Racconti, articoli, poesie, news, e tutto ciò che fa di me uno scrittore
mercoledì 16 marzo 2022
lunedì 24 gennaio 2022
MyLife - IO E GLI EDUCATORI DA RIEDUCARE
A volte, nella vita, si può cambiare radicalmente opinione. A volte lo si fa riguardo una singola persona, a volte riguardo un’intera categoria di persone.
E’ dal 1988 che, in quanto persona affetta da tetraparesi spastica, ho a che fare con gli educatori; per venticinque anni è stato un rapporto continuativo, poi si è un po’ diradato, fino ad arrivare alla mia ultima esperienza, almeno per il momento, avvenuta tra il maggio e il giugno del 2021.
All’inizio, quando avevo vent’anni, provando ammirazione per loro mi domandavo: “Ma chissà che studi fanno per diventare educatori?”. Poi, col passare del tempo, la domanda è rimasta quella ma ha acquisito un’accezione completamente diversa.
Concentrarmi solo sull’aspetto negativo di questo tipo di rapporto non sarà facile, dato che ho vissuto molti momenti simpatici, e a volte proprio unici, grazie anche alla categoria degli educatori, ma comunque lo farò, perché, oltre a essermi stato richiesto dalla LEDHA, ritengo sia mio dovere di scrittore affrontare questo tema in modo diretto, senza usare, per una volta, personaggi inventati come filtro.
Si sa che, nel corso della vita, si possono incontrare delle persone più o meno simpatiche, con le quali ci si sente più o meno affini. E questo è normale. Almeno finché c’è il rispetto.
Quando invece il rispetto viene a mancare, il rapporto sviene. Se poi la mancanza di rispetto viene da parte di un educatore o di un’educatrice, allora lo svenimento è totale. E l’educatore in questione, molto probabilmente, non si renderà mai conto di quanto abbia fatto la figura dell’antipatico e dell’imbecille.
Ora, cominciando da alcuni casi meno gravi e poco eclatanti, per poi aumentare man mano di intensità, voglio citarne tre che mi sono capitati in altrettante vacanze di gruppo.
Un giorno, per colpa di un obiettore di coscienza che continuava a farmi scherzi in piscina, avevo perso un sandalo, e l’educatore, anziché mostrarmi solidarietà, non solo non disse nulla all’obiettore ma avrebbe voluto far ricomprare i sandali a me (poi però, per fortuna, il sandalo fu ripescato dall’équipe del villaggio turistico). In un’altra vacanza, invece, nonostante le mie raccomandazioni di non affidarmi a un certo volontario che nella vacanza precedente mi aveva maltrattato fisicamente, l’educatore mi mise proprio in stanza con lui, e quando glielo feci notare, mi rispose: “Ormai è fatta, mi dispiace”. Infine, in una terza vacanza, un altro ragazzo in carrozzina mi stuzzicò a tal punto da indurmi a reagire, e l’educatore in questione, vedendo solo che l’altro le stava beccando (per gioco, naturalmente), ma non sapendo che era stato lui a cominciare, approfittando di un successivo momento di pioggia mi lasciò fuori dal bungalow, e, riparatosi assieme a tutti i volontari, che lo spalleggiavano, continuava a domandarmi se volessi chiedere scusa, e io, con un bel sorrisone, caparbiamente continuavo a rispondere di no, per diversi minuti (poi, alla fine, l’educatore si stufò e mi fece entrare): un fatto che avrei potuto archiviare come semplice goliardia, sennonché alla fine l’educatore, in tono un po’ piccato, mi disse: “Guarda che lo so che hai fatto così perché sapevi che alla fine avremmo ceduto!”. Praticamente quello che secondo me, e probabilmente anche secondo i volontari, era uno scherzo, secondo lui avrebbe dovuto essere un metodo educativo.
Ma ciò che mi è accaduto con gli educatori a Milano, nel corso degli anni, è decisamente peggio, dato che ogni volta che tentavo di chiarirmi - con un’altra persona disabile, un autista di pulmini, un volontario, o con altri - anziché venire aiutato venivo sempre osteggiato. E quelli che seguiranno sono solo un paio di esempi, di cui uno, il secondo, particolarmente grave.
Una volta, un’educatrice si offrì di aiutarmi con una coppia di volontari per chiarire un pagamento non corretto del cinema; uscì con noi, ma, al momento opportuno, cambiò idea, non disse nulla, e, quando la interrogai con lo sguardo, si limitò a bofonchiare qualcosa di incomprensibile, alzando le spalle. Mentre un’altra volta, che stavo attraversando un periodo particolarmente ostico col gruppo di volontari con cui uscivo settimanalmente - fatto di scambi molto duri tramite e-mail -, l’educatore-capo, che chiamerò Gelsomino - come ho già fatto in qualche mio racconto -, mi convocò coi miei genitori, e, pur vedendomi disperato, negò che i volontari mi avevano scritto delle e-mail particolarmente dure, rinnegò di avermi dato ragione per iscritto, mi disse che era ora di smetterla, e suggellò il tutto con questa frase: “Il mio compito è organizzare le uscite; poi, quello che accade dopo, sono cavoli vostri, ma proprio cavoli vostri!”… paragonandosi, praticamente, a un centralinista.
Concludo questa rapida carrellata di fatti autobiografici con due casi emblematici: il primo è piuttosto conosciuto, per via di un mio racconto autobiografico, intitolato Solo!, che mi ha portato veramente molta fortuna; il secondo è molto più recente, ma merita di essere portato alla luce.
Solo! è il racconto, che potete trovare tuttora sul web, in cui narro, attimo per attimo, tutto quello che ho realmente pensato e vissuto in due ore da incubo, da quando un gruppo di volontari - guidati da un educatore volpone - mi abbandonò con la mia piccola carrozzina elettrica in mezzo al Parco di Monza per farsi un giro in risciò, a quando riuscii farmi ritrovare.
Ma Solo! non è nato per vanità, per mostrare a tutti com’ero stato bravo a cavarmela da solo in una situazione fortemente anomala, bensì come gesto di ribellione e di speranza.
Infatti, quello che mi ferì di più è stato ciò che accadde dopo, sia perché riscontrai subito nei volontari uno stato di indifferenza sull’accaduto che proprio non mi aspettavo, sia perché, quando tornammo a Milano, l’educatore volpone - che in Solo! ho chiamato Carletto - si rivolse ai miei genitori col tono scherzoso, come se io avessi combinato una bricconata. Ma quello che è stato ancora più deprimente e allucinante è stato il clima di assoluta omertà che subii per diversi mesi da parte di Gelsomino e di quei volontari coinvolti che avrebbero potuto contattarmi tramite e-mail per chiedermi come stavo e che, invece, non l’hanno fatto, tacendo anche quando mi vedevano di persona.
Io, in fondo, a Gelsomino chiedevo solo due cose: un incontro con quei volontari e con Carletto, e il numero di cellulare dei due giovani sconosciuti che mi avevano aiutato in maniera encomiabile, per poterli ringraziare. Quando, dopo mesi di solleciti e di pazienza, capii che Gelsomino non aveva intenzione di fare nulla, prima scrissi Solo!, per far conoscere quello che mi era capitato e, soprattutto, nella speranza di rintracciare i due giovani che mi avevano aiutato, e poi scrissi un’e-mail ai diretti interessati e a una marea di persone legate all’Associazione in questione, denunciando quello che mi era accaduto e il clima di omertà che stavo subendo.
Solo! non mi fece ritrovare i miei due giovani soccorritori, ma mi regalò tantissime soddisfazioni, anche inaspettate. Dopo l’e-mail, invece, Gelsomino si affrettò a organizzare addirittura due incontri.
E ora veniamo all’ultimo capitolo, a quello che mi capitò tra il maggio e il giugno del 2021 in quella che chiamerò Disability House.
Io c’ero già stato, nell’ottobre 2019, a fare una sperimentazione di vita indipendente della durata di due settimane, che andò benissimo, inducendomi a regalare loro una copia del mio libro Le avventure di Mister Noir, con tanto di dedica, ringraziandoli per avermi fatto assaporare un sogno.
Infatti, oltre a essere riuscito a riprodurre la mia vita quotidiana quasi come se fossi a casa - seppur venendo incontro alle richieste dell’équipe -, ero riuscito a tessere un buon rapporto con ciascuno di loro… tanto da indurmi a fare un’altra sperimentazione, molto più lunga, che, se fosse andata bene come pensavo, si sarebbe trasformata in una permanenza definitiva.
Invece andò male, un disastro totale: non
passava giorno senza una polemica o un problema.
I membri dell’équipe, pur essendo gli stessi
della sperimentazione precedente, non volevano darmi retta (né su ciò di cui
ero stato diretto testimone né su quello che riguardava proprio me), mentivano,
e si spalleggiavano a vicenda (confermando, a prescindere, ciò che diceva uno
di loro, anche se non c’erano al momento del fatto, ignorando totalmente ciò che
dichiaravo io), e nessuno ammetteva mai le proprie responsabilità,
attribuendole, invece, agli altri
abitanti, al Covid, e persino a due divani che avevano (leggermente) spostato.
E quindi, molto fantasyosamente, alla mia diversa percezione
della Casa; come se il loro comportamento avesse qualcosa a che fare con l’arredamento.
E,
quando qualcuno di loro parlava con mia mamma o mia sorella, ovviamente dava loro
un’impressione
completamente diversa su come andassero le cose, omettendo sempre tutte le
difficoltà che mi avevano creato.
Tutto questo senza contare che le due educatrici, che chiamerò Camilla e Miriam, e che durante la prima sperimentazione mi sembravano due miracoli e con le quali ero rimasto in contatto, erano le più agguerrite nell’applicazione dell’Ostinato Diniego; come se avessero ricevuto un preciso ordine al riguardo.
E quando, una volta che eravamo soli in casa, dissi a Miriam - che, di sua iniziativa, la volta precedente, mi aveva dato la sua e-mail, il suo contatto Facebook, e il suo numero di cellulare - che mi sembrava diventata un po’ fredda nei miei confronti, lei non solo lo negò ma arrivò persino a rinnegare il passato, spiegandomi cos’è un’amicizia e asserendo che in quel lungo periodo ci eravamo sentiti perché c’era il Covid… informandomi, praticamente, con mio grande stupore, sul motivo per cui io le telefonavo!... E’ vero che, avendo anticipato a un operatore e alla coordinatrice della Casa la mia intenzione di voler parlare con Miriam, dubito che sia stata una sua completa iniziativa comportarsi così, ma comunque, in quel momento, eravamo soli.
La mia sperimentazione a Disability House terminò dopo solo ventitré giorni, anziché le sette settimane programmate, dopo aver adeguatamente risposto a un’e-mail di Camilla - indirizzata a un gruppo di persone coinvolte a vario titolo in questo mio progetto -, dove l’educatrice in questione, narrando alcuni fatti in modo distorto, aveva tentato di farmi passare per uno squilibrato!... E così, ora, anche la responsabile generale - che ricopre un ruolo superiore a quello della coordinatrice -, che fino a quel momento era stata all’oscuro di tutto, cominciò a sapere che a Disability House c’era qualcosa che non andava.
Bene, il mio resoconto finisce qui. Ho cercato di selezionare i fatti più narrabili tra i molti che mi venivano alla mente, cercando di raccontarli nel modo più sintetico possibile.
Una sera, al Boulevard Café, durante un’intervista che gli stavo facendo per l’Agenzia giornalistica Hpress, Andrea G. Pinketts mi disse: “Io credo che la letteratura possa migliorare quelle persone che hanno voglia di essere migliorate, e a volte persino la necessità di essere migliorate”.
Io credo che avesse ragione, e spero, con questo mio articolo narrativo, di poter aiutare a migliorare le cose.
©Sergio Rilletti, venerdì 24 dicembre 2021,
ore 22.45
venerdì 1 ottobre 2021
IL VIDEO DEL MIO PROGRAMMA ELETTORALE PER LA LISTA "LA MILANO RADICALE CON SALA" LETTO DAL CONSIGLIERE REGIONALE MICHELE USUELLI (Domemica 05-09-2021)
mercoledì 22 settembre 2021
IL MIO PROGRAMMA ELETTORALE COME CANDIDATO CONSIGLIERE A MILANO
Mi chiamo Sergio Rilletti, ho 53 anni, sono uno scrittore affetto da tetraparesi spastica sin dalla nascita, sono candidato come Consigliere Comunale e dei Municipi 8 e 9 di Milano nella Lista La Milano Radicale con Sala, e mi considero un ATTIVO SOGNATORE.
Con la mia scrittura cerco sempre, sin da quando collaboravo con l’Agenzia giornalistica Hpress, di rappresentare i vari aspetti del mondo della disabilità, evidenziando le sue positività e le sue criticità. E ci tengo a farvi sapere il mio pensiero e i miei progetti per migliorare la vita e l’integrazione delle persone con disabilità a Milano.
Una vita senza relazioni sociali non è vita. E’ questo il principio su cui si basa tutto il mio programma, che, come leggerete, si ramifica in più campi, includendo diversi aspetti della vita quotidiana. A cominciare dall’integrazione.
L’integrazione è fondamentale nella vita di una persona, e deve partire dalle scuole, che non solo devono fornire gli strumenti idonei agli studenti con disabilità, ma devono anche creare una forte coesione tra questi e i loro compagni normodotati, che quindi, a loro volta, non si troverebbero EMARGINATI dalla realtà.
Se fossi eletto Consigliere, mi impegnerei a garantire gli insegnanti di sostegno, gli ausili, e l’integrazione nelle scuole pubbliche delle persone con disabilità.
La scuola deve essere ACCESSIBILE a chiunque, completamente priva di barriere architettoniche; esattamente come: chiese, oratori, uffici pubblici, negozi, cinema, teatri, musei, e locali.
Se fossi eletto Consigliere, incentiverei l’abbattimento delle barriere architettoniche in tutti questi posti, ponendo particolare attenzione a quegli ambienti che ospitano eventi musicali e culturali, luoghi di aggregazione e convivialità: due condizioni fondamentali per la vita di ogni essere umano.
Per raggiungere qualsiasi posto, occorre necessariamente uscire da casa; e per una persona con disabilità - che comunque necessita sempre di avere almeno un accompagnatore -, spostarsi usufruendo dei rari mezzi pubblici ACCESSIBILI è un’impresa alquanto ostica, ritrovandosi così ancora più limitata nella propria indipendenza e costretta a scegliere se spostarsi con un’auto privata o con un taxi idoneo.
Se fossi eletto Consigliere, incrementerei i mezzi pubblici accessibili alle persone con disabilità e i taxi con pedana, e, ovviamente, renderei più accessibili i marciapiedi, aumentando gli scivoli e facendo attenzione che si possa non solo SALIRE ma pure SCENDERE dallo stesso marciapiede.
Nessuno può vivere appieno la propria esistenza se non ha una propria residenza, una propria CASA, che prima o poi, nel corso della vita, non può più essere quella dei propri genitori.
Se fossi eletto Consigliere, amplierei le realtà di RESEDENZIALITA’ e di COHOUSING, verificando quelle già esistenti e fornendo la possibilità di un controllo esterno con il coinvolgimento delle famiglie dei diretti interessati.
Io, da quando sono nato, vado in vacanza a Celle Ligure, una località balneare in provincia di Savona priva di barriere architettoniche. E quando, nel 2017, il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, mi conferì la prima, e per ora unica, Civettina d’Oro per meriti culturali, feci un lungo intervento evidenziando come quella città, priva di barriere architettoniche, avesse potuto contribuire alla mia indipendenza e alla mia integrazione, facilitandomi nel coltivare rapporti personali e professionali.
Io, da anni, SOGNO che Milano diventi una città a misura d’uomo CARROZZINATO. E, se fossi eletto Consigliere, mi ATTIVEREI per riuscire a realizzarla.
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AL COMUNE VOTA SALA SINDACO, METTI X SU “LA MILANO RADICALE CON SALA”, E SCRIVI SERGIO RILLETTI.
IN ZONA 8 E ZONA 9 METTI X SU “LA MILANO RADICALE CON SALA”, E SCRIVI SERGIO RILLETTI.
©Sergio Rilletti, mercoledì 22 settembre 2021
giovedì 8 luglio 2021
MISTER NOIR: MALEDETTO BIOGRAFO! (Un racconto-spot con L'Uomo Che Fumava, l'antagonista principale di Mister Noir)
Già, uno pensa: E’ uscito un libro, quel rompiscatole dell’autore ha fatto divertire, ha fatto riflettere, ha osato persino deridere me e la mia splendida Organizzazione criminale internazionale fantasma… ma ora la pianterà!
E invece no.
Non ha fatto neanche in tempo a essere messo fuori commercio quel libro, che ne è uscito subito un altro: Mister Noir.
E non un libro qualsiasi, non un semplice seguito o una semplice riedizione di quello precedente. No. Macché. Lui si è inventato addirittura un mix, un cocktail.
Ha preso tutte le storie del primo libro, ormai fuori commercio, ha aggiunto un classico di Mister Noir, che quando era uscito nel 2006 su M-Rivista del mistero aveva ottenuto un grandissimo successo, ha scritto appositamente tre racconti nuovi, mai pubblicati - di cui uno, quello finale, che riguarda direttamente me e la mia Organizzazione -, colmando così i vuoti narrativi, e ha rivisitato tutti i racconti, dal primo all’ultimo, uniformando lo stile e creando un universo narrativo, fatto non solo di storie e personaggi ricorrenti, ma anche di una filosofia di vita che si contrappone drasticamente alla mia - che ambisco al totale assoggettamento delle menti delle persone -, anche quando non sono presente nelle storie.
E così l’autore, che nei racconti mi identifica come L’Uomo Che Fumava, ha realizzato un volume di undici storie, intitolato semplicemente Mister Noir, come il nome del protagonista - affetto da tetraparesi spastica, ironico, e rompiscatole almeno quanto lui -, che sfiora le quattrocento pagine, e che narra le avventure del detective e della sua assistente, Elena Fox, fino a domenica 10 giugno 2007, quando io e la mia Organizzazione criminale, La Spada di Damocle, tentammo di eliminare proprio il suo biografo, assaltando la sede milanese della RAI.
Ma andiamo con ordine.
Il libro si
apre col primo incontro tra Mister Noir ed Elena Fox, con la loro prima
rissa contro un gruppo di bulli, e col nefasto momento in cui Mister Noir notò,
per la prima volta, il suo futuro biografo; si prosegue con la forsennata caccia
a un fantasma serial killer, e al conseguente scontro con una setta satanica,
che porta alla luce un fatto storico fondamentale per la vita di tutti noi ma
poco conosciuto nella sua interezza; nella terza storia, ambientata durante
un’anomala rapina palindroma, Mr. Noir interviene per difendere due bambini da
un atto di bullismo; nella quarta avventura, l’autore ci parla di folli cure
sperimentali per persone con disabilità e di commercio illegale di organi; poi,
nella quinta storia, è il turno del misterioso delitto
di un educatore, che i due detective sono chiamati a risolvere in una comunità di Monticello Brianza abitata da persone con… diverse particolarità; nella sesta avventura, invece, i due detective sono impegnati a dare la caccia a Serena Bonita, una spietata killer dallo sguardo torvo, che mi piacerebbe molto avere tra le mie fila, perfetta sosia di Elena Fox.
E poi… E poi c’è la narrazione dell’allucinante caso del delitto indotto, e di quando, indagando sul mondo dei call center, quel maledetto investigatore privato intralciò, per la prima volta, i piani miei e della mia Spada di Damocle.
L’ottava avventura, invece, è ambientata a Porto Azzurro, e, mentre Mister Noir ed Elena Fox sono impegnati a sventare una catastrofica profezia legata a un fatto storico e di cronaca realmente avvenuti in quelle acque, quel rompiscatole dell’autore ci fa vivere la gioiosa atmosfera della 10^ Regata dell’Amicizia - una manifestazione sportiva velica a cui lui stesso ha partecipato, riservata alle persone con disabilità e ai loro accompagnatori -, permettendosi addirittura di far notare com’è un rapporto sano e normale tra persone disabili e normodotate; indipendentemente dai ruoli.
Segue una breve vicenda ambientata in un’altra località marittima, Celle Ligure, in cui il detective, con la sua possente carrozzina elettrica, si mette all’inseguimento di un ragazzino in bicicletta che gli ha mancato di rispetto; mentre, nella storia successiva, Mr. Noir ha solo dodici ore di tempo per trovare l’antidoto che salvi la vita al suo cliente, tentando di decifrare quello che lui dice, che però, a causa del veleno che ha ingerito, col passare del tempo e quindi con l’approssimarsi della propria morte, fa battute sempre più demenziali e incomprensibili.
E infine c’è l’undicesimo racconto, quello col quale il biografo di Mister Noir ha deciso di chiudere l’antologia.
Apposta.
Per farmi uno sberleffo.
Infatti, si tratta del lungo racconto dell’ingegnoso piano che avevamo escogitato per eliminarlo quando sarebbe stato ospite di Luca Crovi nel programma Tutti i colori del giallo di Rai Radio Due. Il suo thriller autobiografico Solo!, purtroppo ancora disponibile sul web con i suoi vari sequel -, che aveva scritto sia per reagire a un’eccessiva e ingiustificata omertà di gruppo sia per la voglia di ritrovare la coppia di giovani che lo soccorse al Parco di Monza -, l’aveva reso popolare, dimostrando che anche le persone disabili, se vogliono, possono reagire in modo deciso e funzionale!... E noi, questo, non potevamo certo permetterlo!
Purtroppo l’esistenza stessa di questo libro è la prova inconfutabile che il nostro piano non funzionò.
Non solo, ma nel 2017, complice una presentazione particolarmente riuscita del suo libro precedente, che ora è inglobato in questo, il sindaco di Celle Ligure, Renato Zunino, gli conferì la prima Civettina d’Oro della città, per meriti culturali.
Insomma, per me e La Spada di Damocle, un disastro totale!
Ora sicuramente voi vi state chiedendo perché io, che ho tutti i motivi per odiare Mister Noir e il suo maledetto biografo, stia facendo pubblicità a questo libro.
Be’, il motivo è molto semplice: il libro ormai esiste; s’intitola Mister Noir, è edito dalla Oakmond Publishing, e si può comprare facilmente su Amazon!... E io ci tenevo a farvi conoscere il mio pensiero, il mio punto di vista al riguardo.
Così, anche
se non credete alla mia esistenza e pensate che io sia solo un parto della
fantasia di Sergio Rilletti - il biografo di Mister Noir -, da ora in poi ogni
volta che sentirete una spada di Damocle pendervi sopra la testa o colpirvi a
tradimento, be’… saprete a chi pensare!
©Sergio Rilletti, venerdì 2 luglio 2021
giovedì 25 marzo 2021
MyLife - CARO PAPA FRANCESCO (Una lettera vera)
Impiegai tutta la notte a scrivere una lettera - con mio padre alzato ad aspettarmi per mettermi a letto -, nella speranza, da autentico sognatore, di potergliela consegnare di persona. Una lettera dove gli parlavo di me, della mia passione per la scrittura, e di come io, a un certo punto della mia vita, abbia capito come rendere onore alla Parabola dei Talenti.
Ovviamente non riuscii a consegnargli la lettera personalmente, ma mia madre, decisa a fargliela avere comunque, incocciò per caso nel nostro amico don Serafino Marazzini - che concelebrava la S. Messa -, che, a sua volta, la diede a un monsignore molto vicino al Santo Padre.
Non so se Papa Francesco abbia mai ricevuto questa mia lettera, ma ora, dopo quattro anni, ho deciso di condividerla con tutti voi.
Sergio Rilletti
Milano, giovedì 25 marzo 2021 - ore 01.38
Parco di Monza, sabato 25 marzo 2017
Caro Papa Francesco,
mi chiamo Sergio, ho 48 anni, sono affetto da tetraparesi spastica sin dalla nascita, e, soprattutto, sono uno scrittore.
Se c’è una cosa per la quale ringrazio Dio ogni giorno, oltre ad avermi fatto conoscere la mia amica Simona, è di avermi donato il Talento della scrittura.
Me l’hanno fatto scoprire tre maestre dell’asilo, facendomi scrivere a macchina.
Da allora ho sempre scritto, e anche disegnato, a macchina.
Poi la scrittura creativa è diventata la mia passione, e, dall’età di 17 anni, mi sono impegnato a fondo per trasformarla nella mia professione.
Ci sono riuscito. Non sono ancora uno scrittore proprio famoso, ma le soddisfazioni sono davvero molte; soprattutto a livello umano. E quando vedo l’entusiasmo di colleghi e lettori, o qualche giornalista si interessa a me, allora capisco che sto facendo qualcosa di buono.
E quando la spossatezza e la pigrizia rischiano di prendere il sopravvento, mi viene in mente la Parabola dei Talenti, e alla fortuna che ho di possederne uno così bello, che mi permette di comunicare i miei pensieri, magari facendo pure divertire con qualche battuta, più persone, dislocate in diverse città, nonostante i miei gravi problemi motòri. E decido di rimettermi subito al lavoro, cercando di dare sempre il mio meglio.
Inoltre, per molti anni, ho voluto tenere fortemente separate le problematiche legate alla mia disabilità da ciò che scrivevo, dando così maggior risalto ad altre tematiche a cui tenevo.
Poi, Domenica 9 Aprile 2006, mi accadde un fatto che mi segnò. E accadde proprio qui, al Parco di Monza.
Dopo due ore ad alta tensione vissute da solo in mezzo a questo Parco, incontrai una brillante coppia di giovani, che ho subito definito Due angeli custodi mandati da Dio, che, vedendomi vagare solo e spaventato con la mia piccola carrozzina elettrica, capirono subito che avevo bisogno d’aiuto, e, comportandosi in modo assolutamente encomiabile, riuscirono a rintracciare il gruppo di persone che mi avevano abbandonato per farsi un lungo, lunghissimo giro in risciò.
Di questa vicenda scrissi un racconto autobiografico, intitolato Solo!, tuttora disponibile sul web, con la specifica speranza di riuscire a rintracciare, attraverso il passaparola, quei miei due giovani soccorritori: Lisa, che all’epoca faceva la maestra, e il suo amico.
Purtroppo non funzionò, nonostante gli appelli lanciati dalle radio e da diversi blog, ma il successo di quel racconto fu tale che la mia carriera di scrittore ebbe un’improvvisa impennata. E i lettori, che si erano identificati in me e in ciò che avevo realmente vissuto e pensato in quelle due ore da incubo, si mostrarono pienamente solidali con me, ma mi diedero una grande ed esplicita responsabilità: continuare a parlare delle problematiche e delle ingiustizie riguardanti le persone con disabilità, anche per tutti coloro che non hanno la possibilità, la capacità, o il coraggio di farlo.
Con tutto quello che avevo provocato con quel racconto (ero stato persino ospite a due programmi radiofonici della Rai), capii che non potevo più sottrarmi. E, in cuor mio, accettai.
Poi, col tempo, ripensando a tutto ciò che avevo vissuto nella mia vita e facendo i dovuti collegamenti, mi sono convinto che le mie due condizioni principali, ovvero la disabilità e il Talento della scrittura, devono far parte di uno stesso disegno, di una stessa missione: che io parli di disabilità attraverso la narrativa, con racconti autobiografici o di pura fantasia.
E io ora lo faccio. Spesso in modo umoristico.
Pensando sempre alla Parabola dei Talenti.
Il breve testo qui allegato l’ho scritto nel 2001 durante un ritiro spirituale a Verona, e descrivo il mio personale rapporto con Dio. E, come leggerà nell’introduzione, l’ho voluto pubblicare qualche giorno fa sul mio blog, proprio per celebrare, come meglio potevo, questo nostro incontro.
Bene, Santo Padre, per ora è tutto.
Quando ho cominciato a scriverle questa lettera, non credevo che avrei scritto così tanto, ma ci tenevo a darle un quadro d’insieme di me, perché la stimo tantissimo per come è, e sento, sperando di non essere irriverente, che siamo affini.
Sono davvero molto contento di averla incontrata, e, se potrà rispondermi, lo sarò una volta di più!
Un caro saluto!
Con grande affetto!
sabato 5 dicembre 2020
LIBRI - E' USCITO "MISTER NOIR" DI SERGIO RILLETTI (Oakmond Publishing)
Ebbene sì. Torna Mister Noir, il primo eroe disabile seriale della narrativa italiana,
affetto da tetraparesi spastica e protagonista di thriller umoristici, con
una nuova antologia di racconti e romanzi brevi, sia classici, opportunamente
rivisti, sia inediti, scritti appositamente per questo volume.
Undici storie che esplorano diversi generi
e sottogeneri, fondendosi a volte proprio con la Storia, più o meno recente,
del nostro Paese, e con la vita reale dello stesso autore.
Se volete
acquistare questo libro, in cartaceo o e-book, il link diretto è: https://www.amazon.it/dp/3962072160/ref=as_li_ss_tl?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&dchild=1&keywords=mister+noir+rilletti&qid=1601891535&s=books&sr=1-1&linkCode=sl1&tag=oakmondit-21&linkId=4f340e5a1e17296be8a6e68f09e8d441&language=it_IT
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Se volete leggere la IV di copertina e un’anteprima del libro, gratis, il link diretto è: https://www.oakmond-publishing.com/it/mister-noir/ .
Se
volete leggere un bell’articolo di Andrea Carlo Cappi
riguardante me e Mister Noir, il link diretto è: https://borderfictionzone.blogspot.com/2020/10/il-suo-nome-e-mister-noir.html?fbclid=IwAR0OesREukX6d5zFAJM3Wo3apZMxs4LF5DW2-z72LIQ9Sb4GUhkAmJfk7bg
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Se volete sapere qualcosa di più su
di me, e leggere l’ironica biografia del
sottoscritto scritta dal mio personaggio, il link diretto è: https://www.oakmond-publishing.com/it/rilletti-sergio-rilletti/
.
Se siete giornalisti o blogger, e volete recensire il mio libro, contattatemi pure.
Se avete una libreria, e volete acquistare il mio libro come libreria, contattatemi pure.
GRAZIE A TUTTI PER L’ATTENZIONE!



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