martedì 25 giugno 2019

MEZZI PUBBLICI E RISPETTO LONDINESE (Un articolo inedito - Scritto per Radio SkyLab)


Salve a tutti, e Benvenuti all’ultima puntata della prima stagione di Parola di Scrittore. E voglio salutarvi con una notizia strepitosa. O, comunque, che vi farà riflettere un po’.
Sei una persona disabile, e vuoi muoverti agevolmente in città? Non c’è alcun problema: basta andare a Londra!
Innanzitutto, una volta atterrati all’aeroporto, qualche metro oltre trovi subito una sorta di sala d’aspetto con accoglienti poltrone rosse che, come indicano i quattro inequivocabili simboli posti sugli schienali, sono riservati a: non vedenti, non udenti, deambulanti con bastone, e carrozzinati (o più probabilmente, in quest‘ultimo caso, ai loro accompagnatori).
E le persone, per non essere da meno di tali poltrone, sono accoglienti pure loro.
Ed è questa la caratteristica principale di chi vive a Londra (londinese, italiano, o thailandese che sia): l’accoglienza.
Addetti alle informazioni in divisa, che, stazionando in strada, intuiscono che hai bisogno d’aiuto e te lo offrono, venendo a interpellarti loro. Persone che, vedendoti in carrozzina, si preoccupano di farti una gentilezza… e, a volte, persino della tua postura. Conducenti di autobus che ti accolgono con un sorriso e a cui puoi persino chiedere delle delucidazioni.
Eh, già. Perché a Londra puoi andare dove vuoi, anche se sei una persona con disabilità motoria. Autonomamente.
Tutti gli autobus sono muniti di una pedana elettrica funzionante, la maggior parte delle stazioni della metropolitana sono accessibili a tutti, e tutti i taxi hanno una pedana laterale retrattile che permette di salire e scendere direttamente con la carrozzina.
E poi, la gentilezza express delle persone che, sul bus o sulla metro, sembrano concentrate con la mente altrove, ma che, appena ti vedono, non esitano a scattare in piedi cedendo il posto a tutti coloro che stanno con te.
Insomma, tutto un altro mondo.
E’ vero, anche in Italia ci si sta attrezzando con bus e metro accessibili anche alle persone con disabiliTà; ma questi mezzi sono ancora troppo rari, e non costituiscono una reale alternativa alle auto private o ai taxi.
Taxi che comunque occorre prenotare prima, specificando che c’è una carrozzina da caricare (nel bagagliaio)… e sperando che non sopraggiunga un taxi talmente alto da costringere il disabile motorio in questione a un improvviso corso di Arrampicata per salirvi.
In effetti, anni fa, il Comune di Milano aveva provato a incentivare i tassisti a fornirsi di vetture provviste di pedana, in cambio di una licenza a doppio turno e la possibilità di un secondo tassista, che avrebbe incrementato lavori e guadagni. Ma, purtroppo, l’esperimento durò poco.
I tassisti milanesi di oggi, però, vorrebbero avere una seconda possibilità: sia per offrire un servizio migliore sia, parole loro, per un proprio tornaconto personale.
Londra lo dimostra: con un po’ di buona volontà, le cose possono cambiare. Basta rendere accessibili i taxi, i bus, le metro, e le menti delle persone al rispetto e alle esigenze altrui.
Bene. Parola di scrittore termina qui. Ringrazio Stefano Pastorino, per avermi dato questa splendida opportunità, che mi ha permesso di esprimermi in diversi modi; sua moglie Eleonora, per il pronto supporto tecnico;  e tutti voi, che mi avete seguito con gioia e passione per ben quindici puntate.
Vi confesso che all’inizio ero un po’ preoccupato di riuscire a scrivere un testo alla settimana, e quindi sono contento di avercela fatta… riproponendolo poi sul mio blog - rilletti.blogspot.com - e sulla mia Pagina Facebook, Sergio Rilletti’s.
E mi sono pure divertito a fare, a volte, il d.j., proponendovi delle canzoni in tema con l’argomento trattato.
Ora vi lascio con una promessa. Probabilmente con una formula un po’ diversa, ma, parafrasando la scritta finale di tutti i film di 007, “Parola di Scrittore... tornerà”.
©Sergio Rilletti, lunedì 24 giugno 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

sabato 22 giugno 2019

MyLife - RICORDANDO LA MIA CIVETTINA D'ORO - 4a Parte: MISTER NOIR E LA CIVETTINA D'ORO (Un mio articolo inedito - Scritto per Radio SkyLab)

Salve a tutti, e Benvenuti alla quarta e ultima puntata di Ricordando la mia Civettina d’Oro, ovvero i quattro speciali appuntamenti che ho voluto dedicare all’onorificenza che il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, mi ha conferito Sabato 20 Maggio 2017, per meriti culturali, e a tutto quello che vi gravita attorno.
Chi mi ha seguito nelle puntate precedenti sa del mio rapporto con Celle Ligure, del mio livello diintegrazione in questa città priva di barriere architettoniche, e di come MisterNoir è stato favorevolmente accolto dal pubblico cellese, nelle varie manifestazioni che lo riguardavano.
Oggi invece, come vi ho anticipato nella puntata precedente, vi racconterò di come una presentazione particolarmente felice del mio libro, Le avventure di Mister Noir, abbia indotto il sindaco a conferirmi la prima Civettina d’Oro della città. Un libro, ormai fuori commercio, la cui gestazione ha avuto molto a che fare con la mia vita cellese.
Un libro di thriller rigorosamente umoristici dove, tra le altre vicende, nel bel mezzo di un’anomala rapina palindroma, Mister Noir interviene, un po’ alla Bud Spencer, in difesa di due bambini, vittime di un atto di bullismo.
Un libro grazie al quale, a causa di una sagace battuta di Mister Noir sulle barriere architettoniche, un reale negoziante cellese - di cui sono un assiduo cliente da svariati anni -, si è accorto che il suo locale non è accessibile alle carrozzine, inducendolo a promettermi che si sarebbe adoperato a risolvere il problema.
Un’antologia di racconti che, secondo diversi docenti, sarebbe da far leggere nelle scuole… e che, a ogni presentazione, ha sempre attirato una marea di pubblico, per la gioia, e lo stupore, dei diversi organizzatori.
Un libro dove una felice presentazione, avvenuta Mercoledì 24 Agosto 2016 allo Spazio SMS Messaggi d’Arte con il patrocinio del Comune di Celle Ligure, era stata annunciata dall’intera città, rendendo quasi impossibile trovare un luogo dove non fosse esposta la locandina di quell’evento. Un calore smisurato che ho riscontrato anche durante l’incontro, quando, vedendo persino persone in piedi assieparsi fin fuori dal locale, per un attimo ho avuto una crisi d’identità, pensando di essere Vasco Rossi.
E poi, durante quell’incontro, domande a raffica fioccavano da tutte le parti, e, nell’entusiasmo generale, un certo Marco Minuto si alzò e propose di nominare Mister Noir cittadino onorario di Celle Ligure, provocando un’ovazione generale.
E infine, dopo qualche giorno da quella magica presentazione condotta da Martin Zanchetta e Daniele G. Genova, ricevetti pure una proposta di trasportare Mister Noir in un film.
Ora, mentre mi avvio verso il rush finale di questo mio lungo percorso, non posso non ricordare ino dei miei primi racconti, La Grande Truffa (Un giallo tutto d’oro), un thriller umoristico a puntate che scrissi nel lontano 1988 per Notizie Da, il notiziario della Parrocchia San Martino in Villapizzone a Milano che, in cuor mio, ho sempre considerato, e trattato, come una rampa di lancio per il mio sogno di diventare uno scrittore famoso.
Un racconto, ambientato qui a Celle Ligure, che aveva come protagonisti me e un gruppo di miei amici.
Un racconto che, per via dello stile e di certe idee - ed essendo io convinto, anche allora, di quello che stavo facendo -, oggi posso considerare, a tutti gli effetti, l’antesignano delle avventure di Mister Noir. Un transfert talmente ben riuscito, che, ormai, tutti considerano me l’alter ego di Mister Noir (anziché viceversa).

Bene. Ora è veramente giunto il momento del rush finale.
Quindi, ringraziando ancora di tutto cuore il sindaco Renato Zunino per la lungimiranza e il coraggio con cui ha voluto conferire la prima Civettina d’Oro al sottoscritto, voglio dedicare il mio ultimo pensiero ai miei genitori, a mia sorella, alla mia amica Simona, e a tutti coloro che hanno sempre concretamente sostenuto il mio sogno di affermarmi come scrittore; ma, soprattutto, a mia nipote e a tutti i miei giovani e piccoli amici.
Eh sì. Perché, come dico sempre quando vado a incontrare gli studenti nelle scuole - citando la canzone Uno su mille (ce la fa) di Gianni Morandi, che ha fatto da colonna sonora al mio sogno, soprattutto nei momenti più bui -, impegnandosi sempre al meglio, approfittando di ogni opportunità (e magari andandole pure a cercare), e non mollando mai, ma proprio mai, prima o poi i propri sogni si realizzano.
E la Civettina d’Oro che mi è stata conferita, e a cui ho dedicato queste quattro speciali puntate di Parola di Scrittore, ne è la prova!
©Sergio Rilletti, lunedì 17 giugno 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

F  I  N  E


sabato 15 giugno 2019

MyLife - RICORDANDO LA MIA CIVETTINA D'ORO - 3a Parte: MISTER NOIR A CELLE LIGURE (Un mio articolo inedito - Scritto per Radio SkyLab)


Salve a tutti, e Benvenuti alla terza puntata di Ricordando la mia Civettina d’Oro, ovvero i quattro speciali appuntamenti che ho deciso di dedicare all’onorificenza che il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, ha deciso di attribuirmi due anni fa per meriti culturali.
Nelle due puntate precedenti ho parlato del mio rapporto con Celle Ligure e del mio livello di integrazione, in questa città priva di barriere architettoniche.
Oggi, invece, vi racconterò di come interagisco con questa città, non solo come persona, ma, ovviamente, anche come scrittore.

Ora, mentre mi guardavo attorno, mi domandavo se, almeno quel giorno, erano fuori servizio; se, almeno per quel giorno di festa, il telefono avrebbe potuto non squillare.
Una conoscenza di vecchia data mi distolse dai miei pensieri. Parlammo un po’, poi io e i miei genitori andammo a fare un giro per i locali della nuova sede; e, quando tornammo nel salone, due bionde si stavano esibendo al karaoke.
Dopodiché, qualcuno cominciò a ballare.
Una sorta di garbata discoteca senza luci psichedeliche. E senza, soprattutto, il lampeggiante azzurro, che illumina le sere e le notti estive quando l’ambulanza è ferma a soccorrere qualcuno.
Già. Chissà se, almeno per quel giorno, il telefono avrebbe potuto non squillare!

Il brano che avete appena sentito è tratto da La festa degli angeli, un mio racconto autobiografico, in cui però ho il semplice ruolo di testimonial della realtà, che scrissi dopo aver partecipato alla festa d’inaugurazione della nuova sede della Croce Rosa di Celle Ligure. Un sentito omaggio, spero gradito, che ho voluto ufficialmente dedicare, in qualità di scrittore, a tutti i suoi volontari, immedesimandomi in loro.
Un racconto che, assieme alla versione “restyling” di Solo!, il mio racconto autobiografico per eccellenza - tuttora scaricabile gratuitamente dal web -, e a quattro avventure di Mister Noir, è stato poi pubblicato ne I Misteri di Mister Noir, un’antologia, ormai introvabile, che l’Associazione Progetto Cine Indipendente Onlus, di Celle Ligure, ha voluto pubblicare in occasione dell’omonimo storico incontro, da lei stessa organizzato nell’Agosto 2011, che mi ha visto, per la prima volta, protagonista assoluto.
Ed è proprio in una di queste avventure, Attentato al Cineindipendente, scritta appositamente per quell’occasione, e ambientata in diverse zone di Celle Ligure, che, in una miscela di fantasia e realtà, ho messo in evidenza il percorso alternativo, munito di rampa e ascensore, che collega la Chiesa San Michele al mondo esterno.
I Misteri di Mister Noir, inteso come incontro letterario, fu un successo, e l’omonima antologia, stampata in tiratura limitata di 100 copie, andò esaurita, pur chiedendo un contributo, in meno di 36 ore (ore di sonno comprese).
Ma il connubio tra Mister Noir e Celle Ligure non si limita a questo. Il successo, infatti, si replicò l’estate successiva, quando, nella Sala Consiliare del Comune, presentai, in anteprima assoluta, Capacità Nascoste, un’antologia di racconti thriller con protagonisti diversamente abili e le loro reali capacità, che curai con Elio Marracci, e che vide la partecipazione anche di Andrea G. Pinketts, Andrea Carlo Cappi, e Mister Noir.
L’accoglienza fu talmente strepitosa che una libraia mi confessò che, quell’estate, lì a Celle Ligure, quel mio libro aveva venduto più copie di 50 sfumature di grigio, il bestseller del momento, facendomi sentire vittorioso e tronfio come Asterix contro l’Impero Romano!

Mr. Noir affrontò le prime due rampe della giornata, salendo e scendendo da un marciapiede, che gli consentivano di proseguire su quel lato della strada [di Via Colla] e di attraversare, più avanti, sulle strisce pedonali.
Era rassicurante per Mister Noir constatare che il Comune si era adoperato per abolire quella barriera, permettendo a tutti di andare ad attraversare la strada sulle strisce pedonali, in perfetta sicurezza… e legalità.
Arrivò alle strisce.
Guardò a sinistra e a destra.
Non arrivavano macchine.
Guardò meglio.
Non c’erano nemmeno gatti neri.
Attraversò.
A sua insaputa, l’ora di terrore del ragazzino si stava avvicinando. A pari passo con la sua carrozzina.
Giunto in Via Boagno, che tutti conoscono come Piazza del Municipio, la piazza principale del paese, salì sul Lungomare Ponente, che costeggia e corteggia il centro storico, mostrando le case colorate, che danno sollievo solo a guardarle, i locali, e alcuni negozi.

Inseguimento a ruota, da cui è stato tratto questo brano, è un racconto che ho  scritto nell’Agosto 2006 per il sito della LEDHA - Lega per i diritti e la dignità delle persone con disabilità -, che ha sempre manifestato il proprio entusiasmo per Mister Noir - il primo eroe disabile seriale della Storia della letteratura italiana, protagonista oltretutto di thriller umoristici -, sin dalla sua prima avventura.
Un racconto in cui ho voluto attribuire al mio personaggio seriale un’esperienza che ho realmente vissuto all’età di vent’anni, a Celle Ligure, e che ho riprodotto fedelmente, intenzioni e deduzioni comprese, aggiungendovi alcune situazioni-tipo, che mi capitano abitualmente quando passeggio in questa località, suggellando il tutto con l’aplomb tipico di Mister Noir.
Un racconto che, assieme ad altri sei, compone il mio libro Le avventure di Mister Noir (Cordero Editore).
Un libro, ormai fuori commercio, accolto con un tale fervore dal pubblico da indurre il sindaco, Renato Zunino, a conferirmi la Civettina d’Oro.
Ma, di questo, ne parlerò la prossima volta!...

©Sergio Rilletti, lunedì 10 giugno 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

lunedì 3 giugno 2019

MyLife - RICORDANDO LA MIA CIVETTINA D'ORO - 2a Parte: LIBERTA', AUTONOMIA, INTEGRAZIONE (Un mio articolo inedito - Scritto per Radio SkyLab)

Salve a tutti!... La scorsa settimana, per celebrare la Civettina d’Oro per meriti culturali che il sindaco Renato Zunino mi conferì due anni fa, ho cominciato a parlare del mio rapporto con la città di CelleLigure e, quindi, con chi la popola.
Ora, riprendendo quel discorso, porrò particolare attenzione su due concetti di cui ho già parlato la volta scorsa: libertà e autonomia. Due termini che, magicamente, confluiscono in un terzo: integrazione.
Già, integrazione.
Integrazione, per una persona con difficoltà motorie, nella vita sociale di una città priva di barriere architettoniche, avendo quindi la concreta possibilità di partecipare, autonomamente, ai suoi eventi, tessendo così nuove relazioni.
Tra tutti gli eventi a cui ho partecipato (a volte anche come protagonista), di cui si potrebbe fare un volume piuttosto corposo stilandone semplicemente l’elenco, oltre ai concerti della Banda G. L. Mordeglia - che seguo puntualmente da tempi immemorabili -, e a quelli dei Mezzosotto - un formidabile ed elettrizzante quintetto di cantori a cappella -, ne voglio ricordare due che sono stati proprio fondamentali per me.
La Mostra Internazionale del Cinema Indipendente, che per 12 anni ha ravvivato le estati cellesi, invitando anche ospiti prestigiosi - tra cui Alessio Boni,  Enzo Iacchetti, e la partecipazione virtuale di Andrea G. Pinketts -, e che tutti speriamo possa ritornare presto; e Libri al sole, il prezioso festival letterario, organizzato dall’omonima Associazione Culturale, dedicato all’editoria di piccola e media grandezza, che speriamo possa continuare ancora a lungo. Due belle manifestazioni che non mi sono limitato a seguire solo come spettatore, ma in cui, avendo dei sogni da scrittore e degli obiettivi ben precisi da raggiungere, e munendomi di una certa dose di coraggio, mi sono messo direttamente in contatto con gli organizzatori, riuscendo sempre nei i miei intenti.
E Celle Ligure, accessibile anche alle carrozzine dei bambini, mi permette di tessere un rapporto speciale anche con loro: quelli che mi conoscono bene, e che considero dei piccoli amici, mi accolgono sempre con un’esplosione di felicità, correndomi pure incontro; gli altri, quelli che magari mi notano per strada, si fermano, mi scrutano, e, giustamente incuriositi, mi parlano, cercando pure di capirmi; e alcuni ci riescono. Anzi: qualcuno mi capisce talmente bene, che, sin da quando andava all’asilo, mi fa da interprete ai propri genitori!
Ma il rapporto con la città di Celle Ligure si è consolidato definitivamente quando, circa dieci anni fa, una signora, vedendo che ero dispiaciuto di non poter andare in chiesa (causa scalinata all’ingresso), informò mia mamma che c’era un percorso alternativo dotato di una rampa e di un ascensore.
Lì, don Piero Giacosa, il parroco della Parrocchia San Michele, mi accolse subito con grande entusiasmo, facendomi partecipare, in modo eclatante, alla Veglia Pasquale, che cominciava pure con un falò all’esterno, avendo cura di farmi vivere assolutamente tutto, sin dal principio, al meglio; immettendomi, di fatto, in quella comunità parrocchiale, e riempiendomi di esuberante affetto ogni volta che mi vedeva.
Una comunità che ho trovato subito festosa e accogliente, e in cui ho voluto proprio integrarmi, ampliando pure le mie conoscenze; complice anche una bimba piccolina che, scrutandomi e venendo a farmi le carezze ogni volta che mi vedeva a Messa, mi ha permesso di conoscere i suoi genitori.
Integrazione che si è consolidata qualche estate dopo, quando, assieme a mia madre, partecipai a una serie di incontri di preghiera, in stile Taizè, che si tenevano nella cappella della Casa di Riposo della città. Un’esperienza molto emozionante, di aggregazione, organizzata da don Pietro Pinetto, che in quel periodo guidava la Parrocchia San Michele: una persona di garbo, gioiosa e mite al tempo stesso, di cui ho un bellissimo ricordo che niente e nessuno potrà mai dissipare.
La stessa Casa di Riposo fuori dalla quale, fino a poco tempo prima, un terzetto di anziani, capeggiati da una certa signora Rosa, ogni volta che mi vedevano passare, mi fermavano per un veloce, e ben augurale, scambio di battute. Un doppio-appuntamento giornaliero a cui aderivo molto volentieri, sapendo che, a loro volta, attendevano con gioia il mio passaggio.
Ma il mio livello di integrazione ha travalicato tutti i confini dell’immaginario  quando ho voluto conoscere Stefano Pastorino, in un’edizione di Giovani senza confini, grazie anche alla collaborazione di Marcello Mannuzza, noto ceramista ligure di fama internazionale, che ha saputo supportarmi pur senza sapere in anticipo le mie intenzioni.

Lui mi presentò, gli mostrò il mio libro, e Stefano mi disse che l’avrebbe letto e che ne avrebbe parlato su una rivista con cui collaborava. Benissimo!... Ma non avrei mai immaginato, date le mie evidenti difficoltà di locuzione, che, un giorno, potesse venirgli in mente di affidarmi una rubrica radiofonica settimanale. Oltretutto, a mio nome!
Be’, che dire?... Più integrazione di così!


©Sergio Rilletti, lunedì 3 giugno 2019, ore 16.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

martedì 28 maggio 2019

MyLife - RICORDANDO LA MIA CIVETTINA D'ORO - 1a Parte: IO E CELLE LIGURE (Un mio articolo inedito - Scritto per Radio SkyLab)

Salve a tutti!... Il 20 Maggio di due anni fa era un sabato, e il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, alle ore 10.30 del mattino, decise di conferirmi la prima Civettina d’Oro della città; e me la conferì per due motivi: sia per meriti letterari, come scrittore, sia per il forte rapporto che ho, da sempre, con questa città.
Oggi ricorrono esattamente due anni da quel magico evento, e io, ringraziando ancora il sindaco Renato Zunino per la sua lungimiranza e il suo coraggio, ho deciso di ricordarlo in quattro appuntamenti, qui con voi.
La puntata di oggi, il primo di questi quattro speciali appuntamenti, è dedicato al mio rapporto con Celle Ligure; un rapporto iniziato ancora prima che io venissi al mondo, dato che i miei genitori ci andavano già in vacanza, da diversi anni.
Un rapporto che, a volte, mi ha visto anche come unico rappresentante della mia famiglia, palesandomi qui con un nutrito gruppo di amici, senza genitori.
Un rapporto che si è talmente consolidato negli anni, che ormai considero Celle Ligure la mia seconda casa: con le strade come corridoi, la passeggiata lungomare come mansarda, e una moltitudine di persone affettuose e simpatiche come coinquilini.
Un rapporto che non può essere scisso dalla mia attività di scrittore, dato che io inspiro relazioni ed espiro racconti.

Una delle cose più piacevoli della vita è proprio questa. Fermarmi a rimirar il mare.
Lo faccio spesso, quando vengo a Celle Ligure.
Mi piazzo qui, dove il mare arriva fin sotto la passeggiata, e lo contemplo; lo osservo allungarsi fino all’orizzonte, e oltre.
Il mio sguardo fluttua sulle acque, veleggia, e, sospinto dai ricordi, mi riporta al passato.

Quello che avete appena sentito è l’incipit di Una vacanza formativa, un mio racconto autobiografico che ho scritto per la rivista SuperAbile Inail, dove parlo di una vacanza particolarmente significativa per me come persona disabile e che ho voluto far iniziare e finire proprio qui, a Celle Ligure, in un affettuoso abbraccio a questa città.
Potrei fare l’intera cronistoria della mia vita vacanziera cellese, scandita dai miei vari mezzi di locomozione: prima il passeggino, poi la carrozzina manuale, e, infine, da circa trent’anni, le diverse carrozzine elettriche, sempre più moderne e sofisticate, ma non avrebbe molto senso.
Parlerò, invece, di autonomia e di libertà, e dei rapporti che ho potuto tessere, da solo, grazie a questa città priva di barriere architettoniche. Comincerò, quindi, con una prima e schematica carrellata tra le persone che ho potuto conoscere scorrazzando liberamente tra la mansarda e i corridoi di questa mia seconda casa.
I diversi gruppi di amici, che, negli anni, ho scelto di frequentare, cambiando anche compagnie e selezionando solo alcuni elementi.
E poi, i proprietari dei negozi (bancarelle comprese) e dei vari locali, che mi manifestano la loro simpatia in modi diversi, e che, all’occorrenza, a un segnale implicitamente convenuto,
(le quattro frecce della mia carrozzina che lampeggiano simultaneamente),
capiscono che devono prestarmi aiuto.
Le cameriere, simpatiche e disponibili come i suddetti proprietari, ma con le quali… mi soffermo un po’ di più!
Gli educatori, i volontari, e gli ospiti di Villa Maria Teresa, di stanza ai Piani di Celle - una splendida comunità per le persone con disabilità, un autentico fiore all’occhiello di questa città -, che non solo mi salutano con grande entusiasmo ogni volta che mi incontrano, ma vengono pure alle presentazioni dei miei libri.
I giovani e mitici scout nautici di Celle Ligure, e i relativi capi, che, dall’estate 2015 - quando, impossibilitato a guidare, decisero di allietarmi le serate uscendo con me -, non perdono occasione per salutarmi e, a volte, per chiacchierare un po’.
Le autorità e le Forze dell’Ordine cellesi, con cui ho sempre avuto un buon rapporto, anche di dialogo.
Il personale del Comune, per il quale, ormai, credo di essere diventato una sorta di cugino adottivo, che mi guarda con simpatia, aiutandomi, ogni volta che entro.
E, per concludere questa rapida carrellata con una nota un po’ folkloristica, l’abituale e fortuito incontro con “Ciao, Freccia!”, il confidenziale saluto che, da anni, un gruppo di ragazzi mi riserva ogni volta che mi incontra, per poi dileguarsi, l’istante immediatamente successivo, tra la folla e nell’ambiente.
E poi tantissime persone, di tutti i tipi, che è proprio impossibile elencare in modo esaustivo, provenienti dalle diverse realtà cellesi (turisti compresi), che mi fermano - alcuni dichiarandosi pure miei lettori - o che fermo io, per un reciproco scambio di relazioni; facendo mie le suggestive note e parole di Hey man, una delle canzoni più belle, anche se meno conosciute, di Zucchero.

©Sergio Rilletti, lunedì 27 maggio 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

CONTINUA...

lunedì 13 maggio 2019

LA BALLATA DEL RICCIOLO RIBELLE (Una filastrocca inedita - Versione per Radio SkyLab)

Salve a tutti!... La scorsa settimana sono andato a Londra, a trovare mia nipote, Greta Zaltieri; un’ex-bambina, ormai ventunenne, che sin dalla più tenera età ha coltivato la passione per la musica e per la scrittura creativa.
Ora frequenta con successo la Roehampton University di Londra, riuscendo a rappresentare, tra le altre opere, Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo e Franca Rame, in una sua versione, in inglese, e ottenendo risultati eccellenti. Dati oggettivi alla mano.
Non so se la passione per la scrittura creativa e la relativa tenacia per perseguire i propri sogni le abbia prese da me, ma è un dato di fatto che la breve filastrocca che state per ascoltare, intitolata La ballata del ricciolo ribelle, quando era piccola se la faceva leggere sempre.
Buon Ascolto a tutti! (Sergio Rilletti)

A Greta,
che, quando era piccola,
continuava a farsela leggere.


Un giorno, un bimbo piccolo piccolo,
andò allo specchio, e si vide un ricciolo.
Lui, che voleva avere i capelli sempre belli,
lo voleva mandare coi suoi fratelli;
ma ogni volta che il pettine lo mandava giù,
il ricciolo si impuntava e ritornava su.

Il bimbo andò nel bosco, prese l’acqua del laghetto
e si bagnò il suo ciuffetto;
quello, che non voleva saperne di stare giù,
caparbio, tornava sempre su.

Fu allora che vide una pietra:
“Con quella nella destra,” pensò,
“il ricciolo forse convincerò!”;
ma poi, a testa china, meditò:
“Sì, ma un gran male mi farò!”.

Poi, rivolto a un albero alto e snello, disse:
“Oh, albero, alberello,
pensaci tu a farmi più bello!”.
Ma l’albero, a questa richiesta,
gli fece cadere tutti i frutti in testa.

E così, stanco e deluso,
si affacciò al laghetto, e vide quell'intruso.
“Però, non è male!”,
si congratulò;
e lesto a casa col suo ricciolo ritornò,
e a tutti quanti, contento, lo mostrò.



©Sergio Rilletti, lunedì 13 maggio 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

martedì 7 maggio 2019

MyLife - HO COMPIUTO 50 ANNI (Una poesia autobiografica - Versione per Radio SkyLab)

Salve a tutti!... Dovete sapere che, da un bel po’ di anni, io festeggio il mio compleanno con gli amici… quando mi pare, in una data imprecisata che può oscillare tra 21 aprile, che sarebbe il giorno giusto, e la fine di giugno.
Ebbene sì, me la prendo comoda. Praticamente, prima mi assicuro di compiere gli anni, e poi organizzo la relativa festa.
A volte pure sollecitato da qualche mia amica.
Il 6 maggio 2018, esattamente un anno fa, era una splendida domenica di sole, a Milano; e due mie carissime amiche, Marialba e Simona, organizzarono una mega-festa per il mio 50° compleanno, in cui invitarono moltissimi miei amici; anche quelli dei tempi passati. E io, alla fine, sorpresi tutti - organizzatrici comprese - con una poesia, intitolata Ho compiuto 50 anni, che avevo scritto per l’occasione.
Quel giorno la lesse in pubblico il mio amico Niccolò, completamente ignaro di ciò che lo aspettava. Oggi la leggerà Stefano Pastorino, a cui sono molto grato per questa mia rubrica radiofonica settimanale, la cui proposta mi aveva colto proprio di sorpresa.
E oggi, io, facendo finta di avere ancora 50 anni, voglio dedicarla a lui, a voi, e a tutti i miei amici; compresi quelli che, il 6 maggio di un anno fa, non erano potuti venire alla mia festa.
Buon Ascolto a tutti! (Sergio Rilletti)
Ho compiuto 50 anni,
tra molte gioie e alcuni affanni,
ma, io non posso scordar,
chi, oltre alla mia famiglia,
molto affetto mi sa dar.
Sto parlando proprio di voi, miei cari amici:
alcuni di voi li conosco da tempi proprio lontani,
altri, invece, provengono da tempi molto più vicini.
Dai tempi dell’asilo alle elementari in poi,
nella mia vita c’è sempre stato qualcuno di voi;
a condividere le mie varie passioni:
dai giochi di noi bimbi all’attuale mondo degli scrittori,
dai concerti e teatri alle inevitabili e gustose libagioni.
Col notiziario parrocchiale, e per qualche spettacolo teatrale, collaborai,
e così la mia passione per la scrittura, e alcune mie valide amicizie, rafforzai.
E quando la serale Scuola del Fumetto frequentai,
il caloroso sostegno di alcuni volonterosi amici
e di quattro magnifiche e belle assistenti trovai.
E, dopo un cinemino o una bella chiacchierata,
mi accorgo che i miei ricordi con voi mi riportano indietro nel tempo,
all’epoca di una gita o di qualche bella vacanza:
all’estero, in barca, in montagna,
o semplicemente a Celle Ligure, sulla passeggiata lungomare.
Tante cose, anche se non vi conoscete, vi accomunano,
a cominciare da questo periodo dell’anno,
che, anche se non è mai il 21 aprile,
è sempre, comunque, il mio compleanno;
e le rare volte in cui lo volevo dimenticare,
alcuni di voi mi hanno dato la sveglia,
dicendomi che era ora di festeggiare!
Ma a dire il vero, quest’anno,
lo dobbiamo a Marialba e a Simona
il festeggiamento di questo mio speciale Compleanno:
sono loro che da mesi, senza sosta (o meglio senza siesta),
stanno preparando questo dì di festa.
Ma c’è un altro fatto che vi lega tutti quanti:
che io non vi veda da diverso tempo o solo dall’altroieri,
siete sempre tutti nei miei bei pen-sieri.
Ed è per questo che, nel ringraziarvi,
c’è una notizia che voglio comunicarvi:
io entro l’anno prossimo me ne andrò,
certo a Milano resterò,
ma comunque casa cambierò;
sì, e come Mister Noir farò,
e da solo, con un assistente, io vivrò;
e chiunque vorrà venire a trovarmi,
a braccia aperte, io, lo accoglierò.
Bene, ora davvero vi saluto,
e vi ringrazio per ciò tutto che insieme abbiamo vissuto:
molte più cose di quelle che ho ricordato,
ma è stata una vera fortuna avervi incontrato
Spero che queste strofe vi abbiano fatto piacere:
sono scritte da un amico scrittore,
che di solito scrive racconti noir e di tensione,
ma che dà all’amicizia un assoluto valore!



©Sergio Rilletti, martedì 7 maggio 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino