lunedì 10 marzo 2014

SOLO!... I VOLONTARI TRA IL BENE E IL MALE (Un racconto autobiografico - Il secondo seguito di "SOLO!")


La storia che sto per raccontare è un'altra, allucinante, parte di ciò che è avvenuto dopo quella fatidica Domenica 9 Aprile 2006 al Parco di Monza, che i lettori conoscono col titolo Solo!.
E i fatti che sto per narrare hanno segnato una cicatrice profonda e indelebile nel mio animo, inducendomi a non fidarmi più completamente di due categorie di persone che stimo: i volontari e gli educatori. Indipendentemente dalla simpatia e dall'affetto che provo, in tutta sincerità, per alcuni di loro.
E il resoconto che segue, in cui sarò "spietatamente preciso" sui fatti - modificando solo i nomi, null'altro! -, è scritto con il dolore e la rabbia per ciò che è avvenuto, ma anche con la speranza di poter evitare ad altri volontari (e alle persone, in generale!) di commettere gli stessi, o analoghi, gravissimi errori.

Se è la prima volta che vi affacciate a questo mio "serial autobiografico", dove tutto ciò che racconto è totalmente vero al 100% (nomi a parte, naturalmente!), vi consiglio la lettura di Solo! (http://rilletti.blogspot.it/2014/01/solo-versione-originale-2006.html) e di Solo!… Come sfondai il muro dell'omertà (http://rilletti.blogspot.it/2014/02/solo-come-sfondai-il-muro-dellomerta-un.html ).
Se però preferite cominciare a seguirmi da questa vicenda, non c'è alcun problema.

Tutto iniziò quella fatidica Domenica 9 Aprile 2006, quando, dopo quasi due ore di affannose ricerche e tentativi per ritrovare Carletto – l’educatore volpone che mi aveva abbandonato al Parco di Monza – e i volontari che erano con lui, fui soccorso da una lungimirante e sensibile coppia di giovani, che, attraverso un giro di telefonate – che coinvolse Carletto e due volontari, Filomena e Asdrubale, entrambi avvocati -, riuscirono a farmi rimettere in contatto con loro.
Ma quei volontari, a cui ero legato da un sincero affetto che credevo ricambiato, mi tradirono. Più volte. Nel profondo.
Ma andiamo con ordine.

Quando, dopo quasi due ore di profonda angoscia passate alla ricerca di aiuto, riuscii a farmi recuperare da Carletto - grazie al provvidenziale intervento dei miei due giovani soccorritori -, Filomena, sul pulmino, mi rifilò una sequela di domande a raffica, come se avessi potuto riassumere in cinque minuti tutto quello che avevo vissuto in due ore di panico. Mi disse che avrei potuto scriverci su un bel racconto con protagonista Mister Noir, e che Asdrubale - ancora lì al telefono con lei - mi avrebbe dato il numero di cellulare della tipa che mi aveva soccorso, mettendo le basi, certo inconsapevolmente, ad una serie di azioni di estrema vigliaccheria che li avrebbe segnati per sempre. Insieme ad altri.
Giunti alla Cascina Costa Alta, nessuno mostrò il minimo interesse per quello che mi era accaduto. Mi fecero solo un applauso, ma niente di più. Nemmeno  Guido, che sembrava sinceramente affezionato a me, proferì parola al riguardo.
E non mi disse nulla nemmeno quando, mezz’ora dopo, ripartì in anticipo, per conto proprio, per motivi di lavoro.
Ritornato a Milano – con Carletto, Filomena, e gli altri utenti e volontari dell’Organizzazione – l’educatore volpone, col suo allegro tono da sfottò, disse ai miei genitori, che avevano chiesto cos’era accaduto, che non avevo molto il senso dell’orientamento. Con l’inevitabile conseguenza di essere mandato ripetutamente a ‘fanculo dal sottoscritto.
Tornando a casa, i miei genitori mi chiesero cosa fosse successo, ma io fui evasivo.
Forse, considerata la gravità di quanto era avvenuto, avrei dovuto chiedere loro di rimandare la partenza e di andare a parlare subito con Chiara e Gelsomino, i due educatori-responsabili dell’Organizzazione; ma, non volendo costringere mamma e papà ad accorciare quella piccola vacanza - di cui avevano tanto bisogno -, per affrontare una situazione particolarmente spiacevole, dissi loro che era accaduta una cosa grave, che era finita bene, ma che l’avrei raccontata con calma perché era lunga.
Quella sera stessa inviai un’e-mail ad Asdrubale, il volontario avvocato, per ringraziarlo del suo prezioso intervento, grazie al quale ero riuscito a rintracciare gli altri. Avrei voluto chiedergli subito il numero di cellulare del ragazzo che mi aveva soccorso assieme a Lisa (il nome della ragazza me lo ricordo bene, ed è proprio Lisa!), ma, per non trasformarla in un’e-mail “interessata”, non lo feci.
In fondo era stato lui che, quand’era al telefono con Filomena, mi aveva promesso, di sua spontanea volontà, che me l’avrebbe dato. Perché avrei dovuto pressarlo, perché avrei dovuto dubitarne?

Il giorno dopo, Lunedì 10 Aprile 2006, quindi, come da programma, partimmo per Celle Ligure (SV). Mente e stomaco erano ancora rivolti al Parco di Monza.
Quella sera ricevetti due e-mail; ma non da Asdrubale - come invece mi sarei aspettato -, bensì da Filomena e da Gelsomino, il responsabile-capo dell’Organizzazione.
Filomena dichiarò di essere “dispiaciuta della [mia] disavventura” del giorno prima, e, preoccupata che mi fossi arrabbiato, mi invitò a confidarmi con lei; io mi fidai, e le scrissi cosa pensavo di Carletto.
Gelsomino, invece, mi scrisse che aveva saputo che mi ero perso ma che mi ero “districato brillantemente”, e che quindi dovevo esserne orgoglioso; io, fidandomi anche di lui, gli risposi che in effetti ero molto orgoglioso di me, che era stata un’esperienza particolarmente ostica (sotto molti aspetti), e che comunque ne avremmo parlato con calma al mio ritorno a Milano… tralasciando il “piccolo” particolare che, in realtà, non mi ero perso ma mi avevano perso (come aveva giustamente intuito Lisa, la mia giovane soccorritrice).
Già. Io mi fidai di entrambi.
E feci male. In entrambi i casi.
Perché quello fu l’inizio dell’omertoso silenzio.

E venne Martedì.
Lo passai con la mente e lo stomaco ancora in tumulto sia per ciò che avevo vissuto al Parco di Monza sia, soprattutto, per la mancanza di sensibilità che ne era seguita.
Alla sera aprii l’e-mail, per vedere cosa mi avevano risposto Asdrubale, Filomena, e Gelsomino.
Gelsomino, notando che ora e data sull’e-mail che gli avevo inviato erano sbagliate, pensò di liquidarmi con queste esatte parole (che riporto fedelmente dalla sua e-mail): “Mi sa che hai qualche problema con la data del computer”. Punto.
Da Asdrubale e Filomena, invece, nessuna risposta.

E venne Mercoledì.
Decisi di raccontare ai miei genitori cos’era accaduto. Non proprio nei dettagli, come avrei fatto in seguito con Solo!, perché la narrazione orale e le mie difficoltà motorie mi imponevano una certa sintesi, ma comunque in modo preciso sui fatti.
Rivelai ai miei genitori che Asdrubale e Carletto avevano il numero di cellulare del ragazzo che mi aveva soccorso con Lisa, e, quella sera, mia madre, me presente, telefonò a Carletto; mentre io, di notte, scrissi a Filomena chiedendole il numero di cellulare di Asdrubale.
Carletto rispose che provava a cercare quel numero ma che il suo cellulare teneva memorizzate solo le ultime 20 telefonate effettuate. E, cosa alquanto anomala, non chiese minimamente di me, di come stessi. Perché?
Filomena, invece, mi diede subito il numero di cellulare di Asdrubale, senza però proferir alcun commento sulla mia e-mail precedente.
Ma quando mia madre lo chiamò, per ringraziarlo e per chiedergli il numero di telefono del ragazzo, lui fu molto sbrigativo, quasi seccato, dicendo che ormai non ce l'aveva più.
Non ce l'aveva più??? Come Non ce l'aveva più?! Lui era un avvocato, ed era al corrente di tutto! E se avessi voluto assumerlo per querelare Carletto per abbandono e danni morali, cos'avrebbe fatto???

E venne Giovedì pomeriggio.
Trovando alquanto strano che Gelsomino non si fosse messo direttamente in contatto coi miei genitori, lo chiamammo, e mia madre gli disse solo che avevo raccontato cos'era accaduto, che, sì, ora ero più tranquillo, e che ne avremmo parlato con calma al nostro rientro, augurandogli Buona Pasqua.

E venne venerdì.
E venerdì, finalmente, mi rispose Asdrubale.
Io mi aspettavo un'e-mail di "bonaria complicità", come lo era stata la mia di Domenica sera, e magari un amichevole accenno alla telefonata con mia madre.
Invece no, niente di tutto questo!
Mi scrisse, invece, un'e-mail allucinante in cui dichiarava: "Sì, certo, non sarà stato piacevole sentirsi perso....; ma, anche queste esperienze fanno parte della vita! Personalmente, ritengo sia meglio viverle (per di più, in occasione di un bel fine settimana con amici...), piuttosto che starsene "al sicuro", nelle mura della propria casina!!!"
Rimasi sbigottito; come tutti quelli che la lessero, d'altronde!
Non potevo crederci. Non sembrava più lui.
Non sembrava certo la stessa persona che, appena cinque giorni prima, al telefono col ragazzo che mi stava aiutando si era indignato verso chi mi aveva abbandonato, comprendendo perfettamente la gravità della situazione!
Già. Il tanfo dell'omertà cominciava farsi sentire in modo pregnante, ma io non volevo crederci!

Quindi aspettai altri sei giorni, fiducioso che Asdrubale mi avrebbe riscritto, di sua spontanea volontà, per darmi il numero di cellulare del ragazzo.
Tanto, ormai, la mamma era stata chiara, sia con Carletto sia con Asdrubale. Io volevo quel numero solo per ringraziare Lisa e il suo amico, nulla di più!
E poi Asdrubale me l'aveva proprio promesso. Era ovvio che, almeno lui, me l'avrebbe dato.
Invece no!
Così Giovedì 20 decisi di rispondere alla sua e-mail, chiedendogli quel numero, come se non avesse già parlato con mia madre, ribadendo che ci tenevo proprio tanto a ringraziare quei due ragazzi. Ma l'unica sua risposta fu "Come ho già detto a Tua mamma, non ho tenuto quel numero di cellulare", con quell'orrenda T maiuscola, simbolo di distanza e di agghiacciante rispetto formale.
Mi pentii subito di non aver specificato "…come mi avevi promesso", così come mi pentii di non averglielo ricordato subito, nella prima e-mail; ma non avevo voluto pressarlo, avevo voluto fidarmi di lui, e ormai era fatta!
Intanto Filomena, che mi aveva invitato a confidarmi con lei, continuava a tacere.

Tornati a Milano andammo a parlare con Chiara e Gelsomino, il capo.
Lui mi disse di raccontare pure, ma mia madre gli chiese di dire prima lui cosa avevano saputo. Lui, colto di sorpresa, rispose che gli avevano detto che mi ero perso, ma che comunque li avevo ritrovati abbastanza in fretta, in circa dieci minuti. "Giusto?"
"E' stata un po' più lunga!" risposi sorridendo.
E così cominciai a raccontare quella mia drammatica esperienza.
Chiara mi seguiva con estrema attenzione, cercando di immedesimarsi in me. Gelsomino, invece, ripeteva semplicemente quello che diceva lei.
Ci salutammo cordialmente, e io espressi tre desideri: parlare di persona con Carletto, ricevere un cenno d'interessamento da parte dei volontari che mi avevano abbandonato, e recuperare il numero di cellulare dei due giovani che mi avevano aiutato; per ringraziarli, solo per ringraziarli!
Quel numero, oltretutto, era rintracciabile pure da Filomena - anche lei avvocato -, dato che i due ragazzi avevano trovato Asdrubale chiamando sul telefono di casa di lei. Quindi, quel numero, aveva lasciato ben due tracce: una sulla linea di Filomena, e una su quella di Carletto. Più Asdrubale, che l'aveva annotato e me l'aveva pure promesso.

Passò del tempo. E venne Maggio.
Andai alla riunione annuale dei Soci dell'Associazione dei volontari, la cui iscrizione era obbligatoria solo per i volontari stessi, ma a cui mi ero iscritto sempre, sin dalla sua fondazione - partecipando pure attivamente alla serata d'inaugurazione facendo un lungo intervento -, per pura solidarietà.
Era la prima volta che rivedevo i miei "smarritori", e quindi, con tutto quello che avevo detto a Chiara e Gelsomino, il capo, mi aspettavo che si avvicinassero per dirmi qualcosa. Sarebbe stato naturale aspettarselo anche se non avessi avuto quel colloquio, ma a maggior ragione ora.
Notai invece dei movimenti strani, come se volessero evitarmi; e Filomena, appena mi vide, si fiondò fuori, come se dovesse consultarsi urgentemente con qualcuno.
E nessuno mi disse una parola al riguardo.
Ovviamente, al momento di rinnovare l'iscrizione, non lo feci. E, altrettanto ovviamente, non la rinnovai mai più.

Passò altro tempo. E venne Giugno.
E, con Giugno, arrivò anche la tradizionale Grigliata di Fine Anno.
Lì, i volontari avrebbero avuto tutto il tempo per avvicinarsi e dirmi qualcosa - anche solo una piccola frase - al riguardo, per mostarmi solidarietà.
Invece no, niente.
Neppure Guido, un tipo estremamente socievole e simpatico, pur avvicinandosi allegramente a me non sfiorò l'argomento. Va bene che lui non c'era né quando erano venuti a riprendermi al Parco né all'arrivo a Milano, e quindi non mi aveva visto innervosito, ma possibile che nessuno gli avesse detto niente???
E poi, comunque, indipendentemente da tutto ciò, una sagace battuta su ciò che mi era capitato, da parte sua, me l'aspettavo proprio!

Comunque, prima di partire per le vacanze estive, andai a ribadire a Chiara e Gelsomino, il capo, il mio stupore per l'assoluto disinteressamento dei volontari e i miei tre forti desideri, che non mollavano mai i miei pensieri.
Chiara, in separata sede, mi consigliò di prendere l'iniziativa e di scrivere io ai volontari. Ma io, turbato dal silenzio che aveva calato Filomena dopo avermi invitato a confidarmi con lei, e riponendo ancora una malsana fiducia in Gelsomino - il cui deprecabile comportamento ho già raccontato in Solo!… Come sfondai il muro dell'omertà -, decisi di aspettare.

E vennero pure Luglio e Agosto.
Appurato che non accadeva nulla, e che il numero di cellulare non stava saltando fuori, approfittai di un'avventura di Mister Noir che avevo scritto per il sito della LEDHA - Lega per i diritti delle persone con disabilità -, per aggiungervi una premessa/dedica per i miei due giovani e lungimiranti soccorritori, esprimendo loro il mio ringraziamento e la speranza di poterli ritrovare.
Aspettai il commento di Antonia, una volontaria che aveva sempre commentato i miei scritti; ma, guarda a caso, proprio quella volta tacque.

E così, in un'attesa sempre meno fiduciosa ma pur sempre speranzosa, vennero e passarono anche tutto Agosto, Settembre, Ottobre, e Novembre, quando ribadii a Chiara e Gelsomino (il capo), questa volta in modo un po' più deciso, che i volontari non si erano ancora fatti vivi.
Non accadde nulla.

Finché non venne Dicembre e la tradizionale Festa di Natale dell'Organizzazione.
E io compii l'azione che mi permise, finalmente, di ottenere l'incontro coi volontari e quello con Carletto.
Non essendo proprio spietato come alcuni miei personaggi, aspettai che la festa - a cui non andai - si compisse, per non rischiare di rovinarne il clima, e, il giorno dopo, scrissi un'e-mail a quasi tutti quelli che, a vario titolo, avevano rapporti con l'Organizzazione, denunciando quello che stavo subendo (i cui dettagli e risultati sono accuratamente riportati nel racconto sopra citato).

E così, nel Febbraio 2007, dopo "appena" dieci mesi da quella fatidica Domenica 9 Aprile 2006, riuscii a parlare dell'accaduto coi volontari.
Ci incontrammo un Lunedì sera, alla sede dell'Organizzazione. Eravamo io, i miei genitori, Antonia, Guido, Filomena, Chiara, e Gelsomino, il capo. E io e i miei genitori ci armammo di pazienza… e delle e-mail che mi avevano mandato!
(A dire la verità, quella fatidica Domenica al Parco di Monza c'erano anche altri due volontari, un ragazzo e una ragazza, che però, conoscendomi poco, non potendo contattarmi direttamente, e non avendoli più rivisti, ho sempre potuto concedere loro il beneficio del dubbio, e quindi non avevo chiesto di convocarli.)
Mi stavo già innervosendo per la mancanza di Asdrubale, ai miei occhi quello con la colpa più grave (a parte Gelsomino, naturalmente!), quando mi dissero che sarebbe arrivato a breve.
Infatti arrivò.
La prima persona che parlò fu Chiara, e disse che i volontari avevano subito avvertito di quanto era avvenuto, e di questo bisognava dargliene atto.
Poi Chiara invitò i volontari a raccontare come avevano vissuto quel momento, e sia Filomena sia, soprattutto, Guido si prodigarono a raccontarmi i fatti.
A quanto pare, mentre stavo girando per il Parco di Monza in cerca d'aiuto Carletto arrivò alla Cascina Costa Alta coi due risciò. E iniziò ad aspettare.
Loro, i volontari, continuavano a dire che era meglio venirmi a cercare, ma Carletto indugiava, fiducioso che dovessi arrivare. Poi, dopo un bel po', partirono a cercarmi.
Guido, che non era tra quelli del gruppo dei risciò, tentò comunque di ripercorrere la strada a ritroso, correndo a perdifiato, col cuore in gola. Ma poi, spossato, aveva dovuto fermarsi.
Gli altri, guidati da Carletto, avevano fatto un lungo e inspiegabile giro esterno col pulmino.
La dinamica del giro col pulmino mi è tuttora misteriosa, dato che era parcheggiato molto più vicino a dove mi trovavo io che alla Cascina, ma il loro resoconto era compatibile col mio vissuto, e quindi non ho mai dubitato che, su questo punto, siano stati sinceri!
E quando mia madre disse che il tutto era durato un'ora, loro esclamarono: "Oh, altroché!… Almeno un'ora e mezza, un'ora e quaranta; ma anche di più!".
Ma Gelsomino non era convinto che si era risolto tutto in dieci minuti??? Se i miei occhi avessero potuto emanare fiamme, l'avrei incendiato. Ma non volevo metterlo in imbarazzo con i suoi volontari, e allora mi trattenni a dismisura.
Poi venne il mio turno, e, aiutato dai miei genitori, dopo aver riassunto brevemente ciò che avevo vissuto, facendo intuire abbastanza chiaramente i grossissimi guai giudiziari a cui non li avevamo fatti incorrere, chiesi spiegazioni dei loro comportamenti.
Filomena disse che, quando aveva ricevuto la mia e-mail, aveva voluto tirarsene fuori, non scrivendomi più, pensando che dovessero sbrigarsela loro, i tre educatori. Probabilmente non pensando che, cosi facendo, avrebbe fatto una pessima figura proprio lei, di persona!
Antonia disse che non aveva commentato il mio racconto, contrariamente a quanto faceva di solito, semplicenente perché non ci aveva pensato.
Guido disse subito che, appena aveva letto il titolo della mia e-mail di Dicembre - No Party, No Omertà - aveva riso, ma poi, leggendola, si era infuriato con Chiara e Gelsomino, non avendo la più pallida idea che avessi espresso l'esigenza di parlare con loro.
Filomena confermò con impeto, ma esagerò, dichiarando come, alla Festa, un'altra volontaria l'avesse fatta sentire in colpa. Già. Peccato che quell'e-mail io l'avessi scritta dopo la Festa di Natale, non prima!
Ma non dissi nulla!
E, cosa ancora più misteriosa, non si era accorta che, quando finalmente erano riusciti a recuperarmi al Parco, mi ero arrabbiato con Carletto: credeva che fossi contento di rivederli!… E quindi, quando aveva visto la mia reazione all'arrivo a Milano (praticamente uguale alla prima!) si era stupita!
Un'impressione che, per qualche arcana ragione, aveva avuto anche Guido.  Già. Guido, che non era stato presente né al mio ritrovamento al Parco né all'arrivo a Milano, aveva avuto la stessa impressione di Filomena!
Avrei voluto farglielo notare subito, e probabilmente avrei fatto bene, ma il fatto che fino a quel momento fosse stato solidale con me, mi bloccò. E rimasi scioccato.
Ma ora toccava ad Asdrubale, l'avvocato, giustificarsi. E lì la situazione precipitò definitivamente; e con essa precipitò, irrimediabilmente, anche la bella reputazione, peraltro già abbastanza incrinata dalle ultime affermazioni, che ciascun volontario aveva faticato a ricostruirsi.
Asdrubale, dopo aver accolto in malomodo i ringraziamenti di mia madre, cominciò a parlare freneticamente, sostenendo che se gli chiedevo un numero di telefono di cinque o dieci anni prima, lui, magari, non ce l'aveva più!
Cinque o dieci anni prima??? Ma che cacchio stava dicendo?!
Gli feci notare che quel numero me l'aveva promesso subito, quella fatidica Domenica, quando era ancora al telefono con me e Filomena, ma lui negò. E Filomena, ahilei!, asserì di non ricordarselo.
Ribadii che quel numero mi serviva per ringraziare i due giovani che mi avevano soccorso con la speranza, magari, di poterli rivedere. Lui, con la faccia da muro, rispose che aveva capito ma che ormai non ce l'aveva più, perché, una volta risolto il problema, l'aveva buttato. E io gli dissi che la sua tesi non era affatto credibile, dato che me l'aveva proprio promesso (non sottolineando che, essendo un avvocato - oltretutto testimone dei fatti -, non solo avremmo potuto assumerlo, ma, se avessimo voluto procedere comunque per vie legali, a quel punto si sarebbe ritrovato in grossissimi guai anche lui!).
Mia madre lo informò che, quando gli avevo scritto quella fatidica Domenica (sera), mi sarei aspettato una risposta immediata, che non ci fu. Ma lui negò, con irruenza, dicendo che mi aveva risposto subito.
A quel punto mia madre, su mia richiesta, annunciò che avevamo portato le e-mail. All'inizio erano tutti concordi che le mostrassimo, ma poi, appena queste comparvero dalla borsa, si scatenò una terribile bagarre generale.
Tutti i volontari si alzarono e ci vociarono contro, in difesa di Asdrubale. Con il risultato che mia madre dovette spostare l'attenzione da lui a loro, e io non riuscii più a comunicare con lui, che, nonostante vedesse che volevo parlargli, pensò bene di rimanere rintanato sulla sua sedia.
Ripristinato l'ordine, Chiara mi chiese se avessi qualcos'altro che volessi sapere; ma io, ancora rintronato da quell'inaspettata esplosione di grida, mi dimenticai delle e-mail che volevo mostrare, e chiesi invece perché, quando erano venuti a recuperarmi col pulmino, anziché essere un gruppo di soli volontari c'erano anche dei disabili.
Filomena me lo spiegò; ma la spiegazione risultò molto contorta, e ormai, comunque, non aveva più molta importanza.
Chiara, sinceramente interessata, mi chiese due volte se fosse tutto a posto. E io, anche se avevo l'impressione di avere ancora qualcosa in sospeso (le e-mail da mostrare, appunto!), risposi di sì.
A quel punto io mi aspettavo di ricevere un regalo, anche piccolo, da parte del gruppo: una sorta di "premio di riconoscenza" sia per quello che mi avevano fatto passare loro sia per i grossissimi guai giudiziari che non avevo fatto passare a loro.
Invece no, niente: evidentemente non doveva esserci nemmeno un piccolissimo, tangibile, ricordo dell'ammissione del "misfatto"!
La mamma annunciò che avevo scritto Solo!, e che era stato pubblicato su M-Rivista del mistero "Lezioni di paura"; e tutti sembravano interessati a leggerlo.
Filomena mi promise che avrebbe richiesto i propri tabulati telefonici, in modo da ritrovare il numero di cellulare del ragazzo che mi aveva soccorso con Lisa.
Ci salutammo affettuosamente. E io tornai a casa, non proprio soddisfatto ma comunque un po' più tranquillo, consapevole di aver fatto il massimo e di aver ottenuto tutto quello che era possibile: non il massimo auspicabile, ma il massimo reale, considerati gli avvenimenti.

Nei giorni successivi, su consiglio di mia madre, scrissi delle e-mail a Chiara & Gelsomino e ai volontari per ringraziarli della serata. A tutti tranne a uno. Informandoli che, probabilmente, avrei ripreso l'argomento in futuro.
E, cavallerescamente, ne scrissi un'altra a tutti quelli a cui avevo inviato l'e-mail No Party, No Omertà, informandoli dell'avvenuto chiarimento, ringraziando sia Chiara sia Gelsomino.
E quando, pochi giorni dopo, un altro volontario mi chiese com'era andato l'incontro, io gli risposi che, a parte Asdrubale, era andato complessivamente bene.
"Tutto bene, quindi?"
"Complessivamente sì!"
Non so se il suo interesse fosse sincero o se lui fosse "in missione", ma mi era simpatico, e la risposta, onesta e diplomatica, era comunque quella.

Nel frattempo, Massimo Maugeri pubblicò Solo! sul suo prestigioso blog letterario, tuttora aperto ai vostri commenti all'indirizzo http://letteratitudine.blog.kataweb.it/2009/06/16/solo-racconto-di-sergio-rilletti/ , che si espanse a macchia d'olio sul web.
Ma, nonostante tutto questo e tutto quello che ne è conseguito, e nonostante che io li abbia sempre informati sui vari sviluppi di Solo!, nessuno di questi volontari mi ha mai scritto un commento su questo mio racconto; esattamente come Carletto, l'educatore volpone, e Gelsomino, il loro educatore-capo.
Tra tutti quelli coinvolti nella vicenda di Solo!, solo Chiara mi scrisse un commento adeguato al riguardo, distinguendosi, anche per questo, dagli altri. A cominciare dai suoi due colleghi.

I mesi passarono, e Filomena, prima dell'estate, mi scrisse che si stava interessando per recuperare i tabulati telefonici.

E venne Dicembre 2007, e io e i miei genitori andammo alla Festa di Natale dell'Organizzazione.
Filomena non mi disse nulla, mentre Antonia mi portò in giro mostrando a tutti Borsalino - Un diavolo per cappello, la prima antologia a cui ho partecipato, e ad un volontario, col quale avevamo fatto altre esperienze al  Parco di Monza, confidò che Carletto, l'ultima volta, mi aveva abbandonato lì.
Non so se lo fece per rimettersi a posto con me, ma sicuramente lo apprezzai.

Qualche mese dopo, scrissi a Filomena chiedendo notizie sui tabulati, ma lei non mi rispose. Glielo chiesi una seconda volta, ma non ottenni risposta.
E non mi disse nulla neanche alla Grigliata di Fine Anno (Giugno 2008).
Mi sentii tradito per l'ennesima volta. E fu l'ultima volta che andai ad una festa dell'Organizzazione.
Mentre un loro ex-utente mi confessò di averli già mollati perché si erano comportati male anche con lui.

Ma se quei volontari, alla fine, ne sono usciti malissimo, ce ne sono stati altri che mi hanno manifestato la loro solidarietà, scrivendomi o postando commenti sul blog. Ovviamente, in quest'ultimo caso, senza dichiararsi come volontari della suddetta Organizzazione (e questo è comprensibile!), ma comunque dimostrandomi la loro vicinanza ed empatia.
Se anche gli altri l'avessero capito, ciascuno di loro si sarebbe evitato il 100% d'una pessima figura, e tutto quello che ne è conseguito non sarebbe mai accaduto.

Già. Quella volta i volontari hanno tradito la mia fiducia. Più volte.
E io ho deciso di scrivere questo articolo/resoconto per impedire che altri volontari commettano gli stessi, o analoghi, gravissimi errori.
Sì. Perché i volontari sono una categoria da tutelare, che offrono il proprio tempo libero gratuitamente, senza vincoli contrattuali.
I volontari di questa storia hanno tutti sbagliato, in modi diversi, e ciascuno deve assumersi il 100% di responsabilità per ciò che ha fatto.
Ma conosco anche volontari straordinari, a cui sono sinceramente affezionato e coi quali è nato un rapporto proprio speciale, sia con me sia di gruppo: un risultato "epico", che non è mai stato raggiunto prima. E devo sicuramente riconoscere, ogni volta, a ciascuno di loro, il 100% del proprio personale merito!


©Sergio Rilletti, 2012