sabato 14 febbraio 2026

MISTER NOIR: SANREMO CODE (New Version 2026)

Milano, lunedì 8 febbraio 2016, ore 12.00

Mister Noir ed Elena Fox stavano seguendo a distanza un uomo uscito da un portone in Viale Romolo: lui, Mr. Noir, seduto davanti, lei, Elena, in piedi dietro, a spingere la carrozzina del suo capo.

Guardando il cielo qualcuno aveva prognosticato il diluvio universale. Invece no: il cielo non era proprio blu, ma nulla di cui preoccuparsi. O almeno così speravano!...

 

Tre giorni prima, ore 10.15

L’aspirante cliente che era seduta di fronte a lui era bionda, disperata, e bella. E tra le lacrime, che si detergeva con un fazzoletto bianco, gli aveva mostrato una delirante lettera che aveva ricevuto. In piedi alla destra dell’investigatore privato c’era, come sempre, Elena Fox, la sua bella e indomabile assistente.

 

 
Cara Chiara, mia dolce neo-ex, io non ti amo più. Lo so che infinite volte ti ho detto che noi siamo infinito e che ti avrei portato via da qui, promettendoti cieli immensi. Ma il primo amore non si scorda mai.

 

Mister Noir guardò per un attimo la donna, poi posò uno sguardo interrogativo su Elena, che ne intercettò subito l’implicita domanda. Ma che scrive questo?

Lei rispose con un leggero colpo di tosse, e i due detective ripresero a leggere.

 

Quando sono lontano da lei, non vivo più. Lo so che ti sto facendo del male, ma ora o mai più (le cose cambiano). Mi dispiace tanto, ma torno da lei. Un giorno mi dirai come te la passi. Per ora, addio. Ex Tuo, DD

 

“Se gli dispiace tanto, perché allora torna dall’altra?” proruppe Mr. Noir, con la sua pronuncia imperfetta dovuta alla propria tetraparesi spastica, ma dal tono chiaramente ironico.

“Come, scusi? Non ho capito” disse la donna.

Elena si trattenne dal proprio abituale ruolo di traduttrice simultanea, intuendo che, per una volta, l’ironia del suo capo non era indirizzata all’interlocutore di turno.

“E quella doppia D, che cosa significa?” finse di ripetere il detective, sempre in sintonia con la propria assistente.

“Dario Duchi: è il suo nome.”

“E il suo cognome?”

“Come, scusi?” chiese la donna, sgranando con dolcezza gli occhi. Questa volta l’aveva capito, ne era sicura, ma ciò che aveva capito non aveva alcun senso!

Elena, abituata alle manifestazioni di incredulità (o di irritazione) di chi incocciava nell’umorismo di Mister Noir, decise di intervenire. “E cosa possiamo fare per lei?”

“Non è da lui scrivere una lettera così. Non è in sé.”

“E chi ne dubita?!” esclamò ironico il carrozzinato.

“E voglio scoprire il perché.” E, detto ciò, la donna diede loro un proprio biglietto da visita.

Il detective lesse l’indirizzo

 

Viale Liguria, 16

 

e sbuffò. Non sapeva perché, ma tra Celle Ligure e Sanremo, la Liguria aveva già reclamato più volte le sue attenzioni di detective. E ora l’avrebbe fatto pure in qualità di Viale!

 

Oggi, ore 12.10

Non era stato difficile decodificare il messaggio per il detective. Dopo che aveva accettato il caso, ammesso che potesse essere definito tale, Mister Noir si era fatto subito raccontare dalla sua cliente che tipo era Dario Duchi, chiedendole anche qualche informazione specifica, tra cui l’indirizzo. E, una volta congedata la donna e riletto con attenzione il messaggio, la soluzione gli si era parata davanti agli occhi.

Ora i due detective svoltarono in Viale Liguria, e si bloccarono: Dario Duchi, l’uomo che stavano seguendo, era arrivato sotto casa della loro cliente.

Lei uscì dal portone, e insieme raggiunsero un bar coi tavolini fuori. L’aria tiepida di quell’anomalo febbraio primaverile permise loro di stare all’aperto.

I due detective rimasero in disparte, a osservare la scena. L’uomo gesticolava, sventolando con passione la lettera che pensava gli avesse scritto lei, inneggiando all’intesa finalmente ritrovata; la donna cercò di dissimulare lo stupore, come le avevano consigliato i due detective al telefono, e in quel momento capì che Dario, da lei, voleva solo più attenzione, più complicità.

Poi, a un certo punto, li vide. E li notò anche lui.

Si avvicinarono.

“Sono due miei amici” annunciò Chiara.

“Piacere, Elena” si presentò la detective, stringendo la mano all’uomo.

”E lei?” chiese l’uomo all’uomo in carrozzina.

“E io no!” ribatté Mister Noir, sottolineando l’ovvietà.

Dopo qualche secondo di costernazione, che si era dipinta sul viso dell’uomo, Elena prese la parola. “Be’, visto che siete reciprocamente in buona compagnia, ora vi lasciamo.”

Chiara li salutò con un sorriso, e, prima che Dario potesse chiederle spiegazioni su quel tipo indisponente, gli andò alle spalle e cominciò a leggere la lettera insieme a lui.

 

Caro Dario, ho riflettuto molto su quanto mi hai scritto, portando la tua lettera sempre con me nella mia borsa, la borsa di una donna. Ti avviso che non farò recriminazioni, parlando di me e di te, perché ho impostato la mia vita a vincere l’odio e tutto quello che può generarlo. Ma non accetterò nessun grado di separazione, rimuginando su sogni e nostalgia. Ti scrivo queste parole semplicemente, col cuore che mi batte forte e facendo mezzo respiro per volta; ma ho capito ciò che hai voluto dirmi. Quindi, wake up baby, e ricominciamo! Ti amo. Sempre Tua, Chiara

 

Ormai a parecchi metri di distanza dalla cliente, Elena, con fare noncurante, fece cadere due parole dal cielo. “Finalmente piove” disse. “O comunque… pioverà!”

“In che senso?” domandò lui, guardandola in tralice.

“Be’, in tanti anni che ci conosciamo, è la prima volta che ci occupiamo di un giallo-rosa!... E l’idea di rispondere a Dario Duchi con una lettera utilizzando i titoli delle altre canzoni di questo Festival di Sanremo, fingendo di essere Chiara, è stata davvero geniale!”

“Be’, cara Elena, leggendo la lettera di Duchi alcune parole mi balzavano agli occhi, come fossero scritte in neretto. Poi, quando Chiara ci ha detto che lui era un grande appassionato di musica, e quindi anche di Sanremo, ormai alle porte, ho capito che la lettera che le aveva scritto doveva essere un test: una richiesta di attenzione alle sue passioni e di complicità. E, una volta verificata questa mia ipotesi, ho attuato la mia soluzione.”

“E poi, com’era assolutamente prevedibile,” continuò Elena, “appena Duchi l’ha contattata per vederla, lei ci ha telefonato, informandoci pure sull’orario.”

“Già. E noi siamo venuti qui per verificare che, in effetti, tutto filasse liscio, senza improvvisi scatti di follia” finì lui.

Elena fece ancora qualche passo, poi si fermò. “Una curiosità” enunciò in tono beffardo. “Racconterai al tuo biografo anche questa nostra anomala avventura romantica?”

“Certo. Anzi, lo farò appena arrivati a casa!... E sono certo che lui la scriverà e la pubblicherà prima dell’inizio del Festival!”

Ovviamente, Mister Noir avrebbe avuto ragione anche questa volta!

  

©Sergio Rilletti, 2016-2026

 

mercoledì 11 febbraio 2026

ORNELLA SENZA FINE... E LO SPETTACOLO CONTINUA! (Un articolo inedito)



L’eternità esiste. L’hanno dimostrato Fabio Fazio, Luciana Littizzetto, e tutti i loro ospiti, domenica 18 gennaio 2026, durante Ornella Senza Fine, una serata-evento che lo storico programma Che tempo che fa, che dall’ottobre 2023 è approdato sul NOVE, ha voluto dedicare a Ornella Vanoni: alla sua vita, alle sue idee, alle sue passioni, e, ovviamente, alla sua musica.

 Tutto era misurato per farle piacere, come se lei fosse lì, in attesa, a osservare ogni cosa. A cominciare dalle vie e dai luoghi caratteristici della sua Milano che lei aveva frequentato abitualmente, ripresi dall’alto, di notte, come per riprodurre il suo attuale punto di vista.

Poi, l’inquadratura penetra nello studio del programma, buio e silenzioso, sorvola  il pubblico - che si alza in piedi applaudendo -, e si avvicina al palco vuoto; sullo sfondo, il ledwall - con un’immagine di Ornella Vanoni sorridente e a braccia spalancate - si apre ed entra Marco Mengoni, che, dopo qualche passo, comincia a intonare Che cosa c’è.

E lo spettacolo comincia.

Da quel momento in poi, gli artisti si susseguono eseguendo i brani più iconici della cantante, mettendo in mostra lei anziché se stessi.

Loredana Bertè propone una coinvolgente versione rock di Domani è un altro giorno; Annalisa, dopo aver proposto una versione intimista di Una ragione di più, ci spiega le difficoltà nell’approcciarsi a un testo come questo; un commosso Gianni Morandi interpreta Ti lascio una canzone e spiega come questo brano fosse stato una suprema forma d’amore di Gino Paoli, che l’ha scritto, verso Ornella Vanoni; la sempre sorprendente Virginia Raffaele, in coppia con Toquinho, ha incantato con Tristezza (per favore va’ via) riuscendo, nonostante la sua evidente emozione, a farci pure sorridere; subito dopo Toquinho e Fiorella Mannoia danno vita alla ballata La voglia, la pazzia; e, qualche minuto dopo, Paolo Fresu, in mezzo al pubblico con la sua immancabile tromba, inizia a far echeggiare le note de L’appuntamento - il brano che aveva dovuto suonare durante il funerale della cantante su specifica richiesta della stessa -, per poi fondersi nella splendida esecuzione di Elisa.

In questo clima ovattato di assoluto rispetto per l’Artista, si sono susseguite molte altre emozioni canore: Mahmood, Emma, Malika Ayane, Francesco Gabbani con Noemi, Arisa, e Giuliano Sangiorgi con Toquinho, hanno dato vita a un lunghissimo piano sequenza di aneddoti e canzoni; infine, Diodato e Camilla Ardenzi, giovane e talentuosa nipote di Ornella Vanoni, chiudono la serata, e il cerchio, cantando, appunto, Senza fine.

Ma limitarsi a descrivere questo evento come una semplice kermesse canora di altissimo livello sarebbe un po’ riduttivo.

E’ stato anche uno spettacolo della parola. A cominciare da quelle di Vincenzo Mollica, che nella chiacchierata iniziale con Fabio Fazio, in una sorta di prologo del concerto, ha dedicato alla cantante - esaltandola come simbolo di emancipazione, per il suo alto livello professionale, e per la sua voce attoriale - e agli inizi della sua carriera: dalla conoscenza con Giorgio Strehler e i relativi esordi al Piccolo Teatro, che successivamente è stato intitolato a lui, alle collaborazioni con Gigi Proietti, Raffaella Carrà, Pippo Baudo, Franca Valeri, Luigi Tenco, Vittorio De Sica, Giorgio Gaber, Corrado, e, ovviamente, Gino Paoli.

Un omaggio ai suoi esordi che poi, durante il concerto, è stato ampliato da un collettivo di artisti milanesi - composto da Ale & Franz, Enrico Bertolino, Lella Costa, Angela Finocchiaro, Enzo Iacchetti, Marina Massironi, Maria Amelia Monti, Cochi Ponzoni, Paolo Rossi, e, al pianoforte, Paolo Jannacci - che, in collegamento proprio dal Piccolo Teatro Strehler, hanno cantato Ma mi, uno dei primi successi di una giovanissima Ornella Vanoni.

Una canzone dalle parole importanti, come quelle incise sulla targa commemorativa nell’aiuola di fronte allo stesso Piccolo Teatro Strehler, che, alla presenza del sindaco Beppe Sala e dell’assessore alla cultura Tommaso Sacchi, le è stata intitolata, esaudendo, così, un suo desiderio. Poche parole incise, e incisive, che la ritraggono appieno: Cantante, Artista, e Donna libera.

Concetti espressi, oltre che dai cantanti che le hanno reso omaggio e da Vincenzo Mollica, anche da autorevoli esponenti del mondo della musica - quali Pacifico, Mara Maionchi, e Mario Ravezzi -, che hanno offerto un quadro sfaccettato dell’artista. Quadro che viene completato dalle parole della magnifica rettrice Marina Brambilla dell’Università Statale di Milano quando legge la motivazione con cui, l’11 giugno 2025, tale Università ha conferito la laurea honoris causa alla Vanoni.

Già, la Vanoni. Anzi l’Ornella - rigorosamente con l’articolo davanti -, come sostiene Luciana Littizzetto, per ribadirne l’unicità, nella sua consueta letterina settimanale che per l’occasione ha dedicato a lei, unendo ironia e tenerezza, e fornendo a sua volta un ritratto unico. Unicità che è stata dimostrata anche dall’affetto del Reparto Audio, che, attraverso un comunicato affidato alla stessa Littizzetto, ha voluto renderle omaggio attribuendo al microfono numero 18 - da lei sempre usato in tutte le sue partecipazioni a Che tempo che fa -, il nome Microfono Vanoni.

E, per finire, le parole della stessa artista, lette da Fabio Fazio e Luciana Littizzetto: battute ironiche e aforismi seri che fanno della cantante una vera e propria filosofa; e con la sua esortazione, espressa durante un’intervista rilasciata nel settembre 2014 a Vincenzo Mollica, ad avere il coraggio di osare sempre e di non mollare mai.

Dopo i saluti finali, con tutti i partecipanti che si sono palesati sul palco accompagnati dalle galvanizzanti note di Musica musica, lo spettacolo televisivo si conclude con due video con protagonista Ornella Vanoni: la sua interpretazione, durante un concerto, proprio di Musica musica; e la lettura, in una sorta di saluto, di un brano tratto dalla sua autobiografia Vincente o perdente (edita da La nave di Teseo).

E lo spettacolo continua!... Sì. Perché, come ha dimostrato questa serata-evento, l’eternità esiste! 

©Sergio Rilletti, mercoledì 11 febbraio 2026 – ore 11.41