venerdì 5 febbraio 2016

MyLife - AMICO SINCERO (Una poesia dedicata a don Serafino Marazzini)

Ti ho visto entrare.
Sprizzavi simpatia da tutti i pori,
con la tua allegria e la tua cresta di capelli in testa.
Per anni sei stato per me un angelo.
Un angelo:
non sapevo molto su di te,
comparivi di tanto in tanto,
eppure sentivo che si era creata
un'affinità.
Non ti vedevo quasi mai,
ma eri sempre presente
a rincuorarmi
quando avevo dei dubbi.

Noi parlavamo molto, Don,
veramente tanto.
E se le persone sapessero
che stravolgimenti straordinari
può avere la propria vita
da una semplice, amichevole conversazione,
allora comunicherebbero molto di più.

Parlai con te,
fui travolto dagli eventi;
e dal mio tranquillo, sicuro e beneamato
eremo,
mi ritrovai catapultato
nella sfavillante vita cittadina.

Tu mi hai fatto conoscere delle persone splendide,
che poi, col tempo,
si sono trasformate nei miei insuperabili amici.
E da allora,
la mia vita
non ha più confini.


©Sergio Rilletti, 1994

venerdì 29 gennaio 2016

MyLife - UNA VACANZA FORMATIVA (Un racconto autobiografico)


Una delle cose più piacevoli della vita è proprio questa. Fermarmi a rimirar il mare.
Lo faccio spesso, quando vengo a Celle Ligure.
Mi piazzo qui, dove il mare arriva fin sotto la passeggiata, e lo contemplo; lo osservo allungarsi fino all’orizzonte, e oltre.
Il mio sguardo fluttua sulle acque, veleggia, e, sospinto dai ricordi, mi riporta al passato.
Sì, in effetti, qui a Celle, dove vengo in vacanza da ancora prima di nascere, ogni centimetro che percorro, ogni struttura che incontro, mi rimanda a epoche diverse del mio passato. Luoghi che sono stati fondamentali nella mia vita, e che ora sembrano appartenere a un’altra dimensione, ad un mondo onirico non mio. E poi le persone: alcune hanno mantenuto il loro ruolo, altre l’hanno modificato; alcune sono scomparse, altre sono rimaste, altre ancora sono magicamente apparse.
Già. Potrei fare l’intera cronistoria della mia vita vacanziera cellese, scandita dai miei mezzi di locomozione: prima il passeggino, poi la carrozzina manuale, e, infine, da circa trent’anni, le diverse carrozzine elettriche, sempre più moderne e sofisticate.
Già, potrei. Ma non so se avrebbe senso.
Vi racconterò, invece, una vacanza che non ha nulla a che fare con Celle Ligure, ma che è stata fondamentale per me, e che, probabilmente, ha contribuito a formare la persona che sono oggi.
Intendiamoci bene: io ho fatto tanti viaggi, sia prima che dopo, sia con la mia famiglia che senza, ho provato tanti mezzi di trasporto (camper, mongolfiera, e cargo olandese del 1800 compresi), e ho girato tutta l’Europa (o quasi), ma in quella vacanza, pur rimanendo in Italia, ho travalicato i confini di me stesso.

Era l’estate 1989, luglio mi pare, e quindi avevo 21 anni.
Avevo deciso di aderire ad una vacanza del Servizio Tempo Libero dell’AIAS – Associazione Italiana Assistenza Spastici – di Milano, sorto pochi anni prima con lo scopo di assicurare una vita sociale, nella sua parte più spensierata, anche alle persone con disabilità.
Io non avevo mai voluto provare, convinto che, per divertirsi, bisognasse conoscere già qualcuno. E non partecipavo molto neanche alle iniziative ordinarie, che si svolgevano durante l’anno, sempre per lo stesso motivo.
Sì, è vero che poche righe fa ho scritto che ero già andato in vacanza senza famiglia, ma comunque, negli altri casi, c’era sempre qualcuno che conoscevo: non erano mai tutti completamente sconosciuti.
Ma, quella volta, qualcosa mi spingeva ad accettare.
Qualche mese prima di ricevere l’invito dall’Aias (che, a dire la verità, dava due alternative), infatti, avevo conosciuto una ragazza, una volontaria di nome Francesca: un bel tipo mediterraneo, dal carattere gioioso ed estroverso, che mi colpì subito, persuadendomi, senza saperlo, a iniziare a frequentare le attività del Servizio.
Il mio istinto mi avvertì che Francesca avrebbe partecipato proprio a quella vacanza, e non all’altra. Così, convinto che valesse la pena di conoscerla meglio, pur non avendo alcuna certezza che ci sarebbe realmente andata, decisi di iscrivermi.
Dieci giorni in Umbria, dal venerdì alla domenica successiva.

Eravamo circa in venti, in un campeggio abbastanza vicino ad Assisi, e alloggiavamo in un gruppo di bungalow.
Io, in cuor mio, non potendo certo sperare di finire in camera con Francesca, mi auguravo almeno di essere in stanza con Alberto e Giovanni, i due educatori, che mi conoscevano bene e coi quali mi sarei sentito a mio agio; invece capitai con Matteo, Michele, e Bordiga.
Bene. Era venuto il momento di mettersi in gioco, con tre ragazzi che non conoscevo e coi quali avrei dovuto condividere la stanza, e non solo, per i successivi dieci giorni!
Ero lì, sommerso da questo pensiero, quando Michele mi gira verso un armadio di legno a due ante e cinque scaffali; e, brandendo un mio asciugamano, mi chiede: “Dove mettiamo questo?”.
Io guardo l’armadio, con tutti quegli spazi vuoti che sembrano volermi fagocitare, e rimango interdetto.
Nessuno mi aveva mai fatto una domanda del genere!
E ora, che faccio?
Per fortuna, Michele mi propone di posizionarlo nel terzo ripiano, e io acconsento subito con grande entusiasmo, come se mi avesse letto nel pensiero.
Michele continua a pormi la stessa domanda per ogni capo d’abbigliamento che trova nella valigia, e io, ormai spavaldo, rispondo sempre a colpo sicuro.
Michele e Matteo si dimostrarono subito simpatici, io entrai immediatamente in empatia con entrambi, e con Michele diventai proprio amico.
Furono dieci giorni molto belli e molto intensi, in cui ci divertimmo davvero tanto (cantavamo, scherzavamo, facevamo escursioni turistiche, giocavamo) e in cui io dovetti cimentarmi in due imprese assolutamente difficili: dimostrare una totale fiducia in tutti quei ragazzi che non conoscevo, a cominciare da Michele e Matteo, e, soprattutto, relazionarmi in modo simpatico con chiunque.
La mia amica Simona, infatti, ben sapendo che avrei partecipato a quella vacanza con lo specifico intento di conquistare l’amicizia di Francesca, mi aveva raccomandato, alla stregua di un “mental-coach” (come l’avrei soprannominata più avanti), di non stare sempre vicino a lei, per non rischiare di diventare la sua ossessione.
E così feci.
In quei dieci giorni mi adoperai per star bene con tutti, scegliendo, a volte, proprio delle iniziative in cui sapevo che non ci sarebbe stata Francesca. Apposta. Per raggiungere il mio obiettivo.
Fu un duro impegno, che mi richiese molta concentrazione. Ma riuscii a perseguirlo al meglio.
E fui ampiamente ripagato. Da tutti.
Con Francesca trovai il giusto equilibrio. Si dimostrò la bella persona che mi immaginavo, passammo anche qualche momento confidenziale in privato, e diventammo amici.
Agli altri volontari credo di aver lasciato un bel ricordo, come loro l’hanno scolpito in me, dato che quando alcuni di loro mi rividero anni dopo, per caso, mi corsero subito incontro con grande entusiasmo.
Da quella vacanza tornai con tre amici in più: Francesca, Michele, e Lisa, una bella e timida ragazza dai capelli castani e dagli occhi azzurri come il cielo terso, che ci allietava suonando il flauto traverso.
Sono rimasto in contatto anche con Giovanni, uno dei pochi educatori davvero in gamba che ho conosciuto. E di cui, riguardo a quella mirabile vacanza, conservo un ricordo-lampo unito a una sensazione indelebile.
Un giorno, mi pare il lunedì, Giovanni mi propose di fare un giro in auto, solo con lui. Io accettai. Non mi ricordo se avessimo una destinazione precisa o se fossimo partiti all’avventura, ma, arrivati a un incrocio a T, Giovanni mi domandò: “Destra o sinistra?”. Non mi ricordo se abbiamo raggiunto una meta, ma mi ricordo che il panorama verdeggiante era stupendo e, soprattutto, la sensazione che provai: un gioioso e irrefrenabile senso di libertà, che mi porto dentro ancora oggi.
Così, da quella vacanza, tornai a casa pure con un bagaglio virtuale, etereo ma capiente, in più: tre nuovi amici, la consapevolezza che si possono trascorrere dieci giorni divertenti con degli sconosciuti (poi ex-sconosciuti), e una vastità incomparabile di emozioni.
E non solo.

C’è stato un altro elemento che ha caratterizzato tutto quel viaggio, una componente fondamentale di ogni persona, presente anche in un periodo ludico come quello: la quotidianità; ovvero quell’insieme di mansioni che si devono compiere tutti i giorni per vivere dignitosamente.
Lavarsi, nutrirsi, e dormire: queste sono le tre attività principali che costituiscono la quotidianità di una persona. Tolto il dormire, che è una funzione di estremo relax che si pratica necessariamente da soli, esistono comunque le altre due, che, per una persona con problemi motòri e di articolazione del linguaggio, comportano l’attivazione immediata di due fondamentali qualità: la pazienza e la fiducia. Estreme. Più, ovviamente, una buona dose di disinibizione, che, se non ce l’hai, devi comunque acquisire all’istante. Soprattutto se devi affidarti anima e corpo, soprattutto corpo, a qualcuno che non hai mai visto prima!
E così, una volta riposta tutta la mia roba negli scaffali, venne il momento della prima doccia.
Con i relativi ostacoli, psicologici e materiali, da superare.
E mo’, come glielo spiego? Che cosa accadrà?
Al di là di tutto, era questo che mi domandavo.
Michele e Matteo erano simpatici, questo è vero, ma comunque l’imbarazzo persisteva!
Per me era già difficoltoso aprire bocca per conversare, ma almeno quello (ridere, scherzare, scambiarsi gusti e opinioni, confidarsi), era una cosa naturale. In quel momento, invece, di naturale non c’era proprio niente. E il pensiero di dover impegnare un altro a comprendere qualcosa che in una conversazione normale non ti sogneresti di dire affatto, non aiuta certo l’emissione della voce.
Eppure dovevo farlo. Per forza. Per rispetto di me stesso e di chi mi voleva aiutare. I momenti goliardici e intellettivi sarebbero venuti dopo, ma quello era il tempo del rispetto e della fiducia.
E dovevo sperare che i miei due interlocutori di turno, oltre ad essere di indole buona, fossero pure tipi svegli, che riuscissero a entrare in sintonia con me, e, soprattutto, che non facessero finta di capirmi, vanificando, altrimenti, ogni mio sforzo.
Il lavaggio, alla fine, andò bene.
Così come pure la medesima vestizione del sottoscritto.
Bene. Era fatta. Ora potevo uscire dal bungalow, e andare a divertirmi con gli altri. E, soprattutto, con le altre: Francesca, Lisa, e Compagnia Bella!... Nel senso più appropriato del termine!

Già. Sarà un mistero, o forse no, ma io mi trovo molto meglio con le donne che con gli uomini.
Ho molte più amiche che amici, alla faccia di chi non crede all’amicizia tra uomo e donna!
Sarà perché le donne sono più disinvolte e perspicaci (come sostengo io), sarà perché io sono un volpone (come sostengono gli altri), ma è un dato di fatto che la mia vita è costellata da donne. Alcune mi aiutano nella mia vita quotidiana (ognuna a modo proprio), altre mi supportano in imprese memorabili (come quella di affermarmi come scrittore), altre ancora mi sono semplicemente amiche; ma le donne, nella mia vita, hanno un ruolo fondamentale.
Anche nei momenti ludici, ovviamente!
Così, in Umbria, quando giocavamo o facevamo le gite fuori camping, tendevo a rimanere con loro (anche se in realtà, seguendo il consiglio di Simona, mi dividevo volentieri tra tutti).
Invece, durante i momenti di libagione, dove i piaceri della tavola si univano a quelli della conversazione, fondendosi insieme in un’unica sfavillante portata, la mia tendenza alla compagnia femminile si faceva molto più marcata.
Ebbene sì. Finalmente, a tavola, potevo intrattenere e intrattenermi senza grossi vincoli di tempo, e gestire i rapporti con maggior agilità, senza il rischio di repentini cambi di scena.
Sì, certo, anche durante il tempo delle libagioni occorrevano pazienza e fiducia, soprattutto se, oltre a farti imboccare al meglio delle possibilità altrui, volevi impostare un dialogo vero e non preconfezionato; ma almeno, lì, non c’era alcun imbarazzo da vincere, e la voce mi usciva d’incanto.

Così, aprendo la mente verso tutti, approfittando di tutti i momenti spensierati di gruppo, e creandone pure qualcuno privato, ho passato una vacanza indimenticabile, forse la più particolare della mia vita.
Una vacanza che, data la sua natura e come si è svolta, non esiterei a definire formativa!

Ora sono qui a Celle Ligure, sulla mia carrozzina elettrica, e contemplo il mare.
Come ho detto all’inizio, è probabile che quella vacanza abbia contribuito a farmi diventare quello che sono oggi.
Da allora, infatti, non ho più smesso di cercarmi nuovi amici e, soprattutto, nuove amiche. Da solo, senza alcun familiare di supporto. Proponendomi degli obiettivi che, spesso, raggiungo.
Spirito d’avventura, secondo me.
Quello stesso spirito che ora mi fa ruotare la carrozzina a destra, e incamminarmi, oltre i confini di questa città priva di barriere architettoniche, verso Albissola.
Sì, è una meta abbastanza vicina e facile da raggiungere, questo è vero, ma, per me, è un rinnovato senso di libertà, un piccolo viaggio verso l’Ignoto.


©Sergio Rilletti, 2015

domenica 20 dicembre 2015

LE AVVENTURE DI MISTER NOIR: IL BOOKTRAILER (Un articolo con video)

Il 16 ottobre 2004, all’Admiral Hotel di Milano, veniva presentata la prima avventura di Mister Noir, il primo eroe disabile seriale della Storia della letteratura italiana, protagonista di thriller umoristici.
Creata da me per M-Rivista del mistero, la serie Le avventure di Mister Noir è nata con due scopi ben precisi: dimostrare che è possibile proprio divertirsi con un personaggio disabile, e sondare ogni genere di thriller. Due caratteristiche che, unite, hanno saputo subito conquistare sia chi si occupa professionalmente di disabilità sia gli esperti e gli appassionati di thriller.
A dieci anni dalla sua prima avventura è stata pubblicata un’antologia di racconti di varia lunghezza, da short-story a romanzi brevi, sia classici che inediti, che ne celebra appunto il decennale; sin dal titolo. Un volume che ha convinto persino docenti di Lettere che, notando gli aspetti psicologici e pedagogici celati nelle storie, hanno dichiarato che secondo loro sarebbe una lettura da proporre nelle scuole.
Il booktrailer de Le avventure di Mister Noir, realizzato da Andrea Carlo Cappi - Direttore Editoriale della Collana M di Cordero Editore -, dà un’entusiasmante anticipazione dei diversi contenuti del mio libro.


©Sergio Rilletti, 2015

lunedì 16 novembre 2015

Sabato 21-11-2015: Presentazione de "LE AVVENTURE DI MISTER NOIR" (Cordero Editore) a Celle Ligure (SV)


Salve a tutti!... E’con vero piacere che posso annunciarvi che SABATO 21 NOVEMBRE, alle Ore 21, presso il bar-trattoria Bollicine (Via F. Colla, 26 – Celle Ligure), Carlo Clerici presenterà il mio libro Le avventure di Mister Noir (Cordero Editore), che contiene anche un  racconto ambientato proprio a Celle Ligure.
Tale presentazione, inoltre, inaugurerà il ciclo di incontri Libri in Libertà, a cura dell’Associazione Progetto Cine  Indipendente Onlus e di CreaTV, che durerà per diverse settimane.
A fine incontro, ci sarà un buffet offerto da Mimmo, il simpatico gestore del locale.

Intanto, se volete, gustatevi il booktrailer del mio libro:  https://www.youtube.com/watch?v=QnvEMyZij4E .


Appuntamento a SABATO 21 NOVEMBRE.
VI ASPETTIAMO NUMEROSI!

  

venerdì 6 novembre 2015

Martedì 10-11-2015: Presentazione della COLLANA M di CORDERO EDITORE


Salve a tutti!... MARTEDI’ 10 NOVEMBRE, alle Ore 21.30, presso il bar-ristorante KeBabbo (Via Ascanio Sforza, 47 - Milano), ci sarà la serata di presentazione della Collana M di Cordero Editore.
Un’occasione per conoscere, in una volta sola, i primi tre titoli che compongono finora la collana: Medina-Milano da morire di Andrea Carlo Cappi, Il Re dei Topi di Cristiana Astori, e Le avventure di Mister Noir di Sergio Rilletti (ossia io).
Condurrà la serata Andrea Carlo Cappi, Direttore Editoriale della Collana M. E, ovviamente, ci sarò anch’io.

SIETE TUTTI INVITATI!


domenica 11 ottobre 2015

MyLife - MISTER NOIR: SNUFF MOVIE - INCONSAPEVOLE GIOCO DI MORTE (Una presentazione)

 
Come si sa, a volte, durante la stesura, un racconto può prendere una strada inaspettata, sorprendendo persino l’autore. Ma quello che probabilmente non si sa è che, a volte, la genesi di un racconto di fantasia ha degli improvvisi mutamenti, legati agli eventi della vita reale.
Sì, perché come scrissi nel lontano 2001 come incipit d’una recensione, uno dei primi lavori che ho fatto per M-Rivista del mistero, “Se la vita fosse un film, sarebbe un thriller!”. E i racconti, inevitabilmente, ne seguono le orme.
Il racconto che ho scritto per questa antologia, Snuff Movie - Inconsapevole gioco di morte, infatti è un’avventura di Mister Noir che avevo iniziato a scrivere nel 2008 per un numero di M che avrebbe dovuto essere dedicato a Sherlock Holmes, ma che, causa chiusura inaspettata della rivista, era rimasto incompleto.
E così l’inizio di Snuff Movie rimase nel cassetto virtuale del mio computer e della mia mente.
Tuttavia l’idea di mostrare Mister Noir - sempre talmente ironico e sicuro di sé che alcuni lettori lo scambiano addirittura per un supereroe -, intento a misurarsi con le proprie difficoltà motorie, che per pura coincidenza corrispondono perfettamente con le mie, mi allettava molto.
Quindi ripresi l’inizio di quel racconto, e lo continuai in modo diverso: non basandolo più su mirabolanti deduzioni, come avrei fatto per rendere omaggio a Sherlock Holmes, ma bensì su mirabolanti evoluzioni fisiche che Mr. Noir - che sta alle persone con disabilità come James Bond 007 sta ai normodotati, nella stessa identica misura! - deve compiere per districarsi in una famigerata casa in cui un gruppo di diversamente disabili, ufficialmente considerati normodotati, l’ha rinchiuso con l’intenzione di ammazzarlo attraverso un finto gioco, ovviamente truccato, e una serie di trappole sempre più micidiali… riprendendolo pure con delle telecamere!
Un thriller d’azione in cui l’acume di Mister Noir può risultare un grave handicap per lui stesso, dato che, a sua insaputa (ma non a quella dei lettori!), più in fretta risolve gli enigmi che gli si presentano, meno possibilità ha di salvarsi.
Un thriller d’azione in cui non mancano né Consuelo Gomez, la simpatica domestica filippina brontolona ma tuttofare, né Elena Fox, la bella e letale assistente-detective di Mister Noir.
Un thriller talmente d’azione che lo stesso Mister Noir, all’interno della vicenda, si paragona persino a Bruce Willis. Al Bruce Willis della serie cinematografica di Die Hard, naturalmente!
Un racconto ad alta tensione, che, pur ispirandosi ad una grave piaga sociale degli Anni ’70 - gli snuff movie, appunto, dove i protagonisti di certi film, con loro grande sorpresa e terrore, alla fine venivano realmente torturati e uccisi -, mantiene invariato lo spirito brioso della serie, con Mister Noir ed Elena Fox ironici e scatenati più che mai!
Un racconto in cui Mister Noir - primo eroe disabile seriale della Storia della letteratura italiana, protagonista oltretutto di thriller umoristici, che a Ottobre celebrerà il decennale della propria nascita - deve finalmente cavarsela da solo!
Un racconto che non solo è perfettamente in linea con la mussion positiva dell’antologia, ma che mi sono accorto che aveva molto a che fare proprio con la genesi dell’antologia stessa, dato che con mia enorme sorpresa, mi accorsi, inaspettatamente, in modo sbalorditivo, di stare scrivendo la versione “MisterNoirese” di Solo!.
E, devo ammetterlo, tale scoperta mi divertì molto!
 

©Sergio Rilletti, 2014
 

sabato 10 ottobre 2015

MyLife - CAPACITA' NASCOSTE... MIE E ALTRUI (Un articolo sulla genesi dell'antologia che ho curato con Elio Marracci)


Quando si affronta per la prima volta un lavoro nuovo, diverso da quello che si svolge di solito, difficilmente ci si rende conto dell’impresa che si dovrà affrontare.
Si pensa di saperlo, ma non è così.
E la mia esperienza di curatore è stata molto più impegnativa e lunga di quanto avessi previsto.
Ma forse, proprio per questo, è stata così gratificante!...

 
1. La scintilla iniziale
 
Era l’Aprile 2009, quando Elio Marracci mi contattò proponendomi di curare, insieme a lui, un’antologia di racconti thriller dove i protagonisti, tutti  diversamente abili, dovevano cavarsela da una situazione di pericolo grazie alle proprie capacità.
Un’idea che gli venne leggendo, e recensendo, il mio racconto autobiografico Solo!, una storia che avevo scritto nel 2006 e tuttora scaricabile gratuitamente da Internet, in cui narro tutte le strategie che ho dovuto adottare in due ore di autentico terrore vissute da solo in mezzo al Parco di Monza, per cavarmi da una bruttissima e pericolosa situazione in cui un gruppo di cosiddetti normodotati mi aveva ficcato per farsi un giro in risciò (racconto che ora, in occasione di quest’articolo, ho deciso di ripubblicare sul forum di WMI).
Un fatto che, unito ad una serie di deplorevoli comportamenti che hanno avuto queste persone nei miei confronti, mi scatenò la voglia di far conoscere questa mia drammatica esperienza a tutti, scrivendo Solo!, in cui, attraverso la descrizione “in soggettiva” di tutto ciò che avevo provato e vissuto, attimo per attimo, senza invenzioni né omissioni, costringevo il lettore ad immedesimarsi in me, nei miei pensieri, e nelle mie notevoli difficoltà motorie e orali.
Un racconto che, oltre a decretare la mia improvvisa ascesa come scrittore, facendomi partecipare anche al programma radiofonico Tutti i colori del giallo di Luca Crovi (Radio Rai 2), ha generato una serie di reazioni a catena che ha portato alla creazione di questa antologia, dandomi l’opportunità di realizzare un’idea che avevo in mente sin dagli albori del 2003 - Anno Europeo della Disabilità -, quando però dovetti rinunciarvi perché, pur essendo fermamente convinto della sua forza, ero agli inizi della mia carriera di scrittore e non potevo certo propormi, in modo convincente, ad altri autori come curatore!
E così nel 2003 rinunciai al progetto, di cui, accennandolo ad Andrea Carlo Cappi - Direttore editoriale in coppia con Andrea G. Pinketts di M-Rivista del mistero, edita dalla Addictions -, avevo già in mente il titolo: Capacità Nascoste.
Finché, sei anni dopo, nell’Aprile 2009, Elio Marracci, che non conoscevo e che, nel momento in cui scrivo, continuo a non aver ancora mai visto di persona, mi contattò.
Ed è davvero straordinario come, da una brutta vicenda come quella che ho narrato in Solo! e nei relativi “sequel” - tutti rigorosamente autobiografici al 100%, disponibili anch’essi in rete -, sia potuta nascere una bella iniziativa come questa, che ha visto tantissimi autori di thriller - molti di più di quelli che poi abbiamo selezionato -, cimentarsi nell’arduo compito di scrivere storie ad alta tensione con personaggi diversamente abili come protagonisti assoluti.
Non solo. Ma i suddetti protagonisti (disabili) dovevano cavarsela da situazioni di pericolo grazie alle proprie capacità. Esattamente come avevo fatto io nella realtà.

 
2. La selezione degli autori
 
Un invito che, essendo per un progetto nato dal mio racconto Solo!, e convinto che la gratitudine sia un valore da esprimere in modo tangibile, ho voluto iniziare a rivolgerere a tutti i giornalisti e gli scrittori che avevano parlato di Solo! e della relativa drammatica esperienza che avevo vissuto al Parco di Monza.
Dopodiché ho esteso questa proposta ad alcuni rinomati scrittori professionisti, miei amici, di cui sapevo di potermi fidare, e agli scrittori che, in passato, mi avevano invitato a partecipare alle loro antologie; ad altri scrittori, più o meno noti, che stimo come lettore; e, infine, ad alcuni scrittori emergenti, che, volendo appunto emergere, sono comunque garanzia di lavori eccellenti.
Non tutti gli autori hanno accettato l’invito, ma l’idea è stata accolta con grande entusiasmo e passione da moltissimi scrittori, nonostante che non fossero affatto sicuri che sarebbero stati pagati per il loro lavoro né, tanto meno, se l’antologia sarebbe realmente venuta alla luce.
Un’idea, quella dell’antologia, che ben presto si è trasformata in un lungo percorso di confronti, in cui la massima libertà nella scelta dell’ambientazione, del genere di thriller, della tipologia di disabilità, e dello stile, si fondesse con la mission positiva che gli autori dovevano comunque seguire. Pena, l’esclusione dall’antologia.
Una regola inderogabile che abbiamo applicato con chiunque, indipendentemente se l’autore in questione fosse normodotato, portatore di handicap, emergente, o già piuttosto noto.
Molti autori ce l’hanno fatta, altri ci hanno provato ma poi si sono arresi, altri invece abbiamo dovuto proprio eliminarli (anche se non proprio fisicamente), perché, presi dall’entusiasmo di scrivere un racconto sulla disabilità, si erano dimenticati proprio la regola fondamentale che stava alla base di questo progetto.
E’ sempre un dispiacere dire di no ad un autore, che magari aveva mostrato un vivo interesse per la tua iniziativa; ma se ritieni che la tua idea abbia uno scopo sociale ben preciso, puoi certo tentare di mediare, di cercare insieme una soluzione, ma non puoi assolutamente permetterti di fare eccezioni, perché rischieresti di trasformare il tuo progetto finale in un ibrido informe, improponibile in modo coerente agli editori, alle librerie, e al pubblico.
 
 
3. Alla ricerca di un editore

Esaurita la selezione dei racconti, infatti, è iniziata la ricerca dell’editore. E quindi abbiamo preparato un’apposita e-mail, in cui, oltre a spiegare il contenuto e lo scopo di questa antologia, abbiamo evidenziato la passione e la professionalità degli autori, enunciando i loro nomi e i titoli dei loro racconti, allegando la prefazione, e impegnandoci a inviare il file (o, su richiesta, il cartaceo) della bozza dell’antologia a chiunque fosse stato interessato.
Una ricerca che, complessivamente, è durata circa un anno e mezzo. Un lungo periodo di tempo in cui ci siamo dovuti districare tra Case editrici note – tra cui la Mursia, la Todaro, la Sellerio, e la Erickson –, che si sono mostrate interessate al nostro lavoro e con le quali abbiamo cercato di tenere vivo un dialogo, ed editori “a pagamento”, ovvero quegli editori che vorrebbero farsi pagare dagli autori – o, in questo caso, dai curatori – per fare il proprio mestiere, ma che, trovando abbastanza distorto il fatto di dover pagare per aver lavorato, ovviamente non abbiamo neanche considerato.
Un anno e mezzo in cui abbiamo sempre mantenuto i contatti con gli autori, rassicurandoli sul fatto che non eravamo scappati coi loro racconti, ma che, anzi, il progetto stava proseguendo bene; anche perché, in effetti, i candidati editori “seri” comunque non mancavano, e la fiducia che ci aveva donato ciascun autore impegnandosi a scrivere un racconto pur non sapendo se avremmo trovato un editore, andava sicuramente premiata!
Poi, nel Novembre 2011, piombò Leonardo Pelo, Direttore editoriale della Casa editrice No Reply, che, energeticamente entusiasta della nostra idea, ci convinse, nell’arco di pochissimi giorni, a pubblicare quest’antologia con lui.
Una gioia infinita, per me; non solo perché finalmente avevamo trovato un editore, ma anche perché Leonardo Pelo era l’editore con cui mi ero confrontato agli inizi della mia carriera, quando era alla guida della Casa editrice Addictions.

 
4. Al lavoro con l’editore
 
E così, una volta elaborata la bozza del volume, ci mettemmo all’opera sulla revisione dei racconti, chiedendo la collaborazione a ciascun autore. E, quasi nel medesimo tempo, preparammo un’accattivante scheda di presentazione per invogliare le librerie a prenotarlo.
Ecco quindi che, su richiesta dell’editore, mi ritrovai ad inventare un sottotitolo ad hoc, vagamente esplicativo ma che attirasse ancor di più l’attenzione, trasformando il titolo originale che avevo in mente sin dal 2003, composto da due semplici parole, in: Capacità Nascoste - La prima antologia diversamente thriller.
E così giungemmo all’ultima fase della creazione dell’antologia: la scelta della copertina.
L’editore, visto il nostro entusiasmo, decise di coinvolgerci anche su questo aspetto, e ci sottopose quattro possibili immagini. Dopo una piccola consultazione - in cui abbiamo coinvolto anche altre persone, come campionario di possibili lettori -, abbiamo scelto quella che ci sembrava rappresentare meglio il contenuto del nostro libro: un’immagine un po’ misteriosa, giustamente inquietante, che però non sfocia né nell’intimista né nell’orrorifico.

 
5. Il risultato finale
 
Dopo tre anni e mezzo di costante lavoro, il risultato finale è un’antologia di 250 pagine, edita dalla Casa editrice No Reply, contenente 25 racconti ad alta tensione in cui gli autori - Andrea G. Pinketts, Claudia Salvatori, Marilù Oliva, Patrizia Debicke van der Noot, Luca Crovi, Andrea Carlo Cappi, Giuseppe Lippi, Sergio Paoli, Angelo Marenzana, Mario Spezi, Fabio Novel, Bruno Zaffoni, Giuseppe Cozzolino & Bruno Pezone, Franco Bomprezzi, Giovanni Zucca, Angelo Benuzzi, Antonino Alessandro, Maurizio Pagnini, Giuseppe Pastore, Renzo Saffi, Massimiliano Marconi, Myriam Altamore, Dario Crippa, e Andrea Scotton - affrontano il tema dell’handicap in modo dirompente e appassionante, come non è mai stato fatto prima d’ora qui in Italia.
Se infatti il cinema ha spesso sfruttato il binomio thriller/disabilità - di cui mi piace ricordare il capostipite Gli occhi della notte con Audrey Hapburn e Alan Arkin, e il brillante Do not disturb con Francesca Brown e William Hurt – e la televisione ha avuto il suo massimo fulgore con la serie Ironside – creata da Collier Young alias Robert Bloch, l’autore di Psycho – e con i personaggi di Mamma e Papà in Agente speciale – la serie a cui mi sono ispirato per creare Le avventure di Mister Noir -, l’editoria, fatta eccezione per i romanzi di Jeffery Deaver con protagonista il detective forense Lincoln Rhyme, e lo strepitoso Misery di Stephen King, è molto restia al riguardo: più incline alla pubblicazione di autobiografie e saggi, che però rischiano di interessare solo chi è già abbastanza sensibilizzato sull’argomento, piuttosto che occuparsi di storie di narrativa pura, con protagonisti diversamente abili.
E questo, secondo me, è un vero handicap!
Lo scopo di questa antologia, invece, è quello di coinvolgervi in storie avvincenti dove, come in tutti i thriller, i protagonisti partono da una situazione di grande svantaggio, ma dove, diversamente dai thriller normali, lo svantaggio è naturale, intrinseco nei protagonisti stessi!
Un’antologia per la quale, essendo generata dal mio racconto Solo!, nella prefazione non ho potuto fare a meno di citare e ringraziare quella meravigliosa coppia di giovani, un lui e una lei, che quella fatidica Domenica 9 Aprile 2006, alla fine mi trovarono in mezzo al Parco di Monza, capirono tutto, e mi aiutarono in maniera assolutamente encomiabile.
Un’antologia di racconti diversamente thriller in cui, oltre a spaziare in diverse tipologie di disabilità e in diversi generi di thriller - dal mystery all’urban legend, dal fantastico all’umoristico, dall’action al realistico-sentimentale, dallo spionistico al bellico, in cui non mancano le ispirazioni a fatti reali e le contaminazioni tra diversi generi -, alcuni autori non hanno avuto alcun problema ad affrontare temi particolarmente spinosi quali: l’Alzheimer, la follia, l’epurazione dei disabili ai tempi del nazismo, la guerra in Libia, il sesso a pagamento per le persone con handicap, e, ovviamente, i parcheggi riservati ai disabili sempre abusivamente occupati!... Un comportamento di assoluta professionalità, passione, e umiltà, di cui voglio ringraziare di cuore tutti gli autori!
Un’antologia in cui, diversamente da quanto accade di solito, la dislocazione dei racconti non segue l’ordine alfabetico degli autori, che invece è mantenuto per le note biografiche degli stessi, ma segue piuttosto l’alternarsi delle varie tipologie di handicap: un entusiasmante percorso ad ostacoli in cui il lettore, sostenuto e guidato dai vari protagonisti diversamente abili, affronterà e supererà ogni prova con slancio ed entusiasmo.
Un’antologia a cui ho voluto partecipare anch’io, non con Solo!, che si può scaricare gratuitamente dal web, ma con un’avventura inedita di Mister Noir, Snuff Movie – Inconsapevole gioco di morte, che, per solidarietà con gli autori, ho voluto appositamente ideare attenendomi scrupolosamente alla mission positiva di questo volume (onde evitare, come curatore, di dovermi eliminare da solo). Un’avventura particolare in cui il mio eroe seriale, pur mantenendo il suo aplomb e il suo immancabile umorismo, si ritrova intrappolato in una famigerata casa costellata da indovinelli e trappole mortali, e in cui io, contrariamente a quanto faccio di solito, porgo particolare attenzione ai problemi fisici del detective e a tutte le “strategie” che deve attuare per superare determinati ostacoli e difficoltà.
Un’antologia che, sin dalla sua presentazione in anteprima a Celle Ligure (SV), durante la 9^ Mostra Internazionale del Cinema Indipendente, è riuscita a mietere un notevole interesse, facendo parlare di sé quotidiani, radio, riviste, e moltissimi siti web, tra cui il prestigioso quotidiano on-line Affari Italiani, Thriller Magazine, FamigliaCristiana.it, e Personecondisabilità.it, il sito della LEDHA – Lega per i diritti delle persone con disabilità, allargandosi in consensi e visibilità ad ogni presentazione.
Un’antologia che si può acquistare anche on-line sul noto sito IBS.it, ma che, indipendentemente dalle copie che venderà, ha già comunque un record assoluto che nessuno potrà mai usurparle: essere la prima antologia di questo genere realizzata in Italia!

 

©Sergio Rilletti, 2014