Salve a tutti!... La scorsa settimana sono andato a Londra,
a trovare mia nipote, Greta Zaltieri; un’ex-bambina, ormai ventunenne, che sin
dalla più tenera età ha coltivato la passione per la musica e per la scrittura
creativa.
Ora frequenta con successo la Roehampton University di
Londra, riuscendo a rappresentare, tra le altre opere, Morte accidentale di
un anarchico di Dario Fo e Franca Rame, in una sua versione, in inglese, e
ottenendo risultati eccellenti. Dati oggettivi alla mano.
Non so se la passione per la scrittura creativa e la
relativa tenacia per perseguire i propri sogni le abbia prese da me, ma è un
dato di fatto che la breve filastrocca che state per ascoltare, intitolata La ballata del ricciolo ribelle,
quando era piccola se la faceva leggere sempre.
Buon Ascolto a tutti! (Sergio Rilletti)
A Greta,
che,
quando era piccola,
continuava
a farsela leggere.
Un giorno, un bimbo piccolo
piccolo,
andò allo specchio, e si
vide un ricciolo.
Lui, che voleva avere i
capelli sempre belli,
lo voleva mandare coi suoi
fratelli;
ma ogni volta che il pettine
lo mandava giù,
il ricciolo si impuntava e
ritornava su.
Il bimbo andò nel bosco,
prese l’acqua del laghetto
Salve a tutti!...
Dovete sapere che, da un bel po’ di anni, io festeggio il mio compleanno con
gli amici… quando mi pare, in una data imprecisata che può oscillare tra 21
aprile, che sarebbe il giorno giusto, e la fine di giugno.
Ebbene sì, me la
prendo comoda. Praticamente, prima mi
assicuro di compiere gli anni, e poi
organizzo la relativa festa.
A volte pure
sollecitato da qualche mia amica.
Il 6 maggio 2018,
esattamente un anno fa, era una splendida domenica di sole, a Milano; e due mie
carissime amiche, Marialba e Simona, organizzarono una mega-festa per il mio
50° compleanno, in cui invitarono moltissimi miei amici; anche quelli dei tempi
passati. E io, alla fine, sorpresi tutti - organizzatrici comprese - con una
poesia, intitolata Ho compiuto 50 anni,
che avevo scritto per l’occasione.
Quel giorno la lesse
in pubblico il mio amico Niccolò, completamente ignaro di ciò che lo aspettava.
Oggi la leggerà Stefano Pastorino, a cui sono molto grato per questa mia
rubrica radiofonica settimanale, la cui proposta mi aveva colto proprio di
sorpresa.
E oggi, io, facendo
finta di avere ancora 50 anni, voglio dedicarla a lui, a voi, e a tutti i miei
amici; compresi quelli che, il 6 maggio di un anno fa, non erano potuti venire
alla mia festa.
Buon Ascolto a tutti!
(Sergio Rilletti)
Ho compiuto 50 anni,
tra molte gioie e alcuni affanni,
ma, io non posso scordar,
chi, oltre alla mia famiglia,
molto affetto mi sa dar.
Sto parlando proprio di voi, miei cari amici:
alcuni di voi li conosco da tempi proprio lontani,
altri, invece, provengono da tempi molto più vicini.
Dai tempi dell’asilo alle elementari in poi,
nella mia vita c’è sempre stato qualcuno di voi;
a condividere le mie varie passioni:
dai giochi di noi bimbi all’attuale mondo degli scrittori,
dai concerti e teatri alle inevitabili e gustose libagioni.
Col notiziario parrocchiale, e per qualche spettacolo
teatrale, collaborai,
e così la mia passione per la scrittura, e alcune mie valide
amicizie, rafforzai.
E quando la serale Scuola del Fumetto frequentai,
il caloroso sostegno di alcuni volonterosi amici
e di quattro magnifiche e belle assistenti trovai.
E, dopo un cinemino o una bella chiacchierata,
mi accorgo che i miei ricordi con voi mi riportano indietro
nel tempo,
all’epoca di una gita o di qualche bella vacanza:
all’estero, in barca, in montagna,
o semplicemente a Celle Ligure, sulla passeggiata lungomare.
Tante cose, anche se non vi conoscete, vi accomunano,
a cominciare da questo periodo dell’anno,
che, anche se non è mai il 21 aprile,
è sempre, comunque, il mio compleanno;
e le rare volte in cui lo volevo dimenticare,
alcuni di voi mi hanno dato la sveglia,
dicendomi che era ora di festeggiare!
Ma a dire il vero, quest’anno,
lo dobbiamo a Marialba e a Simona
il festeggiamento di questo mio speciale Compleanno:
sono loro che da mesi, senza sosta (o meglio senza siesta),
stanno preparando questo dì di festa.
Ma c’è un altro fatto che vi lega tutti quanti:
che io non vi veda da diverso tempo o solo dall’altroieri,
siete sempre tutti nei miei bei pen-sieri.
Ed è per questo che, nel ringraziarvi,
c’è una notizia che voglio comunicarvi:
io entro l’anno prossimo me ne andrò,
certo a Milano resterò,
ma comunque casa cambierò;
sì, e come Mister Noir farò,
e da solo, con un assistente, io vivrò;
e chiunque vorrà venire a trovarmi,
a braccia aperte, io, lo accoglierò.
Bene, ora davvero vi saluto,
e vi ringrazio per ciò tutto che insieme abbiamo vissuto:
Salve a tutti!...
Qualche settimana fa, vi ho raccontato dell’avventura che ho vissuto Domenica 9 Aprile 2006 al Parco di Monza, dei due splendidi giovani - un lui e una lei - che mi hanno soccorso e che spero sempre di rintracciare, di come sfondai il muro di omertà che si era eretto al riguardo, e del mio trionfo col racconto
autobiografico Solo!, che potete ancora scaricare gratuitamente dal web (CLICCA QUI).
Oggi, ho deciso di
riprendere il discorso dell’omertà di gruppo, che ho subìto diverse volte e che
considero un atto di vigliaccheria assoluto - ancora più infame se praticato
verso una persona con disabilità -, attraverso una poesia sardonica inedita che
ho scritto appositamente per questo nostro appuntamento radiofonico, intitolata
Un ometto di nome Omerto.
Non sono sicuro che
questo tipo di nome Omerto risulterà particolarmente intelligente amabile e
simpatico, ma vi assicuro che è il sunto di una moltitudine dicervelli che ho realmente conosciuto e
provato, in diverse occasioni.
Buon Ascolto a tutti!
(Sergio Rilletti)
Salve a tutti, mi presento:
potete chiamarmi Asdrubale, Filomena, Gelsomino, o Carletto,
o anche con nomi più consueti, più di vostro gradimento;
ma, in verità, uomo o donna che io sia,
io sono sempre, e soltanto, un ometto:
un ometto di nome Omerto.
Io mi trucco, rido, faccio l’amico,
ma quel che conta, poi, non lo dico:
la verità io la so,
ma non per questo la dirò.
E che m’importa se tradisco qualcuno che mi considerava un
amico:
lui è uno; io, invece, sono un gruppo.
Ah, il gruppo, che bella invenzione:
ti protegge dallo sguardo, stupito, da gufo
e dalle figure da sveglione.
E se faccio una brutta figura, io me ne infischio,
perché tanto non corro alcun rischio;
né a me né a nessun altro importa di fare la figura dei
bovini o del gregge,
perché, tanto, c’è Il Gruppo che ci protegge.
In nome del Gruppo, noi non pensiamo, agiamo,
e quel che ci viene consigliato, noi eseguiamo;
e nessuno di noi ha mai la minima responsabilità,
perché nessuno di noi pensa: fa.
A coprirci a vicenda, bene noi facciam,
perché, quello che per i pensanti
si chiama omertà,
noi, semplicemente, la chiamiamo solidarietà,
e tutto un altro effetto, subito, ci fa;
sì, perché Il Gruppo non pensa, Il Gruppo fa.
Non è detto che poi, tra noi, tutti ben ci si conosca,
ma, in nome del Gruppo, noi tradiamo
chi più spesso frequentiamo e con cui, magari, ci confidiamo.
Nessuno di noi, in effetti, mente,
perché, qui, nessuno adopera la propria mente;
c’è qualcuno che ci unisce, prestandoci la propria,
e ci dice di usare sempre quella, che cosi non ci accade
niente;
ma il fatto che, alla fine, ciascuno di noi faccia la figura
del mascalzone
è una cosa che, a nessuno di noi, minimamente sfiora.
Ora c’è qualcuno che, con modi poetici oppure più spicci,
di questo continua ad avvertirci;
ma a me, come a chiunque altro, ormai piace fare la figura
da frescone,
che mi fa sentire parte integrante di un gruppone.
Shhht! Ma ora basta, ho detto sin troppo:
non esiste alcun pericolo reale,
ma le regole del gruppo vanno rispettate.
Di molti nostri presunti protetti mi sono già guadagnato
l’affetto,
e potrei comportarmi sicuramente meglio, lo ammetto;
Si dice che il battito d’ali di
una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo. Ma io ho
conosciuto un fiorellino che è riuscito a stravolgere, a ribaltare
completamente, la mia vita e, quindi, quella di molte altre persone.
Un fiorellino
dal nome particolare: non si chiama né Margherita né Rosa né Viola.
Non si chiama
neanche Mughetto, per fortuna!
Il suo nome è:
Simona.
E ha le
sembianze di una fanciulla.
Una bella
fanciulla a cui è impossibile non dedicare una poesia!...
Ti
ho conosciuta tanti anni fa,
in
una sera che sembrava primaverile;
era
il 15 novembre di trent’anni fa,
quando
si incontrarono le nostre vite.
Era
una sera bella, da Estate di San Martino,
a
Villa Radice Fossati;
e,
oltre agli altri, c’erano pure Enzo e don Serafino,
a
quella bella Festa della zona
e
della Parrocchia San Martino,
a
cui mi ero trattenuto solo per puro destino.
Tu
per prima mi hai notato,
e,
complice un racconto su un libriccino,
subito
un complimento mi hai donato.
Così
il mio sicuro eremo abbandonai,
e
a farmi nuovi amici, e soprattutto amiche, cominciai.
Prima
all’Oratorio, poi all’Aias e altrove,
tu
mi seguivi sempre, con attenzione;
sul
notiziario parrocchiale sempre mi incontravi,
e
la Scuola del Fumetto tu mi indicai,
e
io, grazie a te e a un gruppo di amici, e soprattutto di amiche,
un
corso serale di Sceneggiatura frequentai,
e
nuovi rapporti mi creai.
E
così, quando andai a lavorare all’Agenzia giornalistica Hpress,
relazionarmi
con gli altri era un piacere, e mai uno stress.
Tu,
di me, hai letto con passione sempre tutto:
articoli,
poesie, racconti, e persino sceneggiature,
di
cui, ammettiamolo, a parte dialoghi e didascalie,
o
ti metti di buzzo buono o non capisci proprio un tubo.
Tu
ti preoccupavi della mia scrittura e dei miei rapporti sociali,
e
dei buoni consigli sempre, o quasi, mi davi.
Ogni
settimana mi venivi a trovare,
e
almeno tre novità ti dovevo dare:
non
importava se in ambito lavorativo o amicale,
ma
volevi controllare che mi dessi da fare.
Tu
mi sei stata vicina anche in un periodo particolarmente oscuro,
e
io, con te, mi sentivo sempre al sicuro.
Persino
al dottor Cantoni, pur non avendoti conosciuta, eri simpatica,
perché
tu, con la tua irruenza, mi davi la giusta carica.
Persino
su Facebook mi hai fatto iscrivere,
per
ritrovare gli amici che avevo perso di vista;
e
anche le radio mi hai fatto contattare,
per
i due giovani che al Parco di Monza mi avevano salvato,
e
che avrei voluto tanto rintracciare e ringraziare.
A
Tutti i colori del giallo, su Rai
Radio Due, siamo andati,
e
la mia vita è presto cambiata:
uno
scrittore abbastanza conosciuto sono diventato,
i
falsi amici, anche se non fisicamente, ho eliminato,
e
ora pure la prima Civettina d’Oro, per meriti culturali, mi hanno dato.
Orsù,
Amica Cara,
la
mia poesia finisce qui.
E’
vero, avrei tante altre cose da dire,
ma
l’ora del nostro appuntamento
sta
per venire al mio cospetto.
Comunque,
questa è la verità:
di
me, e di ogni persona che ho incontrato,
tu
hai cambiato la realtà.
E
quando quel dì ti incontrai,
“Che
bel fiorellino!” subito come Mister Noir, pensai.