mercoledì 29 luglio 2026

MIO INTERVENTO SUL "CANTICO DELLE CREATURE" DI SAN FRANCESCO D'ASSISI (Letto durante la S. Messa alla Chiesa di San Francesco al Fopponino)


 

Il Cantico delle Creature di San Francesco d’Assisi richiama, sin dal titolo, due sensazioni meravigliose: la melodia della musica & del bel canto e le creature  favolistiche delle fiabe & del fantasy.

E lo offre, in forma d’amore, a Dio, come lode a tutto il Suo Creato.

E lo mette in chiaro da subito: Lodato tu sia, mio Signore, per tutte le tue creazioni.

E, detto ciò, inizia specificando specialmente per il  fratello sole, esaltando il fatto che ci illumina durante il giorno.

Ma Francesco di Bernardone, il vero nome di San Francesco, non allude semplicemente a un’illuminazione esterna, che comunque è utilissima per non andare a sbattere contro gli ostacoli, ma a una luce che penetra sin dentro il nostro animo, illuminandoci nelle scelte.

Poi, piano piano, cala la notte, il periodo più buio della giornata, quello dove si affastellano tutti i pensieri più cupi. Ma Francesco, volgendo lo sguardo al Cielo, loda Dio per sorella luna e le stelle, che in effetti, pur non essendo possenti come il sole, emanano comunque il loro chiarore.

E il futuro San Francesco, quando scrisse questo cantico, aveva gravi problemi di vista (e svariati altri tipi di handicap); quindi era, a tutti gli effetti, una persona con disabilità.

Esattamente come me.

E io lo capisco bene, quel Francesco, perché anch’io sono uno scrittore, e anch’io, a causa della mia disabilità, ci impiego un’infinità di tempo a digitare una frase; sicuramente molto di più che a pensarla. Ma, nonostante ciò, scrivere è l’unica cosa che mi fa sentire veramente bene; perché mi permette di comunicare al mondo esterno, anche a chi non conosco, i miei pensieri, il più delle volte pure divertendo.

Ed è grazie a un racconto, Il labirinto magico, che una magica sera dell’autunno 1987, ed esattamente domenica 15 novembre 1987, che conobbi la fondamentale Simona, anche oggi qui al mio fianco, e un gruppo di ragazzi, e soprattutto di ragazze, che si trasformò nel nucleo principale delle mie amicizie, basilare per la mia nuova vita.

Ebbene sì; perché io, come Francesco, ho avuto due vite: una prima e una dopo quella fatidica domenica 15 novembre 1987.

Prima vivevo una vita casa-scuola-casa. Una vita comunque soddisfacente, perché avevo una famiglia (madre, padre, sorella) che mi faceva vivere una vita il più normale possibile (viaggi in camper, tutti insieme, compresi). E io ero talmente sereno che non avevo voglia, né tanto meno sentivo la necessità, di ampliare i miei orizzonti e le mie conoscenze.

Poi mi si è aperto un mondo, anzi un intero universo, di cui non sospettavo l’esistenza.

Io dico, da sempre, che Simona è un fiorellino; ma, in realtà, lei è il sole. E’ lei che, con il suo radioso sorriso e il suo caloroso interesse, mi ha catapultato alla scoperta di un mondo, e di relative creature, che non conoscevo.

E poi ci sono gli altri miei amici, tutti preziosi e rassicuranti come le stelle del firmamento, che sanno tenermi compagnia ma anche confortarmi nei momenti più bui: come un innamoramento non corrisposto, o come un’omertà di gruppo, una delle  esperienze più dolorose che ti possa capitare, perché ti trafigge il cuore come la morte contemporanea di più persone in cui credevi e di cui ti fidavi.

Sì. Sono proprio stelle rare e preziose, gli amici.

E poi esistono le stelle comete, che possono apparire in qualunque periodo dell’anno. Anche lontano dal Natale.

Io una stella cometa l’ho conosciuta, vent’anni fa: domenica 9 aprile 2006, in pieno giorno, al Parco di Monza.

Era una splendida coppia di giovani - un lui e una lei - che, trovandomi a girovagare da solo e spaventato sulla mia piccola carrozzina elettrica, capirono tutto, ma proprio tutto, in maniera assolutamente encomiabile.

Ora non scenderò nei dettagli, che potrete leggere nel mio prossimo libro, ma il Signore mi diede il consiglio giusto e la forza di metterlo in atto: descrissi quella mia avventura nel racconto autobiografico Solo!, nell’annosa speranza di rintracciare i miei due giovani soccorritori; e, grazie all’attivo interessamento di Simona, il mio sole, riuscii persino ad andare a parlarne, insieme a lei, in un programma radiofonico di Rai Radio Due.

Forse è proprio questo il senso ultimo del Cantico delle Creature: ricordarci che il Signore ci dà sempre tutto quello di cui abbiamo realmente bisogno. Anche se, magari, in una forma un po’ diversa da quella che ci aspettiamo.

E se qualcuno all’inizio si fosse un po’ stupito che abbia accostato il Cantico al genere fantasy, sappia che per me tutto il Creato è qualcosa di magico; e sono anche convinto che i miei amici, e soprattutto le mie amiche, mandatimi dal Signore, sono tutti delle creature magiche!


©Sergio Rilletti, domenica 24 maggio 2026, ore 11.30  -  Letto da Simona Pirola

 

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