venerdì 14 febbraio 2014

MyLife - CUORE INNAMORATO (Un racconto autobiografico inedito)

Amore. Amore. Cos’è questo grande sentimento che tutti chiamano amore? E’ il desiderio di lei. Di lei, come moglie e come amante. Di lei, che è l’essenza della bontà.
Sì, bontà. Bontà d’animo. Quel tipo di bontà che non è rappresentata dalla scelta di un’azione specifica, ma che traspare da ogni atomo della sua persona.
Ho conosciuto pochissime persone così, e tutte di sesso femminile. Una è la mia miglior amica (anzi, il mio miglior amico per eccellenza, come mi piace definirla!), un’altra è un’ex mia carissima amica che si è fatta fagocitare dalla passione per un uomo, rinnegando, di fatto, la nostra amicizia.
E poi c’è lei!
Lei, che ha il sorriso di un angelo. Lei, che ha la grazia di una principessa delle favole. Lei, che infonde tenerezza a tutto quello che la circonda.
Sì, proprio lei! Tu la guardi, e la tenerezza che risplende nei suoi occhi si riflette nella tua anima!
La guardi.
Una ragazza così deve aver bisogno di protezione, della tua protezione! Sì, perché la sua tenerezza è contenuta in un involucro soffice e delicato, e allora la vorresti abbracciare, stringerla con forza, affondare le tue mani nella sua pelle, per farle capire che ci sei, che è protetta, che finché è con te non può capitarle nulla di male; e magari lo faresti, se un suo movimento repentino non ti facesse capire che ha paura che tu la rompi.
E allora

STOP!,
BASTA!,

freni tutti i tuoi desideri e rispetti i suoi. Tu sai che non ha nulla da temere; ma se lei non si fida, cosa puoi fare? Costringerla con la forza?, no di certo!
Rimani lì, fermo, e ti limiti a contemplarla. Come un bel fiore. Come l’unica margherita in mezzo ad un immenso prato verde.
La guardi, e quel fiore diventa semplicemente meraviglioso; come se tutto il prato risplendesse della sua luce; e hai paura delle intemperie, che una bufera lo possa strappare, buttare via.
E infatti la bufera arriva. Improvvisamente, inaspettatamente. Con un impeto che non ha eguali. Arriva, e si abbatte su di lei con una ferocia sconcertante, che non potevi neanche immaginare.
E ora, cosa accadrà? Lei è un fiore, un fiore delicato; si spezzerà sicuramente.
Invece no.
La bufera imperversa, imperversa per parecchi mesi, senza alcuna pietà. Io mi vesto da cavaliere, e cerco di difenderla da quella terribile tempesta sovrannaturale, una tempesta che solo un essere alieno particolarmente crudele o lobotomizzato può generare.
La difendo, le infondo coraggio, e sarei disposto anche ad affrontare il mostro dalle sembianze umane a viso aperto, se non fosse per un piccolo particolare.
Lei gli parla. Gli parla amabilmente. Come una principessa delle favole.
E la mia stima in lei sale alle stelle.
Salgo fin lassù, e mi guardo intorno: il suo animo si è espanso, ed è diventato l’intero universo.
Tutte le stelle e i pianeti gravitano al suo interno. Io rimango lì, affascinato, rischiando di perdermi nell’immensità di quell’universo. Solo una stellina rimane luminosa. E’ lì, è il mio punto di riferimento. Imperturbabile.
E’ lì, e quando ne ho bisogno, io la guardo, e, come d’incanto, la stellina si trasforma in una fata. Lei mi dà dei buoni consigli, mi mostra tutto quello che mi circonda. E io vedo tutto quello che comprende quest’universo.
Un universo al quale io appartengo, certamente, e dentro il quale sono un importante punto di riferimento; ma io non vorrei essere un punto di riferimento, io vorrei essere il punto di riferimento, la stella più luminosa, la Stella Polare di lei, della mia amata.
Invece non è così.
Lei mi considera solo un amico; un buon amico, ma niente di più.
E forse dovrei farlo anch’io, se voglio recuperare l’amicizia d’un tempo.
Già, perché lei è una ragazza buona, genuinamente buona; non una di quelle persone che fanno del bene per dovere, ma una di quelle persone le cui azioni non partono dalla testa ma direttamente dal cuore.
Sì, perché esistono due categorie di persone: quelle che fanno del bene, e quelle che sono il bene. Le prime si impegnano persino una volta alla settimana come volontari, sentendosi particolarmente brave e orgogliose, obbedendo pedissequamente agli "ordini" che vengono dall'alto, senza ragionare, come dei robot, obbligando chi aiutano a considerarli tali; le seconde, invece, il bene se lo portano sempre appresso, senza neanche accorgersene, perché fa parte della loro stessa essenza. E quando sei con loro sei al sicuro: non potrai ricevere delle coltellate alla schiena. Mai! Non ne sarebbero capaci!
Lei appartiene a quest’ultima categoria.
Ti accorgi che tutto quello che fa è qualcosa di speciale: come parla, quello che dice, il modo semplice e sereno con cui accetta l’ineluttabilità degli eventi, la gioia con cui si fa sempre prossima.
E poi, ancora: le idee che ha sulla vita, sull’amicizia, sulla religione; idee che, guarda a caso, coincidono perfettamente con le tue. Non esiste la benché minima divergenza. Ti accorgi che siete due binari, due binari paralleli che conducono lo stesso treno sulla lunga tratta della vita.
Vorresti abbandonare il tuo destino da rotaia, e salire su quel treno con lei. Vorresti seguirla; ma non a distanza… oh, no di certo… ma proprio a diretto contatto con lei, con gli umori della sua pelle…
Ma non è possibile!
Mi guardo intorno, a bordo di una nave spaziale che non riesco più a governare.
Mi guardo intorno, vagando in quell’universo di candido splendore.
Mi guardo intorno, e mi accorgo che anche quell’universo di candido splendore ha i suoi buchi neri.
Ti immagini che una ragazza così bella non possa avere difetti; invece non è così.
Lei ha dei difetti.
Sì. Lei ha dei difetti!
E' distante, sempre più distante. Io le parlo, ma lei no, mi evita.
Io vorrei stare sempre più con lei, sentire la sua voce, il suo respiro, illuminarmi del suo sguardo e del suo sorriso.
Cerco di farglielo capire in tutti i modi.
Forse troppo.
E' palese quello che provo per lei. Non glielo dico, ma lei lo sa; come tutti, d'altronde. Non mi perdo neanche una sua mossa. Mi piace la sensuale linea del suo corpo quando è appoggiata ad un tavolo, mi piace come si alza e come si muove; e infine... mi piace come si volta e sorride.
Peccato però che, quando incontra il mio sguardo entusiasta, il suo sorriso si smorza.
E io sento il mio animo rimpicciolire a dismisura e premermi, come una tonnellata, sul cuore.
Ho invaso la sua privacy, la sua intimità.
Che diritto avevo di intromettermi in quella parte di mondo alla quale non ero stato invitato?
Ora non mi guarda più, mi evita. Dà la precedenza a tutti, anche a quella bionda che le sta pure odiosa, ma da me non viene. Io la chiamo, lei mi dice di aspettare e non viene.
Cerco di distrarmi, conversando con gli altri, ma il mio pensiero è sempre là là là. Da lei.
E, purtroppo, si nota.
L'angoscia sale, mentre il tempo passa e il momento degli inevitabili saluti si avvicina sempre più.
Lui si avvicina, lei no.
Ecco, il tempo dei saluti è già iniziato. Gli altri si infilano i cappotti, mentre un amico munito di auto le chiede se vuole un passaggio: lei risponde di sì.
Si avvicina per salutare, e mi dice di fare in fretta perché deve andare.
Io, che avevo tante cose da raccontarle e da chiederle, che mi ero organizzato tutto un bel discorso da fare, mi trovo spiazzato, cancello tutto, e mi limito a fare l'elenco di tutti i futuri appuntamenti, con quel gruppo di amici o con altri, in cui potremmo vederci.
La mia mente è in fibrillazione per paura di dimenticare qualcosa di fondamentale per il suo interesse, e il mio cuore palpita nella speranza di ricevere almeno un sì.
Ma i sì non arrivano, giungono solo una sfilza di no. Lei rifiuta tutte le mie offerte; solo alla fine, quando arrivo all'ultima proposta, lei si concede un Forse, vedremo!. Dovrei essere più sereno, almeno ho una speranza, invece no; perché quando nella tua vita hai solo un unico obiettivo, e quando questo obiettivo annienta tutti i tuoi interessi, allora la fievole speranza di raggiungere quell'unico obiettivo è la cosa peggiore che ti possa capitare.
Sì, perché tu hai altri impegni, avresti anche altri interessi; ma non importa: meglio programmare una serata forse con lei, a seguire una conferenza che ti interessa relativamente, piuttosto che partecipare ad una serata di tuo sicuro interesse ma senza di lei.
Ed è qui che la tua anima, la tua energia, viene risucchiata da un terribile buco nero. Tu non sei più tu, non sei più padrone di te stesso; ti accorgi che stai andando alla deriva, ma non puoi farci niente. E allora, lei, la tua amica che ti ha rubato il cuore contro la sua volontà, si allontana.
Non ti dice addio.
Non scompare dalla tua vita.
E' sempre lì, sai dove trovarla.
Però si allontana. Impercettibilmente. Inesorabilmente. Fluttuando nell'aria.
E lei, che è tua amica, te lo dice pure, ti avverte, che le stai troppo addosso.
Tu sai che ha ragione, e cominci a trattenerti. Ma, così facendo, vai contro la tua stessa natura, il cervello ti si blocca e ti fa ansimare, alla ricerca di aria.
L'unica cosa che posso fare è scrivere. Mettermi al computer e scrivere, impegnando la mente in storie di mia totale invenzione.
Ma il pensiero di lei permane.
Cerco di chiamarla il meno spesso possibile, lottando contro il mio desiderio di chiamarla sempre, ma ormai lei è sulla difensiva.
Ogni volta che le propongo qualcosa, lei rifiuta oppure dice Vabbè, vedremo!, che ormai so essere il preludio ad un altro no ma che mi fa lo stesso accendere quell'infernale speranza.
E lo fa sempre. Anche quando una determinata proposta l'aveva lanciata lei, mandandomi in confusione e in agitazione sempre di più.
No, non posso continuare così: la mia mente e il mio stomaco sono attorcigliati, aggrovigliati tra loro da una ragnatela. E io non vivo più.
Me ne accorgo, ma non posso farci niente.
Per fortuna c’è lei, sempre lei. La mia amica. No, non quella che mi aggroviglia; quella che mi sbroglia.
Lei mi aiuta nel mio rapporto con la mia amata, mi aiuta a incontrarla, ma, intanto, mi fa notare che la vita continua. E mi sprona a viverla!
Già, mi sprona. Non proprio con la frusta, ma sicuramente con due begli speroni.
E io le do retta. Do retta sia a lei sia al Dottore, che, pur non conoscendola, è sempre d’accordo con lei.
E’ dura fare quello che dicono loro: non mitizzarla, collocandola al giusto posto e nella giusta dimensione; ma, con molto impegno, ci sto riuscendo.
E le cose vanno meglio. Decisamente meglio.
Se non altro ricomincio a vivere. E non è poco!
All’orizzonte si sta profilando un corso di scrittura creativa, tenuto da uno scrittore simpatico, che a sua volta sembra avermi preso in simpatia.
Strano, lo sto prendendo in considerazione!
Già. Nonostante una di queste date coincida con un incontro di catechesi in cui molto probabilmente ci sarà anche lei, sto considerando di partecipare a questo corso.
Anche in quella data!
Mi sento stranito, quasi euforico; non posso credere a me stesso.
Ma è ancora presto per cantare vittoria. Davvero avrò il coraggio di fare questa scelta?
Mi sembra impossibile!
Aspetto.
Il giorno si avvicina, e io mi sento sempre tranquillo, leggero. Non mi affiora alcun dubbio. Provo a farmelo venire, a scovare ben dentro il mio animo, ma niente: rimango fermo nella mia decisione!
A quanto pare, quella sera, non la vedrò. Pazienza!
Wow!... Pazienza!... Che sensazione fantastica!
Comunque ci crederò solo quando lo farò.
E il fatidico giorno, anzi la fatidica sera, finalmente arriva.
Sono in auto con una mia carissima amica; non quella che mi aveva imbrogliato il cuore, e neanche quella che mi aveva aiutato a sbrogliarlo, ma con un’altra, che mi era stata comunque vicina nel mio lungo e oscuro travaglio, nonostante la mia chiusura al mondo, e che ora mi accompagnerà a tutte le lezioni del corso.
“E con la tua amica, come va?” mi chiede, con la voce limpida e un velo di apprensione.
“Be’, se ora sono qui,” le dico, facendo una pausa misurata e guardandola di sottecchi, “penso proprio di poter asserire di essere finalmente guarito!”


NOTA DELL’AUTORE

Questo racconto è nato da un “compito a casa” del mio psicologo, il Dott. Angelo Vittorio Cantoni, che, come si può intuire, ha avuto un compito piuttosto ostico, che mi aveva chiesto di scrivere un racconto su cosa era per me l’amore.
Non ho controllato, ma ho ragione di pensare che questo compito me l’avesse dato nel 2002, e che io l’avessi iniziato subito, ancora in pieno fermento amoroso. Ma poi, nel novembre di quell’anno guarii, e persi l’impulso necessario.
Qualche anno dopo decisi di riprenderlo, per partecipare ad un concorso letterario. Purtroppo non lo finii in tempo, e il racconto rimase di nuovo incompiuto. Comunque credo che questa seconda parte risalga al 2005, quando ci sono state un paio di gravi bagarre con un gruppo di volontari.
Infine, due giorni fa, soppiantando improvvisamente l’idea di scrivere una short-story rosa per la Festa di San Valentino, decisi di finire questa e di pubblicarla al posto dell’altra. Purtroppo non ce l’ho fatta, ma credo comunque di fare un regalo speciale a tutte quelle persone, sempre più numerose, che vorrebbero vedermi cimentare in un romanzo autobiografico.
Con il Dott. Angelo Vittorio Cantoni, persona gradevolissima che ricordo sempre con grande affetto, non ho perso i contatti, e ogni tanto ci scriviamo o ci sentiamo.


©Sergio Rilletti, 2002-2013