i varietà, ma, a maggior ragione, anche i dibattiti e i telegiornali!”.
Roma, 1 aprile 3001

Le ultime parole del suddetto Comunicato Stampa, che ovviamente all’inizio eravamo propensi ad archiviare come banale scherzo, ci avevano fatto aprire gli occhi sulla sua veridicità.
Effettivamente, in quelle due memorabili serate, il molleggiato aveva parlato seriamente, scherzato, cantato, e ballato… molleggiandosi su una vera e propria sedia a rotelle!
Celentano aveva abbattuto le barriere culturali non parlando di disabilità, ma mostrandola nella sua forma più spettacolare.
Spettacolare, sì, come sinonimo di “qualcosa di affascinante”. Affascinante come un balletto, con tanto di splendide ballerine, che il conduttore - pur avendo solo pochi giorni di esperienza e di dimestichezza come persona disabile - ha saputo rendere bene, in modo vivo e divertente. Divertente come un’elucubrazione cerebrale o un’impennata d’ingegno, che, se associate a un discorso portante, mantengono sempre all’erta l’attenzione dello spettatore.
Elucubrazioni cerebrali e impennate d’ingegno, due doti fondamentali per condurre, in maniera accattivante, un dibattito o un telegiornale. Due doti fondamentali il cui epicentro si trova nella testa, non nei piedi.
Certo, Celentano era stato costretto a condurre su una sedia a rotelle a causa di un infortunio, di cui, peraltro, tutti i telespettatori erano stati testimoni; ma, proprio per questo, le sue performance hanno un valore assoluto; perché, in caso contrario, saremmo stati costretti a catalogarle, e a relegarle, nella pur sublime arte della fiction.
Invece, qui, di finzione non ce n’era proprio stata, e Adriano Celentano aveva condotto le ultime due puntate di quel suo programma da persona con disabilità. E, come dirà il presidente Zappinga tra circa mille anni, questo è un fatto assolutamente inconfutabile!
E se lo sosterrà nel 3001 il presidente Zappinga, il cui nome è già tutto un programma, possiamo anche crederci e, magari, attivarci per anticipare un po’ i tempi!...
Buona Riflessione, e Buon Pesce d’Aprile, a tutti!
©Sergio Rillettilunedì 1° aprile 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino