lunedì 3 marzo 2014

SANREMO 2014: LA GRANDE BELLEZZA (Un articolo inedito)

Non so quanto abbia influito il successo internazionale dell’ultimo film di Paolo Sorrentino, La grande bellezza, candidato oltretutto al Premio Oscar come miglior film straniero, sulla scelta del tema, ma “la grande bellezza” è stato proprio il filo conduttore del 64° Festival della Canzone Italiana.
Un tema che è stato sviscerato e rappresentato in diverse forme. E, senza nulla togliere a quello che non citerò, ci sono stati alcuni momenti particolarmente significativi, che è proprio bello ricordare.
Sentire Claudio Santamaria leggere una lettera che Alberto Manzi - scrittore, pedagogista, e maestro alle scuole elementari - scrisse ai suoi piccoli allievi di quinta, che ovviamente stava per lasciare, in cui li sprona a ragionare sempre con la propria testa e a non assoggettarsi mai, per nessuna ragione, alle idee altrui… stupendomi che, per una volta, quelle cose, non le avessi dette io.
La sorprendente esibizione di Laetitia Casta.
Lei e Fabio Fazio - accompagnati al pianoforte da Paolo Jannacci - che cantano Silvano, celebre brano di Enzo Jannacci… riportandomi indietro nel tempo, all’epoca della spensierata televisione in bianco e nero di Cochi & Renato.
L’inesauribile carica di ottimismo e d’energia di Raffaella Carrà.
Massimo Gramellini che, con la sua consueta garbata ironia e autoironia, ci fa fare un piccolo salto nel futuro leggendo il suo articolo, in tema col Festival, che avrebbe pubblicato il giorno seguente: una breve ma intensa esaltazione del rapporto tra bellezza e creatività che parte proprio dalla descrizione del suo ingresso sul palco del Teatro Ariston; un fatto che, per i lettori dell’indomani, sarebbe stato già passato, ma che, per tutti gli spettatori, corrispondeva esattamente a ciò a cui stavano assistendo in quel preciso momento. Un breve testo in cui Gramellini ha mostrato, concretamente, la bellezza della creatività.
Fabio Fazio e Luciana Littizzetto che declamano la lista Bello è.
La grande forza d’animo e la passione di Franca Valeri, che, col suo sketch, ha concretamente dimostrato a tutti che non bisogna arrenersi mai!... E il divertente monologo, immediatamente successivo, con cui la Littizzetto la ha reso omaggio riprendendo il suo personaggio!
Il monologo di Luciana Littizzetto dedicato alla bellezza e alla disabilità, e la conseguente acrobatica esibizione di Dergin Tokmak, ballerino tedesco affetto da poliomelite - munito di due indispensabili stampelle -, assunto stabilmente al Cirque du Soleil, talmente strepitoso da renderne impossibile l’identificazione come “persona disabile”.
La soddisfazione personale, a seguito di questa straordinaria perfomance, di constatare che in fondo il titolo dell’antologia di racconti che ho curato con Elio Marracci per le edizioni No Reply, Capaità Nascoste, è quanto mai azzeccato, e che le evoluzioni atletiche di Mister Noir, il mio eroe disabile seriale affetto da tetraparesi spastica (per pura coincidenza come il sottoscritto!), hanno un loro valido fondamento con la realtà.
La finta contestazione, che serviva a introdurre lo strabiliante flash mob canoro, apparentemente sorto spontaneamente, piano piano, dal pubblico.
Il sincero smarrimento e stupore di Fabio Fazio nel capire che, fino pochi istanti prima, era vicino a Violante Placido… e non se n’era neppure accorto.
Alessio Boni, che recita le prime strofe di Mare d’inverno di Enrico Ruggeri.
Cristiano De Andrè che canta splendidamente una canzone del padre.
Un’inedita ed effervescente Fiorella Mannoia che canta in coppia con Frankie Hi-Nrg Mc.
L’omaggio canoro di Enrico Brignano, comico di oggi, ad Aldo Fabrizi, comico della tv d’epoca.
La grande e coinvolgente simpatia di Renzo Arbore con la sua Orchestra Italiana.
L’intervento di Maurizio Crozza, in modo da farlo diventare un perfetto “sequel” di quello che gli era capitato l’anno precedente al Festval.
La solidità di Luciano Ligabue.
E poi, la gara vera e propria!
La geniale regola, anche quest’anno, di far proporre ai cantanti due canzoni, determinando solo la selezione di una delle due ma non l’eliminazione del cantante.
La bellezza, quindi, di poter ascoltare il doppio delle canzoni e di conoscere meglio ciascun interprete.
La rassicurante certezza di poter ritrovare ciascuno di loro fino alla fine.
Non sapere chi sono i Perturbazione, e ritrovarmi di fronte un simpatico gruppo musicale che sicuramente, d’ora in poi, seguirò.
La carica esplosiva delle canzoni di Raphael Gualazzi & The Bloody Beetroots e di Renzo Rubino, che si sono riconfermati, indipendentemente dagli ottimi piazzamenti che si sono meritatamente guadagnati, degli autentici talenti.
La maschera di The Bloody Beetroots, che ricorda quella dell’Uomo Ragno (o, per meglio dire, di Venom, l’alter ego oscuro di Spiderman).
La grinta e l’anima di Cristiano De Andrè.
Noemi, che alterna la sua voce calda e graffiante a continui sorrisi verso il pubblico, durante l’esecuzione delle canzoni stesse.
La maggior visibilità data alla gara delle Nuove Proposte. (E dopo 64 edizioni era ora che si verificasse!)
I continui abbracci ricolmi di commozione e felicità, idealmente rivolti a tutto il mondo, di Rocco Hunt quando ha vinto il Festival nella Sezione Nuove Proposte.
E, infine, l’assoluta immobilità di Arisa, come paralizzata da una viva emozione, all’annuncio della propria vittoria alla 64^ edizione del Festival della Canzone Italiana.
Un’edizione che la strepitosa conduzione di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto ha ammantato, al tempo stesso, di lievità e solennità.
Un’edizione in cui, anche quest’anno, si repirava una benefica aria di serenità.
Un’edizione molto simile a quella precedente; e quindi, proprio per questo motivo, coerentemente con quello che ho scritto l’anno scorso, non posso far altro che considerare particolarmente bella!


©Sergio Rilletti, 2014