Salve a tutti, e Benvenuti all’ultima puntata della prima
stagione di Parola di Scrittore. E
voglio salutarvi con una notizia strepitosa. O, comunque, che vi farà
riflettere un po’.
Sei una persona disabile, e vuoi
muoverti agevolmente in città? Non c’è alcun problema: basta andare a Londra!
Innanzitutto, una volta
atterrati all’aeroporto, qualche metro oltre trovi subito una sorta di sala
d’aspetto con accoglienti poltrone rosse che, come indicano i quattro
inequivocabili simboli posti sugli schienali, sono riservati a: non vedenti,
non udenti, deambulanti con bastone, e carrozzinati
(o più probabilmente, in quest‘ultimo caso, ai loro accompagnatori).
E le persone, per non essere da
meno di tali poltrone, sono accoglienti pure loro.
Ed è questa la caratteristica
principale di chi vive a Londra (londinese, italiano, o thailandese che sia):
l’accoglienza.
Addetti alle informazioni in
divisa, che, stazionando in strada, intuiscono che hai bisogno d’aiuto e te lo offrono,
venendo a interpellarti loro. Persone che, vedendoti in carrozzina, si
preoccupano di farti una gentilezza… e, a volte, persino della tua postura.
Conducenti di autobus che ti accolgono con un sorriso e a cui puoi persino
chiedere delle delucidazioni.
Eh, già. Perché a Londra puoi
andare dove vuoi, anche se sei una persona con disabilità motoria.
Autonomamente.
Tutti gli autobus sono muniti di
una pedana elettrica funzionante, la
maggior parte delle stazioni della metropolitana sono accessibili a tutti, e
tutti i taxi hanno una pedana laterale retrattile che permette di salire e
scendere direttamente con la carrozzina.
E poi, la gentilezza express delle persone che, sul bus o sulla metro,
sembrano concentrate con la mente altrove, ma che, appena ti vedono, non
esitano a scattare in piedi cedendo il posto a tutti coloro che stanno con te.
Insomma, tutto un altro mondo.
E’ vero, anche in Italia ci si
sta attrezzando con bus e metro accessibili anche alle persone con disabiliTà; ma
questi mezzi sono ancora troppo rari, e non costituiscono una reale alternativa
alle auto private o ai taxi.
Taxi che comunque occorre
prenotare prima, specificando che c’è una carrozzina da caricare (nel
bagagliaio)… e sperando che non sopraggiunga un taxi talmente alto da
costringere il disabile motorio in questione a un improvviso corso di
Arrampicata per salirvi.
In effetti, anni fa, il Comune
di Milano aveva provato a incentivare i tassisti a fornirsi di vetture
provviste di pedana, in cambio di una licenza a doppio turno e la possibilità
di un secondo tassista, che avrebbe incrementato lavori e guadagni. Ma,
purtroppo, l’esperimento durò poco.
I tassisti milanesi di oggi,
però, vorrebbero avere una seconda possibilità: sia per offrire un servizio
migliore sia, parole loro, per un proprio tornaconto personale.
Londra lo dimostra: con un po’
di buona volontà, le cose possono cambiare. Basta rendere accessibili i taxi, i
bus, le metro, e le menti delle persone al rispetto e alle esigenze altrui.
Bene. Parola di
scrittore termina qui. Ringrazio Stefano Pastorino, per avermi dato questa
splendida opportunità, che mi ha permesso di esprimermi in diversi modi; sua
moglie Eleonora, per il pronto supporto tecnico;e tutti voi, che mi avete seguito con gioia e
passione per ben quindici puntate.
Vi confesso che all’inizio ero
un po’ preoccupato di riuscire a scrivere un testo alla settimana, e quindi
sono contento di avercela fatta… riproponendolo poi sul mio blog -
rilletti.blogspot.com - e sulla mia Pagina Facebook, Sergio Rilletti’s.
E mi sono pure divertito a fare,
a volte, il d.j., proponendovi delle canzoni in tema con l’argomento trattato.
Ora vi lascio con una promessa.
Probabilmente con una formula un po’ diversa, ma, parafrasando la scritta
finale di tutti i film di 007, “Parola di
Scrittore... tornerà”.
Salve a tutti, e Benvenuti alla quarta e ultima puntata di Ricordando la mia Civettina d’Oro,
ovvero i quattro speciali appuntamenti che ho voluto dedicare all’onorificenza
che il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, mi ha conferito Sabato 20 Maggio
2017, per meriti culturali, e a tutto quello che vi gravita attorno.
Oggi invece, come vi ho
anticipato nella puntata precedente, vi racconterò di come una presentazione
particolarmente felice del mio libro, Le
avventure di Mister Noir, abbia indotto il sindaco a conferirmi la prima
Civettina d’Oro della città. Un libro, ormai fuori commercio, la cui gestazione
ha avuto molto a che fare con la mia vita cellese.
Un libro di thriller
rigorosamente umoristici dove, tra le altre vicende, nel bel mezzo di
un’anomala rapina palindroma, Mister Noir interviene, un po’ alla Bud Spencer,
in difesa di due bambini, vittime di un atto di bullismo.
Un libro grazie al quale, a
causa di una sagace battuta di Mister Noir sulle barriere architettoniche, un reale negoziante cellese - di cui sono
un assiduo cliente da svariati anni -, si è accorto che il suo locale non è
accessibile alle carrozzine, inducendolo a promettermi che si sarebbe adoperato
a risolvere il problema.
Un’antologia di racconti che,
secondo diversi docenti, sarebbe da far leggere nelle scuole… e che, a ogni
presentazione, ha sempre attirato una marea di pubblico, per la gioia, e lo
stupore, dei diversi organizzatori.
Un libro dove una felice
presentazione, avvenuta Mercoledì 24 Agosto 2016 allo Spazio SMS Messaggi d’Arte con il patrocinio del Comune di Celle
Ligure, era stata annunciata dall’intera città, rendendo quasi impossibile
trovare un luogo dove non fosse
esposta la locandina di quell’evento. Un calore smisurato che ho riscontrato
anche durante l’incontro, quando, vedendo persino persone in piedi assieparsi
fin fuori dal locale, per un attimo ho avuto una crisi d’identità, pensando di
essere Vasco Rossi.
E poi, durante quell’incontro,
domande a raffica fioccavano da tutte le parti, e, nell’entusiasmo generale, un
certo Marco Minuto si alzò e propose di nominare Mister Noir cittadino onorario di Celle Ligure,
provocando un’ovazione generale.
E infine, dopo qualche giorno da
quella magica presentazione condotta da Martin Zanchetta e Daniele G. Genova,
ricevetti pure una proposta di trasportare Mister Noir in un film.
Ora,
mentre mi avvio verso il rush finale di questo mio lungo percorso, non posso
non ricordare ino dei miei primi racconti, La
Grande Truffa (Un giallo tutto d’oro), un thriller umoristico a puntate che
scrissi nel lontano 1988 per Notizie Da,
il notiziario della Parrocchia San Martino in Villapizzone a Milano che, in
cuor mio, ho sempre considerato, e trattato, come una rampa di lancio per il mio sogno di diventare uno scrittore famoso.
Un racconto, ambientato qui a Celle Ligure, che aveva come
protagonisti me e un gruppo di miei amici.
Un racconto che, per via dello stile e di certe idee - ed
essendo io convinto, anche allora, di quello che stavo facendo -, oggi posso
considerare, a tutti gli effetti, l’antesignano delle avventure di Mister Noir.
Un transfert talmente ben riuscito,
che, ormai, tutti considerano me
l’alter ego di Mister Noir (anziché viceversa).
Bene.
Ora è veramente giunto il momento del rush finale.
Quindi, ringraziando ancora di tutto cuore il sindaco
Renato Zunino per la lungimiranza e il coraggio
con cui ha voluto conferire la prima Civettina d’Oro al sottoscritto, voglio
dedicare il mio ultimo pensiero ai miei genitori, a mia sorella, alla mia amica
Simona, e a tutti coloro che hanno sempre concretamente sostenuto il mio sogno
di affermarmi come scrittore; ma, soprattutto, a mia nipote e a tutti i miei
giovani e piccoli amici.
Eh sì. Perché, come dico sempre quando vado a incontrare
gli studenti nelle scuole - citando la canzone Uno su mille (ce la fa) di Gianni Morandi, che ha fatto da colonna
sonora al mio sogno, soprattutto nei momenti più bui -, impegnandosi sempre al
meglio, approfittando di ogni opportunità (e magari andandole pure a cercare),
e non mollando mai, ma proprio mai, prima o poi i propri sogni si realizzano.
E la Civettina d’Oro che mi è stata conferita, e a cui ho
dedicato queste quattro speciali puntate di Parola
di Scrittore, ne è la prova!
Salve a tutti, e Benvenuti alla terza puntata di Ricordando la mia Civettina d’Oro,
ovvero i quattro speciali appuntamenti che ho deciso di dedicare
all’onorificenza che il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, ha deciso di
attribuirmi due anni fa per meriti culturali.
Oggi, invece, vi racconterò di
come interagisco con questa città, non solo come persona, ma, ovviamente, anche
come scrittore.
Ora, mentre mi guardavo attorno, mi domandavo se,
almeno quel giorno, erano fuori servizio; se, almeno per quel giorno di festa,
il telefono avrebbe potuto non squillare.
Una conoscenza di vecchia
data mi distolse dai miei pensieri. Parlammo un po’, poi io e i miei genitori
andammo a fare un giro per i locali della nuova sede; e, quando tornammo nel
salone, due bionde si stavano esibendo al karaoke.
Dopodiché, qualcuno cominciò
a ballare.
Una sorta di garbata
discoteca senza luci psichedeliche. E senza, soprattutto, il lampeggiante
azzurro, che illumina le sere e le notti estive quando l’ambulanza è ferma a
soccorrere qualcuno.
Già. Chissà se, almeno per
quel giorno, il telefono avrebbe potuto non squillare!
Il brano che avete appena sentito è tratto da La festa degli angeli, un mio racconto
autobiografico, in cui però ho il semplice ruolo di testimonial della realtà, che scrissi dopo aver partecipato alla
festa d’inaugurazione della nuova sede della Croce Rosa di Celle Ligure. Un
sentito omaggio, spero gradito, che ho voluto ufficialmente dedicare, in
qualità di scrittore, a tutti i suoi volontari, immedesimandomi in loro.
Un racconto che, assieme alla
versione “restyling” di Solo!, il mio
racconto autobiografico per eccellenza - tuttora scaricabile gratuitamente dal
web -, e a quattro avventure di Mister Noir, è stato poi pubblicato ne I Misteri di Mister Noir, un’antologia,
ormai introvabile, che l’Associazione Progetto Cine Indipendente Onlus, di
Celle Ligure, ha voluto pubblicare in occasione dell’omonimo storico incontro, da lei stessa
organizzato nell’Agosto 2011, che mi ha visto, per la prima volta, protagonista
assoluto.
Ed è proprio in una di queste
avventure, Attentato al Cineindipendente,
scritta appositamente per quell’occasione, e ambientata in diverse zone di
Celle Ligure, che, in una miscela di fantasia e realtà, ho messo in evidenza il
percorso alternativo, munito di rampa
e ascensore, che collega la Chiesa San Michele al mondo esterno.
I Misteri di Mister Noir, inteso come incontro letterario, fu un
successo, e l’omonima antologia, stampata in tiratura limitata di 100 copie,
andò esaurita, pur chiedendo un contributo, in meno di 36 ore (ore di sonno
comprese).
Ma il connubio tra Mister Noir e
Celle Ligure non si limita a questo. Il successo, infatti, si replicò l’estate
successiva, quando, nella Sala Consiliare del Comune, presentai, in anteprima
assoluta, Capacità Nascoste,
un’antologia di racconti thriller con protagonisti diversamente abili e le loro reali capacità, che curai con Elio
Marracci, e che vide la partecipazione anche di Andrea G. Pinketts, Andrea
Carlo Cappi, e Mister Noir.
L’accoglienza fu talmente strepitosa che una
libraia mi confessò che, quell’estate, lì a Celle Ligure, quel mio libro aveva
venduto più copie di 50 sfumature di
grigio, il bestseller del momento, facendomi sentire vittorioso e tronfio
come Asterix contro l’Impero Romano!
Mr. Noir affrontò le prime due
rampe della giornata, salendo e scendendo da un marciapiede, che gli
consentivano di proseguire su quel lato della strada [di Via Colla] e di
attraversare, più avanti, sulle strisce pedonali.
Era rassicurante per Mister Noir
constatare che il Comune si era adoperato per abolire quella barriera, permettendo
a tutti di andare ad attraversare la strada sulle strisce pedonali, in perfetta
sicurezza… e legalità.
Arrivò alle strisce.
Guardò a sinistra e a destra.
Non arrivavano macchine.
Guardò meglio.
Non c’erano nemmeno gatti neri.
Attraversò.
A sua insaputa, l’ora di terrore
del ragazzino si stava avvicinando. A pari passo con la sua carrozzina.
Giunto in Via Boagno, che tutti
conoscono come Piazza del Municipio, la piazza principale del paese, salì sul
Lungomare Ponente, che costeggia e corteggia il centro storico, mostrando le
case colorate, che danno sollievo solo a guardarle, i locali, e alcuni negozi.
Inseguimento a ruota,
da cui è stato tratto questo brano, è un racconto che hoscritto nell’Agosto 2006 per il sito della
LEDHA - Lega per i diritti e la dignità delle persone con disabilità -, che ha
sempre manifestato il proprio entusiasmo per Mister Noir - il primo eroe
disabile seriale della Storia della letteratura italiana, protagonista
oltretutto di thriller umoristici -, sin dalla sua prima avventura.
Un racconto in cui ho voluto attribuire al mio
personaggio seriale un’esperienza che
ho realmente vissuto all’età di vent’anni, a Celle Ligure, e che ho riprodotto
fedelmente, intenzioni e deduzioni comprese, aggiungendovi alcune
situazioni-tipo, che mi capitano abitualmente quando passeggio in questa
località, suggellando il tutto con l’aplomb tipico di Mister Noir.
Un racconto che, assieme ad
altri sei, compone il mio libro Le
avventure di Mister Noir (Cordero Editore).
Un libro, ormai fuori commercio,
accolto con un tale fervore dal pubblico da indurre il sindaco, Renato Zunino,
a conferirmi la Civettina d’Oro.
Ora, riprendendo quel discorso,
porrò particolare attenzione su due concetti di cui ho già parlato la volta
scorsa: libertà e autonomia. Due termini che, magicamente,
confluiscono in un terzo: integrazione.
Già, integrazione.
Integrazione, per una persona
con difficoltà motorie, nella vita sociale di una città priva di barriere
architettoniche, avendo quindi la concreta possibilità di partecipare, autonomamente, ai suoi eventi, tessendo
così nuove relazioni.
Tra tutti gli eventi a cui ho
partecipato (a volte anche come protagonista), di cui si potrebbe fare un
volume piuttosto corposo stilandone semplicemente l’elenco, oltre ai concerti
della Banda G. L. Mordeglia - che seguo puntualmente da tempi immemorabili -, e
a quelli dei Mezzosotto - un formidabile ed elettrizzante quintetto di cantori
a cappella -, ne voglio ricordare due che sono stati proprio fondamentali per
me.
La Mostra Internazionale del Cinema Indipendente, che per 12 anni ha
ravvivato le estati cellesi, invitando anche ospiti prestigiosi - tra cui
Alessio Boni,Enzo Iacchetti, e la
partecipazione virtuale di Andrea G. Pinketts -, e che tutti speriamo possa
ritornare presto; e Libri al sole, il
prezioso festival letterario, organizzato dall’omonima Associazione Culturale,
dedicato all’editoria di piccola e media grandezza, che speriamo possa continuare ancora a lungo. Due belle manifestazioni
che non mi sono limitato a seguire solo come spettatore, ma in cui, avendo dei
sogni da scrittore e degli obiettivi ben precisi da raggiungere, e munendomi di
una certa dose di coraggio, mi sono
messo direttamente in contatto con gli organizzatori, riuscendo sempre nei i
miei intenti.
E Celle Ligure, accessibile
anche alle carrozzine dei bambini, mi permette di tessere un rapporto speciale
anche con loro: quelli che mi conoscono bene, e che considero dei piccoli
amici, mi accolgono sempre con un’esplosione di felicità, correndomi pure
incontro; gli altri, quelli che magari mi notano per strada, si fermano, mi
scrutano, e, giustamente incuriositi,
mi parlano, cercando pure di capirmi; e alcuni ci riescono. Anzi: qualcuno mi
capisce talmente bene, che, sin da quando andava all’asilo, mi fa da interprete
ai propri genitori!
Ma il rapporto con la città di
Celle Ligure si è consolidato definitivamente quando, circa dieci anni fa, una
signora, vedendo che ero dispiaciuto di non poter andare in chiesa (causa
scalinata all’ingresso), informò mia mamma che c’era un percorso alternativo
dotato di una rampa e di un ascensore.
Lì, don Piero Giacosa, il
parroco della Parrocchia San Michele, mi accolse subito con grande entusiasmo,
facendomi partecipare, in modo eclatante, alla Veglia Pasquale, che cominciava
pure con un falò all’esterno, avendo cura di farmi vivere assolutamente tutto,
sin dal principio, al meglio; immettendomi, di fatto, in quella comunità
parrocchiale, e riempiendomi di esuberante affetto ogni volta che mi vedeva.
Una comunità che ho trovato
subito festosa e accogliente, e in cui ho voluto proprio integrarmi, ampliando
pure le mie conoscenze; complice anche una bimba piccolina che, scrutandomi e
venendo a farmi le carezze ogni volta che mi vedeva a Messa, mi ha permesso di
conoscere i suoi genitori.
Integrazione che si è
consolidata qualche estate dopo, quando, assieme a mia madre, partecipai a una
serie di incontri di preghiera, in stile Taizè, che si tenevano nella cappella
della Casa di Riposo della città. Un’esperienza molto emozionante, di
aggregazione, organizzata da don Pietro Pinetto, che in quel periodo guidava la
Parrocchia San Michele: una persona di garbo, gioiosa e mite al tempo stesso,
di cui ho un bellissimo ricordo che niente e nessuno potrà mai dissipare.
La stessa Casa di Riposo fuori
dalla quale, fino a poco tempo prima, un terzetto di anziani, capeggiati da una
certa signora Rosa, ogni volta che mi vedevano passare, mi fermavano per un
veloce, e ben augurale, scambio di battute. Un doppio-appuntamento giornaliero
a cui aderivo molto volentieri, sapendo che, a loro volta, attendevano con
gioia il mio passaggio.
Ma il mio livello di integrazione
ha travalicato tutti i confini dell’immaginarioquando ho voluto conoscere Stefano Pastorino, in un’edizione di Giovani senza confini, grazie anche alla
collaborazione di Marcello Mannuzza, noto ceramista ligure di fama
internazionale, che ha saputo supportarmi pur senza sapere in anticipo le mie
intenzioni.
Lui mi presentò, gli mostrò il mio libro, e Stefano mi disse che
l’avrebbe letto e che ne avrebbe parlato su una rivista con cui collaborava.
Benissimo!... Ma non avrei mai immaginato, date le mie evidenti difficoltà di
locuzione, che, un giorno, potesse venirgli in mente di affidarmi una rubrica
radiofonica settimanale. Oltretutto, a mio nome!
Salve a tutti!... Il 20 Maggio di due anni fa era un sabato,
e il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, alle ore 10.30 del mattino, decise
di conferirmi la prima Civettina d’Oro della città; e me la conferì per due
motivi: sia per meriti letterari, come scrittore, sia per il forte rapporto che
ho, da sempre, con questa città.
Oggi ricorrono esattamente due
anni da quel magico evento, e io, ringraziando ancora il sindaco Renato Zunino
per la sua lungimiranza e il suo coraggio, ho deciso di ricordarlo in quattro
appuntamenti, qui con voi.
La puntata di oggi, il primo di
questi quattro speciali appuntamenti, è dedicato al mio rapporto con Celle
Ligure; un rapporto iniziato ancora prima che io venissi al mondo, dato che i
miei genitori ci andavano già in vacanza, da diversi anni.
Un rapporto che, a volte, mi ha
visto anche come unico rappresentante della mia famiglia, palesandomi qui con
un nutrito gruppo di amici, senza genitori.
Un rapporto che si è talmente
consolidato negli anni, che ormai considero Celle Ligure la mia seconda casa: con le strade come
corridoi, la passeggiata lungomare come mansarda, e una moltitudine di persone
affettuose e simpatiche come coinquilini.
Un rapporto che non può essere
scisso dalla mia attività di scrittore, dato che io inspiro relazioni ed espiro
racconti.
Una delle cose più piacevoli della vita è proprio
questa. Fermarmi a rimirar il mare.
Lo faccio spesso, quando
vengo a Celle Ligure.
Mi piazzo qui, dove il mare
arriva fin sotto la passeggiata, e lo contemplo; lo osservo allungarsi fino
all’orizzonte, e oltre.
Il mio sguardo fluttua sulle
acque, veleggia, e, sospinto dai ricordi, mi riporta al passato.
Quello che avete appena sentito è l’incipit di Una vacanza formativa, un mio racconto
autobiografico che ho scritto per la rivista SuperAbile Inail, dove parlo di una vacanza particolarmente
significativa per me come persona disabile e che ho voluto far iniziare e
finire proprio qui, a Celle Ligure, in un affettuoso abbraccio a questa città.
Potrei fare l’intera cronistoria
della mia vita vacanziera cellese, scandita dai miei vari mezzi di locomozione:
prima il passeggino, poi la carrozzina manuale, e, infine, da circa trent’anni,
le diverse carrozzine elettriche, sempre più moderne e sofisticate, ma non
avrebbe molto senso.
Parlerò, invece, di autonomia e di libertà, e dei rapporti che ho potuto tessere, da solo, grazie a
questa città priva di barriere architettoniche. Comincerò, quindi, con una prima
e schematica carrellata tra le persone che ho potuto conoscere scorrazzando
liberamente tra la mansarda e i corridoi di questa mia seconda casa.
I diversi gruppi di amici, che,
negli anni, ho scelto di frequentare, cambiando anche compagnie e selezionando
solo alcuni elementi.
E poi, i proprietari dei negozi
(bancarelle comprese) e dei vari locali, che mi manifestano la loro simpatia in
modi diversi, e che, all’occorrenza, a un segnale implicitamente convenuto,
(le quattro frecce della mia carrozzina che lampeggiano
simultaneamente),
capiscono che devono prestarmi aiuto.
Le cameriere, simpatiche e
disponibili come i suddetti proprietari, ma con le quali… mi soffermo un po’ di più!
Gli educatori, i volontari, e
gli ospiti di Villa Maria Teresa, di stanza ai Piani di Celle - una splendida comunità
per le persone con disabilità, un autentico fiore all’occhiello di questa città
-, che non solo mi salutano con grande entusiasmo ogni volta che mi incontrano,
ma vengono pure alle presentazioni dei miei libri.
I giovani e mitici scout nautici di Celle Ligure, e i
relativi capi, che, dall’estate 2015 - quando, impossibilitato a guidare, decisero
di allietarmi le serate uscendo con me -, non perdono occasione per salutarmi
e, a volte, per chiacchierare un po’.
Le autorità e le Forze
dell’Ordine cellesi, con cui ho sempre avuto un buon rapporto, anche di
dialogo.
Il personale del Comune, per il
quale, ormai, credo di essere diventato una sorta di cugino adottivo, che mi guarda con simpatia, aiutandomi, ogni volta
che entro.
E, per concludere questa rapida carrellata
con una nota un po’ folkloristica, l’abituale e fortuito incontro con “Ciao,
Freccia!”, il confidenziale saluto che, da anni, un gruppo di ragazzi mi riserva
ogni volta che mi incontra, per poi dileguarsi, l’istante immediatamente
successivo, tra la folla e nell’ambiente.
E poi tantissime persone, di
tutti i tipi, che è proprio impossibile elencare in modo esaustivo, provenienti
dalle diverse realtà cellesi (turisti compresi), che mi fermano - alcuni
dichiarandosi pure miei lettori - o
che fermo io, per un reciproco scambio di relazioni; facendo mie le suggestive
note e parole di Hey man, una delle
canzoni più belle, anche se meno conosciute, di Zucchero.
Salve a tutti!... La scorsa settimana sono andato a Londra,
a trovare mia nipote, Greta Zaltieri; un’ex-bambina, ormai ventunenne, che sin
dalla più tenera età ha coltivato la passione per la musica e per la scrittura
creativa.
Ora frequenta con successo la Roehampton University di
Londra, riuscendo a rappresentare, tra le altre opere, Morte accidentale di
un anarchico di Dario Fo e Franca Rame, in una sua versione, in inglese, e
ottenendo risultati eccellenti. Dati oggettivi alla mano.
Non so se la passione per la scrittura creativa e la
relativa tenacia per perseguire i propri sogni le abbia prese da me, ma è un
dato di fatto che la breve filastrocca che state per ascoltare, intitolata La ballata del ricciolo ribelle,
quando era piccola se la faceva leggere sempre.
Buon Ascolto a tutti! (Sergio Rilletti)
A Greta,
che,
quando era piccola,
continuava
a farsela leggere.
Un giorno, un bimbo piccolo
piccolo,
andò allo specchio, e si
vide un ricciolo.
Lui, che voleva avere i
capelli sempre belli,
lo voleva mandare coi suoi
fratelli;
ma ogni volta che il pettine
lo mandava giù,
il ricciolo si impuntava e
ritornava su.
Il bimbo andò nel bosco,
prese l’acqua del laghetto