Visualizzazione post con etichetta Andrea G. Pinketts. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Andrea G. Pinketts. Mostra tutti i post

giovedì 23 gennaio 2025

IO E MISTER NOIR... ALL'UNIVERSITA' COMPLUTENSE DI MADRID (Un articolo inedito)

Salve a tutti, e Benvenuti alla prima newsletter del 2025!...

Tra le esperienze più eclatanti che mi sono capitate nel 2024, come scrittore, c'è sicuramente l'inattesa intervista, ad alto livello culturale, che la docente Ellen Patat dell’Università di Instanbul ha voluto farmi per il nuovo numero della rivista scientifica on-line "CUADERNOS DE FILOLOGIA ITALIANA" - edita dalla prestigiosa Università Complutense, di Madrid -, che ha curato insieme alla ricercatrice indipendente Daniela Bombara, e dedicato alla disabilità nella letteratura italiana.

Oltre a questa bella e profonda intervista, pubblicata all’interno dell’Introduzione di questo numero, Ellen Patat ha dedicato un lungo e accurato articolo a “CAPACITA’ NASCOSTE – LA PRIMA ANTOLOGIA Diversamente THRILLER” (edizioni No Reply), che curai nel 2012 con Elio Marracci, analizzando scrupolosamente ciascun racconto rispetto alla disabilità scelta e trattata dall’autore… e dedicando un capitolo a me, all’indimenticabile Andrea G. Pinketts, e al mio Mister Noir.

Un importante riconoscimento, proveniente oltretutto dall’estero, che mi ripaga pienamente di tutti gli sforzi che ho fatto finora, confermando la validità delle mie intenzioni, e spronandomi a continuare nella realizzazione dei progetti che ho in programma per il futuro!...

    Se volete leggere l'introduzione (con la mia intervista a pag. 8), il link diretto è:  https://revistas.ucm.es/index.php/CFIT/article/view/97136/4564456570840 .
    Se volete leggere la profonda analisi che Ellen Patat ha fatto di Capacità Nascoste, l'antologia che curai nel 2012 con Elio Marracci, il link diretto è:  https://revistas.ucm.es/index.php/CFIT/article/view/92743/4564456570848 .
    Per vedere invece l'indice completo di questo numero, con i relativi link ai vari articoli, l'indirizzo è:  https://revistas.ucm.es/index.php/CFIT/issue/view/4533?fbclid=IwY2xjawHE98lleHRuA2FlbQIxMAABHZma2F31prBzup1qdqCkdSwjMhiNLgmm6A4w3IBy8pRlCMojXr7DLpsPkQ_aem_WZilFdq7y0KX_hDvcm0F4A .


BUONA LETTURA A TUTTI!


©Sergio Rilletti, giovedì 23 gennaio 2025

venerdì 17 giugno 2022

DIETRO LE QUINTE DI... "MISTER NOIR" DI SERGIO RILLETTI - 1^ Puntata: CHI E' MISTER NOIR?

Salve a tutti!... Mi chiamo Sergio Rilletti, e la mia passione per la scrittura creativa - che si snoda tra racconti, opere di non-fiction, e poesie - mi aveva portato per anni a definirmi, autoironicamente, scrittore tuttofare; anche se, in effetti, da un po’ di tempo sono noto soprattutto come “il biografo di Mister Noir”, che ora è protagonista di un’antologia di racconti e romanzi brevi, intitolata proprio Mister Noir, scritta dal sottoscritto ed edita da Oakmond Publishing.

Da quando è uscito questo libro ci sono state diverse recensioni, e io stesso ho rilasciato diverse interviste al riguardo, sia sui giornali sia sui web-magazine, che ho riunito in un apposito articolo di presentazione (CLICCA QUI).

Tuttavia, c’è un aspetto che manca, che neanch’io ho finora affrontato: il Dietro le quinte di questo mio libro, ovvero cosa si cela dietro la creazione di ogni singolo racconto. Eh sì, perché, spesso, la stesura di una storia di fantasia è interconnessa con ciò che capita all’autore nella realtà, che può influire sull’alterazione della trama.

Ma innanzitutto, in questa puntata introduttiva, è giusto partire da una domanda fondamentale: Chi è Mister Noir?

Mister Noir è un geniale investigatore privato, affetto da tetraparesi spastica - e quindi, per pura combinazione, affetto del mio stesso tipo di disabilità -, che vive e opera a Milano, e che è assistito da due donne: Consuelo Gomez, una domestica filippina con cui convive, brontolona ma tuttofare, ed Elena Fox, la sua bella e letale assistente, che lo segue nelle indagini.

Nonostante il suo handicap, che lo costringe sulla carrozzina e gli crea qualche problema di articolazione nei movimenti e nel linguaggio, non è né paralizzato né muto. Anzi, ha un forte senso dell’umorismo, a tutto campo, col quale spiazza i suoi interlocutori e fa spazientire di continuo sia Consuelo Gomez sia il commissario Cordieri, che spesso incontra nel corso delle indagini.

Insomma, Mister Noir ha sì dei problemi ma non se ne fa, gettandosi a capofitto nella vita e nei casi più intricati.

Detesta il bullismo, le ingiustizie, e l’omertà, a qualsiasi livello, contro cui reagisce sempre in maniera piuttosto decisa; in compenso, però, entra in empatia con i bambini, verso i quali si intenerisce.

Guida con disinvoltura una possente carrozzina elettrica e, all’occorrenza, un furgone nero super-attrezzato, che, da autentico uomo d’azione qual è, usa anche in modo improprio.

C’è qualche perplessità sul fatto che Mister Noir possa chiamarsi veramente così, ma, a chiunque osi chiedergli il suo vero nome, con un cipiglio che ne rimarca l’assoluta ovvietà lui risponde: “Mister!”.

Le sue avventure, come vedremo nelle prossime puntate, spaziano in diversi generi e sottogeneri del thriller, partendo sicuramente dall’hard boiled, che ha come protagonisti i detective privati, ma comprendendo, tra gli altri, anche il fantastico e lo spionaggio.

Io mi vanto di essere il suo biografo sin da quel lontano Sabato 16 Ottobre 2004, quando, in una memorabile serata all’Admiral Hotel in compagnia di Andrea G. Pinketts e Andrea Carlo Cappi, presentai la sua prima avventura, La vendetta dell’uomo che non era mai nato, che avevo scritto per un numero di M-Rivista del mistero.

Già, io sostengo di essere il suo biografo, ma, nonostante ciò, alcune persone - riconoscendomi perfettamente nel mio personaggio - sostengono che io sia il suo alter ego. Uno dei tanti misteri che avvolgono me e Mister Noir!... Ma, di questo, ne parleremo più diffusamente nelle prossime puntate!

CONTINUA…

-

Per LEGGERE LA MIA IRONICA BIOGRAFIA scritta da Mister Noir – CLICCA QUI

Per LEGGERE UN ESTRATTO del mio libro – CLICCA QUI

Per ACQUISTARE il mio libro – CLICCA QUI



@Sergio Rilletti, venerdì 17 giugno 2022


giovedì 14 marzo 2019

PAROLA DI SCRITTORE (1x03): MyLife - PESCI ROSSI E PESCICANI (Un racconto autobiografico - Versione per Radio SkyLab)

Salve a tutti!... Lunedì scorso ho voluto tenervi compagnia con un mio ricordo personale di Andrea G. Pinketts (CLICCA QUI).
La storia che ora ascolterete s’intitola Pesci rossi e pescicani, è un mio racconto autobiografico che ho scritto quando collaboravo con l’Agenzia giornalistica Hpress, ed è uno dei primi racconti che feci leggere a Pinketts e ad Andrea Carlo Cappi, il mio futuro mentore. Un mio racconto dallo stile tipicamente pinkettsiano, che scrissi ancora prima di conoscere lo stesso Pinketts, e che ora voglio riproporre per rendergli un ulteriore omaggio.
Buon Ascolto a tutti! (Sergio Rilletti)

Ora posso dirlo! Ieri, domenica 7 febbraio 1999, la morte mi ha sfiorato, e me ne sono accorto soltanto oggi!

Io generalmente sono contrario alla pesca, soprattutto alla pesca sportiva; anche perché non riesco proprio ad immaginarmi una pesca in tuta da ginnastica mentre fa footing. L’unica pesca che pratico è quella di beneficenza, dove migliaia di bigliettini, tutti accatastati in una boccia di vetro sprovvista d’acqua, attendono pazientemente che qualcuno li sottragga da quella casta ammucchiata. Una volta, partecipando ad una pesca di beneficenza, vinsi un pesciolino rosso in un sacchetto pieno d’acqua; ma queste, si sa!, sono le straordinarie coincidenze della vita.
Esattamente come quelle coincidenze che fanno evitare la lenza ad un pesce, per farla abboccare ad un altro.

Ero andato al Casinò De La Valle di Saint-Vincent con l’intenzione di giocare alla roulette (rigorosamente francese, non russa!), sperando ardentemente che, pescando i numeri giusti, potessi fare un po’ di beneficenza a me stesso.
Percorsi con i miei compagni del Servizio Tempo Libero dell’A.I.A.S. Milano il lungo corridoio verde (il colore della speranza), cercando di captare tutte le sensazioni di quell’irreale silenzio.
Arrivammo in fondo, ai due ascensori. Non eravamo soli: con noi c’erano altre dieci persone, tutte in trepida attesa.
L’ascensore di sinistra arrivò. Lucia, una volontaria, salì con un ragazzo in carrozzina, e, considerata la capienza di 8 persone - come dichiarava il grande cartello posto sopra l’ascensore -, invitò a gran voce altre persone ad entrarvi.
Dopo qualche secondo arrivò quello di destra: quattro persone vi si catapultarono dentro, e, nonostante la loro magrezza, decisero di essere abbastanza obese per non aspettare alcun altro.

Giunto al piano superiore, la mia mente di autore di thriller cominciò a funzionare alacremente: sapevo che in quell’ambiente sfarzoso, in quell’acquario, tutto era finto, e che l’eleganza dei pescatori serviva soltanto a nascondere le dilanianti ferite inferte dai pescicani.
Mi guardai intorno: decine di persone, serissime, che non erano più in grado di vedere la morte in faccia perché era già penetrata nei loro occhi.
Voltando lo sguardo a destra e a sinistra, il mio inconscio decise di premiarmi guidandomi verso l’angelica visione di due hostess, due deliziose biondine in tailleur rosso, due bei pesciolini rossi a guardia di una finta slot-machine che permetteva di vincere, gratuitamente, il portachiavi-ricordo del casinò.
Proseguii, e mi accomodai al tavolo della roulette.
Decisi di pescare non con una canna ma con una rete, puntando su intere serie di numeri. Giocavo con estrema caparbietà; tanto, la Fortuna va a Fortuna, è inutile cercarla altrove. Qualcuno, mi pare Edith, disse che ero il Paul Newman della situazione; in realtà, io mi sentivo come James Bond nel primo (e tragicissimo!) romanzo di Ian Fleming, Casinò Royal.
Imbroccai qualche numero giusto, ma evidentemente pescai anche dei piraňa, che mi divorarono voracemente le maglie della rete. Nella mezz’ora che avevo a mia disposizione persi 60.000 lire. La volta, nonché l’anno, precedente ne avevo perse 100. Quindi, praticamente, questa volta era come se ne avessi guadagnate 40… anche se il mio portafogli si ostinava a darmi torto.

Uscendo dal casinò giocai alla finta slot-machine, concentrandomi più sui due pesciolini rossi che sulla macchina in sé.
Vinsi, e il pesciolino alla mia sinistra mi diede il portachiavi, elargendomi uno splendido sorriso.

Salii in ascensore con Mariangela, la mia deliziosa assistente di quella giornata. Entrarono un presunto padre con un altrettanto presunto figlio.
Il padre - alto, capelli tagliati molto corti, baffi castani, e camicia a mezze maniche tra il rosa e l’arancione - ci salutò cordialmente; il figlio, no. Il figlio, un maggiorenne (visto l’ambiente) con la faccia da adolescente, laccato e vestito di tutto punto in un rigoroso abito nero, fissava, serissimo e impassibile, l’aria davanti a sé: nei suoi occhi, sagome di pescicani continuavano a vagare avanti e indietro senza sosta.
La mia perversa mente di autore di thriller stava galoppando, facendomi immaginare padre e figlio sconfitti e debitori di una cospicua somma di denaro che dovevano racimolare (e restituire!) al più presto.

La cronaca di oggi, lunedì 8 febbraio 1999, ha preceduto qualsiasi mia fantasia: ieri sera, poche ore dopo la nostra partenza, il Casinò De La Valle di Saint-Vincent è stato teatro di un altro tipo di pesca. Una pesca brutta, cattiva, violenta.
Una pesca di pescicani.
Una pesca di strozzini.
Una pesca marcia.
Una pesca andata a buon fine, compiuta non con una rete ma con una canna. Una canna calibro 9.


©Sergio Rilletti, lunedì 11 marzo 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

mercoledì 6 marzo 2019

PAROLA DI SCRITTORE (1x02): MyLife - IO E ANDREA G. PINKETTS: 21 ANNI SENZA FOTO (Un mio ricordo personale - Scritto per Radio SkyLab)


Salve a tutti!... Mi sembra incredibile, ma, dopo 21 anni di amicizia con Andrea G. Pinketts, mi sono accorto di non avere una foto da solo con lui.
Ho molte immagini video, tratte dalle presentazioni di libri che abbiamo fatto insieme, e pure alcune foto, dove però siamo ritratti con altri; ma una foto solo con me e lui, no, non ce l’ho proprio.
Eppure la sera in cui ci conoscemmo, il 27 novembre 1997, un fotografo ce la fece subito, appena entrammo al Boulevard Café di Milano; ma poi né io né la mia amica Federica, che fu fondamentale nel tessere i miei primi rapporti con Pinketts, avemmo il coraggio di chiedergliela.
Io lo so che, in questo mio ricordo, tralascerò tantissime cose, ma, pur non essendo un pittore, spero comunque di delineare un quadro vivido di questo bel soggetto.

Innanzitutto, il mio primo incontro con Pinketts lo si deve soprattutto a un mio errore… e alla grande disponibilità di Pinketts verso gli altri.
Infatti, un giorno, leggendo frettolosamente la IV di copertina de Il senso della frase - un autentico ottovolante di giochi di parole con cui Pinketts vinse il Noir in Festival di Courmayeur -, capii che Pinketts avesse fondato una reale Scuola dei Duri a Milano… esattamente come Alessandro Baricco aveva fondato la sua Scuola Holden a Torino. Così, insieme a Federica, telefonai alla Feltrinelli chiedendo informazioni; e loro, spiegandomi che la Scuola dei Duri era in realtà un Movimento letterario, mi diedero subito, senza neanche bisogno di chiederlo, il numero di telefono di Pinketts!... Un fatto sorprendente, impossibile senza la sua diretta autorizzazione, che mi dimostrò subito, ancora prima di conoscerlo, la grande disponibilità di Pinketts verso il prossimo!
E fu così che cominciai a frequentare il suo celeberrimo Seminario tra Giallo e Bar, ovvero delle spassose serate culturali, di presentazioni di libri, che conduceva assieme ad Andrea Carlo Cappi, che poi diventò il mio mentore.

Poi, nel corso degli anni, la nostra amicizia si rafforzò; complice anche la città di Celle Ligure dove Andrea G. Pinketts e Daniele G. Genova fondarono un loro fan club al Charly Max, un locale storico, chiuso solo di notte, ora ben gestito da una coppia di miei amici.
Io andavo a trovarlo lì, da solo con la mia carrozzina elettrica; e, anche se lui non mi capiva quando parlavo, riuscivo comunque a comunicargli la mia stima e la mia vicinanza, che lui, con poche parole da “duro dal cuore di meringa” - come l’aveva definito Fernanda Pivano -, ricambiava.

Pinketts non era solo un pirotecnico autore di noir, vincitore tra il 1984 e il 2006 di una marea di premi, e insignito di un’alta onorificenza per meriti letterari in Francia, ma è stato anche un modello, un coraggioso giornalista investigativo (contribuendo, tra l’altro, all’incriminazione della Setta dei Bambini di Satana), un finto disabile e un finto barbone (sempre per fini giornalistici), un attore, un poeta (introducendo tutti i suoi romanzi con una poesia), e un conduttore televisivo (Videoparade, di Joe Denti, è il programma in cui lo notai).
Inoltre ha curato L’Enciclopedia dei Serial Killers, ha scritto una canzone per il libro/cd Liscio assassino della Banda Putiferio, dal suo romanzo Fuggevole turchese ha tratto il musical teatrale Orco Loco, interpretato da Francesco Baccini… col quale poi ha interpretato il film Zoe di Giuseppe Varlotta; la canzone L’acchiappanani di Baccini è ispirata all’omonimo racconto di Pinketts, mentre Claude Chabrol avrebbe voluto trasformare il suo romanzo Il conto dell’ultima cena in un film.
E infine, Pinketts, scrisse un racconto per me; per Capacità Nascoste – La prima antologia diversamente thriller che curai con Elio Marracci, in cui affrontò il tema della disabilità con grande umiltà, attraverso un thriller paradossale intitolato Lalalalala Làlàlàlàlà, chiedendomi più volte, anche per telefono, se andasse bene. E dedicandomelo ufficialmente, tempo dopo, quando lo ripubblicò nel suo libro Ho una tresca con la tipa nella vasca.

Io, Pinketts, e l’inossidabile Andrea Carlo Cappi, facemmo molte presentazioni insieme, sia di Capacità Nascoste sia del mio libro Le avventure di Mister Noir, sfidando, con discreto successo, persino una serata del Festival di Sanremo!... E quando invece ero semplicemente tra il pubblico… Pinketts trovava il modo di coinvolgermi comunque!

Ora Pinketts non c’è più, il 22 dicembre scorso l’enorme Chiesa di Sant’Eustorgio a Milano era gremita di affetto e gratitudine. E domenica 17 febbraio, a Ispria, gli è stato conferito, purtroppo postumo, il Premio Mario Berrino alla Carriera; e ora è in corso una petizione on-line, sostenuta a furor di popolo, per iscrivere Pinketts al Famedio di Milano, dove riposano i Grandi.
E, a proposito della sua Grandezza di spirito, non posso concludere questo mio ricordo senza citare una sua fulminante battuta, che lui stesso amava ricordare spesso. Infatti, una sera, durante un’intervista che gli feci al Boulevard Café per conto dell’Agenzia giornalistica Hpress - assieme a Federica -, a proposito della disabilità lui mi disse: “Tra me e te, il vero disabile sono io; perché tu capisci tutto quello che dico io, mentre io ho bisogno della tua amica per capire quello che dici tu!”.
Che dire? Davvero un Grande!

©Sergio Rilletti, lunedì 4 marzo 2019, ore 17.15, Radio SkyLab, per "PAROLA DI SCRITTORE - CINQUE MINUTI CON SERGIO RILLETTI" - Letto da Stefano Pastorino

lunedì 24 dicembre 2018

MyLife - RICORDANDO PINKETTS (Un mio mini-ricordo personale di Andrea G. Pinketts)



“Andrea G. Pinketts, che, con la sua roboante ironia, è riuscito subito a stabilire una bella intesa con me, accogliendomi nel suo gruppo a braccia talmente aperte da portarmi lui stesso su e giù dalle scale del Boulevard Café di Milano. Un’intesa predestinata a manifestarsi in modo ottimale, dato che, anni prima, a nostra reciproca insaputa, collaboravamo entrambi ad Achab-Il corriere dell’avventura”.
Queste sono le parole che gli dedicai pubblicamente Sabato 20 Maggio 2017, a Celle Ligure, in un’occasione particolarmente importante per me.

“CIAO, BASTARDO!” mi diceva sempre, col suo roboante ghigno pieno di stima e affetto; una grande sensibilità celata dietro una scorza da superduro dalla battuta sempre pronta che solo chi lo conosceva davvero bene sapeva decifrare.
Io e Pinketts ci conoscemmo il 27 novembre 1997, ventun anni fa, al Boulevard Café. Mi presentai a lui con una lettera… e una mia amica, Federica, che gliela consegnò.
Non so se lui fu più colpito dalla mia lettera o dalla mia amica, ma, da quel preciso momento, tra noi si stabilì un’intesa perfetta che travalicò qualsiasi tipo di barriera, architettonica e culturale; inducendolo persino a prendermi tra le braccia per farmi salire e scendere le scale del Boulevard Café, dove teneva gli incontri letterari.
E la sensibilità che, un incontro letterario dopo l’altro, riscontrai in lui, in Andrea Carlo Cappi, in Stefano Di Marino, e in Alan D. Altieri, che componevano lo zoccolo duro di quella banda di acculturati bontemponi che animavano le serate, mi convinsero definitivamente a inserirmi in quel gruppo.
E così io diventai uno scrittore di thriller e di noir scegliendo non il genere in sé, ma le persone che lo rappresentavano.
Ora, però, è venuto il momento dei saluti.
Ciao, Pinketts!... Approfittane, e goditela per l'eternità!
Noi, intanto, continueremo a divertirci con i tuoi libri... e ripensando ai tuoi "live"!...


©Sergio Rilletti, sabato 22 dicembre 2018

lunedì 11 giugno 2018

IO E MISTER NOIR A "LEZIONI DI INDISCIPLINA 2018 - MANI IN ALTO"


GIOVEDI’ 14 GIUGNO,  alle Ore 20.30, presso la Chiesa del Fopponino (Via Paolo Giovio, 41 – Milano), si terrà Lezioni di indisciplina, l’annuale simposio culturale - creato da Andrea G. Pinketts, Pierangelo Dacrema, Paul de Sury, Michelangelo jr. Gandini, e KO Mannarelli -, che, dopo essere stato ospitato in diversi teatri e Università d’Italia, approda alla Parrocchia S. Francesco d’Assisi al Fopponino, a Milano.
Quest’anno, tra i vari ospiti, ci sarò anch’io. Tema della serata: Mani in alto.
E io, in qualità di scrittore e di “docente di Indisciplina”, mostrerò come una persona con disabilità possa reagire attivamente alle ingiustizie che, e non essere affatto accondiscendente e arrendevole.
Ovviamente, parlerò anche di Mister Noir e della famigerata Spada di Damocle, che i lettori delle avventure di Mister Noir conoscono già bene.

NON MANCATE!
SARA’ UNA SERATA “INDISCIPLINATA” MA INTERESSANTE!


©Sergio Rilletti, 2018

martedì 13 giugno 2017

MyLife - IL MIO INTERVENTO PER LA CIVETTINA D'ORO (Celle Ligure, Sabato 20 Maggio 2017)


 
Buongiorno a tutti, e Grazie per essere qui, in questo giorno così importante per me, per la Città di Celle Ligure, e, data la vostra presenza, anche per voi!
Ringrazio subito, senza alcun indugio, il Sindaco, Renato Zunino, per aver deciso di conferirmi questa preziosa onorificenza, la Civettina d’Oro, sia per meriti letterari e culturali, come scrittore, sia per il forte rapporto che ho da sempre con questa città.
Un prestigioso riconoscimento di cui sono molto grato e orgoglioso, e che io, non essendo Bob Dylan, ho subito accettato con grande entusiasmo!

In effetti, il mio rapporto con Celle Ligure è iniziato ben oltre 49 anni fa, da ancora prima di nascere, dato che i miei genitori venivano già qui, in vacanza, da diversi anni.
Un rapporto che, a volte, mi ha visto anche come unico rappresentante della mia famiglia, palesandomi qui con un nutrito gruppo di amici, senza genitori.
Un rapporto che si è talmente consolidato negli anni, che ormai considero Celle Ligure la mia seconda casa: con le strade come corridoi, la passeggiata lungomare come mansarda, e una moltitudine di persone affettuose e simpatiche come coinquilini.
Un rapporto che non può essere scisso dalla mia attività di scrittore, dato che io inspiro relazioni ed espiro racconti.

Una delle cose più piacevoli della vita è proprio questa. Fermarmi a rimirar il mare.
Lo faccio spesso, quando vengo a Celle Ligure.
Mi piazzo qui, dove il mare arriva fin sotto la passeggiata, e lo contemplo; lo osservo allungarsi fino all’orizzonte, e oltre.
Il mio sguardo fluttua sulle acque, veleggia, e, sospinto dai ricordi, mi riporta al passato.

Quello che avete appena sentito è l’incipit di Una vacanza formativa, un mio recente racconto autobiografico che ho scritto per la rivista SuperAbile Inail, dove parlo di una vacanza particolarmente significativa per me come persona disabile e che ho voluto far iniziare e finire proprio qui, a Celle Ligure, in un affettuoso abbraccio a questa città.
Potrei fare l’intera cronistoria della mia vita vacanziera cellese, scandita dai miei vari mezzi di locomozione: prima il passeggino, poi la carrozzina manuale, e, infine, da circa trent’anni, le diverse carrozzine elettriche, sempre più moderne e sofisticate.
Già, potrei. Invece farò altro.
Parlerò, invece, di autonomia e di libertà, e dei rapporti che ho potuto tessere, da solo, grazie a questa città, priva di barriere architettoniche. Comincerò, quindi, con una rapida e schematica carrellata tra le persone che ho potuto conoscere scorrazzando liberamente tra la mansarda e i corridoi di questa mia seconda casa.
I diversi gruppi di amici, che, dall’età di vent’anni, ho scelto di frequentare, cambiando anche compagnie o tenendomi stretti solo alcuni loro elementi, passando da un luogo all’altro, da una spiaggia all’altra, sempre ben accolto, devo dirlo, dai proprietari degli stabilimenti balneari e dai loro solleciti bagnini.
E poi, i proprietari dei negozi (bancarelle comprese), dei ristoranti, e dei locali, che mi salutano, scambiano quattro chiacchiere con me, mi manifestano la loro simpatia in modi diversi, e, all’occorrenza, a un segnale implicitamente convenuto
(le quattro frecce della mia carrozzina che lampeggiano simultaneamente),
capiscono che devono prestarmi aiuto.
Le cameriere e le dipendenti dei suddetti esercizi commerciali, simpatiche e disponibili come i suddetti proprietari, ma con le quali… mi soffermo un po’ di più!
Gli educatori, i volontari, e gli ospiti di Villa Maria Teresa, di stanza ai Piani di Celle - una splendida comunità per le persone con disabilità, un autentico fiore all’occhiello di questa città -, che non solo mi salutano con grande entusiasmo ogni volta che mi incontrano, ma vengono pure alle presentazioni dei miei libri.
I giovani e mitici scout nautici di Celle Ligure, e i relativi capi, che, dall’estate 2015 - quando, impossibilitato a guidare, decisero di allietarmi le serate uscendo con me -, non perdono occasione per salutarmi e, a volte, per chiacchierare un po’.
Le autorità e le Forze dell’Ordine cellesi, con cui ho sempre avuto un buon rapporto, anche di dialogo.
Il personale del Comune, per il quale, ormai, credo di essere diventato una sorta di cugino adottivo, che mi guarda con simpatia, aiutandomi, ogni volta che entro.
E, per concludere questa rapida carrellata con una nota un po’ folkloristica, l’abituale e fortuito incontro con “Ciao, Freccia!”, il confidenziale saluto che, da anni, un gruppo di ragazzi mi riserva ogni volta che mi incontra, per poi dileguarsi, l’istante immediatamente successivo, tra la folla e nell’ambiente.
E poi tantissime persone, di tutti i tipi, che è proprio impossibile elencare in modo esaustivo, provenienti dalle diverse realtà cellesi (turisti compresi), che mi fermano - alcuni dichiarandosi pure miei lettori - o che fermo io, per un reciproco scambio di relazioni; facendo mie le suggestive note e parole di Hey man, una delle canzoni più belle, anche se meno conosciute, di Zucchero.

Ma non è tutto qui, ovviamente: perché libertà e autonomia vogliono dire anche integrazione. Integrazione nella vita sociale della città, avendo, quindi, la concreta possibilità di partecipare, autonomamente, alle sue iniziative, tessendo così nuove relazioni. E io credo di poter asserire, con relativa certezza, che si potrebbe fare un volume piuttosto corposo, stilando semplicemente l’elenco di tutte le iniziative a cui ho partecipato (a volte anche come protagonista).
Tra tutti questi eventi, oltre ai concerti della Banda G. L. Mordeglia, che seguo puntualmente da tempi immemorabili, e a quelli dei Mezzosotto, un formidabile ed elettrizzante quintetto di cantori a cappella, ne voglio ricordare due che sono stati proprio fondamentali per me.
La Mostra Internazionale del Cinema Indipendente, che per 12 anni ha ravvivato le estati cellesi, invitando anche ospiti prestigiosi - tra cui Alessio Boni,  Enzo Iacchetti, e la partecipazione virtuale di Andrea G. Pinketts -, e che speriamo
(plurale d’obbligo, perché speranza collettiva)
possa ritornare presto; e Libri al sole, il prezioso festival letterario organizzato dall’omonima Associazione Culturale, e dedicato all’editoria di piccola e media grandezza, che speriamo
(plurale sempre d’obbligo)
possa continuare ancora a lungo.
Due belle manifestazioni che non mi sono limitato a seguire solo come spettatore, ma dove, avendo dei sogni da scrittore, e degli obiettivi ben precisi da raggiungere, munendomi di una certa dose di coraggio mi sono messo direttamente in contatto con gli organizzatori. Riuscendo sempre a raggiungere i miei scopi.
E tutto ciò perché Celle Ligure è una località accessibile a tutti!... Neonati (in carrozzina) compresi.

Già, i bambini. Con loro ho un rapporto speciale: quelli che mi conoscono, e che considero dei piccoli amici, mi accolgono sempre con un’esplosione di felicità, correndomi pure incontro; gli altri, quelli che magari mi notano per strada, si fermano, mi scrutano, e, giustamente incuriositi, mi parlano, cercando pure di capirmi; e alcuni ci riescono. Anzi: qualcuno, che mi conosce da quando andava all’asilo, ci riesce talmente bene che mi fa persino da traduttore ai propri genitori!
Ma il rapporto con la città di Celle Ligure si è consolidato definitivamente quando, circa dieci anni fa, una signora, vedendo che ero dispiaciuto di non poter andare in chiesa (causa scalinata all’ingresso), informò mia mamma che c’era un percorso alternativo dotato di una rampa e un ascensore.
Lì, don Piero Giacosa, il parroco della Parrocchia San Michele, mi accolse subito con grande entusiasmo, facendomi partecipare, in modo eclatante, alla Veglia Pasquale, che cominciava pure con un falò all’esterno, avendo cura di farmi vivere assolutamente tutto, sin dal principio, al meglio; immettendomi, di fatto, in quella comunità parrocchiale, e riempiendomi di esuberante affetto ogni volta che mi vedeva.
Una comunità che ho trovato subito festosa e accogliente, e in cui ho voluto proprio integrarmi, ampliando pure le mie conoscenze. Complice anche una bimba piccolina che, scrutandomi e venendo a farmi le carezze ogni volta che mi vedeva a Messa, mi ha permesso di conoscere i suoi genitori.
Integrazione che si è consolidata qualche estate dopo, quando, assieme a mia madre, partecipai a una serie di incontri di preghiera, in stile Taizè, che si tenevano nella cappella della Casa di Riposo di questa città. Un’esperienza molto emozionante, di aggregazione, organizzata da don Pietro Pinetto, che in quel periodo guidava la Parrocchia San Michele: una persona di garbo, gioiosa e mite al tempo stesso, di cui ho un bellissimo ricordo che niente e nessuno potrà mai dissipare.
La stessa Casa di Riposo fuori dalla quale, fino a poco tempo prima, un terzetto di anziani, capeggiati da una certa signora Rosa, ogni volta che mi vedevano passare, mi fermavano per un veloce, e ben augurale, scambio di battute. Un doppio-appuntamento giornaliero a cui aderivo molto volentieri, sapendo che, a loro volta, attendevano con gioia il mio passaggio.
Una realtà, quella cellese, che ho sempre cercato di rappresentare nei miei racconti.

Ora, mentre mi guardavo attorno, mi domandavo se, almeno quel giorno, erano fuori servizio; se, almeno per quel giorno di festa, il telefono avrebbe potuto non squillare.
Una conoscenza di vecchia data mi distolse dai miei pensieri. Parlammo un po’, poi io e i miei genitori andammo a fare un giro per i locali della nuova sede; e, quando tornammo nel salone, due bionde si stavano esibendo al karaoke.
Dopodiché, qualcuno cominciò a ballare.
Una sorta di garbata discoteca senza luci psichedeliche. E senza, soprattutto, il lampeggiante azzurro, che illumina le sere e le notti estive quando l’ambulanza è ferma a soccorrere qualcuno.
Già. Chissà se, almeno per quel giorno, il telefono avrebbe potuto non squillare!

Il brano che avete appena sentito è tratto da La festa degli angeli, un altro mio racconto autobiografico, in cui però ho il semplice ruolo di “testimonial della realtà”, che ho scritto dopo aver partecipato alla festa d’inaugurazione della nuova sede della Croce Rosa cellese. Un sentito omaggio, spero gradito, che ho voluto ufficialmente dedicare, in qualità di scrittore, a tutti i suoi volontari, immedesimandomi in loro.
Un racconto che, assieme a Solo!, il mio racconto autobiografico per eccellenza - tuttora scaricabile gratuitamente dal web -, e a quattro avventure di Mister Noir, è stato poi pubblicato ne I Misteri di Mister Noir, un’antologia, ormai introvabile, che l’Associazione Progetto Cine Indipendente Onlus, di Celle Ligure, ha voluto pubblicare in occasione dell’omonimo storico incontro, da lei stessa organizzato nell’Agosto 2011, che mi ha visto, per la prima volta, protagonista assoluto.
Ed è proprio in una di queste avventure, Attentato al Cineindipendente, ambientata in diverse zone di Celle Ligure, che, in una miscela di fantasia e realtà, ho messo in evidenza il percorso alternativo, munito appunto di rampa e ascensore, che collega la Chiesa San Michele al mondo esterno.
Quell’incontro fu un successo, e l’omonima antologia, stampata in tiratura limitata di 100 copie, andò esaurita in meno di 36 ore (ore di sonno comprese).
Ma il connubio tra Mister Noir e Celle Ligure non si limita solo a questo. Il successo si replicò l’estate successiva, quando proprio qui, nella Sala Consiliare del Comune, presentai, in anteprima assoluta, Capacità Nascoste, un’antologia di racconti thriller con protagonisti diversamente abili e le loro reali capacità, che curai con Elio Marracci, e che vide la partecipazione anche di Andrea G. Pinketts, Andrea Carlo Cappi, e Mister Noir. L’accoglienza fu talmente strepitosa che una libraia mi confessò che, quell’estate, qui a Celle Ligure, quel mio libro aveva venduto più copie di 50 sfumature di grigio, il bestseller del momento, facendomi sentire vittorioso e tronfio: un po’ come Asterix contro l’Impero Romano!

Mr. Noir affrontò le prime due rampe della giornata, salendo e scendendo da un marciapiede, che gli consentivano di proseguire su quel lato della strada [di Via Colla] e di attraversare, più avanti, sulle strisce pedonali.
Era rassicurante per Mister Noir constatare che il Comune si era adoperato per abolire quella barriera, permettendo a tutti di andare ad attraversare la strada sulle strisce pedonali, in perfetta sicurezza… e legalità.
Arrivò alle strisce.
Guardò a sinistra e a destra.
Non arrivavano macchine.
Guardò meglio.
Non c’erano nemmeno gatti neri.
Attraversò.
A sua insaputa, l’ora di terrore del ragazzino si stava avvicinando. A pari passo con la sua carrozzina.
Giunto in Via Boagno, che tutti conoscono come Piazza del Municipio, la piazza principale del paese, salì sul Lungomare Ponente, che costeggia e corteggia il centro storico, mostrando le case colorate, che danno sollievo solo a guardarle, i locali, e alcuni negozi.

Inseguimento a ruota, da cui è stato tratto questo brano, è un racconto che ho  scritto nell’Agosto 2006 per il sito della LEDHA - Lega per i diritti e la dignità delle persone con disabilità -, che ha sempre manifestato il proprio entusiasmo per Mister Noir - il primo eroe disabile seriale della Storia della letteratura italiana, protagonista oltretutto di thriller umoristici -, sin dalla sua prima avventura.
Un racconto in cui ho voluto attribuire al mio personaggio seriale un’esperienza che ho realmente vissuto all’età di vent’anni proprio qui, a Celle Ligure, e che ho riprodotto fedelmente, intenzioni e deduzioni comprese, aggiungendovi alcune situazioni-tipo, che mi capitano abitualmente quando passeggio in questa città, suggellando il tutto con l’aplomb tipico di Mister Noir.
Un racconto che, assieme ad altri sei, compone il mio libro Le avventure di Mister Noir (Cordero Editore). Un libro, nato per celebrare la nascita editoriale di Mister Noir, la cui gestazione ha avuto molto a che fare con la mia vita cellese, come narro in alcuni aneddoti, alla fine del libro stesso.
Un libro dove, tra le altre cose, nel bel mezzo di un’anomala rapina palindroma, Mister Noir interviene, un po’ alla Bud Spencer, in difesa di due bambini, vittime di un atto di bullismo.
Un’antologia di racconti che, secondo diversi docenti, bisognerebbe far leggere nelle scuole.
Un libro grazie al quale, a causa di una sagace battuta di Mister Noir sulle barriere architettoniche, un negoziante reale, di cui sono un assiduo cliente da svariati anni, si è accorto che il suo locale non è accessibile alle carrozzine, inducendolo a promettermi che si sarebbe adoperato a risolvere il problema.
Un libro che a ogni presentazione ha attirato una marea di pubblico, per la gioia, e lo stupore, dei diversi organizzatori.
Un libro la cui ultima presentazione qui a Celle Ligure, svoltasi allo Spazio SMS Messaggi d’Arte con il patrocinio del Comune, ha visto coinvolta l’intera città, rendendo quasi impossibile trovare un luogo dove non fosse esposta la locandina dell’evento. Un calore smisurato che ho riscontrato anche durante l’incontro, quando, vedendo persino persone in piedi assieparsi fin fuori dal locale, per un attimo ho avuto una crisi d’identità, pensando di essere Vasco Rossi.
E poi domande a raffica, che fioccavano da tutte le parti; e, nell’entusiasmo generale, qualcuno si alzò e propose di nominare Mister Noir “cittadino onorario di Celle Ligure”.
E infine, dopo qualche giorno, ricevetti la proposta di fare un film.

Oggi noi siamo tutti qui grazie al Sindaco Renato Zunino, che ha voluto inaugurare questa magnifica onorificenza, dopo otto anni dalla sua istituzione, attribuendola proprio a me.
Ora, prima di avviarmi al finale di questo mio lungo intervento, spero degno di tanta Civettina d’Oro, devo, anzi voglio, ringraziare tre persone che ho proprio voluto qui con me, oggi, in questa speciale occasione.
Tre illustri colleghi e, soprattutto, tre veri amici.
Daniele G. Genova, con cui ho condiviso diverse serate cellesi, e che, assieme a Martin Zanchetta, ha condotto l’eccezionale presentazione, indipendentemente dal sottoscritto, che vi ho appena raccontato, caricandola di simpatia e umanità, sorprendendo veramente tutti, compreso me.
Andrea G. Pinketts, che, con la sua roboante ironia, è riuscito subito a stabilire una bella intesa con me, accogliendomi nel suo gruppo a braccia talmente aperte da portarmi lui stesso su e giù dalle scale del Boulevard Café di Milano. Un’intesa predestinata a manifestarsi in modo ottimale, dato che, anni prima, a nostra reciproca insaputa, collaboravamo entrambi ad Achab-Il  corriere dell’avventura.
E, infine, Andrea Carlo Cappi, doppiatore ufficiale dei miei pensieri - come sta facendo, anche in questo preciso momento, qui davanti a tutti voi - e, soprattutto, mio mentore. E’ stato lui che, quando era alla guida di M-Rivista del mistero, ha cominciato a darmi visibilità, pubblicando assiduamente i miei articoli e i miei racconti, tra cui Solo!, a cui ho accennato poco fa, e la serie di racconti Le avventure di Mister Noir, che ora, in qualità di Direttore Editoriale della Collana M di Cordero Editore, ha voluto ripubblicare, aggiungendovi qualche inedito, nell’omonima antologia; rendendosi quindi corresponsabile, in automatico, di tutto quello che vi ho raccontato finora.

Ora, mentre mi avvio verso il rush finale, non posso non ricordare La Grande Truffa (Un giallo tutto d’oro), un thriller umoristico a puntate che scrissi nel lontano 1988 per Notizie Da, il notiziario della Parrocchia San Martino in Villapizzone di Milano che, in cuor mio, ho sempre considerato e trattato come una rampa di lancio per il mio sogno di diventare uno scrittore famoso.
Un racconto che, ambientato qui a Celle Ligure, aveva come protagonisti me e un gruppo di miei amici.
Un racconto che, per via dello stile e di certe idee - ed essendo io convinto, anche allora, di quello che stavo facendo -, oggi posso tranquillamente considerare l’antesignano delle avventure di Mister Noir. Un transfert riuscito talmente bene, che, ormai, tutti considerano me l’alter ego di Mister Noir (anziché viceversa).

Bene. Ora sono veramente giunto al rush finale.
Quindi, ringraziando ancora di tutto cuore il Sindaco Renato Zunino per la lungimiranza e il coraggio con cui ha voluto conferire la prima Civettina d’Oro di questa città proprio a me, che, come avrete intuito all’inizio, per me equivale a un Premio Nobel, voglio dedicare il mio ultimo pensiero ai miei genitori, a mia sorella, alla mia amica Simona, e a tutti coloro che hanno sempre concretamente sostenuto il mio sogno di affermarmi come scrittore; ma, soprattutto, a mia nipote e a tutti i miei giovani e piccoli amici.
Eh sì. Perché, come dico sempre quando vado a incontrare gli studenti nelle scuole, citando la canzone Uno su mille (ce la fa) di Gianni Morandi - che ha fatto da colonna sonora e da sprone al mio sogno, soprattutto nei momenti più bui -, impegnandosi sempre al meglio, approfittando di ogni opportunità (magari andandole pure a cercare), e non mollando mai, ma proprio mai, prima o poi i propri sogni si realizzano.
E questa Civettina d’Oro ne è la prova!


©Sergio Rilletti, 2017

domenica 14 maggio 2017

A MAGGIO: UNA ONORIFICENZA A CELLE LIGURE (SV), E UNA NUOVA PRESENTAZIONE A MILANO


Salve a tutti!... E’ con vero piacere, e autentica viva emozione, che posso annunciarvi che SABATO 20 MAGGIO, alle Ore 10.30, presso la Sala Consiliare del Comune di Celle Ligure (Via Boagno, 11 - CELLE LIGURE), il Sindaco, Renato Zunino, mi conferirà la CIVETTINA D’ORO, per meriti letterari e culturali.
Un’onorificenza che, seppur esistente dal 2009, finora non è mai stata conferita a nessuno.
Interverranno alla Cerimonia: Andrea G. Pinketts, Daniele G. Genova, Andrea Carlo Cappi… e ospiti a sorpresa!




Inoltre, VENERDI’ 26 MAGGIO, alle Ore 18, presso la Libreria Odradek (Via Principe Eugenio, 28 - MILANO), vi aspetto tutti per la presentazione del mio libro Le avventure di Mister Noir (Cordero Editore).
Un incontro in cui si parlerà anche del binomio esistente tra giallo e umorismo.
Insieme a me interverranno: Andrea G. Pinketts, Andrea Carlo Cappi, e Felice Accame.


VI ASPETTIAMO NUMEROSI AD ENTRAMBI GLI APPUNTAMENTI!