giovedì 8 luglio 2021

MISTER NOIR: MALEDETTO BIOGRAFO! (Un racconto-spot con L'Uomo Che Fumava, l'antagonista principale di Mister Noir)

E così è uscito. Non bastava il primo libro, Le avventure di Mister Noir, no, ora ne è uscito pure un altro; molto più corposo del precedente, perdìpiù.

Già, uno pensa: E’ uscito un libro, quel rompiscatole dell’autore ha fatto divertire, ha fatto riflettere, ha osato persino deridere me e la mia splendida Organizzazione criminale internazionale fantasma… ma ora la pianterà!

E invece no.

Non ha fatto neanche in tempo a essere messo fuori commercio quel libro, che ne è uscito subito un altro: Mister Noir.

E non un libro qualsiasi, non un semplice seguito o una semplice riedizione di quello precedente. No. Macché. Lui si è inventato addirittura un mix, un cocktail.

Ha preso tutte le storie del primo libro, ormai fuori commercio, ha aggiunto un classico di Mister Noir, che quando era uscito nel 2006 su M-Rivista del mistero aveva ottenuto un grandissimo successo, ha scritto appositamente tre racconti nuovi, mai pubblicati - di cui uno, quello finale, che riguarda direttamente me e la mia Organizzazione -, colmando così i vuoti narrativi, e ha rivisitato tutti i racconti, dal primo all’ultimo, uniformando lo stile e creando un universo narrativo, fatto non solo di storie e personaggi ricorrenti, ma anche di una filosofia di vita che si contrappone drasticamente alla mia - che ambisco al totale assoggettamento delle menti delle persone -, anche quando non sono presente nelle storie.

E così l’autore, che nei racconti mi identifica come L’Uomo Che Fumava, ha realizzato un volume di undici storie, intitolato semplicemente Mister Noir, come il nome del protagonista - affetto da tetraparesi spastica, ironico, e rompiscatole almeno quanto lui -, che sfiora le quattrocento pagine, e che narra le avventure del detective e della sua assistente, Elena Fox, fino a domenica 10 giugno 2007, quando io e la mia Organizzazione criminale, La Spada di Damocle, tentammo di eliminare proprio il suo biografo, assaltando la sede milanese della RAI.

Ma andiamo con ordine.

Il libro si apre col primo incontro tra Mister Noir ed Elena Fox, con la loro prima rissa contro un gruppo di bulli, e col nefasto momento in cui Mister Noir notò, per la prima volta, il suo futuro biografo; si prosegue con la forsennata caccia a un fantasma serial killer, e al conseguente scontro con una setta satanica, che porta alla luce un fatto storico fondamentale per la vita di tutti noi ma poco conosciuto nella sua interezza; nella terza storia, ambientata durante un’anomala rapina palindroma, Mr. Noir interviene per difendere due bambini da un atto di bullismo; nella quarta avventura, l’autore ci parla di folli cure sperimentali per persone con disabilità e di commercio illegale di organi; poi, nella quinta storia, è il turno del misterioso delitto

 

 di un educatore, che i due detective sono chiamati a risolvere in una comunità di Monticello Brianza abitata da persone con… diverse particolarità; nella sesta avventura, invece, i due detective sono impegnati a dare la caccia a Serena Bonita, una spietata killer dallo sguardo torvo, che mi piacerebbe molto avere tra le mie fila, perfetta sosia di Elena Fox.

E poi… E poi c’è la narrazione dell’allucinante caso del delitto indotto, e di quando, indagando sul mondo dei call center, quel maledetto investigatore privato intralciò, per la prima volta, i piani miei e della mia Spada di Damocle.

 L’ottava avventura, invece, è ambientata a Porto Azzurro, e, mentre Mister Noir ed Elena Fox sono impegnati a sventare una catastrofica profezia legata a un fatto storico e di cronaca realmente avvenuti in quelle acque, quel rompiscatole dell’autore ci fa vivere la gioiosa atmosfera della 10^ Regata dell’Amicizia - una manifestazione sportiva velica a cui lui stesso ha partecipato, riservata alle persone con disabilità e ai loro accompagnatori -, permettendosi addirittura di far notare com’è un rapporto sano e normale tra persone disabili e normodotate; indipendentemente dai ruoli.

Segue una breve vicenda ambientata in un’altra località marittima, Celle Ligure, in cui il detective, con la sua possente carrozzina elettrica, si mette all’inseguimento di un ragazzino in bicicletta che gli ha mancato di rispetto; mentre, nella storia successiva, Mr. Noir ha solo dodici ore di tempo per trovare l’antidoto che salvi la vita al suo cliente, tentando di decifrare quello che lui dice, che però, a causa del veleno che ha ingerito, col passare del tempo e quindi con l’approssimarsi della propria morte, fa battute sempre più demenziali e incomprensibili.

E infine c’è l’undicesimo racconto, quello col quale il biografo di Mister Noir ha deciso di chiudere l’antologia.

Apposta.

Per farmi uno sberleffo.

Infatti, si tratta del lungo racconto dell’ingegnoso piano che avevamo escogitato per eliminarlo quando sarebbe stato ospite di Luca Crovi nel programma Tutti i colori del giallo di Rai Radio Due. Il suo thriller autobiografico Solo!, purtroppo ancora disponibile sul web con i suoi vari sequel -, che aveva scritto sia per reagire a un’eccessiva e ingiustificata omertà di gruppo sia per la voglia di ritrovare la coppia di giovani che lo soccorse al Parco di Monza -, l’aveva reso popolare, dimostrando che anche le persone disabili, se vogliono, possono reagire in modo deciso e funzionale!... E noi, questo, non potevamo certo permetterlo!

Purtroppo l’esistenza stessa di questo libro è la prova inconfutabile che il nostro piano non funzionò.

Non solo, ma nel 2017, complice una presentazione particolarmente riuscita del suo libro precedente, che ora è inglobato in questo, il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, gli conferì la prima Civettina d’Oro della città, per meriti culturali.

Insomma, per me e La Spada di Damocle, un disastro totale!

Ora sicuramente voi vi state chiedendo perché io, che ho tutti i motivi per odiare Mister Noir e il suo maledetto biografo, stia facendo pubblicità a questo libro.

Be’, il motivo è molto semplice: il libro ormai esiste; s’intitola Mister Noir, è edito dalla Oakmond Publishing, e si può comprare facilmente su Amazon!... E io ci tenevo a farvi conoscere il mio pensiero, il mio punto di vista al riguardo.

Così, anche se non credete alla mia esistenza e pensate che io sia solo un parto della fantasia di Sergio Rilletti - il biografo di Mister Noir -, da ora in poi ogni volta che sentirete una spada di Damocle pendervi sopra la testa o colpirvi a tradimento, be’… saprete a chi pensare!

  

©Sergio Rilletti, venerdì 2 luglio 2021


giovedì 25 marzo 2021

MyLife - CARO PAPA FRANCESCO (Una lettera vera)

Il 25 marzo 2017, era un sabato mattina, andai con i miei genitori al Parco di Monza, ad assistere alla S. Messa presieduta da Papa Francesco.

Impiegai tutta la notte a scrivere una lettera - con mio padre alzato ad aspettarmi per mettermi a letto -, nella speranza, da autentico sognatore, di potergliela consegnare di persona. Una lettera dove gli parlavo di me, della mia passione per la scrittura, e di come io, a un certo punto della mia vita, abbia capito come rendere onore alla Parabola dei Talenti.

Ovviamente non riuscii a consegnargli la lettera personalmente, ma mia madre, decisa a fargliela avere comunque, incocciò per caso nel nostro amico don Serafino Marazzini - che concelebrava la S. Messa -, che, a sua volta, la diede a un monsignore molto vicino al Santo Padre.

Non so se Papa Francesco abbia mai ricevuto questa mia lettera, ma ora, dopo quattro anni, ho deciso di condividerla con tutti voi.

 

Sergio Rilletti

Milano, giovedì 25 marzo 2021 - ore 01.38

Parco di Monza, sabato 25 marzo 2017

  

Caro Papa Francesco,

                                      mi chiamo Sergio, ho 48 anni, sono affetto da tetraparesi spastica sin dalla nascita, e, soprattutto, sono uno scrittore.

 

Se c’è una cosa per la quale ringrazio Dio ogni giorno, oltre ad avermi fatto conoscere la mia amica Simona, è di avermi donato il Talento della scrittura.

Me l’hanno fatto scoprire tre maestre dell’asilo, facendomi scrivere a macchina.

Da allora ho sempre scritto, e anche disegnato, a macchina.

Poi la scrittura creativa è diventata la mia passione, e, dall’età di 17 anni, mi sono impegnato a fondo per trasformarla nella mia professione.

Ci sono riuscito. Non sono ancora uno scrittore proprio famoso, ma le soddisfazioni sono davvero molte; soprattutto a livello umano. E quando vedo l’entusiasmo di colleghi e lettori, o qualche giornalista si interessa a me, allora capisco che sto facendo qualcosa di buono.

E quando la spossatezza e la pigrizia rischiano di prendere il sopravvento, mi viene in mente la Parabola dei Talenti, e alla fortuna che ho di possederne uno così bello, che mi permette di comunicare i miei pensieri, magari facendo pure divertire con qualche battuta, più persone, dislocate in diverse città, nonostante i miei gravi problemi motòri. E decido di rimettermi subito al lavoro, cercando di dare sempre il mio meglio.

 

Inoltre, per molti anni, ho voluto tenere fortemente separate le problematiche legate alla mia disabilità da ciò che scrivevo, dando così maggior risalto ad altre tematiche a cui tenevo.

Poi, Domenica 9 Aprile 2006, mi accadde un fatto che mi segnò. E accadde proprio qui, al Parco di Monza.

Dopo due ore ad alta tensione vissute da solo in mezzo a questo Parco, incontrai una brillante coppia di giovani, che ho subito definito Due angeli custodi mandati da Dio, che, vedendomi vagare solo e spaventato con la mia piccola carrozzina elettrica, capirono subito che avevo bisogno d’aiuto, e, comportandosi in modo assolutamente encomiabile, riuscirono a rintracciare il gruppo di persone che mi avevano abbandonato per farsi un lungo, lunghissimo giro in risciò.

Di questa vicenda scrissi un racconto autobiografico, intitolato Solo!, tuttora disponibile sul web, con la specifica speranza di riuscire a rintracciare, attraverso il passaparola, quei miei due giovani soccorritori: Lisa, che all’epoca faceva la maestra, e il suo amico.

Purtroppo non funzionò, nonostante gli appelli lanciati dalle radio e da diversi blog, ma il successo di quel racconto fu tale che la mia carriera di scrittore ebbe un’improvvisa impennata. E i lettori, che si erano identificati in me e in ciò che avevo realmente vissuto e pensato in quelle due ore da incubo, si mostrarono pienamente solidali con me, ma mi diedero una grande ed esplicita responsabilità: continuare a parlare delle problematiche e delle ingiustizie riguardanti le persone con disabilità, anche per tutti coloro che non hanno la possibilità, la capacità, o il coraggio di farlo.

Con tutto quello che avevo provocato con quel racconto (ero stato persino ospite a due programmi radiofonici della Rai), capii che non potevo più sottrarmi. E, in cuor mio, accettai.

 

Poi, col tempo, ripensando a tutto ciò che avevo vissuto nella mia vita e facendo i dovuti collegamenti, mi sono convinto che le mie due condizioni principali, ovvero la disabilità e il Talento della scrittura, devono far parte di uno stesso disegno, di una stessa missione: che io parli di disabilità attraverso la narrativa, con racconti autobiografici o di pura fantasia.

E io ora lo faccio. Spesso in modo umoristico.

Pensando sempre alla Parabola dei Talenti.

 

Il breve testo qui allegato l’ho scritto nel 2001 durante un ritiro spirituale a Verona, e descrivo il mio personale rapporto con Dio. E, come leggerà nell’introduzione, l’ho voluto pubblicare qualche giorno fa sul mio blog, proprio per celebrare, come meglio potevo, questo nostro incontro.

 

Bene, Santo Padre, per ora è tutto.

Quando ho cominciato a scriverle questa lettera, non credevo che avrei scritto così tanto, ma ci tenevo a darle un quadro d’insieme di me, perché la stimo tantissimo per come è, e sento, sperando di non essere irriverente, che siamo affini.

 

Sono davvero molto contento di averla incontrata, e, se potrà rispondermi, lo sarò una volta di più!

 

 

Un caro saluto!

Con grande affetto!

Sergio Rilletti

 

sabato 5 dicembre 2020

LIBRI - E' USCITO "MISTER NOIR" DI SERGIO RILLETTI (Oakmond Publishing)


Salve a tutti!... Sono lieto di comunicarvi che è uscito il mio nuovo libro, Mister Noir (edito da Oakmond Publishing).

Ebbene sì. Torna Mister Noir, il primo eroe disabile seriale della narrativa italiana, affetto da tetraparesi spastica e protagonista di thriller umoristici, con una nuova antologia di racconti e romanzi brevi, sia classici, opportunamente rivisti, sia inediti, scritti appositamente per questo volume.

Undici storie che esplorano diversi generi e sottogeneri, fondendosi a volte proprio con la Storia, più o meno recente, del nostro Paese, e con la vita reale dello stesso autore.

Se volete acquistare questo libro, in cartaceo o e-book, il link diretto è:  https://www.amazon.it/dp/3962072160/ref=as_li_ss_tl?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=mister+noir+rilletti&qid=1601891535&s=books&sr=1-1&linkCode=sl1&tag=oakmondit-21&linkId=4f340e5a1e17296be8a6e68f09e8d441&language=it_IT .

Se volete leggere la IV di copertina e un’anteprima del libro, gratis, il link diretto è:  https://www.oakmond-publishing.com/it/mister-noir/ .

Se volete leggere un bell’articolo di Andrea Carlo Cappi riguardante me e Mister Noir, il link diretto è:  https://borderfictionzone.blogspot.com/2020/10/il-suo-nome-e-mister-noir.html?fbclid=IwAR0OesREukX6d5zFAJM3Wo3apZMxs4LF5DW2-z72LIQ9Sb4GUhkAmJfk7bg .

Se volete sapere qualcosa di più su di me, e leggere l’ironica biografia del sottoscritto scritta dal mio personaggio, il link diretto è:  https://www.oakmond-publishing.com/it/rilletti-sergio-rilletti/ .

Se siete giornalisti o blogger, e volete recensire il mio libro, contattatemi pure.

Se avete una libreria, e volete acquistare il mio libro come libreria, contattatemi pure.

GRAZIE A TUTTI PER L’ATTENZIONE!

Sergio Rilletti

sabato 14 dicembre 2019

MyLife - LA CALDA ACCOGLIENZA DI CASA CALDERA (Il mio intervento per l'inaugurazione di Casa Caldera)

Salve a tutti, e Benvenuti a questa gioiosa inaugurazione ufficiale di Casa Caldera!...
Alcuni anni fa, molto prima di conoscere questa bella realtà e la sua splendida équipe, scrissi un racconto per un’antologia, in cui Mister Noir, il mio eroe seriale - un detective privato di Milano affetto da tetraparesi spastica, esattamente come me -, esaltava la fortuna che aveva di poter vivere a casa sua con una domestica filippina che lo aiutava totalmente, vivendo la propria vita come meglio credeva, senza doversi rapportare ogni giorno con certe regole e figure di riferimento, caratteristiche di istituti e comunità, che limitano, di fatto, la libertà individuale.
E in effetti, per pura combinazione, la pensavo anch’io così!
Poi, una serie di vicissitudini, tra cui il reale rapporto con un mio momentaneo assistente - col quale ho gestito personalmente anche l’intera parte burocratica -, mi hanno fatto riconsiderare la possibilità di andare a convivere con altri coinquilini con disabilità.
Anche perché sapevo che stava per profilarsi questa specifica realtà.
E così decisi di avvicinarmici; e, dopo un paio di incontri, in cui capii che l’individualità e la vita di ogni possibile coinquilino veniva posta al centro del progetto, decisi di verificare personalmente tali intenzioni, facendo una sperimentazione, venendo a vivere qui per due settimane.
Due settimane in cui cercai di trasferire la mia vita quotidiana qui, a Casa Caldera.

Quindi, mi crearono uno spazio - all’interno di questa sala -, semichiuso da un séparé e denominato Il mio ufficio, in cui installai il mio computer e relative attrezzature, permettendomi così di continuare la mia attività di scrittore; mi misero la televisione in camera, in modo che potessi rilassarmi, in privato, come faccio a casa; continuai a ricevere il mio fisioterapista a domicilio, pur avendo cambiato domicilio; effettuai, da solo con la mia carrozzina elettrica, una piccola esplorazione del cortile, dove un gentil signore mi salutò; e ospitai un po’ di amici, a diversi orari, andando, una volta, persino una pizzeria qui vicino dove, per puro caso, incontrai lo stesso gentil signore che mi aveva salutato in cortile, e col quale, coadiuvato dalla mia amica Simona, scambiai quattro chiacchiere.
Tutto questo, e molto altro, in un clima di assoluta allegria e serenità, che tutti coloro che lavorano qui dentro sanno creare; e trovando in Sillia, l’unica attuale residente fissa di Casa Caldera, una compagnia proprio piacevole.
Certo, ho dovuto anche andare un po’ incontro alle esigenze di chi era di turno, anche perché è comunque nella mia natura immedesimarmi negli altri, ma, rispetto ad altre realtà che ho visitato in passato - e a cui, in alcuni casi, non ho concesso neanche un giorno di prova -, è sicuramente un idillio, la soluzione migliore a cui posso aspirare.
Non so se Neil Armstrong, il primo uomo che approdò sulla Luna, con la sua celebre frase “Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’umanità” alludesse esattamente a questo. Ma, sicuramente, è una frase che calza alla perfezione a questa nuova realtà!
©Sergio Rilletti, giovedì 12 dicembre 2019  -  Letto da Sonia Rilletti

martedì 3 dicembre 2019

MyLife - RECIPROCAMENTE INTEGRATI (Un racconto autobiografico inedito)


E’ venerdì sera, e sto andando in pizzeria con Guido.
Siamo in macchina, e lui non parla.
Sì, certo; all’inizio mi ha salutato cordialmente, ma ora non parla.
Guido è un tipo nuovo per me.
Lo guardo.
Lui mi guarda, sorride, e poi torna a guardare la strada.
Guido guida, ma non parla.
Mi guarda, sornione. “Ti piace la musica?”
Io dico di sì, e lui accende l’autoradio: la musica che sento non è proprio di mio gradimento, ma è già qualcosa: è pur sempre un modo per comunicare.
“Ti piace Britney Spears?”
Io annuisco con entusiasmo, alludendo soprattutto ai video. Lui capisce, ed esclama: “Carina, eh?”.
Guido comincia a tenere il ritmo con la testa.
Perfetto, il ghiaccio è rotto!… Ora vediamo di trasformarlo in una gustosa granita!
Sì, perché Guido non è San Guido, ma neppure San Vittore. E lui è un’alternativa più che auspicabile agli arresti domiciliari, ai quali saremmo condannati io e molti altri ragazzi disabili se a Milano non ci fosse il Servizio Tempo Libero dell’AIAS e i suoi innumerevoli volontari, che scorrazzano da una parte all’altra della città per salvaguardare il nostro diritto al divertimento.

Arriviamo in pizzeria.
Monica, una ragazza alta e mora che sembra la controfigura di Wonder Woman, ci saluta esultando.
Ci accomodiamo a una lunga tavolata, in cui ogni sedia è seguita da una carrozzina. Ogni utente del Servizio è tra due volontari, e viceversa ovviamente: reciprocamente integrati.
Monica è di fronte a me, e deve occuparsi di Matteo, mentre io devo accontentarmi delle attenzioni di Guido. Non è che ci sia qualcosa di male, intendiamoci, nelle attenzioni di Guido, ma con le ragazze mi intendo meglio!
Mi porge il menu, la main page di qualunque ristorante e pizzeria.
Ok! Cominciamo da qui, poi vediamo!
Indico Pizza Impossibile, ovvero una Margherita con una quantità di ingredienti tale che è impossibile elencare.
Guido sgrana gli occhi. “Accidenti!… Vuoi stare leggero!”
Io rido, in segno di autoironica solidarietà.
Monica mi rivolge un sorriso d’intesa.
“Vuoi la Coca?" mi chiede Guido.
“Sì.”
Guido guarda Monica, rivolgendo lo sguardo tutt’intorno per non trascurare nessuno, e comincia a raccontare il nostro viaggio in macchina, con tutti gli annessi e connessi.
Monica mi guarda e ride.
Sento che tra noi si è stabilito un rapporto che può essere approfondito! Ma ho poco tempo, e devo trovare il modo di attirare la sua attenzione e non perdere i contatti!

Arriva la pizza. Calda, fumante. Come la mia mente.
Avrei tante cose da dire a Monica.
Le stesse che avrei da dire a Guido.
Ma con Monica, non so perché, mi vengono in mente meglio!
Guido mi mostra un boccone di pizza fumante. Comincio a mangiare.
I volontari iniziano a scherzare. Monica, con le sue occhiate furbesche e le battute smozzicate, mi coinvolge direttamente.
C’è una pausa. Guido guarda dall’altra parte. Ne approfitto: le chiedo cosa fa, e scopro che Wonder Woman scrive fumetti.
Apro di nuovo la bocca per parlare, ma Guido si volta, si scusa, e mi ficca un pezzo di pizza in bocca. Dopo un po’ mi chiede: “Ti piace il calcio?”.
Io faccio un’espressione un po’ perplessa, e, per le orecchie di Monica, mi affretto ad aggiungere: “Mi piace scrivere!”.
“Scrivi? E che cosa?” mi chiede Monica.
“Racconti. Scrivo per una rivista.”
Monica sgrana gli occhi. “Mi piacerebbe leggere qualcosa!”
Io concludo. “Hai un’e-mail?”
“Sì, certo.” E me la scrive.

Ci salutiamo, con la reciproca promessa di scriverci.
Sono soddisfatto. E’ stata una bellissima serata!... Guido e gli altri sono fortissimi; e io, ne sono sicuro, da oggi ho un’amica in più!


sabato 16 novembre 2019

MyLife - LA PIZZATA DELLA RINASCITA (Una poesia autobiografica inedita)

“Eh… già. Sembrava la fine del mondo, ma sono ancora qua!”,
cantava Vasco Rossi qualche anno fa.
Ed è esattamente il 14 novembre di un anno fa
che, uscendo vittorioso dall’Ospedale Sacco,
feci con me stesso questo patto:
“Tra un anno esatto i miei amici radunerò,
una bella pizzata con loro organizzerò,
e il giorno della mia rinascita, io, festeggerò.”

Poi, il 30 gennaio di quest’anno,
a tutti augurai, in rima, Buon Anno;
perché, qualunque giorno sia,
un augurio di 365 giorni di felicità,
enunciato in una poesia,
mette sicuramente curiosità e allegria.
Un conduttore radiofonico la mia poesia notò,
e assai presto mi contattò:
nel suo programma Noi la declamò
e di me pure parlò;
e una rubrica, a mio nome, mi affidò.
Parola di Scrittore la intitolai,
e, attraverso la sua voce, quella di Stefano Pastorino,
quindici puntate e quindici temi affrontai;
e, una volta, attraverso la mia poesia Ho compiuto 50 anni,
la puntata vi dedicai.

E fu proprio durante la festa del mio 50° compleanno
che vi avvisai che entro la fine di quest’anno
avrei fatto come Mister Noir,
e, da solo con un assistente, sarei andato ad abitar.

Ora il progetto è un po’ cambiato,
ho conosciuto nuove persone e il loro operato;
Mister Noir presto in libreria tornerà,
e il sottoscritto, tra quattro giorni, a Casa Caldera andrà.
Non sarà una partenza definitiva,
dopo dodici giorni io tornerò a casa mia;
ma è un’esperienza di tutto rispetto
che mette alla prova il mio progetto.
Con altri coinquilini io sarò,
ma gestire il mio tempo io potrò,
e se volessi invitare qualcuno, uscire con gli amici, o far tardi (ben oltre) la sera,
me l’hanno proprio assicurato: io lo farò.
Un’esperienza che mi aprirà altri orizzonti e altre porte,
e mi farà andare sicuramente oltre.

E così, dopo un anno che mi sono sbrogliato dal Sacco,
siamo tutti qui, come avevo programmato,
riuniti, a questa bella Pizzata della Rinascita,
per comunicarvi, fuori programma, questa mia importante novità,
e per festeggiare quel misto di volontà e di casualità
che la vita, sempre, ci dà.


©Sergio Rilletti, giovedì 14 novembre 2019, Pizzeria Cicciobello, Milano  -  Letta da Niccolò Larghi

martedì 25 giugno 2019

MEZZI PUBBLICI E RISPETTO LONDINESE (Un articolo inedito - Scritto per Radio SkyLab)


Salve a tutti, e Benvenuti all’ultima puntata della prima stagione di Parola di Scrittore. E voglio salutarvi con una notizia strepitosa. O, comunque, che vi farà riflettere un po’.
Sei una persona disabile, e vuoi muoverti agevolmente in città? Non c’è alcun problema: basta andare a Londra!
Innanzitutto, una volta atterrati all’aeroporto, qualche metro oltre trovi subito una sorta di sala d’aspetto con accoglienti poltrone rosse che, come indicano i quattro inequivocabili simboli posti sugli schienali, sono riservati a: non vedenti, non udenti, deambulanti con bastone, e carrozzinati (o più probabilmente, in quest‘ultimo caso, ai loro accompagnatori).
E le persone, per non essere da meno di tali poltrone, sono accoglienti pure loro.
Ed è questa la caratteristica principale di chi vive a Londra (londinese, italiano, o thailandese che sia): l’accoglienza.
Addetti alle informazioni in divisa, che, stazionando in strada, intuiscono che hai bisogno d’aiuto e te lo offrono, venendo a interpellarti loro. Persone che, vedendoti in carrozzina, si preoccupano di farti una gentilezza… e, a volte, persino della tua postura. Conducenti di autobus che ti accolgono con un sorriso e a cui puoi persino chiedere delle delucidazioni.
Eh, già. Perché a Londra puoi andare dove vuoi, anche se sei una persona con disabilità motoria. Autonomamente.
Tutti gli autobus sono muniti di una pedana elettrica funzionante, la maggior parte delle stazioni della metropolitana sono accessibili a tutti, e tutti i taxi hanno una pedana laterale retrattile che permette di salire e scendere direttamente con la carrozzina.
E poi, la gentilezza express delle persone che, sul bus o sulla metro, sembrano concentrate con la mente altrove, ma che, appena ti vedono, non esitano a scattare in piedi cedendo il posto a tutti coloro che stanno con te.
Insomma, tutto un altro mondo.
E’ vero, anche in Italia ci si sta attrezzando con bus e metro accessibili anche alle persone con disabiliTà; ma questi mezzi sono ancora troppo rari, e non costituiscono una reale alternativa alle auto private o ai taxi.
Taxi che comunque occorre prenotare prima, specificando che c’è una carrozzina da caricare (nel bagagliaio)… e sperando che non sopraggiunga un taxi talmente alto da costringere il disabile motorio in questione a un improvviso corso di Arrampicata per salirvi.
In effetti, anni fa, il Comune di Milano aveva provato a incentivare i tassisti a fornirsi di vetture provviste di pedana, in cambio di una licenza a doppio turno e la possibilità di un secondo tassista, che avrebbe incrementato lavori e guadagni. Ma, purtroppo, l’esperimento durò poco.
I tassisti milanesi di oggi, però, vorrebbero avere una seconda possibilità: sia per offrire un servizio migliore sia, parole loro, per un proprio tornaconto personale.
Londra lo dimostra: con un po’ di buona volontà, le cose possono cambiare. Basta rendere accessibili i taxi, i bus, le metro, e le menti delle persone al rispetto e alle esigenze altrui.
Bene. Parola di scrittore termina qui. Ringrazio Stefano Pastorino, per avermi dato questa splendida opportunità, che mi ha permesso di esprimermi in diversi modi; sua moglie Eleonora, per il pronto supporto tecnico;  e tutti voi, che mi avete seguito con gioia e passione per ben quindici puntate.
Vi confesso che all’inizio ero un po’ preoccupato di riuscire a scrivere un testo alla settimana, e quindi sono contento di avercela fatta… riproponendolo poi sul mio blog - rilletti.blogspot.com - e sulla mia Pagina Facebook, Sergio Rilletti’s.
E mi sono pure divertito a fare, a volte, il d.j., proponendovi delle canzoni in tema con l’argomento trattato.
Ora vi lascio con una promessa. Probabilmente con una formula un po’ diversa, ma, parafrasando la scritta finale di tutti i film di 007, “Parola di Scrittore... tornerà”.
©Sergio Rilletti, lunedì 24 giugno 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino